Apocalisse

gargoile_trasparenteLa telecamera era pronta per essere usata, avrei avuto il tempo sufficiente a raggiungere il reparto maternità del Burlo? Sarei riuscito a vedere i miei bambini nati già da due giorni? Ero agli arresti domiciliari a Basovizza dopo esser stato aggredito dalla Strega e, nel caso di un controllo durante la mia assenza, avrebbero mutato quella ingiusta pena in qualche anno di carcere aggiungendovi alcuni mesi a causa dell’evasione che mi accingevo a compiere.

Anche due anni prima ero stato aggredito, da altri e avevano preso lo stesso provvedimento coercitivo ma, pure allora, sentii l’irrefrenabile desiderio di evadere. In quella occasione portai tre uova di cioccolato alle bambine il giorno di Pasqua. A quella violenta aggressione seguì uno sviluppo imprevisto che è bene ricordare. Lo scoprii durante l’incontro con il redattore di cronache giudiziarie vicino Piazza Venezia. Quel giorno si lasciò sfuggire una confidenza inaspettata; disse chiaro che erano state fatte delle pressioni sulla redazione del quotidiano allo scopo di “disattivarmi”. Cercai di capirne di più accompagnandolo per alcuni isolati verso la sede del giornale. Si rifiutò di dare spiegazioni che consentissero di individuare gli autori di quelle pressioni e ogni domanda posta durante il breve tragitto si rivelò inutile. Il giornalista, celando il disappunto per essersi lasciato sfuggire l’imprudente dichiarazione, concluse sbrigativo che non avrebbe parlato nemmeno davanti a un giudice. Le sue parole confidenziali non erano state chiarite e dovevano rimanere impresse.

Tornarono subito alla mente quando, a distanza di mesi, durante una trasmissione televisiva appresi che il termine disattivare era correntemente in uso nei Servizi e indicava espressamente il provvedimento di eliminare o rendere innocuo qualcuno con ogni mezzo.
Non è azzardato pensare che la soluzione suggerita per raggiungere lo scopo di “disattivarmi” sia proprio l’articolo scritto dallo stesso redattore che riferì delle pressioni esercitate sul suo giornale.

Ero in isolamento quando, contravvenendo alle disposizioni carcerarie, una copia del Piccolo mi fu consegnata. A tutta pagina c’era la descrizione dei fatti e alcune testimonianze che mi inchiodavano a una responsabilità che in realtà non avevo. Quelle assurdità avevano lo scopo di farmi credere di non avere più scampo, di farmi pensare ai cancelli che si sarebbero richiusi alle mie spalle per sempre. Davanti a quella prospettiva, era legittimo aspettarsi che la facessi finita, che scegliessi di “disattivarmi”.
-Una colluttazione violenta. I vicini hanno visto il Genzo mentre spingeva giù per le scale il giovane biondo. Hanno visto che lo prendeva anche a calci sulla testa. A una donna uscita per il frastuono dalla porta di casa che gli diceva di smettere, Genzo avrebbe risposto afferrando l’altro, ormai privo di sensi per i piedi e trascinandolo fuori: “E’ un sacco di merda…”.
Ora l’uomo versa in coma ed è ricoverato in condizioni disperate nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Cattinara. Ha riportato la frattura dell’osso parietale destro. I vicini hanno raccontato ai poliziotti quello che hanno visto: hanno descritto la violenza dei pugni e dei calci e quel corpo insanguinato che veniva trascinato fin sulla porta dello stabile.
«L’ho visto che picchiava l’altro come una furia», ha dichiarato Luisa Gatto che abita al secondo piano. E’ terrorizzata. «Anche se l’altro, un giovane biondo con i capelli corti, era a terra, Genzo continuava a picchiarlo. Quello -dice- è un tipo strano. Già durante la scorsa estate c’era stata una litigata… » «Lei è accusato di lesioni personali gravissime», hanno detto i poliziotti al Genzo. Le manette si sono strette ai suoi polsi e la volante l’ha portato in carcere. «Sto valutando se ipotizzare l’accusa di tentato omicidio», Ha dichiarato in serata il sostituto procuratore Giorgio Milillo. c.b. . – » (-Articolo pubblicato giovedì 18 marzo 1999)
Il caso però sfida la presunzione umana, dopo oltre dieci anni, era giunto il momento in cui il giornalista si sarebbe lasciato sfuggire l’indizio più interessante; pensai così di incontrarlo per caso. Posi l’identica domanda di tanto tempo prima mentre, come allora, lo accompagnavo per un breve tratto di strada: «… Ne è passata di acqua sotto i ponti, per cui oggi potrebbe dire chi voleva disattivarmi.»
«Non posso ricordarlo, è passato troppo tempo… quella persona però… lo vede quel palazzo? Dietro c’è la Questura, è lì che può trovarla.»


Un paio di mesi dopo pensai di consegnare al magistrato che anni prima aveva deciso di concedermi i domiciliari in seguito all’aggressione subita, l’ultima versione digitale del libro. Ares e Aral erano al mio fianco quella mattina, nel corridoio del Tribunale incontrammo gran parte di coloro che ebbero occasione di condannarmi. Un magistrato, dal sorriso accattivante, con un fascicolo sotto braccio si allontanò rapidamente dal gruppo per entrare nel suo ufficio.
«Mi scusi, sa indicarmi la stanza del dottor…»
«La trova all’inizio dell’altro corridoio.»
Ringraziai e nel farlo notai che mi stava osservando con una certa insistenza. Esclusi di averlo conosciuto in precedenza; il caso però possiede anche il senso della più sottile ironia. Le solite parole di circostanza quando non si sa come e perché un viso ci appare noto e, improvvisamente, una frase che illumina uno dei pochi lati rimasti bui del mio percorso giudiziario.
«Sì! Ora ricordo, la Digos, molti anni fa mi mandò una informativa a suo carico nella quale si asseriva che lei partecipava a messe nere assieme a un’altra persona di cui però mi sfugge il nome. Chiesi alla Questura se avesse commesso dei reati quali lo stupro o violenze di altro genere durante le cerimonie e risposero di no. Ovviamente ho archiviato, non essendoci nulla di penalmente rilevante era la sola cosa giusta da fare.»
Girai lo sguardo verso i cuccioli, erano rimasti impassibili ma, lo confessarono in seguito, letteralmente schifati dalla bugia dei poliziotti.
Oggi, pensai mentre mi allontanavo in direzione dell’altra stanza, la cosa giusta da fare è quella di riconoscere l’affinità tra la dolosa procedura della Digos e la dottrina “ad hominem” che, come noto, è il vezzo di screditare il messaggero per renderlo agli occhi di chiunque un personaggio riprovevole e da condannare.


Arrivato al Burlo salii rapido le scale, ero emozionato, ancora qualche passo e avrei visto due piccoli sciamani. Un mese prima della loro nascita, parlandone con Daniela, avevo sentito l’impulso di dirle che Aral avrebbe avuto la capacità di servirsi del suono per attuare i suoi scopi mentre Ares avrebbe fatto altrettanto per mezzo del vento e di ciò che a esso si correlava.

Quanto avevo intuito si accordava pienamente con le speranze di molti? Era probabile, non c’è religione che non ravvisi in alcuni esseri la capacità di intervenire sui fenomeni naturali e sulla materia propriamente detta grazie a una energia inesauribile.

L’infermiera si fece da parte solo quando le dissi di essere il padre. Entrai nella stanza e vicino alla finestra, inondato di luce, c’era un quadro commovente: due cuccioli d’uomo dal musetto raggrinzito che cercavano calore e contatto dalla donna spossata stesa sul letto. Poche parole, pochi sguardi per un miracolo, dovevo tornare rapidamente a Basovizza, i piccoli avevano sentito la mia presenza e ciò sarebbe bastato.

Due settimane prima del suo ricovero nel reparto maternità, accompagnai Daniela in città nell’arco di tempo che avevo a disposizione per l’acquisto dei generi di prima necessità. Arrivati in centro incontrammo casualmente Gilly; dopo i primi scambi di battute divenni più attento; disse che era ancora turbata dal sogno fatto la notte precedente. Il Giglio d’acciaio si mostrò profondamente colpita dall’originalità di quel sogno; conosceva i nomi scelti per loro e parlò del suo stupore nell’udire Aral emettere suoni dal significato chiarissimo: parole d’adulto in bocca a un neonato. Gilly non fece caso al lampo che passò negli occhi di Daniela e nei miei, continuò dicendo che anche Ares, appena fu sfiorato, le mostrò qualcosa di insolito: la capacità di librarsi leggero nell’aria.


Circa due anni dopo queste singolari coincidenze era stata realizzata la prima versione digitale del libro. Ora dovevo consegnarla, al pari della versione cartacea, a coloro che si sarebbero mostrati capaci di aggiungere elementi significativi alla nostra storia. Era stato realizzato il primo libro globale, chiunque, a insindacabile giudizio del protagonista principale del racconto, avrebbe potuto divenirne coautore semplicemente col proprio vissuto.

Quel pomeriggio, all’interno delle Torri d’Europa, i miei cuccioli entrarono nel cinema e corsero verso il bancone del popcorn, li raggiunsi lentamente osservando la ragazza che, divertita dalla loro esuberanza, si premurò di chiedermi cosa desiderassero; come spesso accade, diedi una risposta che avrebbe permesso di saggiarne l’animo inequivocabilmente: «Credo vogliano i popcorn ma non ho nemmeno un centesimo purtroppo».
La giovane, visto il mio aspetto trasandato non ebbe dubbi, senza aggiungere altro riempì due sacchetti e li consegnò ai piccoli. Dissi loro di ringraziarla, li presi per mano e andai verso l’uscita ma dopo pochi metri tornai sui miei passi, la ragazza mi rivolse uno sguardo interrogativo: «Devo darle la prova della loro gratitudine, desiderano donarle il libro che ho scritto, qualcuno le dirà che è magico… chissà… faccia attenzione, quello che è certo è che quel libro le permetterà di trovare ciò che cerca».
La ragazza era comprensibilmente stupita ma davanti a quella proposta accettò sorridendo. Un paio d’ore più tardi le consegnai quanto promesso e me ne andai. Il giorno dopo, Aral e Ares sgusciarono dalle mie mani e corsero al banco dei popcorn; la stessa ragazza della sera precedente, senza nemmeno chiedere cosa volessero, consegnò loro due sacchetti del prodotto. A mia volta ordinai un caffè. Al momento di pagare disse che i popcorn desiderava offrirli lei; obiettai che non avrei accettato senza conoscerne il motivo. A quel punto la giovane iniziò un divertente racconto:
«Ieri sera, finito il mio turno di lavoro, sono andata a prendere il motorino e mi sono accorta con disappunto che era stato rubato. Ho dovuto rientrare a piedi ma il mattino dopo, alle otto, sono stata svegliata dalla telefonata di un finanziere che mi invitava a recarmi nel loro ufficio per ritirare il motorino. Ho subito pensato allo scherzo di qualche amica ma subito mi sono resa conto che non era possibile, nessuno era a conoscenza del fatto e a quel punto mi sono tornate improvvisamente alla mente le sue parole: “…il libro ti farà trovare ciò che cerchi”. Sono corsa al deposito della Finanza e ho ritrovato tutto, dai documenti a l’ultima vite».


Nel complesso di negozi disposto su tre piani che si trova a due passi dalla loro abitazione, in quel periodo erano ancora attive una ludoteca per bambini e altre attrazioni, Ares e Aral vi avevano trascorso gran parte del pomeriggio; quando assieme al padre raggiunsero l’uscita del centro commerciale, faceva freddo e soffiava un vento che si infilava ostinato tra le grandi porte scorrevoli. Erano dei piccoli vivaci come tutti quelli di tre anni dovrebbero esserlo, attenti a quanto li circondava e sensibili in modo particolare a tante situazioni che lasciavano indifferenti molti altri.

Il ragazzo che si affannava inutilmente nel tentativo di mettere in moto il mezzo a due ruote catturò la loro attenzione; gli occhietti vispi andavano dal piede che spingeva con forza la messa in moto al volto del padre. Era una scena che non avevano mai visto in un mondo di misteri che pareva invitarli. «Guardate quel ragazzo che dovrà buttare la moto perché il motore non vuole più accendersi» -bisbigliai con ironia chinandomi su di loro-.
«Speriamo di no -fu la pronta risposta del giovane che sollevò la testa per guardare le gonfie nubi nere in avvicinamento- non ci sarà bisogno di buttarla ma di tornarmene a casa a piedi sicuramente sì». -aggiunse sconsolato-.
«Sei fortunato, questi sono due piccoli sciamani e per un solo euro ciascuno ci pensano loro a farti tornare con la tua moto prima che si scateni il temporale».
«Se fossero capaci di farlo l’euro lo sgancerei senz’altro» -disse senza alcuna convinzione-
«Avete sentito cuccioli? Ricordate cosa vi ho insegnato? Pensateci voi».
Pronunciai queste parole e ci accostammo alla moto. Il ragazzo nel frattempo si era fermato per prendere fiato.
Di certo non gli sembrò possibile, lo provò il suo improvviso balzo all’indietro quando il motore si accese con un ruggito perchè aveva inavvertitamente posato la mano sull’accensione elettronica. Sembrò non volerci credere e, allungata la mano, spinse il pulsante dello spegnimento. Logicamente il motore si spense, meno logico fu il nuovo ruggito quando premette l’accensione per la seconda volta. A quel punto, mantenendo il solito tono ironico, volli chiarire che non sarei intervenuto nel caso egli non avesse tenuto fede all’impegno; dissi solo che al suo posto, non mantenendo la parola, io avrei fatto molta attenzione agli autobus. Lo sguardo turbato del giovane divenne più sereno mentre consegnava le due monete ai bambini; forse pensò che una semplice spiegazione per quella strana coincidenza doveva pur esserci.
Quella sera mi soffermai a meditare su come gli esseri manifestino le loro capacità umane. Essi lasciano tracce prevalentemente “materiali” , costruzioni imponenti o distruzioni immani, opere d’arte straordinarie o gesta di mostruosa pazzia. Gli esseri che manifestano una natura divina o piuttosto una consapevolezza in grado di gestire la forza, ci permettono di assistere allo splendore dei fenomeni sincronici. Tale forza mostra di essere superiore a ogni altra conosciuta dall’uomo.


Rientrai nella cella senza riuscire a calmarmi. Non li avevano lasciati passare, non potevo vederli chissà per quanto. Vivevo quella situazione come se da essa dipendesse non solo la mia vita ma addirittura l’esistenza stessa di ogni cosa. Sentivo di dover attendere, che dovevo aspettare, ma cosa? Che facessero giustizia? Era assurdo solo pensarlo, il motivo era certamente un altro. Il corpo soffriva pene dantesche, raramente potevo scordarlo e, in quei momenti, sentivo di dipendere dai miei figli e questo mi donava una gioia inspiegabile razionalmente; come dire che essi avrebbero potuto polverizzare quelle mura? Che esisteva una energia di cui loro possedevano il segreto? Ecco, avevo capito, la ragione di tanta sofferenza, era giunta al momento opportuno per spingermi a confidare ai compagni di cella ciò che intuivo. Mi stesi sulla branda e incrociai le braccia dietro la testa rimanendo a lungo immobile; quando fui certo di poter esprimere ciò che si agitava nel mio animo presi carta e penna e iniziai a scrivere:
– Ciao cara, è il 15 agosto, mi vengono alla mente le tue parole e le tue lacrime, rifiuti di accettare una situazione angosciosa. Ora, ciò che ti dirò non mira solo a rassicurarti, è una riflessione che voglio condividere. Si costruiscono con elementi materiali dimore meravigliose e temi non sia possibile realizzarle servendosi di “elementi astratti” quali i sentimenti che condividiamo con i nostri cuccioli? Io sono certo che le nostre sofferenze sono come la calce, è caustica, brucia, acceca, ma è indispensabile per erigere edifici memorabili.
Penso che ripetermi non sia superfluo, credo possa farti sentire la mia effettiva presenza tra voi e all’interno di ogni vostro pensiero. Ogni vostra cellula è permeata dal mio amore e, nel momento “magico “ in cui ne siete consapevoli, grazie a questo “miracolo” ogni cosa vi è possibile: sia quella sognata da questo detenuto sia quella più nobile e giusta per gli animi semplici. Sabato scorso i miei cuccioli mi hanno preso per mano nella sala dei colloqui e hanno detto di voler portarmi a casa con loro; ho visto molto disappunto, soprattutto negli occhi di Ares e ho intuito che ciò avrebbe portato a qualche “danno”. Poco dopo esser rientrato in cella, il telegiornale riferì che un aereo era precipitato per una improvvisa depressurizzazione, una carenza d’aria, mentre era diretto verso la “magica” città di Praga. Quell’evento, pur terribile, è nulla rispetto ciò che potrebbe accadere quando la forza dell’amore viene compressa e ostacolata oltre il limite concesso: essa implode provocando conseguenze disastrose e ineluttabili…-
Alcune parole affettuose concludevano la lettera.

Il giorno dopo pensai di accennare velatamente a un compagno di cella ciò che pareva prospettarsi: il deleterio disappunto dei miei cuccioli.
Fu il commento sarcastico sul telegiornale della sera prima da parte di un recluso a far scattare quell’impulso. Erano notizie, parole che incanalano i pensieri delle masse in determinate direzioni, ora avevo anch’io delle belle notizie e non era il caso di farli attendere.
«Questi bastardi -iniziai deciso- se sapessero che i miei figli sono degli sciamani forse si mostrerebbero più disponibili. Sapete a cosa mi riferisco? -Senza attendere risposta mi rivolsi anche agli altri- sono come… una breve pausa per inquadrare il bersaglio e ripresi: -Tutte le religioni parlano di santi, di figure capaci di interferire con i fenomeni naturali e anche di provocarli, bene, gli sciamani non sono da meno. Aral e Ares non sono affatto felici per questa situazione, possono emettere una energia che al pari di quella tellurica e di ogni altra forza della natura non è possibile etichettare come buona o cattiva… semplicemente è e si manifesta. Pensate che straparlo vero? Vedrete che saranno riportati degli avvenimenti dalla stampa e dai telegiornali che vi porteranno inevitabilmente a pensare ad Ares e Aral».
Ovviamente non ricevetti alcuna risposta, le espressioni sui loro volti erano chiarissime, ma intuivo che era il momento di dare notizie molto diverse dalle solite.
27-agosto-05.
Ciao, ti scrivo per suggerirti di far giocare ancora i bambini col destino e per raccontarti degli altri fatti curiosi che sono avvenuti nel frattempo. Baciali per me e aiutali a cancellare dal calendario i giorni che ancora ci separano, sarà utile perché vivano questa esperienza in modo meno traumatico. Nella lettera precedente ti informavo del permesso di visita negato e di come rientrai furibondo in cella. Dicevo pure che quella ennesima stupida vessazione scatenò una rabbia che faticai a contenere. Ho anche scritto di aver detto in più occasioni ai compagni di cella che il disappunto di Ares e Aral doveva dar luogo a degli strani eventi che i telegiornali avrebbero riportato; delle notizie intrise di sconcertanti analogie che avrebbero fatto inevitabilmente pensare ai nostri cuccioli al punto di ipotizzare una loro “reazione” per l’ingiustizia che stanno subendo (ricorderai che li ho spesso descritti come due piccoli sciamani).
Devi sapere che uno dei presenti, un tipo che ama vantarsi di esser stato uno dei più abili contrabbandieri dell’alto Adriatico, mi ha chiesto con malcelato scherno se due piccoli sciamani possono provocare simili catastrofi. Non ho visto la necessità di dargli ulteriori spiegazioni e ho solo fatto notare che non mi ero mai riferito a essi quali responsabili delle calamità che sarebbero accadute; ho preferito ricordargli le mie parole esatte: “i telegiornali daranno notizia di eventi che ci porteranno inevitabilmente a pensare ad Ares e Aral”.
Ora col mio scritto voglio metterti di buon umore dicendoti che una conferma c’è stata a distanza di poche ore dalla nostra animata discussione all’interno della cella. Il telegiornale riporta che nel meridione un “vento” innaturale si è abbattuto su Bagheria in Sicilia facendone ammalare quasi tutti gli abitanti. Tutti presentano gli stessi sintomi: il vento provoca vomito, eruzioni cutanee, cefalee e altro e, dai registri degli organi competenti, si rileva che l’unica situazione meteorologica simile a quella che imperversa in queste ore su Bagheria si è verificata presso il lago d’Aral.
Le solite parole affettuose chiudevano la lettera e ci rinviavano al prossimo incontro.

Giunsero dal satellite le prime immagini di Katrina che si dirigeva verso New Orleans a trecentocinquanta chilometri orari e sembrarono l’ulteriore conferma di quanto era stato detto al mattino.
I telegiornali continuavano imperterriti a dare elementi di riflessione ai compagni di detenzione con una cadenza impressionante. Tra i più rilevanti, dopo il colloquio negato del 24 agosto, ci fu quello che riguardava la tragedia di Baghdad.
Era accaduto che una grande folla, dopo aver udito un “suono” dirompente, pensando a una esplosione provocata da un kamikaze (in giapponese significa “vento divino”) si precipitò verso il ponte sul fiume che si trovava nei pressi. Il passaggio simultaneo di tutta quella gente ne provocò il crollo e circa mille esseri umani finirono calpestati o annegati nelle acque sottostanti.
A distanza di poche ore si apprese che la nave Ares era stata inviata al soccorso di un aereo precipitato a causa di una improvvisa turbolenza e che mai come nelle ultime tre settimane si erano registrati tanti disastri aerei a seguito di fenomeni naturali. Gli aerei caduti in Grecia, in Venezuela e in diversi altri posti lo confermavano.
Il caso, anche questa volta, si era lasciato scorgere e, se i presenti rifiuteranno di darne testimonianza, poco importa, ci sono le lettere datate scritte dalla cella che possono confermare il racconto che ora state leggendo. Per apprezzarlo pienamente basterà ricordare che la forza che portano con sé, non è quantificabile, non è passibile di giudizio e nemmeno da temere; è una delle infinite espressioni della natura a cui tutti possono avere accesso.
Ciò non dipende dalla loro volontà cosciente e dunque, nessuna accusa può essere loro rivolta; essi potranno essere i primi “leader” provvisti di questa qualità e il loro compito sarà semplicemente quello di infondere e di provare a innumerevoli altri l’esistenza di un aspetto della Realtà dove ogni possibilità è esattamente ciò che la parola indica: possibile!


Degli episodi curiosi portavano inevitabilmente verso la stessa ipotesi e uno di questi, accadde il giorno del loro sesto compleanno, merita di essere ricordato, Va detto innanzitutto che i miei cuccioli furono sempre tenuti lontani da ogni forma di condizionamento, questa prassi, comune tra laici e religiosi, era a loro sconosciuta. Seduto sul divano con la testa fra le mani, vagavo tra mille pensieri. Non fu nulla di premeditato, si trattò di semplice curiosità e mi stupii per primo della domanda posta.
«Cuccioli, venite qui da papà, voglio sapere una cosa da voi.»
I piccoli smisero di giocare coi gormiti e si avvicinarono.
«Ascoltate, volevo chiedervi se sapete perché papà vi ha fatto nascere.»
Logicamente rimasero qualche istante interdetti, non se la aspettavano proprio quella domanda, del resto io non potevo immaginare la loro risposta.
«Voglio dire che quando vi ho fatto eravate piccoli così e ora, a sei anni siete più grandi, perché?»
«Per cambiare il mondo»
La risposta data in perfetta sincronia dai miei cuccioli fu il regalo che compensava il buio periodo trascorso in carcere.

Ma farò in modo che i miei due Testimoni compiano la loro missione di profeti… essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico… di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno.” (Apocalisse. 11/3-6)

Sono passati otto mesi da queste ultime righe e finalmente posso continuare il mio racconto. Sono chino sul letto, gli occhi di Aral si aprono e si chiudono indecisi se sorridere alla nuova alba o tornare a contemplare chissà quali fantasiose avventure oniriche. Ares, per nulla turbato dalla forte luminosità del mattino che entra prepotente nella stanza, continua il suo viaggio nel mondo dei sogni. Preferisco non svegliarlo e al fratellino sussurro se desidera recarsi al mare. Non ottengo risposta, solo un mormorio incomprensibile; provo insistere e a quel punto spalanca gli occhi e si solleva a sedere di scatto.
«Papà, che ore sono, faremo tardi a scuola?»
«Sssh…! Cucciolo, oggi è sabato, non ci vai, oggi possiamo andare al mare, è una giornata splendida»
Scivola giù dal letto e corre in camera dalla madre; parlotta piano cercando di strapparle il consenso a passare venti minuti col videogioco. Avuto il permesso accende l’apparecchio e l’istante successivo Ares è accanto a lui. Non mi aspetto di esser preso in considerazione quando il gioco li vuole per sé, di solito lo accetto ma ora istintivamente li richiamo.
«Ares… Aral… avete fatto un bel sogno questa notte? – Senza attendere risposta continuo testardo – intendo quei sogni particolari, come volare, cavalcare alani o bruchi giganti?»
Rimangono un attimo interdetti, ci pensano un po’ su ed esprimono il diniego scuotendo la testa. Sento salire un leggero stupore, come mai i miei piccoli sciamani da qualche tempo non sperimentano più quelle situazioni particolari capaci di donar loro intense sensazioni? Aral sembra aver sentito quella muta domanda perché chiude il cassetto dal quale stava sfilando il controller e, girandosi verso di me, inizia a esporre il suo pensiero come fa spesso: spezzettato, all’apparenza inconcludente, quasi privo di riferimenti e, probabilmente per altri, frutto di immaginazione incontrollata.
«Papà, ho già detto anche a mamma che a scuola giravo per la classe. Ascoltavo la maestra e poi è successo che non sentivo più niente. Poi sono andato al posto dei miei compagni e mi vedevo seduto come prima… ma mi pare di avertelo già raccontato»
Chiaramente non comprendo che poche parole ma sufficienti per farlo zittire e imporgli di riferire l’episodio dopo averlo ben richiamato alla mente.
«Aral, prima di parlare pensa a ciò che vuoi dire, non sempre gli altri possono indovinare ciò che non riesci a esprimere» -brontolo spazientito dal suo modo di fare-.
«Papà!… -pausa sostenuta- volevo dire che mentre la maestra ci parlava a un tratto non l’ho più sentita, muoveva la bocca ma non sentivo alcun suono e vedevo la classe… tutto quello che stava attorno a me, in bianco e nero. Non sentivo nemmeno più le mani, era come se non avessi più il mio corpo e a un tratto mi sono spostato e mi vedevo assieme ai miei compagni ma da una posizione diversa. Prima da quella del mio compagno più vicino e poi via via da quella di quasi tutti gli altri. Era come se vedessi attraverso i loro occhi.»
Ares nel frattempo è rientrato nella camera, lo scruto mosso da curiosità ma anche dalla sensazione che qualcosa di altrettanto insolito sia imminente.
«Ares, anche a te è capitato di guardare attraverso gli occhi di qualcuno?»
La risposta non si fa attendere: «Qualcun altro chi? No! Mai!»
«Papà! Papà! Una volta ero là sul divano e poi sono salito sopra la mensola dietro di me.» -Aral era intervenuto col suo modo impetuoso di porsi-
«Cosa? Ti sei arrampicato sui ripiani dove sono i libri? -Tuono una imprecazione e riprendo- è fermata con poche viti quella mensola, poteva cedere e ti saresti fatto male.»
«No! Non ci sono salito, eravamo seduti e stavo giocando col joystick ma d’un tratto mi sono sentito trasportare lentamente all’indietro verso l’alto quasi fino al soffitto. Da lassù potevo vedere me e Ares e contemporaneamente premere i comandi del controller. Ho fatto in tempo a chiedermi come da quel punto potessi comandare il mio corpo e il telecomando che tutto è cessato; sono tornato a vedere lo schermo dal basso e dalla solita distanza. Non mi è mai successo questa cosa, nemmeno durante un sogno. Perché capitano queste cose così strane papà? Succedono anche agli altri?»
La domanda è opportuna e merita una risposta adeguata alla loro capacità di comprensione. Tutto quello che siete capaci di immaginare esiste, quando sarete più grandicelli qualcuno potrebbe cercare di far passare le vostre esperienze per “pensiero magico”, non dico che non sia possibile perché cadrei in contraddizione, intendo dire che voi lasciate libera la Realtà che vi circonda di ospitare ogni possibilità, anche quelle inattese e incredibili.

Quella mattina i miei cuccioli si stavano ancora stiracchiando a letto quando entrai nella loro stanza; come al solito avevo trascorso la notte fuori, lo shock dell’allontanamento forzato dalle bambine e dalla mia casa aveva lasciato dei segni profondi. Rammentai con fastidio che i servitori dello Stato ne erano al corrente e, tra i tanti, anche i giudici che mi condannarono furono perfettamente consapevoli di infliggermi le torture psicologiche che straziano i carcerati innocenti. Era pur vero che le numerose vessazioni inflitte mancarono l’obiettivo di distruggermi ma era altrettanto vero che ora mi impedivano di dormire sotto un vero tetto; però non mi rammaricavo per questo, adesso la mia casa era ovunque, i miei cari alloggiavano nei luoghi più impensati… sotto qualche ponte, nelle fogne di Bucarest, nelle bidonville di Pretoria e quelle del Sud America; essi vivono nei luoghi meno idonei a condurre un’esistenza felice perché anche loro sono privi dei più fondamentali diritti. Con la coercizione lo Stato mi impose di sottostare a ogni suo capriccio, la mente, duramente provata, si ostinava a ripetermi che l’impensabile progetto, preparato nei minimi dettagli, si stava rivelando irrealizzabile; nessun uomo poteva affrontare il lato oscuro dell’entità astratta che incarnava e assecondava gli istinti più bassi di una parte consistente dell’Umanità. L’azione più logica sarebbe stata quella di accettare la sconfitta, quale uomo avrebbe continuato a perseguire un progetto senza alcuna ragionevole possibilità? La risposta era semplice, nessun essere umano in possesso delle proprie facoltà avrebbe continuato a crederlo possibile e, se il mio animo rifiutava la resa, ciò avveniva perché era consapevole di essere l’essenza di cui è composta ogni cosa immaginabile.


Lungo il breve tratto di strada che porta da Borgo Alto alla scuola di Aral e Ares mi abbandonai a delle ironiche riflessioni. “Ultimamente il mondo sta subendo una profonda trasformazione – pensavo – ogni certezza appare vana, politicanti, come a Vignola Falesina, si impiccano per gioco; mentre una volta vi provvedeva il popolo per davvero. Qualcuno mi chiede di scrivere un altro libro mentre altri suggeriscono di portare a termine l’undicesimo capitolo dal titolo Apocalisse”.
La decisione di aggiungerlo era stata presa perché vergare altri tre o quattrocento fogli per accontentare i miei primi lettori avrebbe richiesto tempo che non volevo destinare a tale scopo. Optai così per la soluzione più rapida e indolore. Trattenni un sorriso immaginando il Tentatore mentre cedeva alla tentazione di rispondere al desiderio degli uomini con le parole di Isaia: “La mia mano si farà conoscere per mezzo dei suoi Servi” e concludeva con una considerazione: “Il dovere dei padri è quello di rendere la terra un Paradiso per i loro figli. Essi riusciranno a realizzare quell’Eden solo essendo consapevoli che tutti hanno il diritto di entrarvi”.
Ora l’intenzione era quella di far conoscere il racconto e dare la possibilità a tutti di divenirne coautori. Rammentai quanto già scritto, il boicottaggio a cui ero stato sottoposto e la certezza che la diffusione necessaria non sarebbe mancata al momento opportuno. Avevo spiegato che una delle ragioni che avevano contribuito allo sviluppo dell’Opera era stata la scelta imperdonabile delle Istituzioni di far disgregare la mia famiglia senza pietà, anzi, chi doveva tenderci la mano, ci era salito coi piedi sulla testa per spingerci più a fondo. Tornò implacabile alla mente l’infernale periodo trascorso ad assistere la mia piccola Giada, quella sofferenza aleggiava perennemente nell’aria. La sua vita era minacciata concretamente anche da chi esigeva la sua puntualità a scuola. Benché informati che lei iniziava il suo sonno, se di sonno si può parlare, alle tre del mattino, per protrarlo, quando non veniva ricoverata d’urgenza al Burlo, fino alle otto, avevano ventilato il ricorso alla forza per portare la piccola a scuola nell’orario stabilito.
I miei timori, allora, non erano dovuti alle tante difficoltà come quelle in cui sono avvinghiate moltissime famiglie, intuivo che la catastrofe in arrivo a causa del cinismo, avidità, corruzione e di ogni altra nefandezza celata dietro le istituzioni di tutti gli Stati, sarebbe inevitabilmente passata anche sopra le teste dei miei cari lasciandovi il “segno”.»

Così, l’incauta scissione di un “nucleo” familiare, causò una inattesa reazione a catena: promisi a me stesso che avrei cercato colei che potesse darmi due “esseri” deboli, indifesi. Li avrei plasmati come chiavi in grado di aprire il cuore delle mie bambine e, in seguito quello degli uomini.
È accaduto tutto come era stato deciso, essi sono due forze della natura provviste di consapevolezza, inarrestabili, poiché, per caso, ogni intento di fermarli si infrangerà come l’onda sulla roccia. Chi, accecato dall’avidità si scaglierà su di loro verrà infranto. Essi hanno udito gli appelli di chi, pur essendo in armi, riconosce l’impotenza dell’uomo davanti ai problemi e agli scandali che rendono la terra un luogo di sofferenza.
I miei figli sentiranno quando giungerà il momento di usare il potere; quella energia di cui dispongono, per diffondere la conoscenza del libro nel mondo in pochissimi giorni; quando si è senza timore e si ode un “Suono” alla porta, la si apre, questo è proprio ciò che faranno, nel giorno deciso da sempre, i popoli.
Anche l’Entità celata, scimmiottando il potere di un Dio, ha voluto farsi aprire alcune di quelle porte; ciò non è stato fatto per realizzare il giardino dell’Eden ma per mostrarsi in tutta la sua arroganza; essa brama di costruire un Impero col suo sterco in disprezzo dell’Amore ma come semi portati dal “Vento” le parole scritte dallo Spirito germoglieranno in un Giardino vasto come tutta la terra; un Giardino aperto a tutti. Allora le armi saranno usate dagli “uomini verdi ” per dissodarlo.


I miei cuccioli desideravano avere una capanna tra gli alberi del boschetto vicino alla loro abitazione. Il posto era poco indicato per far giocare dei bambini, era quasi una scarpata che nel corso degli anni era diventata una discarica; nessuno per più di mezzo secolo se ne era occupato e ora il lavoro da fare era veramente tanto. Decisi di aiutarli a realizzare il loro desiderio e, come primo passo, suggerii di bonificare il posto.
Erano infaticabili, dopo aver raccolto le carcasse arrugginite di parecchi ciclomotori, materassi, reti di ferro, bottiglie e tutte le immondizie che affioravano nella sterpaglia, si dedicarono a dissodare e livellare la terra attorno al punto destinato a ospitare il riparo per gli attrezzi. Trascorsero l’estate a risanare il terreno, crearono i sentieri e le aiuole; realizzarono una scala con le pietre recuperate e ora, finalmente, all’inizio dell’anno successivo, erano riusciti a conferire a quel luogo l’aspetto di un orto-giardino medievale. Ora dovevamo dare un nome alla loro fatica, Giardino dell’Eden, sembrava quello più adatto.
I miei piccoli sin dall’inizio della loro impresa avevano piantato degli alberi da frutta nei punti risparmiati dai rifiuti; vicino a questi erano state poste varie specie di piante: fragole, meloni, ciclamini, la menta, lavanda, il crescione e altre ancora. Ogni sera si munivano degli innaffiatoi e passavano tra le aiuole per l’ultima incombenza che spetta a ogni buon coltivatore della terra. Nel Giardino che stavano lentamente realizzando, il caso aveva scelto di intervenire e mandare un segno a chi sapeva della loro intenzione.
erba-del-diavolo
Verso la fine dell’estate una donna, che abitava non lontano, entrò nell’orto su invito di Daniela. Le due stavano chiacchierando quando a un tratto l’invitata ammutolì: ai suoi piedi, proprio al centro del luogo prescelto per interagire in modo nuovo con la Madre Terra, era apparsa l’Erba del Diavolo. Lei, grazie alle sue esperienze precedenti la conosceva bene, non potevano esserci dubbi.
«Daniela… mah!… questa è una Datura, è la pianta aiutante degli sciamani, dove avete trovato i semi?»
«Si? Ne sei certa? Veramente è quella di cui parla Carlos Castaneda? Strano… abbiamo seminato di tutto e questa pianta è l’unica che sia cresciuta spontaneamente.»
Ero poco distante e ascoltavo divertito quella conversazione. Si trattava di una piacevole coincidenza; nel giardino, preparato dai miei due piccoli sciamani, si era stabilito il fiore che la tradizione vuole in grado di rivelare segreti solo a coloro che esso ritiene idonei.
Subito dopo la scoperta di quell’insolito ospite, Ares e Aral ebbero necessità di sapere chi, nell’ombra, aveva cercato di distruggere la loro Opera. Una notte, la stessa persona che in precedenza aveva più volte fatto trovare dei rifiuti sparsi nell’orto, versò del liquido infiammabile sulla capanna. Il fuoco non si propagò e il suo stupido tentativo fallì. La mattina seguente, trovate le tracce dell’incendio, pensai di sfruttare la situazione per mettere alla prova il fiore magico, l’aiutante degli sciamani. Rientrai e chiesi ai bambini di seguirmi.
Aral scese di controvoglia le scale mentre Ares brontolava per esser stato svegliato in anticipo. Giunti accanto al capanno notarono la videocamera che stringevo tra le mani: «Papà, cosa devi fare con quella?»
«Devo riprendervi mentre vi guardate attorno e mentre rivolgerete al fiore che è cresciuto al centro del giardino alcune domande.»
Ovviamente non compresero affatto però iniziarono a esplorare con lo sguardo attorno al capanno. Videro così i resti liquefatti di alcuni portafiori in plastica e capirono quanto era successo. Per qualche istante non pronunciarono parola nonostante gli spronassi a reagire, finalmente, dopo ripetuti inviti, si avvicinarono all’aiutante degli sciamani e chiesero di conoscere l’autore e il perché di quel gesto stupido e malvagio.
La risposta non giunse immediatamente e probabilmente pensarono che quella finzione fosse stata architettata per sdrammatizzare quella spiacevole scoperta. Nel primo pomeriggio i miei cuccioli stavano giocando, di sicuro avevano già rimosso la sgradevole sensazione di essere il bersaglio di qualche cinico individuo che, inaspettata, ci giunse la risposta del fiore magico. Arrivò sotto forma di un brevissimo dialogo che svanì lasciando nei presenti solo qualche blando sentimento di riprovazione. Per me quelle poche parole udite casualmente rappresentavano invece un dono che dovevo condividere con loro. Mi girai per chiamarli e vidi che stavano a pochi passi da noi. Li presi in disparte e raccontai cosa avevo appreso in quell’istante, cambiarono immediatamente espressione e sentenziarono: è stato lui, non c’é niente che si possa nascondere, avevi ragione tu.


Quella sera, la tempesta emotiva che si era abbattuta su di noi si era allontanata lasciandoci spossati. Daniela stava nel suo letto accanto ad Ares che dormiva. Erano già le dieci ma Aral non sembrava decidersi a seguirlo. Si spostava nella sua cameretta e io lo osservavo con attenzione; all’improvviso, senza apparente motivo chiese serio: «Papà, a quanti anni potrò leggere il tuo libro? A quattordici… quindici?»
«Cucciolo mio, sei ancora piccolino, hai undici anni e di molte parole non conosci ancora il significato. La conoscenza include responsabilità, ed è proprio ciò che fino a ora ho cercato di evitarti.»
Lui rimase un attimo interdetto, parve riflettere profondamente e replicò con una richiesta inaspettata mentre mimava l’atto di leggere il libro: «Papà, ma nessuno è mai rimasto così mentre leggeva il tuo libro?»
«Si! Certi rimangono “così” davanti a cose meno stupefacenti del Libro dell’Apocalisse che si materializza per loro nel momento che ne sentono la necessità; è una prerogativa di chi ancora procede verso l‘ultimo Eden.»
La risposta, che richiedeva per essere compresa un alto grado di consapevolezza, lo rese incredibilmente euforico fino a notte inoltrata. Immaginò scenari via via più complessi ma tutti ugualmente possibili; quel gioco di immaginazione rendeva Aral capace di sprigionare una meraviglia e una gioia così intensa che ripensai alla sera che avevo portato lui e Ares al parco dei divertimenti. Considerai che la loro felicità era stata tale, grazie a quel luogo pieno di luci sfavillanti, che solo il Lyla divino avrebbe potuto renderli più gioiosi; solo il Gioco che Aral aveva appena sperimentato consapevolmente per la prima volta.

Altri però non potevano attendere, dovevo diffondere il libro come richiesto dal militare con quel nome particolare. Così, mentre seduto davanti al monitor, deponevo nel web gli otto capitoli mancanti, i miei cuccioli si avvicinarono; desideravano forse lenire l’acuto dolore al braccio e alla spalla; conseguenza delle interminabili ore passate al computer, o, più probabilmente per strapparmi il permesso di divertirsi col videogioco. Si sa, i bambini non sono in realtà cinici, inconsciamente rifiutano il pensiero che coloro che amano possano soffrire.
«Papà, lascia stare, chiudi, riposa, non stancarti…»
Euforico per esser finalmente riuscito a donare la prima versione completa del libro a tutti coloro che avessero desiderato leggerlo, annuii sorridendo.
«Ora vedremo se ciò che si dice in giro è vero, credono si tratti di un libro magico; osserviamo cosa succede, se accadranno degli eventi che si possano correlare alla sua apparizione, li inserirò nel racconto e il merito sarà dei protagonisti di quegli eventi.»
Una volta tanto, ascoltarono attentamente quanto dicevo, sarebbe servito a testimoniarlo in seguito. Poche ore dopo il telegiornale informò che, con l’attuale, erano sei i papi ad aver dato le dimissioni. Certa stampa si sbizzarrì, pubblicò la foto del fulmine che aveva colpito il cupolone di San Pietro in concomitanza dell’annuncio e suggerì trattarsi di un segno divino. I giornali ipotizzavano ancora le ragioni di quel gesto inaspettato che si ebbe notizia di un corpo celeste precipitato sulla Russia. Aveva provocato danni a sei città e fatto temere agli abitanti di aver subito un attacco nucleare; beffa della sorte, forse portato proprio coi missili Atlas, spinti dai potenti motori RD-180 che, il loro governo, aveva fornito anni prima agli americani. Successivamente, a distanza di un paio di mesi dal boom elettorale di Beppe Grillo, al quale il presidente italiano non fece caso, un uomo disperato, piegato dalle difficoltà e da leggi che lo Stato si ostina a varare, come quella che consente e regolamenta il gioco d’azzardo, pensò di replicarne ben sette di boom.


All’inizio dell’anno Aral e Ares diedero prova di saper gestire, utilizzando l’intuizione, le loro capacità. I due cuccioli si erano profondamente indignati apprendendo dalla stampa il comportamento inqualificabile assunto dal prefetto dell’Aquila sei giorni dopo il disastroso terremoto che aveva colpito la sua città. Consigliai di scrivere alcune righe alla redazione del giornale locale per manifestare i loro sentimenti in proposito; ci impiegarono molto, di più io per togliere le parole focose con le quali avevano farcito lo scritto. Rimandai la consegna della lettera alla rubrica delle segnalazioni perché intendevo farla sottoscrivere da persone che condividevano il loro pensiero. Desideravo la vedessero pubblicata nel giorno del loro dodicesimo compleanno e, dandole maggior peso, avrei potuto riuscirci.
Al rientro, soddisfatto di poter esibire alcune firme; Aral, sbirciato con noncuranza il foglio che avevo teso informandoli delle mie intenzioni, mi stupì con la sua considerazione: «Papà, non affannarti a voler farglielo firmare, non tutti possono farlo, solo chi sarà puro di cuore, agli altri verrà impedito.»
«Davvero? E come?… Spiegati meglio, non capisco.»
«Non lo so, so però che accadrà, forse avranno un impegno urgente, la penna che non scrive o non la troveranno proprio. Qualcosa di certo accadrà che lo impedirà.»
Celai il sorriso per la sua innocente spontaneità e decisi di provare la veridicità di quanto avevo sentito. Il mattino seguente ripassai per i soliti bar, nel primo pregai di apporre la sua firma a una delle persone presenti. Il rifiuto non mi stupì affatto e nemmeno la motivazione. Nell’altro provai con chi ritenevo sensibili e non mi delusero. Decisi di continuare nella mia richiesta dalla sensazione che qualcosa di speciale potesse affiorare in quella particolare situazione e, per trovare ulteriore conferma delle ripetute coincidenze, consegnai la lettera ai cuccioli e li accompagnai a casa delle loro sorelle.
Lara aprì e li fece entrare, la Strega era impegnata a lavare i piatti in cucina, si asciugò le mani mentre si avvicinava per salutarli. I bambini presentarono la loro richiesta e lei si mostrò irremovibile nel rifiutarla.
«Non firmo perché vostro padre si serve di anime innocenti.»
Dispongo di una fervida fantasia ma non avrei saputo trovare un pretesto altrettanto inadatto. Chissà se avrebbe accondisceso alla loro richiesta e posto quella firma se avesse intuito che poco dopo la mano le sarebbe rimasta schiacciata lavando proprio dei piatti?

A causa di quei test mi ero attardato troppo, il giorno del loro compleanno era prossimo e la pubblicazione in concomitanza con esso era sfumata. Tutto però si plasmava secondo un particolare Disegno. Nel frattempo si avvicinavano le elezioni ed era imminente lo Tsunami Tour che avrebbe portato Beppe Grillo a Trieste.
Ricordo sempre con piacere il Giullare di Dio, il nostro primo incontro era avvenuto molti anni prima al Palazzetto dello Sport al termine del suo spettacolo. In quella occasione gli avevo consegnato il mio libro augurandogli di trarre ispirazione per i suoi futuri spettacoli. Lui annuì, era affabile e sorridente, si fece serio solo quando parlò di una curiosa coincidenza. Raccontò di esser stato a Parigi e che era rientrato da poco, aggiunse che passando davanti alla torre Eiffel aveva notato un particolare che l’aveva molto colpito: «Sulla Torre c’erano tre sei luminosi, si sta avvicinando il Duemila, la supposta data dell’Apocalisse e io in quel momento ero lì mentre mancavano appunto seicentosessantasei giorni.»
Negli istanti in cui si svolgeva il breve dialogo, Beppe sfogliava il Libro; forse lo sguardo perplesso era dovuto al fatto che aveva notato tra le pagine un elemento che non poteva sfuggire nemmeno a un mediocre lettore: l’autore.
«Non si preoccupi, vedrà che avrà ancora molto lavoro da fare, tra questi fogli ci sono delle intuizioni utili per i suoi prossimi spettacoli che lei certamente saprà apprezzare.»


Quella sera Piazza della Borsa era particolarmente affollata, Beppe Grillo arrivò a stento sul palco; da subito mi donò il piacere di udire parole sensate, non avevo alcun dubbio, lui avrebbe di certo firmato quel pezzo di carta che provava la sua speranza in un mondo diverso e migliore. Terminato il comizio lo avvicinai e chiesi di sottoscrivere le parole di due piccoli sciamani. Prese in mano il foglio, lesse con attenzione mentre qualcuno gli porgeva una penna e poi, trovato uno spazio libero sopra le altre firme, vergò quel documento così insolito. Lo salutai ringraziandolo per il suo insostituibile impegno nei confronti di tanti esseri e pe la sua capacità di donare serenità e speranza a chi la chiedeva senza aprir bocca.
Pochi giorni dopo sarebbe accaduto qualcosa di singolare, i miei due testimoni avrebbero assistito, in una cabina elettorale, al voto del loro papà. Dovevano capire il valore della coerenza, della scelta di non scendere a compromessi e, per ottenere quel risultato, la condivisione era indispensabile. Mentre li riaccompagnavo a casa sentivo il cuore gonfio di gratitudine, perché, grazie ai due piccoli, gli effetti non sarebbero tardati. Ora, potevo mettere al loro posto i due Tasselli del Disegno che tenevo in mano. Quelle enigmatiche parole di San Francesco di Paola, di mistici e veggenti, stavano finalmente per apparire più chiare?

«Egli fonderà in Italia la grande Società e l’Esercito dei Crociferi che sul principio saran derisi dagli increduli… i principi ignoranti (governanti) disapproveranno i più dotti nelle cose celesti (modus vivendi spirituale) saranno puniti di editto, cacciati come scellerati e uccisi là dove saranno trovati… La grande Società dei Crociferi sarà fondata in Mesopotamia (si indica l’Italia, come precisa in altro suo scritto l’autore di questa antica profezia) dal fiume (di gente)vicino (simpatizzanti) la compagnia leggera (gueriglieri) che tale legge riterrà nemica… Di filosofi setta nuova, morte disprezzanti, oro onori ricchezze. Confinanti non saranno dei Germani monti, incitamento e appoggio dai simpatizzanti avranno.

Un risultato inaspettato di queste elezioni è stato quello di vedere degli onorevoli rifiutare il titolo loro concesso, respingere gli alti compensi ed esser derisi con grande accanimento. È un bene che sia accaduto ciò? È credibile che a Trieste si realizzi la punta di diamante per quel movimento giovane ed entusiasta affinchè possa incidere profondamente nella Storia? È stato il caso a suggerire a Eugenio di donarmi il libro di Ignazio Universo: -TRIESTE E I MISTERI DI VILLA REVOLTELLA-? È di qualche utilità proporvi il dialogo tra Myia, descritta quale figlia di Pitagora e il Barone Revoltella? In altri passaggi sono anticipate pure delle interessanti ipotesi scientifiche che solo in seguito verranno formulate anche dai ricercatori al di là dell’oceano.
Il figlio di Universo mi confidò che mai ebbe occasione di notare interesse per i temi esoterici da parte del padre, e questo, rende ancora più interessante il suo racconto.
Tornando al dialogo tra i due, si è visto che le parole di Myia sono straordinariamente attuali e, identiche nella sostanza, alla predizione di un chiaroveggente rinvenute all’interno di un testo fatto stampare in italiano da una associazione esoterica di Lubiana. Sulla copertina del libro è rappresentata Trieste al centro di cerchi concentrici colorati coi quali si intendono le idee innovative che da essa inizieranno a diffondersi nel mondo.

«Da parte mia ho scelto l’ambiente triestino per i miei soggiorni sperimentali e te come amico. In fatto di sensazioni soprannaturali Trieste è ineguagliabile. Non esiste nel mondo materiale alcun altro luogo che possa competere con essa. Qui si concluderà la mia missione e Trieste è destinata a diventare il centro del vero sistema del mondo. Il tuo nome sarà indissolubilmente legato al nuovo centro triestino e correrà per il mondo a una folle velocità.»  (Tratto da -Trieste e i misteri di Villa Revoltella- pag. 136)


Eravamo rientrati dopo aver assistito alla manifestazione del MTL, il Movimento indipendentista costituitosi da poco che si prefiggeva l’attuazione del trattato di pace del 1947 alla luce della disastrosa situazione economica e politica attuale locale.
I cori che inneggiavano a Trieste libera si susseguivano incessanti, era il momento di instillare nelle menti il seme di una pianta stupenda: quella che produce frutti impensabili, quelli che realizzano utopie.
«Tries-te!!!…» «Li-be-ra!!!…«Tries-te!!! «Li-be-ra!!!»
«Mondo!!!…» «Li-be-ro!!!»
L’urlo di risposta che ne era seguito era stato immediato, la semina era stata fatta al momento giusto e non rimaneva che aspettare il raccolto.
In quella occasione erano stati pure lanciati degli ultimatum. Di certo nessuno immaginava il significato profondo che potevano assumere e nessuno immaginava cosa i miei cuccioli avrebbero suggerito di fare alla scadenza dell’aut-aut.


«Aral, hai sentito che hanno parlato di ultimatum? Come pensi sarebbe giusto reagire di fronte all’ingiustizia? La posizione assunta dal movimento si è fatta critica, se lasciano perdere perdono la faccia, se scendono in campo perdono la vita, tu cosa proporresti?»
«Tutti devono chiedere ciò che chiede il MTL, i popoli devono diventare uno e libero.»
Era strepitosa la semplicità con la quale avevano trovato la soluzione.
Suggerivano una dichiarazione di indipendenza congiunta dei popoli, una richiesta palese compatibile coi fini consigliati da 12 “Consiglieri”. I 12, chiamati alla realizzazione delle speranze e dei sogni di tanti, eviteranno che la reazione di pochi sfoci in un bagno di sangue, dovranno pure stabilire come e quando fermare chi quei sogni li osteggia da sempre.
«Come potremo chiamare questo nuovo paese? -chiesi aspettandomi una piacevole sorpresa-.»
La risposta di Aral fu immediata:
«Pangea… come era all’inizio, prima che i continenti si separassero, solo che questa sarà una Pangea spirituale.»
«Credo che questo nome possa rappresentare sia l’unità materiale perduta che l’unicità spirituale conquistata, -sottolineai convinto-. Sono veramente orgoglioso di voi.»
Il pomeriggio seguente ripresi l’argomento che mi stava a cuore:
«Cuccioli, lasciate i compiti e venite un attimo, dovete indicarmi alcune innovazioni che distingueranno Pangea. Ricordatevi che vale anche per voi il presupposto valido per tutti: se scriverete con animo puro, ciò che sarà vergato sarà realizzato.»
Ares e Aral, felici di sospendere l’impegno scolastico, si accostarono immediatamente. Ares, impetuoso come al solito, suggerì di procurarsi una macchina del tempo per fermare chi era dedito alle attività criminali prima ancora che fosse nato. Gli ricordai che anche grazie alle esperienze atroci, che quegli esseri nefandi infliggevano alle altre creature, alcuni raggiungevano la saggezza necessaria alla realizzazione di un sogno chiamato Pangea.
I bambini presero ciascuno un notes e, come se stessero gareggiando, elencarono ciò a cui aspiravano. Le loro sagge proposte si accavallavano come onde di un mare in tempesta. Li lasciai fare, certo che alla fine il sole sarebbe tornato più splendente di prima.
«Nel paese libero di Pangea le mamme non avranno necessità di allontanarsi dai loro piccoli per poterli sfamare e i papà lavoreranno la metà del tempo di oggi. Ogni persona godrà per diritto naturale di beni quali abitazioni, alimentazione, soccorso e prevenzione sanitaria; la prevenzione e la protezione dalle calamità naturali sarà capillare e scientifica, non sarà possibile l’acquisto di foreste, fiumi, mari, oceani di petrolio e altro perché appartenenti a ogni abitante di Pangea e pertanto verranno considerati Patrimonio dell’Umanità al pari di quelli già riconosciuti come tali. Si realizzeranno mezzi di trasporto più efficienti ed ecologici così da poter ammirare ogni aspetto del gioiello sul quale si trascorre l’esistenza. Tutti contribuiranno a eliminare l’inquinamento letale indotto dallo sfruttamento delle risorse e degli abitanti del pianeta. I prodotti usa e getta diverranno un ricordo sgradevole del passato, quelli realizzati con nuovi criteri saranno accessibili a tutti ed esenti dai “difetti” che sappiamo: obsolescenza programmata, nocività ecc.»

Un nuovo sistema economico sarà adottato dai suoi abitanti, nessun valore verrà più attribuito al denaro e alle diverse forme che lo manifestano quali i titoli, le obbligazioni, gli assegni, i numeri che appaiono sullo schermo di un computer o un chip inserito nel corpo delle persone. Il vero valore sarà rappresentato dal tempo che uno trascorre rivestendo la forma umana. Semplificando si può dire, senza tema di sembrare avidi, che un minuto della propria vita verrà parificato alla stregua di un euro. Il tempo consigliato da dedicare alla collettività, risulterà dunque essere pari a 240 minuti, che equivalgono appunto a 240 euro. In realtà pura astrazione e nonostante ciò, con essa ci si potrà assicurare quella vita dignitosa e felice a cui da sempre si ha diritto.

Presi in mano il foglio e cercai di riassumere il loro punto di vista.
«Intendete dire che tutti avranno diritto a tutto… tutto ciò che è possibile fornire a tutti?»
«Si! Papà”»
Pensai che quei semplici suggerimenti avrebbero potuto essere usati dai dodici consiglieri del MTL come proposta destabilizzante dello status quo e indicata al mondo allo scadere dell’Ultimatum. La proposta di annessione al nuovo Paese, la Pangea, dove la Patercrazia avrebbe trovato pieno accoglimento, era perfettamente in sintonia con l’autodeterminazione dei popoli, ed era anche indubbiamente fattibile con rapidità e auspicabile. Ora, l’onere di iniziare la sottoscrizione nelle pagine a voi riservate, affinché sia manifesta la vostra volontà di ottenere la vera libertà, spetterà a chi mostrò di credere per prima alla possibilità di realizzare l’apocalittico progetto di Erieder.


Un episodio singolare è accaduto dopo gli ultimi avvenimenti politici a Trieste che sono stati brevemente illustrati. Il fatto nuovo ha indotto una riflessione che va condivisa coi lettori giunti con discernimento fino alla fine-inizio del racconto. Per favorirne la condivisione è però necessario rivedere il vaticino a pagina 132. Vi troveremo una precisa indicazione riguardante la collaboratrice dell’Anticristo: si tratta di una Colomba bianca e gialla, è col suo consapevole aiuto che nel TLT si continua a scrivere il Terzo Testamento?
Il Foglio

16 ottobre 2013 – ore 14:51

“Francesco -dice Fellay- fa di tutto per scappare da ciò che è troppo chiaro e troppo certo, ha la passione per il -più o meno-, per il -circa-. Ma la Fede è così perché Dio è così”. La critica è totale, la chiusura netta: “Se l’attuale Pontefice continuerà nel modo in cui ha iniziato, dividerà la chiesa. Sta esplodendo tutto, la gente dirà che è impossibile che lui sia il Papa, e lo rifiuterà”.

Per vari motivi, al tempo non furono inserite le interpretazioni di quella profezia date dai più attenti commentatori; ora invece possiamo verificare la curiosa coincidenza con gli eventi attuali. La colomba bianca e gialla, secondo quei commentatori, rappresenta l’istituzione ecclesiastica, il Papa è il suo massimo esponente e, negli ultimi giorni di questo sistema, l’Antimessia l’avrebbe messo a capo delle sue schiere; ebbene, mai si è visto un Pontefice che, con tanta disarmante semplicità e grande enfasi, sottolineasse uno dei precetti cari all’Antilegge: “Non si può servire Dio e il denaro! Non si può, o l’uno o l’altro!” Francesco, poi ha aggiunto: “C’è qualcosa nell’atteggiamento verso il denaro che ci allontana da Dio.”
Questo concetto va approfondito riflettendo su alcuni aspetti fortemente negativi del denaro. «I biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca Centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese.» (Art. 4, comma 5 del T.U. n. 204/1910)
È incontestabile che le leggi relative ai rapporti commerciali sanciscono l’obbligo da parte degli “spacciatori di valuta” (così vanno indicati) di sostituire la merce o risarcire l’acquirente qualora essa si dimostri inidonea allo scopo per il quale viene immessa sul mercato. Al denaro si attribuisce concordemente la funzione di realizzare rapporti economici e di altro genere finalizzati al raggiungimento del benessere collettivo. Guardandoci attorno, scopriamo invece che la valuta è una merce inscindibile dai suoi tremendi effetti collaterali, perfettamente sovrapponibili a quelli delle più micidiali sostanze stupefacenti.(Codice del consumo: Diritti del consumatore -Difetto di conformità- Art. 130 comma 1/2/3)
Anche le obiezioni degli spacciatori sono sempre le stesse: “Non costringiamo nessuno e gli effetti deleteri sono dovuti a un uso sconsiderato da parte dei clienti”. Queste assurde tesi sono condivise da chi non sa immaginare un diverso modo di intendere i rapporti interpersonali e da chi, in mala fede, considera gli altri solo un mezzo per ottenere vantaggi personali.

Il 23 settembre 2013 il Corriere della Sera aggiorna sugli ultimi interventi del Papa. -Francesco in Sardegna si è espresso così: “Non mi sono pentito. E non perché mi senta la forza di Tarzan, ma perché Gesù non mi ha lasciato solo.” Davanti a gran folla chiede umilmente: “Signore… Gesù… insegnaci a lottare per il lavoro… al centro di questo sistema c’è un idolo e il mondo è diventato idolatra di questo dio denaro. Comandano i soldi!”
Queste parole sono il nuovo modo di “consigliare” del Pontefice. Per simboleggiare la forza si cita molto spesso Ercole, a “Tarzan” sono riconosciute altre qualità; possibile che la sindrome della centesima scimmia abbia colpito così in alto? Stiamo infatti vedendo che il pensiero dell’Anticristo, riguardo allo “sterco del demonio”, viene condiviso da gruppi di persone sempre più numerosi e questo le fortifica. Ora la richiesta espressa a nome della folla di apprendere come condurre la lotta verrà esaudita e lo stesso intento dovrà guidare tre falangi che sarà impossibile piegare. Esse saranno composte in tal modo: la prima da un numero ridotto di uomini dalla profonda saggezza capaci di consigliare, essi convertiranno molti; la seconda da uomini di buona volontà che eviteranno a Gaia di subire altre ferite. La terza da irriducibili guerrieri dello Spirito che proteggeranno i primi.
Verrà intuita l’inderogabile necessità di cambiare l’atteggiamento verso il dio denaro. Verrà additata l’ipocrisia dei Governi delle Nazioni perché tolleranti un mezzo prodotto con la corruzione e l’inganno dai potenti. Uno strumento che si fa credere essere il solo capace di garantire rapporti economici e di altro genere basati sulla lealtà con il fine di condurre una vita dignitosa. Oggi anche i ciechi vedono le tenebre di quell’inganno, l’inferno dove, sull’altare del dio denaro, si sacrifica tutto: dignità, fedeltà, umanità, felicità ecc.
Si tratta di uno strumento diabolico. Chi lo crea dal nulla scimmiottando la potenza di un Dio può disporne come crede e, quando lo accorda agli uomini, non possiede una caratteristica irrinunciabile: la funzione per la quale essi pagano col loro sudore, con la loro vita e con quella dei propri figli. Lo urlano miliardi di indigenti con la spada di Damocle rappresentata da guerre, carestie, crisi economiche, inquinamento ecc. sopra le loro teste, e stanno volgendo al cielo le loro preghiere.
Per diverso atteggiamento riguardo il denaro, non si intende certamente una esplosione d’odio incontrollato verso lo “sterco del demonio” e di chi lo impone con arroganza, si consiglia semplicemente di chiedere con determinazione la sua sostituzione con altro mezzo idoneo o il completo risarcimento. La scimmia di un Dio non può né vorrà dare risposta che non si tinga di sangue, per voi dunque, sarebbe opportuna l’Apocalisse, essa giungerebbe nel momento adatto?
Le genti vedranno il modo straordinario col quale si realizzano le loro speranze, assisteranno all’intervento del caso coloro che confidano in lui e nelle parole vergate a pagina 120: “Vediamo dunque che un modo incredibilmente semplice per instaurare un sistema che non necessiti di carceri, Magistrati, forze dell’ordine ecc. sia appunto quello che auspico: divenire “credenti”, credere in quella parte di noi incapace di mentirci per poter scoprire che tutto ci è possibile. Può sembrare banale e scontato tutto questo; si vorrà obiettare che senza aprire le porte le porte delle carceri non è possibile ottenere alcuna riparazione né ravvedimento. Nell’attuale livello di consapevolezza è così, c’è scetticismo perché non si considera una possibilità importante: per salire i gradini della consapevolezza vi sono molti modi, uno di questi è sostituire le priorità e poi mantenerle sulla scala dei valori nel punto che abbiamo loro assegnato“.


UDIENZA A 150 CAPPELLANI DELLE CARCERI ITALIANE

Il Papa: anche Dio è carcerato, anche lui è nella cella
Papa Francesco: “Facile punire i più deboli, mentre i pesci grossi nuotano liberamente”

Papa Francesco
Roma, 23 Ottobre 2013
papa“Anche Dio è un carcerato, anche lui è nella cella”, “è dentro con loro, anche lui è un carcerato, dei nostri egoismi, dei nostri sistemi, delle tante ingiustizie che è facile “applicare” per punire i più deboli, mentre i pesci grossi nuotano liberamente”. Queste le parole di Papa Francesco ai sacerdoti delle carceri italiane nell’Aula di Nervi; “non è utopia una giustizia di porte aperte, una “giustizia di speranza e di porte aperte” “non è una utopia”, ha detto il Papa parlando a braccio all’udienza coi cappellani delle carceri. “Recentemente -ha continuato Papa Francesco- avete parlato di una giustizia di riconciliazione, ma anche una giustizia di speranza, di porte aperte, di orizzonti, questa non è utopia, – ha commentato – si può fare, non è facile… ma si deve tentare…”
Infine, don Virgilio Balducci, ha chiesto al Papa di sostenere “davanti ai politici dell’Italia che anche l’Italia ha bisogno di una giustizia maggiormente conciliante e sarebbe ora che la si applicasse”. (ANSA)


La completa condivisione del Mistero escatologico, individuabile nel piano segreto di guerra di Dio, steganografato con diabolica astuzia all’interno del racconto, si otterrà tramite “Aral e Ares”. Essi rappresentano e custodiscono anche la Chiave con la quale Erieder aprirà l’ultima Porta; solamente con tale Strumento, realizzato con un atto d’amore per quello scopo, è possibile farlo.

«Dopo che la mano dell’eterno Scrittore, di chi può vergare il destino, avrà finito la sua Opera, finirà anche l’attesa di chi aspira a far riconoscere la sua mano; essi obbediranno al “consiglio” di renderla evidente a tutti i popoli semplicemente condividendo l’estasi celata tra queste pagine. In seguito non tutti giungeranno alla soglia del punto dove ogni cosa è possibile ma chi entrerà al suo interno, il futuro inizierà a scriverlo da sé con infinita libertà.»


Si è sentito il Pontefice spiegare di non sentirsi la forza di un Tarzan, due settimane dopo la Colomba bianca e gialla è venuta a posarsi tra le ultime righe dell’undicesimo capitolo per poi librarsi in volo. Porta con sé il loro senso profondo per diffonderlo tra gli uomini di buona volontà? Sembra di sì! Navigando in internet, le sue parole continuano a stupire, si rivelano un incitamento a seguire l’invito dell’eterno Scrittore?

Papa: Ci lasciamo scrivere la vita da Dio o vogliamo farlo da noi? 7 ottobre 2013. -11:36 (ASCA)- Città del Vaticano, 7 ottobre – “Io mi domando e domando anche a voi: ci lasciamo scrivere la vita, la nostra vita, da Dio o vogliamo scriverla da noi?”. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia durante la messa celebrata stamane a Santa Marta soffermandosi sulle figure di Giona e del Buon Samaritano.


Siamo giunti alla fine di giugno e sul quotidiano locale, con malcelata soddisfazione, si informa la cittadinanza dell’avvenuto divorzio tra le due anime del MTL. Immediato, dietro alla delusione, ecco apparire un pensiero deflagrante: “Non tutto è perduto! Prima della rottura hanno inconsapevolmente concepito qualcosa di insperato… i fondatori di Pangea.

Un’utopia che essi sono in grado di realizzare in poche ore qualora venga richiesto nel modo dovuto. Bastano poche parole per far conoscere e auspicare la nascita di Pangea; non è altro che un territorio libero esteso su tutto il pianeta. L’idea di realizzarlo è stata suggerita a due bambini della Zona A dai suoi abitanti durante la manifestazione dello scorso anno organizzata dal MTL.
Questa fascia di terra, che può far sperimentare non solo lo stato psichico noto come sindrome di Gerusalemme, di Stendhal o di Firenze ma anche l’estasi vissuta dai mistici, da oltre mezzo secolo subisce la protervia degli artefici di un disastro ambientale che potrebbe costringere all’esodo i suoi abitanti.

Ares e Aral hanno fede nella riuscita del loro progetto, essa è determinata dal conoscere che, seppur inconsapevolmente, tutti anelano alla realizzazione di Pangea e come sta scritto, essi soli sapranno diffondere con straordinaria celerità e fino all’angolo più remoto, la buona notizia che il Terzo Testamento, come profetizzato, a tutta l’umanità è stato donato.

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Carta Costituente di Pangea

Trovo particolarmente interessante e attuale l’affinità tra il Nuovo Testamento, il Vangelo, e il Terzo Testamento riguardo la missione affidata al popolo Eletto… 144.000 dedicati al progetto destinato a portare infiniti benefici a ogni essere vivente, il nucleo con il compito di “consigliare” chi sta compiendo gli ultimi passi sulla Via del Ritorno al Paradiso Perduto.
Nessuna impresa umana si può equiparare a questa, essa è sommariamente descritta in Genesi 49 e, quando si legge che Pangea, ma il suo nome può essere quello a voi più gradito, è il coronamento del sogno che le menti più eccelse fecero durante tutto il cammino del genere umano, affermo una verità dimostrata dagli scritti che quelle menti tramandarono ai posteri.

Ai peggior sordi, a quelli che non vogliono sentire, non servirà che gli si dica di consultare gli scritti di Giordano Bruno, Gioachino da Fiore, Ruggero Bacone o quella pagina della Bibbia dove viene descritta la missione volta a ripristinare ciò che si manifestava con Melchisedek, il Re-Sacerdote, che rappresenta la condizione umana come emanazione del divino. Gli uomini più potenti della terra hanno dunque mancato al loro compito come fallirono gli Elohim che non riuscirono a ricreare il Giardino dell’Eden. Il caso, imprevedibile come al solito, concede loro l’opportunità di riprovarci seguendo i consigli di una guida Paterna.

Un fatto realmente accaduto può spiegare meglio di mille parole.
Sono passate alcune settimane da quando tenni in braccio lo Sciamano della Luce per la terza volta; di primo pomeriggio, il bambino, un piccolo di novanta giorni bellissimo, stava disteso sul tavolo del soggiorno e giocava con le mie dita stringendole con forza; a un certo punto una domanda mi sfuggì spontanea: «Vorrei sapere se anche tu sarai un piccolo sciamano». Accanto a noi, la madre lanciò al piccolo uno sguardo colmo d’affetto e mormorò: «Pure lui è uno sciamano! Ma della luce!»
«Prima che si possa affermarlo dovrà dimostrarlo!»
Sorridendo mi chinai su di lui e lo invitai a fare un insolito “giochino” per testare le sue capacità. Gli spiegai, sapendo che il suo animo era attento alle mie parole, cosa desideravo: qualcosa di eccezionale che sarebbe dovuto apparire sulle news in internet e sui media prima che fosse giunta sera. Il piccolo, il nome lo ometto per volontà di lei, sembra aver voluto giocare con la Macchina di Luce di Ginevra poiché, poco dopo, davanti al monitor, lessi la notizia della scoperta del pentaquark, la particella subatomica che gli scienziati avevano cercato invano per cinquanta anni.


Quella sera, poiché una sorella di Ares e Aral compiva gli anni, chiesi loro di accompagnarmi per consegnarle un dono; ero certo che l’insolito regalo sarebbe stato gradito. Nella casa era presente il piccolo sciamano della Luce che catturava l’affetto di tutti con strilli acutissimi e sorrisi; a un certo punto chiesi l’attenzione dei presenti e lo invitai a fare lo stesso giochino straordinario della prima volta; a tal fine pretesi molta rapidità nell’eseguirlo e, come in precedenza, il piccolo sciamano della Luce sembrò assecondare i miei desideri. Venti minuti dopo, quel giochino fantastico metteva radici nella realtà grazie a un bimbo di sette mesi poiché sul monitor appariva una interessante notizia:
“A Ginevra, con la Macchina di Luce, si sta per dare inizio a un esperimento eccezionale allo scopo di dimostrare l’esistenza di un universo parallelo”.
Nella comunità scientifica lo stupefacente progetto era ben noto da tempo, il piccolo sciamano era invece perfettamente all’oscuro ma, se sussiste l’intento di conoscere o di agire per modificare la realtà, allora la Sapienza infusa nell’arco di dodicimila anni nell’animo degli sciamani, può di certo operare.
Quel mondo parallelo non è altro che la Dimensione le cui peculiarità sono chiaramente descritte nel Terzo Testamento. All’uomo non basta scoprire quell’universo, lui vorrà entrare e il Caso lo aiuterà donandogli il Libro; sulle sue pagine egli troverà scritto che esso rappresenta la Chiave per accedervi.


Chiediamoci quanti sono coloro che gioiscono delle avversità, delle preoccupazioni e delle sofferenze che questo sistema corrotto e cinico elargisce in ogni luogo… pochi e profondamente anormali e, per questo valido motivo, si dovrà esprimere congiuntamente il nobile intento celato nell’animo dei più. Gli scettici vorrebbero essere rassicurati riguardo la possibilità di ricevere aiuti imprevedibili; chi esaudisce questo loro desiderio commette un grave errore: prediligere indefinitamente la teoria alla pratica.
La giusta azione in effetti non richiede dibattiti, votazioni, astensioni e altro, essa si esplica nell’interesse di tutti gli esseri viventi all’istante! Eccone una che il Cambiamento lo può provocare senza che un fiume di sangue si debba attraversare: Compilare un semplice Modulo di adesione. Nessun dato verrà divulgato o ceduto a terzi ma sarà opportunamente conservato quale prova della decisione di un numero esponenziale…  120, di persone, che Pangea non si riveli essere soltanto una ingannevole illusione.


Adesioni a Pangea

Andrej, Pavatich , Italia, Trieste , Andrej, Pavatich , Italia, Trieste , Andrej, Pavatich , Italia, Trieste, Martina Esposito, Esposito, Italia, Trieste, Paolo, Filippi, Italia, Trieste, Alessandro, Leo, Italia, Trieste, Alessandro, Leo, Italia, Trieste, Enea, Genzo, Italia, Trieste, Federico, Franzil, Italia, Trieste, Soklo Joel, Kassabagnin, Togo, Atakpame, Daniel, Sperl, Austria, Innsbruck, Carolina , Osorio, Colombia, Bogotà, Davide, D'Olimpio, Svizzera, Schoenenwerd (So), Enrico , Celic , Italia, Trieste , Ario, Cuccurin, Italia, Trieste, Manuela, Bubnic, Italia, Trieste, Claudia, Valentini, Italia, Trieste, Andrea, Anselmo, Italia, Trieste, Gabriele, Ivis, Italia, Trieste, Silvio, Iurissevich, Italia, Trieste, Alexia, Mercandel, Italy, Trieste, Massimo, Bartole, Italy, Trieste, Gianluca, Sbisà, Italy, Trieste, Stojanka, Stojanovic, Serbia, Belgrado, Sergio, Mahorcic, Italy, Trieste, Mor, Ndaiye, Senegal, Ndaiyegoyre, Ciro, Esposito, Italy, Portici, Adriana, Visintin, Italy, Trieste, Branko, Kokotic, Croatia, Fiume, Stefano, Destefano, Slovenia, Koper, Melissa , Lapucci, Italy, Viareggio, giorgio, vrtlar, Italy, trieste, Stephano, Hinojosa, Peru, Arequipa, Riccardo, Rizzi, Italy, Trieste, Mario , Sovrani, Italy, Trieste, Pietro Paolo, Filippi, Italy, Trieste, Luis Eduardo , French, Argentina, Autonoma Buenos Aires , Lorena , Menneri, Italy, Trieste , Andrija, Ciric, Serbia, Pozarevac, Zikirou, Agoro, Togo, Kparatao-Lomè, Ibou, Niang, Senegal, Beude Gassama, George, Coman, Romania, Constanta, Walter, Civita, Italy, Trieste, Aljoša, Bembič, Slovenia, Koper, Luis Pedro, Paron, Argentina, Villa Regina, Birau Ioan Bogdan, Bogdan, Romania, Calarasi, Elisabetta, Vedovelli, Italy, Trieste, Aleksander, Godina, Slovenia, Koper, Alenka, Trbovc, Slovenia, Capodistria, Igor, Vattovaz, Italy, Trieste, Paolo, Morgan, Italy, Trieste, Luigi, Scarino, Italy, Trieste, Alessandro, Pellegrini, Italy, Trieste, Gabriele, Grassi, Italy, Trieste, Adriano, Cimarosti, Italy, Trieste, Valentina, Giormani, Italy, Trieste, Massimo, Giraldi, Italy, Trieste, Serena, Zanier, Italy, Trieste, Gino , Riva, Italy, Trieste, Danijel, Buljigic, Serbia, Majdapek, Roberto, Pellegrini, Italy, Trieste, Roberto, Mahorcic, Italy, Trieste, Shary, Nadi, Italy, Trieste, Gabriele, Pellegrini, Italy, Trieste, Renzo, Conti, Italy, Trieste, Roberto, Dagri, Italy, Trieste, Livio, Mahorcic, Croatia, Pola, Alessandro, Mattarelli, Italy, Trieste, Alessandro , Gustin, Italy, Trieste, Camillo, Vidulich, Italy, Trieste, Antony, Okafor, Nigeria, Lagos, Gianluca, Borian, Italy, Trieste, Ennio, Dri, Italy, Trieste, Simone, Spreafico, Italy, Caslino d'erba (co), Samantha, Chermaz, Italy, Trieste, Leonardo, Masotti, Italy, Trieste, Massimo , Baschiera, Italy, Trieste , Stefano, Baldassi, Italy, Trieste, Patrick, Pelizon, Italy, Trieste, Monica, Battisti, Italy, Trieste, Anne Marie, Herrington, United Kingdom, London, Paolo, Visnoviz, Italy, Trieste, Diego, Buffa, Italy, Trieste, Darko, Senica, Italy, Trieste, Michelle, Scialino, Italy, Trieste, Nancy, Iurisevic, Italy, Trieste, Barbara, Cufar, Italy, Trieste, Vito, Di Turi, Italy, Bari, Edvard, Žerjal, Italy, Trieste, Branislav, Kokotic, Croatia, Fiume, Davide, Pison, Italy, Trieste, Walter, Scialino, Italy, Trieste, Andrea, Doz, Italy, Trieste, Gianni, Scialino, Italy, Trieste, Emil, Nadi, Italy, Trieste, Leonardo, Alagna, Italy, Trieste, Lorenzo, Gentile, Italy, Trieste, Cristiano, Crosara, Italy, Trieste, Lorella, Fifaco, Italy, Trieste, Walter, Coslovich, Croatia, Buie, Rajko, Tedesko, Slovenia, Capodistria, Xsenia, Cah, Slovenia, Capodistria, Fabrizio, Millo, Italy, Trieste, Daniele, Garrinella, Italy, Trieste, Giulio, Giuliani, Italy, Trieste, Branko, Cuffar, Italy, Trieste, Claudio, Raccar, Croatia, Buie, Renato, Pellegrini, Italy, Trieste, Barbara, Bruno, Italy, Trieste, Loredana, Zacchigna, Croatia, Umago, Giorgio, Schiberna, Morocco, Rabat, Maria Antonietta, Paron, Italy, Rivoli, Massimiliano, Ugo, Italy, Trieste, Daniela, Paron, Italy, Trieste, Carmela, Babuscio, Italy, Taranto, Lara, Genzo, Italy, Trieste, Eva, Genzo, Italy, Trieste, Aral, Genzo, Italy, Trieste, Ares, Genzo, Italy, Trieste, Giada, Genzo, Italy, Trieste