L’inferno nel cuore


La segretaria dell’editore digitò il numero nervosamente: «Pronto… parlo col signor…» «Si… dica pure.»
«Sono Manuela, potrebbe gentilmente passare in ufficio?»
«Certo, quando?» «Il più presto possibile, non ho ben capito ma riguarda la presentazione del libro; può venire questa sera per le sette e trenta all’ora di chiusura?» «Ci conti.»
Le prime ombre stavano calando quando scesi la ripida scala di ferro guardando l’orologio. Accidenti!… Sono arrivato con un’ora d’anticipo. Dal piccolo locale, sempre stracolmo di libri, uscivano le voci di alcuni uomini. Risalii la scala di ferro, furioso ma rassegnato a tornare all’orario convenuto. Allontanandomi dalla rampa notai per caso i tre uomini che uscivano dall’ufficio.
Un’ironica considerazione balenò nella mente: quei tipi sembravano piuttosto i soliti “ignoti” che dei classici rappresentanti di libri e questo mi fece sorridere. Passando davanti alla vetrata della libreria scorsi Manuela intenta a servire uno studente.
«Salve! Sono in leggero anticipo a quanto pare, ha saputo qualcosa di più riguardo la data della presentazione?»
«Buonasera, devo darle una brutta notizia, hanno telefonato dalla Camera del Commercio per avvisare che non possiamo presentare il libro in occasione della fiera, sono stati indotti a chiamarci dagli organizzatori della Gutenberg.»
«Sarebbero?»
«Chi gli ha contattati è stata la direttrice della biblioteca civica.»
«Il motivo?» «Non sanno o non vogliono dirlo, ho insistito ma hanno risposto evasivi. Dicono che il vicesindaco, il quale è anche assessore alla cultura, si sia rivolto alla biblioteca centrale perché il libro non è in linea con la politica culturale del Comune e dunque -Erieder-, in piazza Unità non dovremo portarlo. Ha precisato che nel caso l’editore si ostinasse a inserirlo nel calendario delle manifestazioni, può star certo che alla Gutenberg non ci sarà posto per lui.»
Era una situazione strana, e lo fu ancora di più in seguito, quando, incontrato casualmente il vicesindaco, constatai di persona che lui era completamente all’oscuro dell’esistenza di -Erieder-.
Dunque era logico chiedersi chi poteva aver suggerito di ostacolare il libro, anche se appariva probabile che si trattasse proprio degli autori del furto. Bloccandone la diffusione si poteva esser certi che i cento milioni non sarebbero mai stati posti sul banco di granito del bar Hemingway.
Mostrando di poter influire sulle scelte compiute dai politici, relativamente ai prodotti “non in linea con le politiche culturali”, i “ladri” lasciavano incautamente intendere di essere i “consiglieri” della direttrice dell’asilo e di aver portato i loro “suggerimenti” anche all’editore nel periodo antecedente la stampa della prima edizione.
La conferma per questa ultima ipotesi si palesò dopo una lunga serie di rinvii. Il titolare della casa editrice, all’inizio li motivò con argomenti pretestuosi, infine, si giustificò per l’intollerabile ritardo attribuendolo all’incendio della tipografia di cui si serviva.
Più testardo di un mulo, non avendogli lasciato alternative, alla fine assicurò che sarebbe riuscito a stamparlo. Il libro sarebbe stato pronto per la prima udienza del processo che si doveva svolgere a mio carico, e lui avrebbe mantenuto il suo impegno.
Leggendo ERIEDER, si notano gli oltre duemilacinquecento errori di spaziatura in sole 243 pagine. Questo rende improponibile la stampa di un libro carente dei requisiti più elementari; mentre inaccettabile è la giustificazione adottata per l’ultimo rinvio: la menzogna dell’incendio alla tipografia, un evento in realtà mai accaduto. Fu uno strano modo di agire, che trova una possibile spiegazione solo nel caso che i soliti “ignoti” abbiano “consigliato” l’editore.
A ogni modo, l’impegno per sabotare un’opera letteraria con lo scopo di proteggere gli autori del furto che avevo subito, appariva eccessivo; quindi andava cercata e provata l’esistenza di una ragione occulta.
Quel motivo nascosto si sarebbe potuto scoprire analizzando gli eventi, inseriti nella straordinaria trama di questo racconto, che possono costituire un potenziale pericolo per alcune istituzioni. È probabile che al termine delle vostre riflessioni la risposta sia concorde: hanno voluto impedire che il sogno racchiuso in queste pagine, intuito con tanta chiarezza dal critico letterario del quotidiano locale, venga condiviso da altri. Una possibilità da non escludere, se pensiamo ai più assurdi progetti, come quelli di alcune sette votate al suicidio di massa, che hanno la capacità di assurgere a vita propria se, chi propone incubi infernali, li fa sembrare simili a sogni celestiali.

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