Il Regno di Dio, figlio della Donna Cosmica


Eravamo nella trattoria vicino al mare, da dove si possono scorgere le luci di Capodistria. Quel giorno ascoltai il suo sfogo in silenzio, si capiva chiaramente che si rimproverava di non aver mantenuto fede al suo impegno interiore, si sentiva legata a me in modo così profondo da sembrarle innaturale. Era il caso di sciogliere la tensione che si era creata con una battuta: «Non angustiarti così, c’è la possibilità che tu non abbia proprio niente da rimproverarti, può darsi che in realtà io non sia un uomo… -attesi alcuni istanti perché un sorriso le rischiarasse il volto e conclusi con voce appena percettibile- o almeno non solo l’uomo che sto guidando.»
Il dialogo era caratterizzato dal racconto delle nostre vite. Daniela, saputa buona parte della mia storia, si offrì di ospitarmi nell’alloggio che, costretta dalla burrascosa situazione cui si è fatto cenno, aveva nel frattempo preso in affitto. Si mostrò indignata quando le confessai che avevo trascorso gli ultimi due anni in mezzo alla strada. Inveì contro quel mostro impersonale, quello Stato tanto solerte nel privarmi del compito di educare i miei figli che, con le sue leggi beffarde, mi aveva assegnato una immaginaria abitazione in via della Casa Comunale al numero due.
«È una pura astrazione -cominciai a spiegarle- quella fantomatica abitazione non è altro che un ufficio dove vengono spediti gli atti giudiziari che mi riguardano, ma lo Stato, il mostro di cui ti parlo, non solo ha cercato di distruggermi togliendomi ciò che avevo di più caro, ma fa continuamente crollare le speranze di tanti, troppi individui, negando loro una vita dignitosa e permettendo ai più forti di vessare gli indifesi in mille modi.»
«Mi domando come sia possibile tanto accanimento e la ragione di ciò.»
«Il perché è uno solo, per tutte le situazioni che comportano dei risultati catastrofici o semplicemente indesiderabili. Il modo in cui agisce e a qual fine operi quella astratta entità che conosciamo sotto il nome di Stato è evidente. Oggi essa è capace di provocare effetti disastrosi su tutto il pianeta, ma voglio limitarmi a esportene uno solamente: uno tra i più subdoli, foriero della tempesta più violenta che memoria umana ricordi. Sappiamo perfettamente che dalla costituzione delle prime civiltà evolute, una delle regole auree a cui si sono attenuti i fondatori, i reggitori e i loro sottoposti, è una norma molto semplice ed efficace: dividi et impera. Un banale esempio di questo modo di operare lo troviamo nella scissione dell’atomo.
Da molti anni ormai, spezzando un nucleo fondamentale della materia, gli Stati si sono assicurati un potere incontrastato sul piano fisico e, nel perseguire il loro vero scopo, hanno taciuto le inevitabili conseguenze negative. Al Drago atomico, il mostro apocalittico dalle tante teste, però non basta ancora, la sua sete di potere è inestinguibile e oggi, con un progetto analogo, tenta di spezzare un nucleo altrettanto fondamentale; si tratta di scindere una particella dove i legami non sono prettamente di ordine fisico, chimico, elettromagnetico, gravitazionale o altro, ma piuttosto di tipo affettivo, una sostanza che potremmo definire spirituale.
Come nella prima operazione, di proposito si tacciono gli inevitabili effetti nefasti. Nel libro che ti ho dato, al capitolo sei, scrivo che il caso mi ha fatto vivere l’esperienza del matrimonio nel ruolo del capofamiglia; ciò ha permesso a delle particolari coincidenze di prendere forma e fronteggiare quella pericolosa scissione.
Grazie alla dolorosa separazione del mio nucleo familiare ho potuto vedere le estese interazioni che nascono in seguito a simili disastrosi eventi. La conoscenza che si può ottenere in circostanze drammatiche in seguito ci permette di gestire nel modo migliore difficoltà di ogni tipo, anche la catastrofe sospesa sulle nostre teste. Ti sembrerà strano che parli di imminente sconvolgimento planetario, ma devi sapere che la pericolosità dell’energia generata dalla scissione di un atomo è minore di quella che può scaturire da una cellula primaria del corpo sociale quando si spezza. Guai se la coesione della forza dell’amore, a l’interno dei nuclei familiari, si interrompe, indipendentemente dalle ragioni, si verifica quanto di più spaventoso si possa immaginare per il futuro del pianeta. L’enfasi che dimostro parlando di un semplice nucleo familiare è dovuta a ciò che “miracolosamente“ lo crea e a ciò che esso a sua volta rende manifesto: un elemento invisibile, intangibile, indefinibile ma dal quale ogni cosa immaginata trae la propria realtà. La sola possibilità di scinderlo senza produrre effetti devastanti si ha quando si estende l’interazione armoniosa tra i componenti di quella cellula primaria a tutto il corpo sociale. Non è vano il “consiglio” di considerare l’altro come fratello, superata ogni incomprensione si ottiene il passaporto per l’immortalità. D’altro canto, se il mostro senza anima riuscirà a spezzare i nuclei atti a costituire la massa-critica, rappresentata quella parte infinitesimale dell’umanità in grado di svolgere la funzione di ghiandola pineale collettiva di cui si è già parlato, quel futuro spaventoso diverrebbe la tragica realtà.»
Daniela intervenne per stemperare la tensione che percepiva.
«Purtroppo è quello che sta accadendo oggi, queste divisioni si verificano sempre più spesso, se la mia m’è sembrata una lacerazione dell’anima per la disperazione che mi ha travolto, non voglio nemmeno pensare a cosa tu possa aver sopportato. Quello che è preoccupante è il fatto che non ci sia un ripensamento da parte di chi ricopre cariche politiche. Si assiste alla dissoluzione delle famiglie, dei legami di amicizia, e di ogni altro rapporto basato su sentimenti costruttivi, senza che venga prospettata alcuna alternativa.»
«È vero, ma solo in parte, comunque questa situazione è stata predetta da tempo. Chi lo ha intuito, ha pure previsto che le cose si sarebbero messe in modo che nessuno sarebbe potuto intervenire… nessuno eccetto… beh!… È inutile che ora ti illustri la soluzione a questi immani problemi, però voglio dirti alcune cose che, se le analizzerai con calma, possono farti guardare al futuro con maggior fiducia. -Senza attendere il minimo cenno d’assenso continuai- vengono tramandate da oltre un secolo e mezzo, le parole di uno tra i meno noti veggenti: Gli uomini si troveranno davanti a una profonda crisi che riguarderà ogni aspetto dell’esistenza; a quel punto, quando non si saprà che pesci pigliare, alla porta della Storia busserà un personaggio che verrà visto da alcuni come un riformatore a lungo atteso e da altri come l’Anticristo. Coloro che, durante i secoli trascorsi, hanno descritto l’aspetto diabolico di quella inquietante figura, affermano pure che avrebbe voluto sostituirsi a Dio.
Quando ho occasione di parlarne, preferisco ricordare che per quel personaggio misterioso, è stata pure coniata una immagine ben diversa. Per rendersi conto di quanto intricata sia la questione, se ha ragione chi lo dipinge a fosche tinte o chi invece ne dà una immagine positiva, dobbiamo pensare a quella enigmatica profezia biblica: “E che nessuno potesse comperare o vendere senza avere il marchio, cioè il nome della Bestia o il numero del suo nome”.
Ero partito in quarta con le citazioni e mi vedevo simile a quei fanatici che ripetono come dischi rotti le istruzioni di chi li ha resi tali. Giustificai quel comportamento pensando che la Meta era parte di me. Potevo dunque continuare a discuterla e spiegarla.
«Stranamente, la Bestia di cui si parla nella Bibbia non è, come ci si aspetta, rappresentata da un individuo. Potremmo anche pensare che quella curiosa profezia si sia realizzata quando quella astratta entità, che risponde al nome di Stato, assegnò a tutti una specie di sigla, nota come codice fiscale, senza la quale nessuno potesse comperare né vendere; ma le inquietanti analogie, osservate durante i venticinque anni che precedettero la stesura del libro, sono moltissime e, nel mio racconto, potrai trovarne parecchie. Leggilo con attenzione e vedrai che sono state predette diverse situazioni in grado di ferire l’animo degli uomini; quando ti ho raccontato che lo Stato mi ha cacciato da casa e ha indotto i miei figli a tradirmi, non ho spiegato ciò che rappresenta la figura paterna dal mio punto di vista. Essa va intesa come il pilastro su cui si regge il ponte che permetterà a l’umanità di giungere su l’altra sponda. Crederlo è destabilizzante per una società che riversa con prepotenza gran parte delle sue aspettative sui valori materiali.
Quella figura deve essere rivalutata, perché sia chiaro il significato di “come in cielo così in terra”. Il padre è dunque colui che nel microcosmo possiede delle potenzialità insospettate, quelle stesse qualità possedute dal Padre nel macrocosmo. Un simile messaggio, è in realtà temuto a livello inconscio più di ogni altro, soprattutto da chi ricopre posizioni di rilievo. Da questo puoi intuire che estromettere da quei nuclei una percentuale sempre più alta di padri e porsi come unico punto di riferimento, è per lo Stato e chi lo rappresenta, estremamente gratificante. Il potere assoluto, per quel mostro dalle tante teste, è quello di incarnare, lui solo, la figura del Padre… ergersi inequivocabilmente a Dio.
Consultando le opere di David Icke, un uomo che sale con determinazione il ripido sentiero della conoscenza, ci si rende conto che questa subdola operazione è in atto da tempo. Potremo anche notare, a patto che i nostri occhi vogliano vedere, che ciò coincide con quanto i veggenti hanno previsto. Intendo dire e sostenere con forza, che è estremamente importante divenire consapevoli dell’esistenza di questo progetto. Da questa consapevolezza, deve scaturire la scelta di opporvisi, poiché ciò consentirà un balzo evolutivo inimmaginabile. Va precisato che ogni via, anche le più antitetiche, hanno qualcosa in comune: l’Alfa, l’Omega e me…»
Arrestai improvvisamente l’eruzione di parole, se avesse voluto avrebbe potuto mettersi in salvo: chiedere di essere accompagnata da qualche parte e mandarmi mentalmente a quel paese. Non aveva alcuna intenzione di fuggire, per cui ripresi il mio monologo con più calma.
«Forse è meglio che smetta di annoiarti con le mie chiacchiere. Lascia solo che ti illustri la mia curiosa situazione: sono stato descritto e attaccato come un mostro dai servitori di quel potere che non riconosce niente e nessuno al di sopra di lui. Nelle loro relazioni di servizio, i tutori del disordine, potendo scegliere tra una infinità di appellativi, hanno voluto usare proprio quello di Anticristo per screditare ogni mia parola e deridermi. Volendo trovare una attenuante per le loro azioni, potremmo dire che si sia trattato d’un modo scaramantico di esorcizzare quell’Antilegge che, secondo Blake, Walsit e altri, sarebbe giunto per raddrizzare la via tracciata dal Cristo.
Chi ha distorto quel percorso a proprio vantaggio, è istintivamente portato a temere chiunque possa rettificarlo. Solo se c’è una briciola di saggezza, dovuta a l’intuizione, si capisce perché tante persone giungono a compiere atti singoli e collettivi di cui poi si pentono; a cominciare da mia moglie per arrivare fino allo Stato. Devi sapere che nel periodo precedente la nostra separazione, in molti si sono dati da fare perché lei si arrendesse a l’idea di avere per marito un pazzo pericoloso. A parte i rari parenti e gli ancor più rari amici, appartenenti a confessioni religiose particolarmente attive nel contrastare ciò che ritenevano di dover attribuire al maligno, anche le strutture di assistenza sociale si attivarono per recidere il mio rapporto con la famiglia.
Il motivo del loro impegno nel farlo è di una banalità sconcertante. I progetti che trascendono la loro comprensione sono visti come elucubrazioni di menti malate e pertanto vanno aspramente ostacolati. È andata perduta l’antica saggezza di quei popoli che raccomandavano di osservare attentamente ogni manifestazione di follia per trarne i possibili insegnamenti. Anche le autorità, per tutelare e mantenere lo status esistente, si sono attivate per attribuirmi reati di ogni genere al fine di screditarmi.
Ma anche questo si spiega col desiderio di far abortire sul nascere una scuola di pensiero che può espandersi coinvolgendo milioni di persone fino ad assumere le proporzioni della massa critica. Tra le forze conservatrici vi sono esperti in ogni settore, non escluso quello della guerra psicologica; essi conoscono benissimo gli straordinari effetti che quel nucleo potrebbe produrre e per questo lo temono.»
«Giorgio, tre giorni fa stavo andando in piazza Venezia, -sussurrò improvvisamente dopo aver ascoltato così a lungo senza intervenire e accostando la sedia per non esser udita da altri- avevo il tuo libro perché desideravo la dedica promessa, ma davanti al Comune, ho ricordato improvvisamente di dover ritirare la lettera con cui ci veniva intimato lo sfratto; mentre entravo nell’atrio, il mio sguardo è stato catturato dal calendario posto sul muro di fronte.
Quella data, il sei agosto e le parole che seguivano, mi hanno provocato delle sensazioni incredibili, difficili da descrivere, una esperienza mai provata. Dapprima quell’oggetto insignificante ha esercitato una tale attrazione che sembrava fosse dotato di vita propria, poi, lentamente, sono divenuta cosciente che quello era un messaggio che andava interpretato, e le poche parole lette accanto a quella data erano sicuramente la chiave. Ancora una cosa, -riprese rovistando nervosamente nella borsetta alla ricerca dell’accendino- perché la mia mente ti ha messo in relazione con quanto stavo sperimentando? Perché ho immediatamente pensato a te in quegli attimi? Che ragione può esserci… è da così poco tempo che ti conosco.»
Daniela inspirò con forza, aveva spogliato il suo animo di tante sensazioni e ora, lei per prima, ne era frastornata.
«M’è venuta una strana idea stamattina, sembra che averti vicino amplifichi la mia capacità percettiva. Mi chiedo se è proprio così oppure è lo stress dovuto al timore di trovarmi nell’impossibilità di costruire sopra le macerie del mio matrimonio.»
Quelle domande parevano rivolte più a se stessa. Strinsi la sua mano per impedirle di continuare ad agitarla nervosamente sul tavolo.
«Appena tornata a casa -continuò- ho subito cercato sul vocabolario la parola trasfigurazione. Speravo di trovare la causa di quel particolare stato di coscienza che ho sperimentato leggendo quella data sul calendario e quando ho letto cosa si intende con quel termine ho pensato assurdamente che tu abbia già compiuto quel percorso e che in me stesse avvenendo una specie di fenomeno analogo.»
Mi scrutò con attenzione, forse temendo di scorgere uno scarso interesse o peggio, una cinica derisione. Non poteva supporre che le sue ultime parole facevano scorrere davanti ai miei occhi il ricordo dei primi giorni; quando confessò di aver pianto leggendo la dedica rivolta ai bambini da un padre che non ne aveva.
Era certamente all’oscuro che nella nota introduttiva si accennava alla eliminazione degli ostacoli e non pensava che uno dei più difficili da abbattere fosse proprio l’indifferenza. Da quanto avevo capito, doveva ancora iniziarne la lettura, e da nessun’altra parte c’era scritto che semplicemente versando una lacrima su quelle due righe, era possibile ottenere la trasfigurazione.
Sarebbe stata lei la prova vivente delle smisurate capacità dell’essere umano? Possibile che stessi commettendo uno sbaglio?
Riprese lentamente il controllo delle emozioni e continuò: «Sai, sta succedendo qualcosa di inspiegabile, non si tratta solo di questo, c’è dell’altro, al momento non ho voluto dirtelo, non immaginavo cosa avresti potuto pensare».
Si arrestò e chiuse gli occhi come a volersi concentrare per trovare le parole più adatte.
«Alcuni giorni dopo averti conosciuto, parlai di te e del tuo libro con un’amica; lei, come sempre, volle esser prodiga di consigli e mi suggerì, visti i tanti problemi che mi assillavano in quel periodo, di non andarmene a cercare degli altri addirittura con un satanista.
Il mattino successivo, mentre andavamo a San Giacomo vidi la tua moto. È stato incredibile, se non avessi ancora chiara l’immagine di ciò che ho visto penserei si sia trattato di un sogno; quando fummo vicino a piazza Garibaldi sono stata attratta da qualcosa di incredibile: una moto azzurra che aveva attorno a sé un alone dorato, simile alle aureole dei santi. Lo so che è pazzesco, e proprio per questo, essendomi incuriosita ho guardato meglio e ho visto te! Ricordi quando ci hai raggiunte all’incrocio e ti sei fermato accanto a quel fuoristrada grigio? Al suo interno vi era un cane lupo che ha iniziato a ringhiare furiosamente nella tua direzione come se avesse visto il diavolo in persona. Questa circostanza, mentre mi rivolgevi la parola, ha fatto sì che rimanessi per un attimo indecisa; non sapevo se seguire il consiglio della mia amica o risponderti.»
Il suo monologo fu interrotto dal padrone della trattoria che portava l’ordinazione. Lasciai cadere l’argomento ripromettendomi di riprenderlo al momento opportuno.

Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10