Apocalisse

gargoile_trasparenteLa telecamera era pronta per essere usata, ci sarebbe stato il tempo sufficiente a raggiungere il reparto maternità del Burlo? Sarebbe riuscito a vedere i suoi bambini nati già da due giorni? Era agli arresti domiciliari a Basovizza dopo esser stato aggredito dalla sua “dolce metà” e, nel caso di un controllo durante la sua assenza, avrebbero mutato quella ingiusta pena in qualche anno di carcere aggiungendovi alcuni mesi a causa dell’evasione che si accingevo a compiere.

Anche due anni prima era stato aggredito, da altri e avevano preso lo stesso provvedimento coercitivo ma, pure allora, sentì l’irrefrenabile impulso a evadere. In quella occasione portò tre uova di cioccolato alle bambine il giorno di Pasqua. A quella violenta aggressione seguì uno sviluppo imprevisto che è bene ricordare. Lo scoprì durante l’incontro, con il redattore di cronache giudiziarie, vicino Piazza Venezia. Quel giorno, si lasciò sfuggire una confidenza inaspettata; disse chiaramente che erano state fatte delle pressioni, sulla redazione del quotidiano, allo scopo di “disattivarlo”. Cercò di capirne di più accompagnandolo per alcuni isolati verso la sede del giornale. Si rifiutò di dare spiegazioni che consentissero di individuare gli autori di quelle pressioni e ogni domanda posta durante il breve tragitto si rivelò inutile. Il giornalista, celando il disappunto per essersi lasciato sfuggire l’imprudente dichiarazione, concluse sbrigativo che non avrebbe parlato nemmeno davanti a un giudice. Le sue parole confidenziali non erano state chiarite ma dovevano rimanere impresse.

Tornarono alla mente quando, a distanza di mesi, durante una trasmissione televisiva, apprese che il termine “disattivare” era correntemente in uso nei Servizi e indicava espressamente il provvedimento di eliminare o rendere innocuo, qualcuno con ogni mezzo.
Non è azzardato pensare che una delle soluzioni, suggerite per ottenere lo scopo di “disattivarlo,” sia proprio l’articolo scritto dallo stesso redattore che confidò le pressioni ricevute dal suo giornale.

Era in isolamento quando, contravvenendo alle disposizioni carcerarie, una copia del Piccolo gli fu consegnata. A tutta pagina c’era la descrizione dei fatti e alcune testimonianze che lo inchiodavano a una responsabilità che in realtà non aveva. Quelle assurdità avevano lo scopo di fargli credere di non avere più scampo, di fargli pensare ai cancelli che si sarebbero richiusi alle sue spalle per sempre. Davanti a quella prospettiva, era legittimo aspettarsi che la facesse finita, che scegliesse di “disattivarsi” spontaneamente.
L’articolo, bisogna riconoscerlo, era molto ben congegnato per ottenere il risultato, di vederlo disattivato:

Una colluttazione violenta. I vicini hanno visto il Genzo mentre spingeva giù per le scale il giovane biondo. Hanno visto che lo prendeva anche a calci sulla testa. A una donna, uscita per il frastuono dalla porta di casa, che gli diceva di smettere, Genzo avrebbe risposto, afferrando l’altro, ormai privo di sensi, per i piedi e trascinandolo fuori: “E’ un sacco di merda…”.
Ora l’uomo versa in coma ed è ricoverato in condizioni disperate nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Cattinara. Ha riportato la frattura dell’osso parietale destro. I vicini hanno raccontato ai poliziotti quello che hanno visto: hanno descritto la violenza dei pugni e dei calci e quel corpo insanguinato che veniva trascinato fin sulla porta dello stabile.
-«L’ho visto che picchiava l’altro come una furia», ha dichiarato Luisa Gatto che abita al secondo piano. E’ terrorizzata. «Anche se l’altro, il giovane biondo con i capelli corti, era a terra, Genzo continuava a picchiarlo. Quello, è un tipo strano. Già durante la scorsa estate c’era stata una litigata». «Lei è accusato di lesioni personali gravissime», hanno detto i poliziotti al Genzo. Le manette si sono strette ai suoi polsi e la volante l’ha portato in carcere. «Sto valutando se ipotizzare l’accusa di tentato omicidio». Ha dichiarato in serata il sostituto procuratore Giorgio Milillo. c.b. Articolo calunnioso pubblicato giovedì 18 marzo 1999
Il caso però sfida la presunzione umana, dopo oltre dieci anni, era giunto il momento in cui il giornalista si sarebbe lasciato sfuggire l’indizio più interessante. Generò così l’impulso di incontrarlo per caso. Pose l’identica domanda di tanto tempo prima mentre, come allora, lo accompagnava per un breve tratto di strada: «… Ne è passata di acqua sotto i ponti, per cui oggi potrebbe dire chi voleva disattivarmi.»
«Non posso ricordarlo, è passato troppo tempo… quella persona però… lo vede quel palazzo? Dietro c’è la Questura, è lì che può trovarla».


Un paio di mesi dopo pensò di consegnare al magistrato, che anni prima aveva deciso di concedergli i domiciliari in seguito all’aggressione subita, l’ultima versione digitale del libro. Ares e Aral erano al suo fianco quella mattina, nel corridoio del Tribunale incontrarono gran parte di coloro che ebbero occasione di condannarlo. Un magistrato, dal sorriso accattivante, con un fascicolo sotto braccio si allontanò rapidamente dal gruppo per entrare nel suo ufficio.
«Mi scusi, sa indicarmi la stanza del dottor…»
«La trova all’inizio dell’altro corridoio».
Ringraziò e nel farlo notò che lo stava osservando con una certa insistenza. Escluse di averlo conosciuto in precedenza; il caso però possiede anche il senso della più sottile ironia. Le solite parole di circostanza quando non si sa come e perché un viso ci appare noto e, improvvisamente, una frase che illumina uno dei pochi lati rimasti bui del suo percorso giudiziario.
«Sì! Ora ricordo, la Digos, molti anni fa mi mandò una informativa a suo carico, si asseriva che lei partecipava a messe nere assieme a un’altra persona di cui però mi sfugge il nome. Chiesi alla Questura se avesse commesso dei reati, quali lo stupro o violenze di altro genere durante le cerimonie, e risposero di no. Ovviamente ho archiviato, non essendoci nulla di penalmente rilevante, era la sola cosa giusta da fare».
Girò lo sguardo verso i cuccioli, erano rimasti impassibili ma, lo confessarono in seguito, letteralmente schifati dalla bugia dei poliziotti.
Oggi, pensò mentre si allontanava in direzione dell’altra stanza, la cosa giusta da fare è quella di riconoscere l’affinità tra la dolosa procedura della Digos e la dottrina “ad hominem” che, come noto, è il vezzo di screditare il Messaggero per renderlo agli occhi di chiunque un personaggio riprovevole e da condannare.


Arrivato al Burlo salì rapido le scale, era emozionato, ancora qualche passo e avrebbe visto due piccoli sciamani. Un mese prima della loro nascita, parlandone con Daniela, aveva sentito l’impulso di dirle che Aral, avrebbe avuto la capacità di servirsi del suono per attuare i suoi scopi, mentre Ares, avrebbe fatto altrettanto, per mezzo del vento e di ciò che a esso si correlava.

Quanto aveva intuito si accordava pienamente con le speranze di molti? Era probabile, non c’è religione che non ravvisi, in alcuni esseri, la capacità di intervenire sui fenomeni naturali e sulla materia propriamente detta, grazie a una energia inesauribile.

L’infermiera si fece da parte solo quando le disse di essere il padre. Entrò nella stanza e vicino alla finestra, inondato di luce, c’era un quadro commovente: due cuccioli d’uomo, dal musetto raggrinzito, che cercavano calore e contatto dalla donna spossata, stesa sul letto. Poche parole, pochi sguardi per un miracolo, doveva tornare rapidamente a Basovizza, i piccoli avevano sentito la sua presenza e ciò sarebbe bastato.

Due settimane prima del suo ricovero nel reparto maternità, accompagnò Daniela in città nel lasso di tempo che aveva a disposizione per l’acquisto dei generi di prima necessità. Arrivati in centro incontrarono casualmente Gilly; dopo i primi scambi di battute divenne più attento. Lei raccontò che era ancora turbata dal sogno fatto la notte precedente. Il Giglio d’acciaio si mostrò profondamente colpita dalla stranezza di quel sogno; conosceva i nomi scelti per loro e parlò del suo stupore quando udì Aral emettere suoni dal significato chiarissimo, parole d’adulto in bocca a un neonato. Gilly non fece caso al lampo che passò negli occhi di Daniela e nei suoi; continuò dicendo che anche Ares, quando veniva sfiorato o colpito, le mostrò qualcosa di insolito: la capacità di librarsi leggero in aria come i palloncini di un Luna Park.


Circa due anni dopo queste divertenti coincidenze, era stata realizzata la prima versione digitale del libro. Ora doveva consegnarla, al pari della versione cartacea, a coloro che si sarebbero mostrati capaci di aggiungere elementi significativi alla nostra storia. Era stato realizzato il primo libro globale, chiunque, a insindacabile giudizio del protagonista principale del racconto, avrebbe potuto divenirne coautore semplicemente col proprio vissuto.

Quel pomeriggio, alle Torri d’Europa, i suoi cuccioli entrarono nel cinema e corsero verso il bancone del popcorn, li raggiunse lentamente osservando la ragazza che, divertita dalla loro esuberanza, si premurò di chiedergli cosa desiderassero; come spesso accade, diede una risposta che avrebbe permesso di saggiarne l’animo inequivocabilmente: «Credo vogliano i popcorn ma non ho nemmeno un centesimo purtroppo».
La giovane, visto il suo aspetto trasandato, non ebbe dubbi, senza aggiungere altro riempì due sacchetti e li consegnò ai piccoli. Disse loro di ringraziarla, li prese per mano e andò verso l’uscita, ma dopo pochi metri tornò sui suoi passi, la ragazza gli rivolse uno sguardo interrogativo. «Devo darle la prova della loro gratitudine, desiderano donarle un libro che qualcuno dice sia magico… chissà… faccia attenzione, quello che è certo è che quel libro le permetterà di trovare ciò che cerca».
La ragazza era comprensibilmente stupita, ma davanti a quella proposta, accettò sorridendo. Un paio d’ore più tardi le consegnai quanto promesso e me ne andai. Il giorno dopo, Aral e Ares sgusciarono dalle sue mani e corsero al banco dei popcorn; la stessa ragazza della sera precedente, senza nemmeno chiedere cosa volessero, consegnò loro due sacchetti del prodotto. A sua volta ordinò un caffè. Al momento di pagare disse che i popcorn desiderava offrirli lei; obiettò che non avrebbe accettato senza conoscerne il motivo. A quel punto la giovane iniziò un divertente racconto:
«Ieri sera, finito il mio turno di lavoro, sono andata a prendere il motorino e mi sono accorta con disappunto che era stato rubato. Ho dovuto rientrare a piedi ma il mattino dopo, alle otto, sono stata svegliata dalla telefonata di un finanziere che mi invitava a recarmi nel loro ufficio per ritirare il motorino. Ho subito pensato allo scherzo di qualche amica ma subito mi sono resa conto che non era possibile, nessuno era a conoscenza del fatto e a quel punto mi sono tornate improvvisamente alla mente le sue parole: “il libro ti farà trovare ciò che cerchi”. Sono corsa al deposito della Finanza e ho ritrovato tutto, dai documenti a l’ultima vite».


Nel complesso di negozi, disposto su tre piani che si trova a due passi dalla loro abitazione, in quel periodo erano ancora attive una ludoteca per bambini e altre attrazioni. Ares e Aral vi avevano trascorso gran parte del pomeriggio, quando, assieme al padre, raggiunsero l’uscita del centro commerciale. Faceva freddo e soffiava un vento che si infilava ostinato tra le grandi porte scorrevoli. Erano dei piccoli vivaci come tutti quelli di tre anni dovrebbero esserlo, attenti a quanto li circondava e sensibili in modo particolare a tante situazioni che lasciavano indifferenti molti altri.

Il ragazzo che si affannava inutilmente, nel tentativo di mettere in moto il mezzo a due ruote, catturò la loro attenzione; gli occhietti vispi andavano dal piede, che spingeva con forza la messa in moto, al volto del padre. Era una scena che non avevano mai visto in un mondo di misteri che pareva invitarli. «Guardate quel povero ragazzo che dovrà buttare la moto perché il motore non vuole più accendersi» bisbigliò con ironia chinandosi su di loro.
«Speriamo di no» fu la pronta risposta del giovane che sollevò la testa per guardare le gonfie nubi nere in avvicinamento «non ci sarà bisogno di buttarla, ma di tornarmene a casa a piedi sicuramente sì». aggiunse sconsolato.
«Sei fortunato, questi sono due piccoli sciamani e, per un solo euro ciascuno, ci pensano loro a farti tornare con la tua moto prima che si scateni il temporale».
«Se fossero capaci di farlo l’euro lo sgancerei subito» disse senza alcuna convinzione.
«Avete sentito cuccioli? Ricordate cosa vi ho insegnato? Pensateci voi».
Pronunciò queste parole e si accostarono alla moto. Il ragazzo nel frattempo si era fermato per prendere fiato.
Di certo non gli sembrò possibile, lo provò il suo improvviso balzo indietro, quando il motore si accese con un ruggito, perché aveva inavvertitamente posato la mano sul pulsante dell’accensione elettronica. Sembrò non volerci credere e riprovò dopo aver spento il motore. Logicamente ci fu il nuovo ruggito quando premette l’accensione per la seconda volta. A quel punto, mantenendo il solito tono ironico, volle chiarire che non sarebbe intervenuto nel caso egli non avesse tenuto fede alla parola. Disse che al suo posto, non mantenendo la parola, avrebbe fatto molta attenzione agli autobus. Lo sguardo turbato del giovane divenne più sereno mentre consegnava le due monete ai bambini. Forse pensò che una spiegazione semplice, per quella strana circostanza, doveva pur esserci.
Quella sera si soffermò a meditare su come gli esseri umani manifestino le loro capacità. Essi lasciano tracce prevalentemente materiali, costruzioni imponenti o distruzioni immani, opere d’arte straordinarie o gesta di mostruosa pazzia. Gli esseri che manifestano una natura “divina” o piuttosto una consapevolezza in grado di gestire l’energia che tutto pervade, fanno assistere allo splendore dei fenomeni sincronici. Una tale capacità è tra le più importanti di quelle conosciute.


Rientrò nella cella senza riuscire a calmarsi. Non li avevano lasciati passare, non poteva vederli chissà per quanto. Viveva quella situazione come se da essa dipendesse non solo la sua vita ma addirittura l’esistenza stessa di ogni cosa. Sentiva di dover attendere, che doveva aspettare, ma cosa? Che facessero giustizia? Era assurdo solo pensarlo, il motivo era certamente un altro. Il corpo soffriva pene dantesche, raramente poteva scordarlo e, in quei momenti, sentiva di dipendere dai suoi figli, e questo gli donava una serenità inspiegabile razionalmente. Come dire che essi avrebbero potuto polverizzare quelle mura? Che esisteva una energia di cui loro possedevano il segreto? Ecco, aveva capito, la ragione di tanta sofferenza, era giunta al momento opportuno per spingerlo a confidare ai compagni di cella ciò che intuiva. Si stese sulla branda e incrociò le braccia dietro la testa rimanendo a lungo immobile; quando fu certo di poter esprimere ciò che si agitava nel suo animo, prese carta e penna e iniziò a scrivere:
Ciao cara, è il 15 agosto, mi vengono alla mente le tue parole e le tue lacrime, rifiuti di accettare una situazione angosciosa. Ora, ciò che ti dirò non mira solo a rassicurarti, è una riflessione che voglio condividere. Si costruiscono con elementi materiali dimore meravigliose e temi non sia possibile realizzarle servendosi di “elementi astratti” quali i sentimenti che condividiamo con i nostri cuccioli? Io sono certo che le nostre sofferenze sono come la calce, è caustica, brucia, acceca, ma è indispensabile per erigere edifici memorabili.
Penso che ripetermi non sia superfluo, credo possa farti sentire la mia effettiva presenza tra voi e dentro ogni vostro pensiero. Ogni vostra cellula è permeata dal mio amore e, nel momento “magico “ in cui ne siete consapevoli, grazie a questo “miracolo” ogni cosa vi è possibile: sia quella sognata da questo detenuto sia quella più nobile e giusta per gli animi semplici. Sabato scorso i miei cuccioli mi hanno preso per mano nella sala dei colloqui e hanno detto di voler portarmi a casa con loro; ho visto molto disappunto, soprattutto negli occhi di Ares e ho intuito che ciò avrebbe portato a qualche “danno”. Poco dopo esser rientrato in cella, il telegiornale riferì che un aereo era precipitato per una improvvisa depressurizzazione, una carenza d’aria, mentre era diretto verso la “magica” città di Praga. L’evento, pur terribile, è nulla rispetto ciò che potrebbe accadere quando la forza dell’amore viene compressa e ostacolata oltre il limite concesso: essa implode provocando conseguenze disastrose e ineluttabili.
Alcune parole affettuose concludevano la lettera.

Il giorno dopo pensò di accennare velatamente a un compagno di cella ciò che che si stava preparando: il deleterio disappunto dei suoi cuccioli.
Fu il commento sarcastico sul telegiornale della sera prima da parte di un recluso a far scattare l’impulso. Erano notizie, parole che incanalano i pensieri delle masse in determinate direzioni, ora aveva anche lui delle belle notizie e non era il caso di farli attendere.
«Questi bastardi!» iniziò deciso «se sapessero che i miei figli sono degli sciamani forse si mostrerebbero più disponibili. Sapete a cosa mi riferisco?» Senza attendere risposta si rivolse anche agli altri «Sono come…» una seconda pausa per inquadrare il bersaglio e riprese: Tutte le religioni parlano di santi, di figure capaci di interferire con i fenomeni naturali e anche di provocarli, bene, gli sciamani non sono da meno. Aral e Ares non sono affatto felici per questa situazione, possono emettere una energia che al pari di quella tellurica e di ogni altra forza della natura non è possibile etichettare come buona o cattiva… semplicemente è e si manifesta. Pensate che straparlo vero? Vedrete che saranno riportati degli avvenimenti dalla stampa e dai telegiornali che vi porteranno inevitabilmente a pensare ad Ares e Aral».
Ovviamente non ci fu alcuna risposta, le espressioni sui loro volti erano chiarissime, ma intuiva che era il momento di dare notizie molto diverse dalle solite.
27-agosto-05.
Ciao, ti scrivo per suggerirti di far giocare ancora i bambini col “destino” e per raccontarti degli altri fatti curiosi che sono avvenuti nel frattempo. Baciali per me e aiutali a cancellare dal calendario i giorni che ancora ci separano, sarà utile perché vivano questa esperienza in modo meno traumatico. Nella lettera precedente ti informavo del permesso di visita negato e di come rientrai furibondo in cella. Dicevo pure che quella ennesima stupida vessazione scatenò una rabbia che faticai a contenere. Ho anche scritto di aver detto in più occasioni ai compagni di cella che il disappunto di Ares e Aral doveva dar luogo a degli strani eventi che i telegiornali avrebbero riportato; delle notizie intrise di sconcertanti analogie che avrebbero fatto inevitabilmente pensare ai nostri cuccioli al punto di ipotizzare una loro “reazione” per l’ingiustizia che stanno subendo (ricorderai che li ho spesso descritti come due piccoli sciamani).
Devi sapere che uno dei presenti, un tipo che ama vantarsi di esser stato uno dei più abili contrabbandieri dell’alto Adriatico, mi ha chiesto con malcelato scherno se due piccoli sciamani possono provocare simili catastrofi. Non ho visto la necessità di dargli altre spiegazioni ma gli ho fatto notare che non mi sono mai riferito a loro quali responsabili delle calamità che sarebbero accadute; ho preferito ricordargli le mie parole esatte: “I telegiornali e la stampa daranno notizia di eventi che porteranno inevitabilmente a pensare ad Ares e Aral”.
Ora voglio metterti di buon umore dicendoti che una conferma c’è stata, e a distanza di poche ore dalla nostra animata discussione in cella. Il telegiornale riporta che nel meridione un “vento” innaturale si è abbattuto su Bagheria in Sicilia facendone ammalare quasi tutti gli abitanti. Tutti presentano gli stessi sintomi: il vento provoca vomito, eruzioni cutanee, cefalee e altro e, dai registri degli organi competenti, si rileva che, l’unica situazione meteorologica, simile a quella che imperversa in queste ore su Bagheria, si è verificata presso il lago d’Aral.
Le solite parole affettuose chiudevano la lettera.

Giunsero dal satellite le prime immagini di Katrina che si dirigeva verso New Orleans a trecentocinquanta chilometri orari e sembrarono l’ulteriore conferma di quanto era stato detto al mattino.
I telegiornali continuavano imperterriti a dare elementi di riflessione ai compagni di detenzione con una cadenza impressionante. Tra i più rilevanti, dopo il colloquio negato del 24 agosto, ci fu quello che riguardava la tragedia di Baghdad.
Era accaduto che una grande folla, dopo aver udito un “suono” dirompente, pensando a una esplosione provocata da un kamikaze; che, come sai, in giapponese significa vento divino, si precipitò verso il ponte sul fiume che si trovava nei pressi. Il passaggio simultaneo di tutta quella gente ne provocò il crollo e circa mille esseri umani finirono maciullati o annegati nelle acque sottostanti.
A distanza di poche ore si apprese che la nave Ares era stata inviata in soccorso dell’aereo precipitato a causa di una improvvisa turbolenza e che mai, come nelle ultime tre settimane, si erano registrati tanti disastri aerei a seguito di fenomeni naturali di quel genere. Gli aerei caduti in Grecia, in Venezuela e in diversi altri posti lo confermavano.
Il caso, anche questa volta, si era lasciato scorgere e, se i detenuti non ne danno atto, poco importa, le lettere datate spedite dal carcere confermano il racconto. Per apprezzarlo pienamente, si ricordi che la forza di cui possono disporre non è quantificabile, non è passibile di giudizio e nemmeno da temere; è una delle infinite espressioni della natura a cui tutti possono avere accesso.
Ciò non dipende dalla loro volontà cosciente e dunque, nessuna accusa può essere loro rivolta; essi potranno essere i primi “leader” provvisti di questa qualità e il loro compito sarà semplicemente quello di infondere e di provare a innumerevoli altri l’esistenza di un aspetto della Realtà dove ogni possibilità è esattamente ciò che la parola indica: possibile!


Gli episodi curiosi portavano inevitabilmente verso la stessa ipotesi, e uno di questi, accadde il giorno del loro sesto compleanno; merita di essere ricordato perché i suoi cuccioli furono sempre tenuti lontani da ogni forma di condizionamento. Questa prassi, comune tra laici e religiosi, era a loro sconosciuta. Era seduto sul divano con la testa fra le mani, vagava tra mille pensieri e non fu nulla di premeditato, si trattò di semplice curiosità e lui si stupì per primo della domanda.
«Cuccioli, venite qui da papà, voglio sapere una cosa da voi.»
I piccoli smisero controvoglia di giocare coi gormiti e si avvicinarono.
«Ascoltate, volevo chiedervi se sapete perché papà vi ha fatto nascere.»
Logicamente rimasero qualche istante interdetti, non se la aspettavano proprio quella domanda, e del resto nessuno avrebbe potuto immaginare la loro risposta.
«Voglio dire che quando vi ho fatto eravate piccoli così e ora, a sei anni siete più grandi, perché?… Prima non potevate vedere ciò che stava sul tavolo, ora invece lo vedete e riuscite a vedere anche molto al di la del tavolo… perché dunque vi ho fatto nascere?».
«Per cambiare il mondo!»
La risposta data in perfetta sincronia dai miei cuccioli fu il regalo che compensava il buio periodo trascorso in carcere.

Ma farò in modo che i miei due Testimoni compiano la loro missione di profeti… essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico… di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno.” Apocalisse. 11/3-6

Sono passati otto mesi da queste ultime righe e vogliamo continuare il racconto. Tarzan è chino sul letto, gli occhi di Aral si aprono e si chiudono indecisi, se sorridere alla nuova alba o tornare a chissà quali fantastiche avventure oniriche. Ares, per nulla turbato dalla forte luminosità del mattino, che entra prepotente nella stanza, continua il suo viaggio nel mondo dei sogni. Preferisce non svegliarlo e al fratellino sussurra se desidera recarsi al mare. Non ottiene risposta, solo un mormorio incomprensibile; prova a insistere e a quel punto spalanca gli occhi e si solleva a sedere di scatto.
«Papà, che ore sono, faremo tardi a scuola?»
«Sssh…! Cucciolo, oggi è sabato, non ci vai, oggi possiamo andare al mare, è una giornata splendida.»
Scivola giù dal letto e corre in camera dalla madre; parlotta piano cercando di strapparle il consenso a passare venti minuti col videogioco. Avuto il permesso accende l’apparecchio e l’istante successivo Ares è accanto a lui. Non si aspetta di esser preso in considerazione quando il gioco li vuole per sé, di solito lo accetta ma ora istintivamente li richiama.
«Ares… Aral… avete fatto un bel sogno questa notte?» Senza attendere risposta continua testardo. «Intendo quei sogni particolari, come volare, cavalcare alani o bruchi giganti?»
Rimangono un attimo interdetti, ci pensano un po’ su ed esprimono il diniego scuotendo la testa. Sente salire un leggero stupore, come mai i suoi piccoli sciamani da qualche tempo non sperimentano più quelle situazioni particolari capaci di donar loro intense sensazioni? Aral, sembra aver sentito quella muta domanda perché chiude il cassetto dal quale stava sfilando il controller e, girandosi verso di lui, inizia a esporre il suo pensiero come fa spesso: spezzettato, in apparenza inconcludente, quasi privo di riferimenti e, probabilmente per altri, frutto di immaginazione incontrollata.
«Papà, ho già detto anche a mamma che a scuola giravo per la classe. Ascoltavo la maestra e poi è successo che non sentivo più niente. Poi sono andato al posto dei miei compagni e mi vedevo seduto come prima… ma mi pare di avertelo già raccontato.»
Chiaramente, non comprende che poche parole ma sufficienti per farlo zittire e imporgli di riferire l’episodio; dopo averlo ben richiamato alla mente.
«Aral, prima di parlare pensa a ciò che vuoi dire, non sempre gli altri possono indovinare ciò che non riesci a esprimere» brontola spazientito dal suo modo di fare.
«Papà!…» pausa sostenuta «volevo dire che mentre la maestra ci parlava a un tratto non l’ho più sentita, muoveva la bocca ma non sentivo alcun suono e vedevo la classe… tutto quello che stava attorno a me, in bianco e nero. Non sentivo nemmeno più le mani, era come se non avessi più il mio corpo e a un tratto mi sono spostato e mi vedevo assieme ai miei compagni ma da una posizione diversa. Prima da quella del mio compagno più vicino e poi via via da quella di quasi tutti gli altri. Era come se vedessi attraverso i loro occhi.»
Ares nel frattempo è rientrato nella camera, il padre lo scruta mosso da curiosità ma anche dalla sensazione che qualcosa di altrettanto insolito sia imminente.
«Ares, anche a te è capitato di guardare attraverso gli occhi di qualcuno?»
La risposta non si fa attendere: «Qualcun altro chi? No! Mai!»
«Papà! Papà! Una volta ero là sul divano e poi sono salito sopra la mensola dietro di me.» Aral era intervenuto col suo modo impetuoso di porsi.
«Cosa? Ti sei arrampicato sui ripiani dove sono i libri?» Tuona una imprecazione e riprende «è fermata con poche viti quella mensola, poteva cedere e ti saresti fatto male.»
«No! Non ci sono salito, eravamo seduti e stavo giocando col joystick ma d’un tratto mi sono sentito trasportare lentamente indietro e verso l’alto quasi fino al soffitto. Da lassù potevo vedere me e Ares e contemporaneamente premere i comandi del controller. Ho fatto in tempo a chiedermi come da quel punto potessi comandare il mio corpo e il telecomando che tutto è cessato; sono tornato a vedere lo schermo dal basso e dalla solita distanza. Non mi è mai successo questa cosa, nemmeno durante un sogno. Perché capitano queste cose così strane papà? Succedono anche agli altri?»
La domanda è opportuna e merita una risposta adeguata alla loro capacità di comprensione.

«Tutto quello che siete capaci di immaginare esiste, quando sarete più grandicelli qualcuno potrebbe cercare di far passare le vostre esperienze per “pensiero magico”, non dico che non sia possibile perché cadrei in contraddizione, intendo dire che voi lasciate libera la Realtà che vi circonda di ospitare ogni possibilità, anche quelle inattese e incredibili.»

Qualche mese dopo, i suoi cuccioli si stavano ancora stiracchiando a letto quando entrò nella loro stanza; come al solito aveva trascorso la notte fuori, lo shock dell’allontanamento forzato dalle bambine e dalla sua casa aveva lasciato dei segni profondi. Rammentò con fastidio che i servitori dello Stato ne erano al corrente e, tra i tanti, anche i giudici che lo condannarono erano perfettamente consapevoli di infliggergli torture psicologiche che straziano soprattutto i carcerati innocenti. Era pur vero che le numerose vessazioni inflitte mancarono l’obiettivo di distruggerlo, ma era altrettanto vero che ora, gli impedivano di dormire sotto un vero tetto; però non si rammaricava per questo, adesso la sua casa era ovunque, i suoi cari alloggiavano nei luoghi più impensati… sotto qualche ponte, nelle fogne di Bucarest, nelle bidonville di Pretoria e quelle del Sud America. Essi vivono nei luoghi meno idonei a condurre un’esistenza felice perché anche loro sono privi dei più fondamentali diritti. Con la coercizione lo Stato gli impose di sottostare a ogni suo capriccio, la mente, duramente provata, si ostinava a ripetergli che l’impensabile progetto, preparato nei minimi dettagli, si stava rivelando irrealizzabile; nessun uomo poteva affrontare il lato oscuro dell’entità astratta che incarnava e assecondava gli istinti più bassi di una parte consistente dell’Umanità. L’azione più logica sarebbe stata quella di accettare la sconfitta, quale uomo avrebbe continuato a perseguire un progetto senza alcuna ragionevole possibilità? La risposta era semplice, nessun essere umano in possesso delle proprie facoltà avrebbe continuato a crederlo possibile e, se il suo animo rifiutava la resa, ciò avveniva perché era consapevole di essere l’essenza di cui è composta ogni cosa immaginabile.


Lungo il breve tratto di strada che porta da Borgo Alto alla scuola di Aral e Ares si abbandonò a delle ironiche riflessioni. “Ultimamente il mondo sta subendo una profonda trasformazione pensava ogni certezza appare vana, politicanti, come a Vignola Falesina, si impiccano per gioco; mentre una volta vi provvedeva il popolo per davvero. Qualcuno gli chiede di scrivere un altro libro mentre altri suggeriscono di portare a termine l’undicesimo capitolo dal titolo Apocalisse”.
La decisione di aggiungerlo era stata presa perché vergare altri tre o quattrocento fogli per accontentare i suoi primi lettori avrebbe richiesto tempo che non voleva destinare a tale scopo. Optò così per la soluzione più rapida e indolore. Trattenne un sorriso mentre immaginava il Tentatore che cedeva alla tentazione di rispondere al desiderio degli uomini per bocca di Isaia: “La mia mano si farà conoscere per mezzo dei suoi Servi”. Poi, ampliava quel concetto con una considerazione: “Il dovere dei padri è quello di rendere la terra un Paradiso per i loro figli. Essi riusciranno a realizzare l’Eden solo essendo consapevoli che tutti hanno il diritto di entrarvi”.
Ora l’intenzione era quella di far conoscere il racconto e dare la possibilità a tutti di divenirne coautori. Rammentò quanto già scritto, il boicottaggio a cui era stato sottoposto e la certezza che la diffusione necessaria non sarebbe mancata al momento opportuno. Aveva spiegato che una delle ragioni che avevano contribuito allo sviluppo dell’Opera era stata la scelta imperdonabile delle Istituzioni di far disgregare la sua famiglia senza pietà, anzi, chi doveva tendere la mano, vi era salito coi piedi sulla testa per spingerli più a fondo. Tornò implacabile alla mente l’infernale periodo trascorso ad assistere la sua piccola Giada, quella sofferenza aleggiava perennemente. La sua vita era minacciata concretamente anche da chi esigeva la sua puntualità a scuola. Benché informati che lei iniziava il suo sonno, se di sonno si può parlare, alle tre del mattino, per protrarlo, quando non veniva ricoverata d’urgenza al Burlo, fino alle otto, avevano ventilato il ricorso alla forza per far arrivare puntuale la piccola a scuola.
I suoi timori, allora, non erano dovuti alle tante difficoltà come quelle in cui sono avvinghiate moltissime famiglie, intuiva che la catastrofe in arrivo a causa del cinismo, avidità, corruzione e di ogni altra nefandezza, celata dietro le istituzioni di tutti gli Stati, sarebbe inevitabilmente passata sopra le teste dei suoi cari lasciandovi il “segno”.»

Così, l’incauta scissione di un “nucleo” familiare, causò una inattesa reazione a catena; promise a se stesso di trovare due “esseri” deboli e indifesi. Li avrebbe forgiati come chiavi in grado di aprire il cuore delle sue bambine e, in seguito, quello di altri esseri.
È accaduto tutto come era stato deciso, sono due forze della natura provviste di consapevolezza, inarrestabili, perché, per caso, ogni intento di fermarli si infrangerà come l’onda sulla roccia. I suoi figli sapranno quando giungerà il momento di usare il loro dono. Quella energia di cui dispongono, per diffondere la conoscenza del libro nel mondo in sei giorni; quando si è senza timore e si ode un “Suono” alla porta, la si apre, questo è proprio ciò che faranno, nel giorno deciso da sempre, i popoli.

Essi hanno udito gli appelli di chi, pur essendo in armi, riconosce l’impotenza dell’uomo davanti ai problemi e agli scandali che rendono la terra un luogo di sofferenza.
Anche l’Entità celata, scimmiottando il potere di un Dio, ha voluto farsi aprire alcune di quelle porte; ciò non è stato fatto per realizzare il giardino dell’Eden, vuole mostrarsi in tutta la sua arroganza; essa brama di costruire un Impero col suo sterco in disprezzo dell’Amore ma, come semi portati dal Vento, le parole scritte dallo Spirito germoglieranno in un Giardino vasto come tutta la terra; un Giardino aperto a tutti. Allora le armi saranno usate dagli “uomini verdi ” per dissodarlo.


I cuccioli desideravano avere una capanna tra gli alberi del boschetto vicino alla loro abitazione. Il posto era poco indicato per far giocare dei bambini, era quasi una scarpata che da lungo tempo era diventata una discarica; nessuno per più di mezzo secolo se ne era occupato e ora, il lavoro da fare era veramente tanto. Decise di aiutarli a realizzare il loro desiderio e, come primo passo, suggerì di bonificare il posto.
Erano infaticabili, dopo aver raccolto le carcasse arrugginite di parecchi ciclomotori, materassi, reti di ferro, bottiglie e tutte le immondizie che affioravano nella sterpaglia, si dedicarono a dissodare e livellare la terra attorno al punto destinato a ospitare il riparo per gli attrezzi. Trascorsero l’estate a risanare il terreno, crearono i sentieri e le aiuole; realizzarono una scala con le pietre recuperate e ora, finalmente, l’anno successivo, erano riusciti a conferire a quel luogo l’aspetto di un orto-giardino medievale. Ora era il momento di dare un nome alla loro fatica, e Giardino dell’Eden, sembrava quello più adatto.
I piccoli iniziarono la loro impresa piantando degli alberi da frutta nei punti risparmiati dai rifiuti; vicino a questi erano state poste varie specie di piante: fragole, meloni, ciclamini, la menta, la lavanda, il crescione e altre ancora. Ogni sera si munivano degli innaffiatoi e passavano tra le aiuole per l’ultima incombenza che spetta a ogni buon coltivatore della terra. Nel Giardino che stavano lentamente realizzando, il caso aveva scelto di intervenire e mandare un segno a chi sapeva della loro intenzione.
erba-del-diavolo
Verso la fine dell’estate una donna, che abitava non lontano, passò per l’orto-giardino su invito di Daniela. Le due stavano chiacchierando quando a un tratto l’invitata ammutolì: ai suoi piedi, proprio al centro del luogo prescelto per interagire in modo nuovo con la Madre Terra, era apparsa l’Erba del Diavolo. Lei, grazie alle sue esperienze precedenti la conosceva bene, non potevano esserci dubbi.
«Daniela… mah!… questa è una Datura, è la pianta aiutante degli sciamani, dove avete trovato i semi?»
«Si? Ne sei certa? Veramente è quella di cui parla Carlos Castaneda? Strano… abbiamo seminato di tutto e questa pianta è l’unica che sia cresciuta spontaneamente.»
Era poco distante e ascoltava divertito quella conversazione. Si trattava di una piacevole coincidenza; nel giardino, preparato dai suoi due piccoli sciamani, si era stabilito il fiore che la tradizione vuole in grado di rivelare segreti solo a coloro che ritiene idonei.
Subito dopo la scoperta dell’insolito ospite, Ares e Aral ebbero necessità di sapere chi, durante la notte, aveva cercato di distruggere la loro opera. Fu la stessa persona, che già faceva trovare rifiuti sparsi sul posto, a versare del liquido infiammabile sulla loro capanna, ma il fuoco non si propagò e il suo stupido tentativo fallì. La mattina seguente, trovate le tracce dell’incendio, pensò di sfruttare la situazione per mettere alla prova il fiore magico, quello che anticamente chiamavano l’erba del diavolo. Rientrò e chiese ai bambini di seguirlo.
Aral scese di controvoglia le scale mentre Ares brontolava per esser stato svegliato in anticipo. Giunti accanto al capanno notarono la videocamera che stringeva tra le mani: «Papà, cosa devi fare con quella?»
«Devo riprendervi mentre vi guardate attorno e mentre rivolgerete al fiore che è cresciuto al centro del giardino alcune domande.»
Ovviamente non compresero affatto, però iniziarono a esplorare con lo sguardo attorno al capanno. Videro così i resti liquefatti di alcuni portafiori in plastica e capirono quanto era successo. Per qualche istante, non pronunciarono parola nonostante gli spronasse a reagire, finalmente, dopo ripetuti inviti, si avvicinarono alla datura e chiesero di conoscere l’autore del gesto e il motivo della sua azione.
La risposta non giunse immediatamente, e probabilmente pensarono che quella finzione fosse stata architettata per sdrammatizzare la spiacevole scoperta. Nel primo pomeriggio i suoi cuccioli stavano giocando, avevano già rimosso la sgradevole sensazione di essere il bersaglio di qualche individuo discutibile che, inaspettata, giunse la risposta della datura. Arrivò sotto forma di un brevissimo dialogo che svanì lasciando nei presenti solo qualche blando sentimento di riprovazione. Per lui, quelle poche parole udite casualmente, rappresentavano invece un dono che doveva condividere con loro. Si girò per chiamarli e vide che stavano a pochi passi. Li prese in disparte e raccontò cosa aveva appreso in quel momento; cambiarono immediatamente espressione e sentenziarono: è stato lui, non si può nascondere niente, avevi ragione tu.


Quella sera, la tempesta emotiva che si era abbattuta su di loro si era allontanata lasciandoli spossati. Daniela stava nel suo letto accanto ad Ares che dormiva. Erano già le dieci ma Aral non sembrava decidersi a seguirlo. Si spostava nella sua cameretta e lui lo osservava con attenzione; a un tratto, senza apparente motivo, chiese serio: «Papà, a quanti anni potrò leggere il tuo libro? A quattordici… quindici?»
«Cucciolo, sei ancora piccolino, hai undici anni e di molte parole non conosci ancora nemmeno il significato. La conoscenza include responsabilità, ed è proprio ciò che fino a ora ho cercato di evitarti.»
Lui rimase un attimo interdetto, parve riflettere profondamente e replicò, con una richiesta inaspettata, mentre mimava l’atto di leggere il libro: «Papà, ma nessuno è mai rimasto “così” mentre leggeva il tuo libro?»
«Si! Certi rimangono “così” davanti a cose meno stupefacenti del Libro dell’Apocalisse che si materializza per loro nel momento che ne sentono la necessità; è una prerogativa di chi ancora procede verso l‘ultimo Eden.»
La risposta, che richiedeva per essere compresa un alto grado di consapevolezza, lo rese incredibilmente euforico fino a notte inoltrata. Immaginò scenari via via più complessi ma tutti ugualmente possibili; quel gioco di immaginazione rendeva Aral capace di sprigionare una meraviglia e una gioia così intensa che ripensò alla sera che aveva portato lui e Ares al parco dei divertimenti. Considerò che la loro felicità era stata tale, grazie a quel luogo pieno di luci sfavillanti, che solo il Lyla divino avrebbe potuto renderli più gioiosi: solo il Gioco che Aral aveva appena sperimentato consapevolmente per la prima volta.

Altri però non potevano attendere, doveva prepararsi a diffondere il libro come richiesto dalla sua coscienza. Così, mentre seduto davanti al monitor, deponeva nel web gli otto capitoli mancanti, i suoi cuccioli si avvicinarono; desideravano forse lenire l’acuto dolore al braccio e alla spalla; conseguenza delle interminabili ore passate al computer, o, più probabilmente per strappargli il permesso di divertirsi col videogioco. Si sa, i bambini non sono in realtà cinici, inconsciamente rifiutano il pensiero che coloro che amano possano soffrire.
«Papà, lascia stare, chiudi, riposa, non stancarti…»
Euforico per esser finalmente riuscito a donare la versione con l’undicesimo capitolo a chiunque avesse desiderato leggerlo, annuì sorridendo.
«Ora vedremo se ciò che si dice in giro è vero, qualcuno sostiene che si tratti di un libro magico; osserviamo cosa succede, se accadranno degli eventi che si potranno correlare alla sua apparizione, li inseriremo nel racconto e il merito sarà dei protagonisti di quegli eventi.»
Una volta tanto, ascoltarono attentamente quanto diceva, sarebbe servito a testimoniarlo in seguito. Poche ore dopo il telegiornale informò che, con l’attuale, erano sei i papi ad aver dato le dimissioni. Certa stampa si sbizzarrì, pubblicò la foto del fulmine che aveva colpito il cupolone di San Pietro in concomitanza dell’annuncio e suggerì trattarsi di un segno divino. I giornali stavano ancora ipotizzando le ragioni di quel gesto inaspettato, che si ebbe notizia di un corpo celeste precipitato sulla Russia. Aveva provocato danni a sei città e fatto temere agli abitanti di aver subito un attacco nucleare. Beffa della sorte, forse portato proprio dai missili americani Atlas, spinti dai potenti motori russi RD-180 che, il loro governo, aveva fornito anni prima agli USA. Successivamente, a distanza di un paio di mesi dal boom elettorale di Beppe Grillo, al quale il presidente italiano non fece caso, un uomo disperato, piegato dalle difficoltà e da leggi che lo Stato si ostina a varare, come quella che consente e regolamenta la vergogna del gioco d’azzardo, pensò di replicarne ben sette di boom. La conseguenza delle conseguenze provocate dalla apparizione del Libro era la più logica delle considerazioni: ogni cosa esistente è intimamente correlata e permeata da tutte le altre, le pagine del Libro … lo erano anch’esse e, affinché se ne potesse trarre l’infinito vantaggio, sarebbe bastato esserne consapevoli.


Nel gennaio 2013 Aral e Ares diedero svariati indizi di saper gestire, utilizzando l’intuizione, le loro capacità. I due cuccioli, si erano profondamente indignati, apprendendo dalla stampa il comportamento inqualificabile assunto dal prefetto dell’Aquila, sei giorni dopo il disastroso terremoto che aveva colpito la sua città. Consigliò di scrivere alcune righe alla redazione del giornale locale per manifestare i loro sentimenti in proposito; ci impiegarono molto, di più lui per togliere le parole focose con le quali avevano farcito lo scritto. Rimandò la consegna della lettera alla rubrica delle segnalazioni perché intendeva farla sottoscrivere da chi condivideva il loro pensiero. Desiderava la vedessero pubblicata nel giorno del loro dodicesimo compleanno e, dandole maggior peso, poteva riuscirci.
Al rientro, soddisfatto di poter esibire alcune firme; Aral, sbirciato con noncuranza il foglio che aveva teso, informandoli delle sue intenzioni, si stupì per la sua considerazione: «Papà, non affannarti a voler farglielo firmare, non tutti possono farlo, solo chi sarà puro di cuore, agli altri verrà impedito.»
«Davvero? E come?… Spiegati meglio, non capisco.»
«Non lo so, so però che accadrà, forse avranno un impegno urgente, la penna che non scrive o non la troveranno proprio. Qualcosa di certo accadrà che lo impedirà.»
Celò il sorriso per la sua innocente spontaneità e decise di provare la veridicità di quanto aveva sentito. Il mattino seguente ripassò per i soliti bar, nel primo pregò di apporre la sua firma a una delle persone presenti. Il rifiuto non lo stupì affatto e nemmeno la motivazione. Nel locale successivo provò con chi riteneva più sensibili e non lo delusero. Decise di continuare nella sua richiesta, in attesa che qualcosa di speciale affiorasse grazie a quella particolare situazione. Per trovare altre conferme delle ripetute coincidenze, consegnò la lettera ai cuccioli e li accompagnò a casa delle loro sorelle.
Lara aprì e li fece entrare; la madre, impegnata a lavare i piatti, si asciugò le mani frettolosamente avvicinandosi per salutarli. I bambini presentarono la loro richiesta e lei si mostrò irremovibile nel rifiutarla.
«Non firmo perché vostro padre si serve di anime innocenti.»
Il nostro scriba, pur disponendo di una fervida fantasia, difficilmente avrebbe trovato un pretesto altrettanto inadatto. Se lei avesse intuito che, poco dopo il rifiuto di porre la sua firma su quel foglio, la sua mano le sarebbe rimasta schiacciata lavando dei piatti, avrebbe accondisceso alla loro richiesta?

A causa di quei “test” si era attardato troppo, il giorno del loro compleanno era prossimo e la pubblicazione in concomitanza con esso era sfumata. Tutto però si plasmava secondo un particolare Disegno. Nel frattempo si avvicinavano le elezioni ed era imminente lo Tsunami Tour che avrebbe portato Beppe Grillo a Trieste.
Ricorda sempre con piacere il Giullare di Dio, il loro primo incontro era avvenuto, molti anni prima, al Palazzetto dello Sport al termine del suo spettacolo. In quella occasione gli aveva consegnato il libro augurandogli di trarre ispirazione per i suoi futuri spettacoli. Lui annuì, era affabile e sorridente, si fece serio solo quando parlò di una curiosa coincidenza. Raccontò di esser stato a Parigi e che era rientrato da poco, aggiunse che passando davanti alla torre Eiffel aveva notato un particolare che l’aveva molto colpito: «Sulla Torre c’erano tre sei luminosi, si sta avvicinando il Duemila, la supposta data dell’Apocalisse e io, in quel momento ero proprio lì mentre mancavano appunto seicentosessantasei giorni e ora, mi ritrovo lei davanti.»
Negli istanti in cui si svolgeva il breve dialogo, Beppe sfogliava il Libro; forse lo sguardo perplesso era dovuto al fatto che aveva notato tra le pagine un elemento che non poteva sfuggire nemmeno a un mediocre lettore: l’autore.
«Non si preoccupi, vedrà che avrà ancora molto lavoro da fare, tra questi fogli troverà certamente delle intuizioni utili.»


Quella sera Piazza della Borsa era particolarmente affollata, Beppe Grillo arrivò a stento sul palco; da subito donò il piacere di udire parole sensate. Non aveva alcun dubbio, lui avrebbe di certo firmato quel pezzo di carta che provava la sua speranza in un mondo diverso e migliore. Terminato il comizio lo avvicinò e gli chiese di sottoscrivere le parole di due piccoli sciamani. Prese in mano il foglio, lesse con attenzione, mentre qualcuno gli porgeva una penna e poi, trovato uno spazio libero sopra le altre firme, vergò quel documento così insolito. Lo salutò ringraziandolo per il suo insostituibile impegno nei confronti di tanti esseri e per la sua capacità di donare serenità e speranza a chi la chiedeva senza aprir bocca.
Pochi giorni dopo sarebbe accaduto qualcosa di singolare, i suoi due testimoni avrebbero assistito, in una cabina elettorale, al voto del loro papà. Dovevano capire il valore della coerenza, della scelta di non scendere a compromessi e, per ottenere quel risultato, la condivisione era indispensabile. Riaccompagnandoli a casa pensò che, grazie a loro, gli effetti non sarebbero tardati. Ora, poteva mettere al giusto posto i due Tasselli del Disegno che teneva in mano. Quelle enigmatiche parole di San Francesco di Paola, di mistici e veggenti, stavano finalmente per apparire più chiare?

Egli fonderà in Italia la grande Società e l’Esercito dei Crociferi che sul principio saran derisi dagli increduli… i principi ignoranti (governanti) disapproveranno i più dotti nelle cose celesti (modus vivendi spirituale) saranno puniti di editto, cacciati come scellerati e uccisi là dove saranno trovati… La grande Società dei Crociferi sarà fondata in Mesopotamia (si indica l’Italia, come precisa in altro suo scritto l’autore di questa antica profezia) dal fiume (di gente)vicino (simpatizzanti) la compagnia leggera (gueriglieri) che tale legge riterrà nemica… Di filosofi setta nuova, morte disprezzanti, oro onori ricchezze. Confinanti non saranno dei Germani monti, incitamento e appoggio dai simpatizzanti avranno”.

Un risultato inaspettato di queste elezioni è stato quello di vedere degli onorevoli rifiutare il titolo loro concesso, respingere gli alti compensi ed esser derisi con grande accanimento. È un bene che sia accaduto ciò? È credibile che a Trieste si stia creando la punta di diamante per un movimento giovane ed entusiasta in grado di incidere profondamente nella Storia fino al punto di cambiarla? È stato il caso a suggerire a Eugenio di donargli il libro di Ignazio Universo: – Trieste e i Misteri di Villa Revoltella? – È di qualche utilità proporre il dialogo tra la figlia di Pitagora, Myia, e il Barone Revoltella? In altri passi sono anticipate delle interessanti ipotesi scientifiche che, solo in seguito, verranno formulate dai ricercatori al di là dell’oceano.
Il figlio di Universo gli confidò che mai ebbe occasione di notare interesse per i temi esoterici da parte del padre, e questo, rende ancora più interessante il suo racconto.
Tornando al dialogo tra i due, si è visto che le parole di Myia sono straordinariamente attuali e, identiche nella sostanza, alla predizione di un chiaroveggente rinvenute all’interno di un testo fatto stampare in italiano da una associazione esoterica di Lubiana. Sulla copertina del libro è rappresentata Trieste, al centro di cerchi concentrici colorati, coi quali si intendono le idee innovative che da essa inizieranno a diffondersi nel mondo.

Da parte mia ho scelto l’ambiente triestino per i miei soggiorni sperimentali e te come amico. In fatto di sensazioni soprannaturali Trieste è ineguagliabile. Non esiste nel mondo materiale alcun altro luogo che possa competere con essa. Qui si concluderà la mia Missione e Trieste è destinata a diventare il Centro del Vero Sistema del Mondo. Il tuo nome sarà indissolubilmente legato al nuovo Centro Triestino e correrà per il mondo a una folle velocità”.  Tratto da – Trieste e i misteri di Villa Revoltella – pag. 136


Erano rientrati dopo aver assistito alla manifestazione del MTL, il Movimento indipendentista, costituitosi da poco, che si prefiggeva l’attuazione del trattato di pace del 1947 alla luce della disastrosa situazione economica e politica locale.
I cori che inneggiavano a Trieste libera si susseguivano incessanti, era il momento di instillare nelle menti il seme di una pianta stupenda: quella che produce frutti impensabili, quelli che realizzano utopie.
«Tri-es-te!!!…» «Li-be-ra!!!…«Tri-es-te!!! «Li-be-ra!!!»
«Mon-do!!!…» «Li-be-ro!!!»
L’urlo di risposta che ne era seguito era stato immediato, la semina era stata fatta al momento giusto e non rimaneva che aspettare il raccolto.
In quella occasione erano stati pure lanciati degli ultimatum. Di certo nessuno immaginava il significato profondo che potevano assumere e nemmeno cosa i suoi cuccioli avrebbero suggerito di fare alla scadenza dell’aut-aut.


«Aral, hai sentito che oggi hanno parlato di ultimatum? Come pensi sarebbe giusto reagire di fronte all’ingiustizia? La posizione assunta dal movimento si è fatta critica, se lasciano perdere perdono la faccia, se scendono in campo perdono la vita, tu cosa proporresti?»
«Tutti devono chiedere ciò che chiede il MTL, i popoli devono diventare uno e libero.»
Era strepitosa la semplicità con la quale avevano trovato la soluzione.
Suggerivano una dichiarazione di indipendenza congiunta dei popoli, una richiesta palese compatibile coi fini consigliati da 12 “Consiglieri”. I dodici, chiamati alla realizzazione delle speranze e dei sogni di tanti, eviteranno che la reazione di pochi sfoci in un bagno di sangue, dovranno pure stabilire come e quando fermare chi quei sogni li osteggia da sempre.
«Come potremo chiamare questo nuovo paese?» chiese aspettandosi una piacevole sorpresa.
La risposta di Aral fu immediata:
«Pangea… come era all’inizio, prima che i continenti si separassero, solo che questa sarà una Pangea spirituale.»
«Credo che questo nome possa rappresentare sia l’unità materiale perduta che l’unicità spirituale conquistata,» sottolineò convinto. «Sono veramente orgoglioso di voi.»
Il pomeriggio seguente riprese l’argomento che gli stava a cuore:
«Cuccioli, lasciate i compiti e venite un attimo, dovete indicare alcune innovazioni che distingueranno Pangea. Ricordatevi che vale anche per voi il presupposto valido per tutti: se scriverete con animo puro, ciò che sarà vergato si vedrà realizzato.»
Ares e Aral, felici di sospendere l’impegno scolastico, si accostarono immediatamente. Ares, impetuoso come al solito, suggerì di procurarsi una macchina del tempo per fermare chi era dedito alle attività criminali prima ancora che fosse nato. Il padre gli ricordò che soprattutto grazie alle esperienze atroci, che quegli esseri nefandi infliggevano alle altre creature, alcuni raggiungevano la saggezza necessaria alla realizzazione del sogno chiamato Pangea.
I bambini presero ciascuno un notes e, come se stessero gareggiando, elencarono ciò a cui aspiravano. Le loro sagge proposte si accavallavano come le onde di un mare in tempesta. Li lasciò fare, certo che alla fine il sole sarebbe tornato più splendente di prima.
«Nel paese libero di Pangea le mamme non avranno necessità di allontanarsi dai loro piccoli per poterli sfamare e i papà lavoreranno la metà del tempo di oggi. Ogni persona godrà per diritto naturale di beni quali abitazioni, alimentazione, soccorso, prevenzione sanitaria, istruzione e altro; la prevenzione e la protezione dalle calamità naturali sarà efficace, non sarà possibile l’acquisto di foreste, fiumi, mari, oceani di petrolio e altro, perché appartenenti a ogni abitante di Pangea e quindi, dichiarati Patrimonio dell’Umanità al pari di quelli già riconosciuti come tali. Si realizzeranno mezzi di trasporto efficienti ed ecologici così da poter ammirare ogni aspetto del gioiello sul quale si trascorre l’esistenza. Tutti contribuiranno a eliminare l’inquinamento letale indotto dallo sfruttamento delle risorse e degli abitanti del pianeta. I prodotti usa e getta diverranno un ricordo sgradevole del passato, quelli realizzati con nuovi criteri saranno accessibili a tutti ed esenti dai “difetti” che sappiamo: obsolescenza programmata, nocività ecc.»

Un nuovo sistema economico verrà adottato dai suoi abitanti, nessun valore avrà il denaro e le diverse forme che lo riproducono, quali titoli, obbligazioni, assegni, numeri interminabili che appaiono sullo schermo di un computer o un chip inserito nel corpo delle persone. Il vero valore sarà rappresentato dal tempo che uno trascorre rivestendo la forma umana. Semplificando si può dire, senza tema di sembrare avidi, che un minuto della propria vita verrà parificato alla stregua di un euro. Il tempo consigliato da dedicare alla collettività, risulterà dunque essere pari a 180 minuti, che equivalgono appunto a 180 euro. In realtà pura astrazione e, nonostante ciò, con essa ci si potrà assicurare quella vita dignitosa e felice a cui da sempre si ha diritto.

Prese in mano il foglio e cercò di riassumere il loro punto di vista.
«Intendete dire che tutti avranno diritto a tutto… tutto ciò che è possibile fornire a tutti?»
«Si! Papà!»
Pensò che quei semplici “consigli” avrebbero potuto essere impugnatati dai dodici consiglieri del MTL come proposta destabilizzante dello status quo e indicata al mondo allo scadere dell’Ultimatum. La proposta di annessione al nuovo Paese, la Pangea, dove la Patercrazia avrebbe trovato pieno accoglimento, era perfettamente in sintonia con l’autodeterminazione dei popoli, ed era anche indubbiamente fattibile con rapidità e auspicabile. Ora, l’onere di iniziare la sottoscrizione nelle pagine a voi riservate, affinché sia manifesta la vostra volontà di ottenere la vera libertà, spetterà a chi mostrò di credere per prima alla possibilità di realizzare l’apocalittico Piano di Erieder.


Un episodio singolare è accaduto dopo gli ultimi avvenimenti politici a Trieste che sono stati brevemente illustrati. Il fatto nuovo ha indotto una riflessione che va condivisa coi lettori giunti con discernimento fino alla fine-inizio del racconto. Per favorirne la condivisione è però necessario rivedere il vaticino a pagina 132. Vi troveremo una precisa indicazione riguardante la collaboratrice dell’Anticristo: si tratta di una Colomba bianca e gialla, è col suo consapevole aiuto che nel TLT si continua a scrivere il Terzo Testamento?
Il Foglio

16 ottobre 2013 – ore 14:51

“Francesco -dice Fellay- fa di tutto per scappare da ciò che è troppo chiaro e troppo certo, ha la passione per il -più o meno-, per il -circa-. Ma la Fede è così perché Dio è così”. La critica è totale, la chiusura netta: “Se l’attuale Pontefice continuerà nel modo in cui ha iniziato, dividerà la chiesa. Sta esplodendo tutto, la gente dirà che è impossibile che lui sia il Papa, e lo rifiuterà”.

Per vari motivi, al tempo, non furono inserite le interpretazioni di quella profezia, date dai più attenti commentatori; ora invece possiamo verificare la curiosa coincidenza con gli eventi attuali. La colomba bianca e gialla, secondo essi, rappresenta l’istituzione ecclesiastica, il Papa è il suo massimo esponente e, negli ultimi giorni di questo sistema, l’Antimessia l’avrebbe messo a capo delle sue schiere. Ebbene, mai si è visto un Pontefice che, con tanta disarmante semplicità e grande enfasi, sottolineasse uno dei precetti così cari all’Antilegge: “Non si può servire Dio e il denaro! Non si può, o l’uno o l’altro!” Francesco, poi aggiunge: “C’è qualcosa nell’atteggiamento verso il denaro che ci allontana da Dio.”
Questo concetto va approfondito riflettendo su alcuni aspetti fortemente negativi del denaro. «I biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca Centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese.» (Art. 4, comma 5 del T.U. n. 204/1910)
È incontestabile che le leggi relative ai rapporti commerciali sanciscono l’obbligo da parte degli “spacciatori di valuta” (così vanno indicati) di sostituire la merce o risarcire l’acquirente qualora essa si dimostri inidonea allo scopo per il quale viene immessa sul mercato. Al denaro si attribuisce concordemente la funzione di realizzare rapporti economici e di altro genere finalizzati al raggiungimento del benessere collettivo. Guardandoci attorno, scopriamo invece che la valuta è una merce inscindibile dai suoi tremendi effetti collaterali, perfettamente sovrapponibili a quelli delle più micidiali sostanze stupefacenti.(Codice del consumo: Diritti del consumatore -Difetto di conformità- Art. 130 comma 1/2/3)
Anche le obiezioni degli spacciatori sono sempre le stesse: “Non costringiamo nessuno e gli effetti deleteri sono dovuti a un uso sconsiderato da parte dei clienti”. Queste assurde tesi sono condivise da chi non sa immaginare un diverso modo di intendere i rapporti interpersonali e da chi, in mala fede, considera gli altri solo un mezzo per ottenere vantaggi personali.

Il 23 settembre 2013 il Corriere della Sera aggiorna sugli ultimi interventi del Papa. -Francesco in Sardegna si è espresso così: “Non mi sono pentito. E non perché mi senta la forza di Tarzan, ma perché Gesù non mi ha lasciato solo.” Davanti a gran folla chiede umilmente: “Signore… Gesù… insegnaci a lottare per il lavoro… al centro di questo sistema c’è un idolo e il mondo è diventato idolatra di questo dio denaro. Comandano i soldi!”
Queste parole sono il nuovo modo di “consigliare” del Pontefice. Per simboleggiare la forza si cita molto spesso Ercole, a “Tarzan” sono riconosciute altre qualità; possibile che la sindrome della centesima scimmia abbia colpito così in alto? Stiamo infatti vedendo che il pensiero dell’Anticristo, riguardo allo “sterco del demonio”, viene condiviso da gruppi di persone sempre più numerosi e questo le fortifica. Ora la richiesta espressa a nome della folla di apprendere come condurre la lotta verrà esaudita e lo stesso intento dovrà guidare le tre falangi che sarà impossibile piegare. Esse saranno composte in tal modo: la prima da un numero ridotto di uomini dalla profonda saggezza capaci di consigliare, essi convertiranno molti; la seconda da uomini di buona volontà che eviteranno a Gaia di subire altre ferite. La terza da irriducibili guerrieri dello Spirito che proteggeranno i primi.
Verrà intuita l’inderogabile necessità di cambiare l’atteggiamento verso il dio denaro. Verrà additata l’ipocrisia dei Governi delle Nazioni perché tolleranti un mezzo prodotto con la corruzione e l’inganno dai potenti che amplifica e perdura quella corruzione. Uno strumento che si fa credere essere il solo capace di garantire rapporti economici e di altro genere, basati sulla lealtà e con il fine di condurre una vita dignitosa. Oggi anche i ciechi vedono le tenebre di quell’inganno, l’inferno dove, sull’altare del dio denaro, si sacrifica tutto: dignità, fedeltà, umanità, felicità ecc.
Si tratta di uno strumento diabolico. Chi lo crea dal nulla scimmiottando la potenza di un Dio può disporne come crede e, quando lo accorda agli uomini, non possiede una caratteristica irrinunciabile: la funzione per la quale essi pagano col loro sudore, con la loro vita e con quella dei propri figli. Lo urlano miliardi di indigenti con la spada di Damocle rappresentata da guerre, carestie, crisi economiche, inquinamento ecc. sopra le loro teste, che stanno volgendo al cielo il loro sguardo e le loro preghiere.
Per diverso atteggiamento riguardo il denaro, non si intende certamente una esplosione d’odio incontrollato verso lo “sterco del demonio” e di chi lo impone con arroganza, si consiglia semplicemente di chiedere con determinazione la sua sostituzione con altro mezzo idoneo o il completo risarcimento. La scimmia di un Dio non può né vorrà dare risposta che non si tinga di sangue, per voi dunque, sarebbe opportuna l’Apocalisse? Essa giungerebbe nel momento adatto?
Le genti vedranno il modo straordinario col quale si realizzano le loro speranze, assisteranno all’intervento del caso coloro che confidano in lui e nelle parole vergate a pagina 120: “Vediamo dunque che un modo incredibilmente semplice per instaurare un sistema che non necessiti di carceri, Magistrati, forze dell’ordine ecc. sia appunto quello che auspico: divenire “credenti”, credere in quella parte di noi incapace di mentirci per poter scoprire che tutto ci è possibile. Può sembrare banale e scontato tutto questo; si vorrà obiettare che senza aprire le porte le porte delle carceri non è possibile ottenere alcuna riparazione né ravvedimento. Nell’attuale livello di consapevolezza è così, c’è scetticismo perché non si considera una possibilità importante: per salire i gradini della consapevolezza vi sono molti modi, uno di questi è sostituire le priorità e poi mantenerle sulla scala dei valori nel punto che abbiamo loro assegnato“.


UDIENZA A 150 CAPPELLANI DELLE CARCERI ITALIANE

Il Papa: anche Dio è carcerato, anche lui è nella cella
Papa Francesco: “Facile punire i più deboli, mentre i pesci grossi nuotano liberamente”

Papa Francesco
Roma, 23 Ottobre 2013
papa“Anche Dio è un carcerato, anche lui è nella cella”, “è dentro con loro, anche lui è un carcerato, dei nostri egoismi, dei nostri sistemi, delle tante ingiustizie che è facile “applicare” per punire i più deboli, mentre i pesci grossi nuotano liberamente”. Queste le parole di Papa Francesco ai sacerdoti delle carceri italiane nell’Aula di Nervi; “non è utopia una giustizia di porte aperte, una “giustizia di speranza e di porte aperte” “non è una utopia”, ha detto il Papa parlando a braccio all’udienza coi cappellani delle carceri. “Recentemente -ha continuato Papa Francesco- avete parlato di una giustizia di riconciliazione, ma anche una giustizia di speranza, di porte aperte, di orizzonti, questa non è utopia, – ha commentato – si può fare, non è facile… ma si deve tentare…”
Infine, don Virgilio Balducci, ha chiesto al Papa di sostenere “davanti ai politici dell’Italia che anche l’Italia ha bisogno di una giustizia maggiormente conciliante e sarebbe ora che la si applicasse”. (ANSA)


La completa condivisione del Mistero escatologico, individuabile nel piano segreto di guerra di Dio, steganografato con diabolica astuzia all’interno del racconto, si otterrà tramite “Aral e Ares”. Essi rappresentano e custodiscono anche la Chiave con la quale Erieder aprirà l’ultima Porta; solamente con tale Strumento, realizzato con un atto d’amore per quello scopo, è possibile farlo.

Dopo che la mano dell’eterno Scrittore, di chi può vergare il destino, avrà finito la sua Opera, finirà anche l’attesa di chi aspira a far riconoscere la sua mano; essi obbediranno al “consiglio” di renderla evidente a tutti i popoli semplicemente condividendo l’estasi celata tra queste pagine. In seguito non tutti giungeranno alla soglia del punto dove ogni cosa è possibile ma chi entrerà al suo interno, il futuro inizierà a scriverlo da sé con infinita libertà”.


Si è sentito il Pontefice spiegare di non sentirsi la forza di un Tarzan, due settimane dopo la Colomba bianca e gialla è venuta a posarsi tra le ultime righe dell’undicesimo capitolo per poi librarsi in volo. Porta con sé il loro senso profondo per diffonderlo tra gli uomini di buona volontà? Sembra di sì! Navigando in internet, le sue parole continuano a stupire, si rivelano un incitamento a seguire l’invito dell’eterno Scrittore?

Papa: Ci lasciamo scrivere la vita da Dio o vogliamo farlo da noi? 7 ottobre 2013. -11:36 (ASCA)- Città del Vaticano, 7 ottobre – “Io mi domando e domando anche a voi: ci lasciamo scrivere la vita, la nostra vita, da Dio o vogliamo scriverla da noi?”. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia durante la messa celebrata stamane a Santa Marta soffermandosi sulle figure di Giona e del Buon Samaritano.


Siamo giunti alla fine di giugno e, sul quotidiano locale, con malcelata soddisfazione, si informa la cittadinanza dell’avvenuto divorzio tra le due anime del MTL. Immediato, dietro alla delusione, ecco apparire un pensiero deflagrante: “Non tutto è perduto! Prima della rottura hanno inconsapevolmente concepito qualcosa di insperato… i fondatori di Pangea.

Un’utopia che essi sono in grado di realizzare in poche ore qualora venga richiesto nel modo dovuto. Bastano poche parole per far conoscere e auspicare la nascita di Pangea; non è altro che un territorio libero esteso su tutto il pianeta. L’idea di realizzarlo è stata suggerita a due bambini della Zona A dai suoi abitanti durante la manifestazione dello scorso anno organizzata dal MTL.
Questa fascia di terra, che può far sperimentare non solo lo stato psichico noto come sindrome di Gerusalemme, di Stendhal o di Firenze, ma anche l’estasi vissuta dai mistici, da sessantasei anni subisce la protervia degli artefici di un disastro ambientale che potrebbe costringere all’esodo i suoi abitanti.

Ares e Aral hanno fede nella riuscita del progetto, essa è determinata dal conoscere che, seppur inconsapevolmente, tutti anelano alla realizzazione di Pangea e, come sta scritto, essi soli sapranno diffondere con straordinaria celerità e fino all’angolo più remoto, la buona notizia che il Terzo Testamento, come profetizzato, a tutta l’umanità è stato donato.

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Carta Costituente di Pangea

Troviamo particolarmente interessante e attuale, l’affinità tra il Nuovo Testamento, il Vangelo e il Terzo Testamento, riguardo la missione affidata al popolo “Eletto”… quei misteriosi 144.000, che si suppone dedicati al progetto destinato a portare infiniti benefici a ogni essere vivente; la massa critica con il compito di “consigliare” chi sta compiendo gli ultimi passi sulla via della dimensione dalle infinite possibilità.
Nessuna impresa umana si può equiparare a questa, essa è sommariamente descritta in Genesi 49 e, quando si legge che Pangea, ma il suo nome può essere quello a voi più gradito, è il coronamento del sogno che le menti più eccelse fecero durante tutto il cammino del genere umano, affermo una verità dimostrata dagli scritti che quelle menti tramandarono ai posteri.

Ai peggior sordi, a quelli che non vogliono sentire, non servirà che gli si dica di consultare gli scritti di Giordano Bruno, Gioachino da Fiore, Ruggero Bacone o quella pagina della Bibbia dove viene descritta la missione volta a ripristinare ciò che si manifestava con Melchisedek, il Re-Sacerdote, che rappresenta la condizione umana come emanazione del divino. Gli uomini più potenti della terra hanno dunque mancato al loro compito come fallirono gli Elohim che non riuscirono a ricreare il Giardino dell’Eden. Il caso, imprevedibile come al solito, concede loro l’opportunità di riprovarci seguendo i consigli di una guida Paterna.

Un fatto realmente accaduto può spiegare meglio di mille parole.
Sono passate alcune settimane da quando tenne in braccio lo Sciamano della Luce per la terza volta. Di primo pomeriggio, il bambino, un piccolo di novanta giorni bellissimo, stava disteso sul tavolo del soggiorno e giocava con le sue dita stringendole con forza; a un certo punto una domanda gli sfuggì spontanea: «Vorrei sapere se anche tu sarai un piccolo sciamano». Accanto a loro, la madre lanciò al piccolo uno sguardo colmo d’affetto e mormorò: «Pure lui è uno sciamano! Ma della luce!»
«Prima che si possa affermarlo dovrà dimostrarlo!»
Sorridendo si chinò su di lui e lo invitò a fare un insolito “giochino” per testare le sue capacità. Gli spiegò, sapendo che il suo animo era attento alle sue parole, cosa desiderava: qualcosa di eccezionale che sarebbe dovuto apparire sulle news in internet e sui media prima che fosse giunta sera. Il piccolo, sembra aver voluto giocare con la Macchina di Luce di Ginevra poiché, poco dopo, sul monitor, si leggeva la notizia della scoperta del pentaquark, la particella subatomica che gli scienziati avevano cercato invano per cinquanta anni.


Quella sera, poiché una sorella di Ares e Aral compiva gli anni, chiese loro di accompagnarlo per consegnarle un dono; era certo che l’insolito regalo sarebbe stato gradito. Nella casa era presente il piccolo sciamano della Luce che catturava l’affetto di tutti con strilli acutissimi e sorrisi; a un certo punto chiese l’attenzione dei presenti e lo invitò a fare lo stesso giochino straordinario della prima volta; a tal fine pretese molta rapidità nell’eseguirlo e, come in precedenza, il piccolo sciamano della Luce sembrò assecondare i suoi desideri. Venti minuti dopo, quel giochino fantastico metteva radici nella realtà, grazie a un bimbo di sette mesi e a un monitor su cui appariva una interessante notizia:
“A Ginevra, con la Macchina di Luce, si sta per dare inizio a un esperimento eccezionale allo scopo di dimostrare l’esistenza di un universo parallelo”.
Nella comunità scientifica lo stupefacente progetto era ben noto da tempo, il piccolo sciamano era invece perfettamente all’oscuro ma, se sussiste l’intento di conoscere o di agire per modificare la realtà, allora la Sapienza infusa nell’arco di dodicimila anni nell’animo degli sciamani, può di certo operare.
Quel mondo parallelo non è altro che la Dimensione le cui peculiarità sono chiaramente descritte nel Terzo Testamento. All’uomo non basta scoprire quel universo, lui vorrà entrarci e il Caso lo aiuterà donandogli il Libro; sulle sue pagine egli troverà scritto che esso rappresenta la Chiave per accedervi.


Chiediamoci quanti sono coloro che gioiscono delle avversità, delle preoccupazioni e delle sofferenze che questo sistema corrotto e cinico elargisce in ogni luogo… pochi e profondamente anormali e, per questo valido motivo, si dovrà esprimere congiuntamente il nobile intento celato nell’animo dei più. Gli scettici vorrebbero essere rassicurati riguardo la possibilità di ricevere aiuti imprevedibili; chi esaudisce questo loro desiderio commette un grave errore: prediligere indefinitamente la teoria alla pratica.
La giusta azione in effetti non richiede dibattiti, votazioni, astensioni e altro, essa si esplica nell’interesse di tutti gli esseri viventi all’istante! Eccone una che il Cambiamento lo può provocare senza che un fiume di sangue si debba attraversare: Compilare un semplice Modulo di adesione. Nessun dato verrà divulgato o ceduto a terzi ma sarà opportunamente conservato quale prova della decisione di un numero esponenziale…  129, di persone, che Pangea non si riveli essere soltanto una ingannevole illusione.


Adesioni a Pangea

Oscar, Bois, Italia, Monfalcone, Perseo, Genzo, Italia, Trieste, Walter, Hrvatic, Italia, Trieste, Marino, Degrassi, Slovenia, Isola, Gianni, Nerone, Italia, Caltanissetta, Tiziano, Milic, Italia, Trieste, Daniele, Ritossa, Italia, Trieste, Matteo, Deponte, Italia, Trieste , Manuela, Zanuso, Italia, Trieste, JONY, MONDAL, Bangladesh, NARAYANGANJ, Marina, Panicari, Italia, Trieste, Alessio Borrini, Borrini, Italia, Trieste, Andrej, Pavatich , Italia, Trieste , Martina Esposito, Esposito, Italia, Trieste, Paolo, Filippi, Italia, Trieste, Alessandro, Leo, Italia, Trieste, Enea, Genzo, Italia, Trieste, Federico, Franzil, Italia, Trieste, Soklo Joel, Kassabagnin, Togo, Atakpame, Daniel, Sperl, Austria, Innsbruck, Carolina , Osorio, Colombia, Bogotà, Davide, D'Olimpio, Svizzera, Schoenenwerd (So), Enrico , Celic , Italia, Trieste , Ario, Cuccurin, Italia, Trieste, Manuela, Bubnic, Italia, Trieste, Claudia, Valentini, Italia, Trieste, Andrea, Anselmo, Italia, Trieste, Gabriele, Ivis, Italia, Trieste, Silvio, Iurissevich, Italia, Trieste, Alexia, Mercandel, Italy, Trieste, Massimo, Bartole, Italy, Trieste, Gianluca, Sbisà, Italy, Trieste, Stojanka, Stojanovic, Serbia, Belgrado, Sergio, Mahorcic, Italy, Trieste, Mor, Ndaiye, Senegal, Ndaiyegoyre, Ciro, Esposito, Italy, Portici, Adriana, Visintin, Italy, Trieste, Branko, Kokotic, Croatia, Fiume, Stefano, Destefano, Slovenia, Koper, Melissa , Lapucci, Italy, Viareggio, giorgio, vrtlar, Italy, trieste, Stephano, Hinojosa, Peru, Arequipa, Riccardo, Rizzi, Italy, Trieste, Mario , Sovrani, Italy, Trieste, Pietro Paolo, Filippi, Italy, Trieste, Luis Eduardo , French, Argentina, Autonoma Buenos Aires , Lorena , Menneri, Italy, Trieste , Andrija, Ciric, Serbia, Pozarevac, Zikirou, Agoro, Togo, Kparatao-Lomè, Ibou, Niang, Senegal, Beude Gassama, George, Coman, Romania, Constanta, Walter, Civita, Italy, Trieste, Aljoša, Bembič, Slovenia, Koper, Luis Pedro, Paron, Argentina, Villa Regina, Birau Ioan Bogdan, Bogdan, Romania, Calarasi, Elisabetta, Vedovelli, Italy, Trieste, Aleksander, Godina, Slovenia, Koper, Alenka, Trbovc, Slovenia, Capodistria, Igor, Vattovaz, Italy, Trieste, Paolo, Morgan, Italy, Trieste, Luigi, Scarino, Italy, Trieste, Alessandro, Pellegrini, Italy, Trieste, Gabriele, Grassi, Italy, Trieste, Adriano, Cimarosti, Italy, Trieste, Valentina, Giormani, Italy, Trieste, Massimo, Giraldi, Italy, Trieste, Serena, Zanier, Italy, Trieste, Gino , Riva, Italy, Trieste, Danijel, Buljigic, Serbia, Majdapek, Roberto, Pellegrini, Italy, Trieste, Roberto, Mahorcic, Italy, Trieste, Shary, Nadi, Italy, Trieste, Gabriele, Pellegrini, Italy, Trieste, Renzo, Conti, Italy, Trieste, Roberto, Dagri, Italy, Trieste, Livio, Mahorcic, Croatia, Pola, Alessandro, Mattarelli, Italy, Trieste, Alessandro , Gustin, Italy, Trieste, Camillo, Vidulich, Italy, Trieste, Antony, Okafor, Nigeria, Lagos, Gianluca, Borian, Italy, Trieste, Ennio, Dri, Italy, Trieste, Simone, Spreafico, Italy, Caslino d'erba (co), Samantha, Chermaz, Italy, Trieste, Leonardo, Masotti, Italy, Trieste, Massimo , Baschiera, Italy, Trieste , Stefano, Baldassi, Italy, Trieste, Patrick, Pelizon, Italy, Trieste, Monica, Battisti, Italy, Trieste, Anne Marie, Herrington, United Kingdom, London, Paolo, Visnoviz, Italy, Trieste, Diego, Buffa, Italy, Trieste, Darko, Senica, Italy, Trieste, Michelle, Scialino, Italy, Trieste, Nancy, Iurisevic, Italy, Trieste, Barbara, Cufar, Italy, Trieste, Vito, Di Turi, Italy, Bari, Edvard, Žerjal, Italy, Trieste, Branislav, Kokotic, Croatia, Fiume, Davide, Pison, Italy, Trieste, Walter, Scialino, Italy, Trieste, Andrea, Doz, Italy, Trieste, Gianni, Scialino, Italy, Trieste, Emil, Nadi, Italy, Trieste, Leonardo, Alagna, Italy, Trieste, Lorenzo, Gentile, Italy, Trieste, Cristiano, Crosara, Italy, Trieste, Lorella, Fifaco, Italy, Trieste, Walter, Coslovich, Croatia, Buie, Rajko, Tedesko, Slovenia, Capodistria, Xsenia, Cah, Slovenia, Capodistria, Fabrizio, Millo, Italy, Trieste, Daniele, Garrinella, Italy, Trieste, Giulio, Giuliani, Italy, Trieste, Branko, Cuffar, Italy, Trieste, Claudio, Raccar, Croatia, Buie, Renato, Pellegrini, Italy, Trieste, Barbara, Bruno, Italy, Trieste, Loredana, Zacchigna, Croatia, Umago, Giorgio, Schiberna, Morocco, Rabat, Maria Antonietta, Paron, Italy, Rivoli, Massimiliano, Ugo, Italy, Trieste, Daniela, Paron, Italy, Trieste, Carmela, Babuscio, Italy, Taranto, Lara, Genzo, Italy, Trieste, Eva, Genzo, Italy, Trieste, Aral, Genzo, Italy, Trieste, Ares, Genzo, Italy, Trieste, Giada, Genzo, Italy, Trieste