L’inferno nel cuore


Tornando alle ragioni che spinsero mia moglie a chiedere la separazione, posso giustificarmi dicendo che dovevo percorrere questa strada. Ogni gesto eclatante, ogni pensiero profondo e la determinazione a procedere imperterrito, verso la realizzazione di un Progetto che con onestà intellettuale riconoscevo “quasi irrealizzabile”, non era guidato dall’istinto ma forse dall’archetipica figura di un Padre.
Se mi si accusa dunque, si accusa il Padre mio e nel contempo quello di ognuno di voi.
Per la mia sposa questo potrà essere un modo estremamente elegante nel declinare le mie responsabilità. Lo sarà, finché l’odio che afferma di nutrire per me accecherà la sua anima. La ragione di quell’odio risiede nel fatto che mi sono presentato a lei come la via irta di ostacoli, di sacrifici, che richiede il massimo impegno e la costante dedizione. Un particolare del quale non è pienamente consapevole è quello di aver scelto lei come palestra per temprare la mia anima.
In realtà è per tale motivo che alla mia famiglia riesce tanto difficile seguirmi. Il mio timore di perderle è quello del pastore che attende alle sue pecore e il mio desiderio di padre esige che si fortifichino nell’anima. Questo affinché siano in grado di superare le difficoltà che incontreranno lungo la via del ritorno a casa.
Voglio continuare a credere che, grazie a l’insegnamento che ho trasmesso ai loro animi, tra non molto sapranno apprezzare l’imparzialità di cui ho dato prova e se non si attengono ai miei consigli non tolgo, né vorrò togliere, gli impedimenti in quanto esse sono carne della mia carne.
“Quando si diventa consapevoli che l’Amore è noi, si scopre d’essere la gioia più intensa per chi è oggetto del nostro amore, ma qualora sia necessario a l’innalzamento di chi amiamo, sappiamo divenire inevitabilmente il dolore più intenso. Queste ultime saranno le sole parole che potranno giustificare pienamente il mio operato e ridare vita a metà della mia anima”.
«Un profeta non è privo di onore se non nel suo territorio e fra i suoi parenti e nella sua casa.» (Matteo. 12/57)
Si è parlato di ostacolo, esso può rivestire molteplici forme, può manifestarsi sotto l’aspetto d’un orgoglio caparbio, sordo, come nel caso della mia sposa, al suo dharma di madre e di compagna. L’impedimento, infine, può concretizzarsi agli occhi delle mie figlie, nell’idea generata dalla loro stessa mente, di non esser più amate né considerate come tali dal loro padre.
Questo è il terribile effetto di una colpa molto grave: aver scordato di onorare chi richiamò in loro la vita. Amandole da sempre, rivendico il diritto-dovere di condurle per mano perché possano, nel momento più opportuno, intraprendere da sole il volo verso il Trascendente.
Ai loro occhi e non solo, l’errore più grande che mi viene addebitato, sembra quello di voler sempre imporre il mio volere. Per contestare tale accusa, ripropongo ciò che già all’inizio dell’opera chiedo a chi vuole compiere un balzo nel trascendente: conoscete la vostra meta? effettivamente la volontà di raggiungerla è presente in chi mi sta seguendo? Se c’è l’intenzione, è controproducente permettere alla vostra mente di interferire.
La Natura, facendo ricorso a elementi casuali, come a esempio un padre fuori dagli schemi attualmente accettati, provvede che quanto dal vostro Spirito è voluto… immancabilmente accada!
Ricorderete pure che affermo di essere non solo la foglia che cade, ma di sapermi identificare con la natura stessa, e in lei non c’è né bene né male. Nel caso si accetti che io rappresento la via, e oltre alla mia sposa e ai miei stessi figli altri giungono a odiarmi, che ne sarà di loro? È possibile odiare la Via?… È sicuro che lo sia ma è altrettanto certo che non la si deve odiare e nemmeno rivolgere il proprio odio verso gli ostacoli posti su di essa; sta scritto da secoli il saggio consiglio di amare i propri nemici qualunque forma assumano.
Non si deve odiare alcuna cosa vivente, altrimenti quel sentimento bruciante acceca e, a quel punto, è inutile cercare chi possa riflettere il nostro aspetto divino. Il dovere di un padre, anche davanti a questa situazione, è quello di togliere amorevolmente e con saggezza chi si pone tra quel punto, che mantengo luminoso e lo sguardo delle mie bimbe.
La guerra era iniziata molto tempo prima, avevo perduto innumerevoli battaglie, ma quella decisiva, intrapresa già da due interminabili anni, l’avrei vinta. Come? Grazie a dei particolari tenuti a lungo nascosti. Essi avrebbero permesso di capire quel Mistero escatologico che si svela ricorrendo al  significato che avevo scelto per esso: “piano segreto di guerra di Dio”.
Nel frattempo, il solo conforto lo trovavo al pensiero del Padre che, al pari di me, udiva le trombe dell’Apocalisse. Voleva rimanere il luminoso Punto di riferimento per tutte le anime; per quelle nobili e per quelle che lo erano meno, ma per continuare a esserlo, avrebbe istruito chi tentava di impedirlo. Così la consapevolezza della reale esistenza di quel Punto di riferimento, al centro di un Disegno Intelligente, sarebbe stata totale.

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