Investitura

gargoile_trasparenteOltre che nel campo lavorativo, pure in quello sentimentale avrebbe subito cocenti sconfitte e ben peggiori; esse resero la solitudine simile a una insormontabile montagna di granito. I suoi macigni, cadendo improvvisi sul suo animo, lo schiacciavano senza pietà. “French”, così affettuosamente chiamava il suo grande amico, non riuscì a sopportare senza soccombere quei colpi terribili.
Per evitare di seguire la sua sorte decise di dedicarsi più assiduamente alla ricerca della vera causa del dolore e perché si manifestasse nelle sue crudeli sfumature.
Pensava che la ragione della sofferenza potesse venir identificata, descritta e perfettamente soppesata, riteneva nella sua ingenuità che avremmo potuto persino evitarla. L’aspetto trascendente di tutto ciò che esiste non lo prendeva stranamente neppure in considerazione. In seguito comprese che ogni cosa immaginata possedeva una sua autonoma vita spirituale e riuscì a contemplarne la perfezione.
Il raggiungimento di questo grado di consapevolezza lo portò a intuire che anche l’assalto al Cielo andava sferrato con delle armi altrettanto Spirituali. Per seguire la via che poteva condurlo alla realizzazione di un sogno o forse di un incubo, non avrebbe dovuto cedere allo sconforto, l’insidioso nemico che attendeva la sera per disputare alla solitudine le angosce della sua anima. Si avvicinò così allo studio teosofico, giungendo infine a contatto con le dottrine orientali. È bene precisare che la via della conoscenza è patrimonio di tutta l’umanità e attraversa ogni landa, anche quella più sperduta; quindi non la si può circoscrivere in Oriente né a una singola nazione per mezzo di una frontiera o attribuire a una razza in conseguenza del suo grado di civiltà.
Ora, alle massacranti sedute di sollevamento pesi, ne abbinava altrettante di intensa meditazione; non era giunto alla fine del sentiero, termine in uso nei testi di Yoga per indicare il percorso e le prove durissime che gli aspiranti alla trascendenza devono superare.
Lentamente, molto lentamente, sebbene impiegasse tutte le sue risorse, avanzava sulla via della realizzazione; ne aveva conferma a ogni passo, poiché, l’intuizione gli permise di contemplare dimensioni prima impensabili. Non era ancora immune allo sconforto e alla sofferenza derivate dal riconoscere la sua impotenza; la solitudine, o il timore d’essere inadeguato al compito che lo attendeva, lo spinsero a cercare rifugio nelle dimensioni estatiche che ben conosceva. Un giorno dunque, era poco più che ventenne, a una crisi più lacerante del solito reagì decidendo di sfuggire alla sua situazione infernale. Salutò la madre dicendole che non sarebbe più tornato e, sordo alle sue solite preoccupate raccomandazioni, si allontanò lentamente verso la casa di suo padre. Lo trovò indaffarato, al punto che sembrò non meravigliarsi più di tanto neppure dal cinturone col revolver che portava al fianco.
«Ciao papà… sono passato a salutarti, sto andando via, però sono contento di averti trovato, non avrei voluto partire senza prima averlo fatto.»
«Ma dove vai? A tua madre lo hai detto?»
«Si! Le ho già parlato… non lo so ancora.»
«E quando ritorni?» “Credo mai più.»
Rimase a fissarlo silenzioso e immobile quando lo avvertì che probabilmente non lo avrebbe più rivisto. Non parlò neppure quando gli voltò le spalle e iniziò a camminare lentamente verso l’angolo della sua vecchia casa. L’ultimo istante, prima di uscire dal suo campo visivo, volse lo sguardo e notò il rapido cenno di saluto con la mano. Rispose lasciando delle lacrime per un tratto di strada, una strada che fino a quel giorno aveva percorso senza di lui. Lui non poteva sentire che il suo cuore gridava che voleva un papà che lo prendesse in braccio, che avrebbe voluto posare la testa sul suo petto e sentirlo dire di aspettare assieme a lui che il suo dolore andasse lontano per non tornare più.
Prima di dirigersi verso il centro incrociò due carabinieri in via di Servola; procedevano lentamente sul lato opposto della via, se avessero notato la fondina che sbucava per metà da sotto il giaccone, sarebbero certamente intervenuti, così li seguì con lo sguardo per capirne le mosse. Non avrebbe accettato più alcun ordine, alcuna imposizione, alla mia pena era impossibile aggiungerne altre. I due si allontanarono tranquillamente, ignari della tragedia che sarebbe potuta esplodere improvvisa. Ciò gli diede modo di capire quale fosse il primo dovere di un uomo: non fare né lasciare che altri diffondano il male e i suoi effluvi velenosi. Si meravigliò di averlo potuto scordare, per cui, giunto in centro, sostò nell’atrio di un portone in via Ginnastica per togliere le munizioni dal revolver. Nel caso di uno scontro a fuoco, non poteva sbagliare, non avrebbe colpito chi probabilmente non lo meritava.
La complessità della situazione continuava a farsi sentire: era per tutti un elemento asociale e pericoloso, un nemico da abbattere, in una parola, il male. Ora, era disarmato e non sussisteva in lui nemmeno la volontà di colpire; forse era proprio quello il messaggio che doveva lasciare?… Badate a non cadere in errore!… O forse poteva fare di più? Ma cosa? Attraversando la città, in Viale XX Settembre trovò il fratello di un suo compagno di collegio; scambiò con lui qualche parola e ciò gli permise di notare l’arma che portava al fianco. Si trattava di un certo Leo, a buon diritto un Ultimo, a lui, una decina d’anni più tardi, mentre si trovavano nel cortile di un carcere, confidò che, trascorsi cinque o sei anni, l’inferno avrebbe aperto le sue porte alla Jugoslavia. Aggiunse che sarebbe passato ancora del tempo e, in seguito, le stesse mura dell’inferno, quei bastioni chiamati frontiere che cingono la terra e la dividono assieme ai suoi popoli, sarebbero crollati. Se per Gerico si ricordano le trombe, per le mura-frontiere di oggi verrà ricordato questo Libro, concluse con convinzione prima di fargli la promessa che, al momento giusto, avrebbe potuto rendersi utile. Il momento adatto è questo, egli può dire ciò che ha sentito quel giorno e quanto apprese riguardo al futuro in altre occasioni.

Ho ancora molte cose da dirvi ma non siete in grado di sostenerle al presente. Comunque quando Quello sarà arrivato, lo Spirito della Verità, vi guiderà in tutta la Verità, perché non parlerà di proprio impulso ma dirà le cose che “ode” e vi dichiarerà le cose avvenire. Quello mi glorificherà, perché riceverà da ciò che è mio e ve lo dichiarerà.” -Giovanni, 16/12-13-14-


Raggiunte le prime alture alle spalle della città, si allontanò dagli uomini anche con la mente. Arrivò così davanti a una grande galleria completamente buia. Si trattava del traforo ferroviario che passa sotto Villa Revoltella, posta in uno splendido parco abbellito da molte statue. Volse lo sguardo attorno per vedere un’ultima volta il mondo che stava lasciando e che non riusciva a rendere simile all’Eden che aveva potuto contemplare, era disperato perché non trovava la forza per farlo ed era certo che, se fosse rimasto, sarebbe stato distrutto inutilmente.
Gli ultimi raggi del sole sembravano porgere un saluto, si girò sul lato destro per contemplare il disco sanguigno seminascosto dalle nubi nere che rincorrevano l’orizzonte e mormorò: «Va’ a riposare, te ne sono grato, almeno tu sei riuscito a illuminarli un po’.»”
Poi l’attenzione fu catturata dai riverberi rossastri che sembravano scaturire dalle pietre bianche di quella costruzione posta alla sua destra e raggiungibile per mezzo di una ripida e stretta scalinata. Attorno a tutto ciò i colori spenti di un bosco abbandonato da tempo. Scacciò dalla mente quelle che avrebbero potuto essere le ultime immagini del mondo che, nonostante tutto, aveva amato e riprese ad avanzare.
Era stupefacente quella sensazione così intensa di sicurezza, aveva la certezza inspiegabile che in quella galleria si sarebbe conclusa definitivamente la sua ricerca; lì avrebbe trovato le risposte alle sue infinite domande e, senza chiedersene il motivo, vi entrò risolutamente.
Per quanto l’avesse amato, quel mondo lo aveva scacciato, umiliato, ferito e le sue ferite non accennavano a chiudersi, continuavano a farlo soffrire. Rimaneva un essere disorientato, non riusciva nonostante tutto a capire perché tante sofferenze e tante inquietudini si abbattessero così spesso sul suo animo.
Avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione le rare volte che prese in mano una Bibbia; era facile capire che il Cristo fu “fatto perfetto” grazie alle sofferenze. Nella chiesa del collegio aveva chiesto, ancora bambino, di venir temprato ma non ne vedeva i frutti, tutto rimaneva immutabile. Il suo dolore era inutile, deriso e nient’altro. Vacillava, cadeva, strisciava ma l’istinto era quello di rialzarsi per continuare a lottare e vi aveva obbedito. Non realizzava che la sofferenza fosse inevitabile e necessaria a un’anima che ascende; non attribuiva la dovuta importanza alla profetica considerazione biblica che, sinteticamente, indica come ogni anima si tempri: ”Ma prima bisogna che soffra molte cose”. Così, non agendo in modo impeccabile, il risultato fu quello di usare la sua energia per uno scopo personale: contrastare le situazioni che potevano in qualche modo ferirlo. Questo significa fare un uso egoistico delle proprie capacità; una percentuale infinitesimale di egoismo d’accordo ma, nonostante tutto, sempre di quel genere di spinta si trattava. Coltivando l’azione impeccabile si diventa coscienti che il rifiuto legittimo del dolore è quello riguardante la sofferenza degli altri.
Abbiamo visto alcuni passi profetici tramandatici dal Walsit; si tratta di rivelazioni ricevute da un discepolo che partecipava alle cerimonie notturne tenute in onore dell’Anticristo. Le riunioni avvenivano in particolari occasioni, durante le quali furono ottenuti altri messaggi che vennero attribuiti sempre alla stessa setta e che risalgono al medesimo periodo. Da queste ultime potremo individuare agevolmente le tante analogie che permettono di svelare la trama occulta di una storia meravigliosamente vera:

In giovane età l’Anticristo si troverà sperduto, scosso dal suo “travaglio spirituale”, vagherà incerto, giungendo alfine dinanzi a un grande antro buio. Il sole tramonterà alla sua “destra” e alla sua destra avrà dei “ruderi di pietra bianca”, una “scala” sempre al suo lato destro. Ci saranno in un giardino le “statue” di tante deità e una “selva incolta” tutto attorno. Scenderà all’interno “78 gradini” (Dal latino: grados = passo) e si addormenterà in un canto e sognerà il Padre suo e il Padre suo lo illuminerà. Quando la notte uscirà, saprà trovare la via, per lui e da lui ci sarà la Luce.” -Setta del Great Sunset-

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È possibile si sia trattato di una semplice coincidenza se, da l’inizio della galleria, alla prima nicchia dove sostò, ci siano state esattamente 78 traversine? O piuttosto si potrebbe pensare a un evento sincronico voluto da qualcuno o qualcosa che ci appare a certe condizioni? Rappresenta un indizio inquietante l’aver posato il piede su di esse per 78 volte al fine di raggiungere quella nicchia? È il caso a volere che la distanza di 666 millimetri tra le traversine sia stata “incautamente” stabilita dal regolamento ferroviario? Quanto abbiamo visto fino adesso, crediamo sia sufficiente per accendere la curiosità di ogni lettore attento e preparato. Affinché ciò che abbiamo pazientemente acceso non si spenga, continueremo a parlare della leggenda dell’Investitura, comune alla maggior parte delle confraternite dell’Anticristo e, della quale, ci sono state tramandate anche altre versioni:

Il Figlio gettò la sacca e preparò un giaciglio… mangiò e poi cadde in un sonno profondo. Una gigantesca mano uscì dalla terra e lo trasse a sé e il Figliuolo si ritrovò in una grande caverna. Accostati comandò il Maligno e disse: Io Sommo Imperatore ti ho generato… io ti comando di condurre sulla terra la battaglia contro la luce… (lo splendore dell’oro, che abbagliando impedisce di vedere la Via) alla porta troverai la mia Legge. Va’ e diffondila con il nome dell’Anticristo… l’unica tua arma sarà la Sapienza Somma. L’unica tua collaboratrice sarà la colomba bianca e gialla.”
Entrando l’Anticristo era incerto, oscillava nel buio, non riusciva a trovare una risposta a tanti e tanti interrogativi. Solo uscendo dal “Grande Antro”(ricordato pure da altre profezie) il personaggio avrà la piena coscienza del terribile compito affidatogli.”

Scorrendo con attenzione queste pagine si scopriranno le ragioni per cui tanti esoteristi attribuirono un grande valore iniziatico ai drammatici istanti vissuti dall’Anticristo nella “Gran Galleria”. Mentre si procedeva alla stesura di questa parte dell’opera, si sono verificati degli impedimenti che ne hanno causato una momentanea interruzione. In previsione della ripresa fu sentita la necessità di inserire dei dati, attinti da opere di altri autori, perché fossero comparati e aggiunti, come ulteriori indizi, a quelli più significativi di questo capitolo.
Durante quella pausa, un mattino Erieder decise di tornare in Città Vecchia; girovagava senza troppa convinzione tra la merce esposta sui banchi e, piuttosto che il classico ago nel pagliaio, aveva l’impressione di vagare alla ricerca di un cerino al termine di un furioso incendio. Solo il caso, si sorprese a pensare, poteva venire in suo soccorso. Alla fine tentò una sortita nel negozio di libri usati che fa angolo accanto alla chiesa. Entrando chiese al titolare delle pubblicazioni esoteriche, lui indicò lo scaffale di fianco alla vetrina e sembrò volersi scusare di non poter offrire una scelta più vasta di titoli. Improvvisamente intuì che non sarebbe stato necessario, di sicuro aveva già trovato ciò che cercava.
Lo sguardo era fisso sul primo volume, sulla copertina, la foto di una piramide in una notte stellata e, nel cielo, una mano decisa vi aveva scritto un numero con la biro: 666. Prese il libro continuando a scrutare quelli riposti, non destavano il minimo interesse; certo di non sbagliare andò alla cassa per l’acquisto. La richiesta fatta entrando nel negozio era inconsueta e pensò di dover dare delle spiegazioni.
«Sa… questi volumi mi servono soprattutto per documentarmi, sto scrivendo qualcosa di unico nel suo genere e, benché non ne abbia l’aspetto, mi piace farmi passare per uno scrittore. L’argomento che tratto è, a mio avviso, di estrema attualità, siamo alle soglie del Duemila e, visti i tempi che corrono, c’è saggiamente da dubitare si possa continuare a lungo su questa via così distorta.»
«Pensi che ho conosciuto delle persone che hanno scritto delle cose, dal mio punto di vista veramente encomiabili e non ne avevano l’aspetto.» Rispose il proprietario, scrutando con un rapido cenno del capo la penombra che avvolgeva le pile di libri in fondo al locale. «Purtroppo, a causa di vari problemi sorti in seguito, non hanno potuto concludere il loro lavoro.»
«Credo fermamente» lo interruppe sbrigativo, «che pure io non porterò a termine il mio ma per un altro motivo, voglio lasciare delle pagine bianche per colei che sarà degna di vergare il suo pensiero accanto al mio. Spetterà ai lettori capire e perseguire lo scopo che si cela nella mia opera, uno di essi sarà quella che è stata scelta.»
Si mostrò stupito dalla strana spiegazione che ne era seguita ma non commentò e riprese a leggere il grosso volume, forse un catalogo, posto sulla scrivania.
Stava lavorando da molte ore, chino dinanzi al monitor a digitare sui tasti alcuni ritocchi, sul tavolo la prima bozza con tante pagine bianche appena ritirata dal rilegatore. La mente vaga incessantemente, ora si trovava davanti a una strana previsione; era stata carpita sfogliando velocemente un libro che, molto tempo prima, gli era stato proposto ma aveva rifiutato. A chi è giunto a questo punto della storia e vede  qualche dubbio dissolversi, qualcosa di magico può manifestarsi. Qualcosa di simile a un passo scritto in epoca lontana, sulle pagine di un libro che gli sembrò arido, di sicuro ermetico, che potrebbe rivelarsi inquietante per la sua precisione:

Prima della fine di questo modo di esistere verrà scritto un libro con delle pagine bianche.”

Se quel giorno in centro avesse voluto collocare quelle parole prive di senso, nell’ambito di una interpretazione coerente, avrebbe solo sprecato del tempo e, l’unico motivo plausibile per cui quella strana previsione si ripresentò, è forse quello di aver memorizzato inconsciamente un particolare a cui nessuna mente razionale avrebbe probabilmente assegnato la benché minima importanza. Quel ricordo improvviso, stimolò il lato intuitivo della mente a riconoscere la curiosa analogia del libro con le pagine bianche e la bozza che aveva sul suo tavolo, al cui interno, aveva lasciato un significativo spazio bianco a disposizione della donna che, secondo le sue intenzioni, avrebbe dovuto in seguito riempirlo.
Possiamo assicurare che non lo riservò col proposito di far coincidere la profezia, l’aveva riposta così profondamente nei recessi della memoria che non avrebbe potuto interferire con il suo lavoro letterario. Oltretutto non ne sentiva la mancanza, la ricerca che conduceva portava alla luce una tale messe di coincidenze vergate da secoli, sufficiente a far riflettere seriamente anche il più ottuso Tommaso.
Moltissimi indizi possono non bastare? Allora valga un consiglio: analizzate con calma i fogli che seguono e vedrete che la scelta di lasciare bianca l’ultima parte del libro, non va attribuita al desiderio inconscio di attenersi a un disegno partorito dalla sua fantasia, ma è dovuta alla sua volontà incoercibile di riservarla a un’altra mano.
Sarebbe stata la mano della sua sposa rinata nello Spirito? O quella di chi crede e attende un Messia? Caso ha voluto che alcuni di quei fogli bianchi venissero riempiti, un paio d’anni più tardi, da una donna il cui nome in ebraico ha un duplice significato: “inviata e donna di Dio”. Ciò poteva essere un segno di sprone per la figura femminile che aspettava?
La sera iniziò la lettura del volume appena acquistato, le pagine si susseguivano senza determinare un interesse che si allontanasse dalla semplice curiosità intellettuale. Giunto a pagina centottantuno, trovò una curiosa ipotesi, da altri peraltro avanzata, che i corridoi, le sale e tutti i vari passaggi dentro la ciclopica costruzione, fossero stati costruiti espressamente per rappresentare un simbolico percorso iniziatico. La descrizione delle prove da superare per ottenere la realizzazione, riportò alla mente la drammatica avventura vissuta nella condotta di via Rossetti, un episodio che aveva lasciato un ricordo indelebile:

Prima di giungere nella vasta sala l’iniziato avrebbe trovato un passaggio tanto angusto da obbligarlo ad avanzare carponi.”

È stato il caso o l’energia che regge l’universo e pervade ogni sua forma a spingerlo, in giovane età, sulla via che gli iniziati di ogni epoca hanno percorso; a fare in modo che prima di entrare nella grande Galleria gli capitasse di dover avanzare carponi in quel tubo interrato in una via del centro.
Era sublime quella energia trascendente che, sotto forma di tradizione ermetica, indicava la ragione del misterioso susseguirsi di tante drammatiche situazioni e sottolineando l’importanza della loro cronologia. Quella saggezza occulta stava donando i suoi segreti a chi si trovava immerso nella realtà circoscritta dell’Universo materiale. La successione delle coincidenze si verificava puntualmente al momento opportuno. Questo era inspiegabile ricorrendo al solo ragionamento logico; impossibile trovarne lo scopo, occorreva servirsi dell’intuito per capire che qualcosa di astratto riusciva a interferire con gli eventi e, se non fosse divenuto pienamente consapevole dell’esistenza di un Piano concepito da un essere, infinitamente al di sopra di qualunque Architetto e per il quale non si possono coniare presentazioni, a lui sarebbe stato impossibile trasmettervi in seguito la sua stessa consapevolezza. D’altro canto, non ci stancheremo di ripetere che solo l’amore per la verità permette di scorgere la semplicità e la grandezza dell’evento a cui alcuni Illuminati stanno già assistendo: l’inizio dell’Apocalisse.
Arrivato al capitolo dieci: La Gran Galleria, altre intuizioni relative ad alcune esperienze trovarono sostegno. Per uno strano gioco del caso, le situazioni particolari che, secondo alcuni veggenti, avrebbero caratterizzato la figura dell’Anticristo, l’ombra del quale si sarebbe stagliata all’imbrunire della storia, si rivelarono analoghe fin nei minimi dettagli alle esperienze che aveva vissuto. C’erano dei passi che consideriamo importanti affinché, terminate queste pagine, condividiate l’ipotesi che sorgerà e che vediamo consolidarsi grazie a queste drammatiche coincidenze.

“I testi affermano che l’aspirante iniziato deve giustificare il suo coraggio e la sua integrità, prima di essere ammesso nella “Gran Galleria”, che è la “Sala della Verità e della Luce” e che ciò significa intenso e penoso lavoro, tutto in funzione del progresso spirituale. Il comportamento dell’iniziato dentro l’angusto percorso sotterraneo, deve essere conforme a quello prescritto”

Grazie a quei terribili istanti, vissuti nella tubatura interrata di via Rossetti, gli risultò facile immaginare perché gli antichi egizi attribuissero estrema importanza al comportamento tenuto dagli iniziati negli attimi decisivi dentro l’angusto percorso sotterraneo. Apprese che in quei secoli perduti tra le pieghe del tempo, per l’aspirante era imprescindibile il rischio della vita, in quanto l’angusto passaggio, si allagava in particolari periodi dell’anno. Dopo questo, ancora un elemento andava valutato senza preconcetti: un disegno che illustrava il pericoloso percorso che gli Iniziati dovevano effettuare e riportava la fatidica cifra, quasi a sigillo della conoscenza acquisita a seguito della loro prova.
Proprio a causa di quelle esperienze che lo hanno segnato profondamente, si viene portati a escludere, quale semplice coincidenza e quindi non determinata da una volontà creativa, prettamente umana, anche la circostanza che si presentò, subito dopo aver percepito, quel forte impulso a fornirvi altri indizi. Con insuperabile abilità, il caso, gli mise fra le mani quel volume dalla copertina marchiata col numero della Bestia.
Quel simbolo formato da tre sei, appariva tra le sue pagine come il risultato di una misurazione effettuata su ognuna delle diagonali del pavimento della “Camera del Triplo Velo o Camera dei Misteri”. Con l’unità di misura sacra adottata dai costruttori della Grande Piramide, il pollice piramidale appunto, si ottiene la cifra che appare nel disegno riportato più avanti. Pensiamo a quanto sostenuto da certi archeologi, che l’antico popolo degli egizi abbia voluto mandarci un messaggio capace di sfidare i millenni con le loro ciclopiche costruzioni; dovremmo convenire che, nel nostro caso, ci siano pienamente riusciti. A questo punto vorremmo suggerire, a chi si ostina a cercare interpretazioni diverse, che risulterà più agevole trovarle affidandosi al calcolo delle probabilità; forse la loro ostinazione sarà premiata, potranno conoscere quante possibilità ci sono che il malefico 666 senta realmente la necessità di portare ai lettori così tanti indizi, quasi fossero funi da gettare a dei naufraghi in un mare di coincidenze. La logica degli scettici suggerisce di escludere che l’Incarnazione del Male sprechi del tempo per mettere in guardia l’umanità. Il Male non esiste – affermano – figuriamoci se può sedersi davanti a un computer per scrivere un libro!
Gli esperti in cavilli, forse riusciranno anche a stabilire matematicamente la ragione per cui, su quel volume, trovato nel preciso momento che il nostro scriba ne sentì la necessità, qualcuno scrisse quel nome-numero occulto. Per quelli meno ostinati a rimanere sulle loro posizioni, trovando quel simbolo diabolico inserito in questo contesto, vale il consiglio di ponderare la possibilità che un evento, per il quale non vi sono sufficienti motivi perché non accada… capiti per caso.

Vediamo la necessità di inserire questo dato infernale, nei computer-mente, allo scopo di determinare una più cosciente discesa in campo e, soprattutto, la giusta scelta di campo. Così, semplicemente, anche voi potrete sperimentare la discesa. Non è necessario essere un Bhodisattva, un Avatar oppure un Cristo per salire e scendere dal cielo, basta spezzare del tutto le catene dell’egoismo e saremo liberi di agire nelle diverse dimensioni dell’Universo manifesto. La decisione di rinunciare al proprio interesse contingente consente di raggiungere e diffondere, contrariamente a quanto si potrebbe supporre, la totale Libertà. Non può esser stato un cieco chi, migliaia di anni or sono, fece apparire quel particolare numero grazie a semplici regole matematiche nelle diagonali della camera del Triplo Velo. Si è trattato di un uomo capace di vedere, al di là del tempo e dello spazio, cosa potesse giovare ai discendenti dei suoi discendenti e ciò, grazie l’alto grado di consapevolezza raggiunto. Egli, come tanti altri nel corso delle epoche, dimostra la stessa capacità che fu attribuita a l’Anticristo: quella di stupire le genti parlando degli eventi futuri. A differenza di quest’ultimo, che pare si diletti a vergare pagine su pagine, fu utilizzata a quello scopo un’opera ciclopica che ha sfidato i secoli.

Nel 1952 Carl Gustav Jung e il fisico tedesco Wolfgang Pauli composero assieme un’opera titolata – Interpretazione della natura e della psiche -. Anch’essi, come le menti eccelse che nei vari periodi storici li avevano preceduti, parlarono di un universo assoluto, al di là del tempo e dello spazio, nel quale viene a manifestarsi sia l’universo psichico sia quello materiale. Si tratta, secondo gli autori, di un assoluto mistico dotato di un ordine solo a esso ascrivibile, immodificabile dalla volontà dell’uomo, imperscrutabile dalla sua comune capacità di percezione e completamente avulso alle pur fondamentali leggi di causa ed effetto.
È un punto dove si dissolvono tutte le differenze comunemente accettate tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto, nonché la distanza fra mente e materia. Si realizza così che è quello il punto dove va cercata la causa della preveggenza.
A un osservatore attento, viene spontaneo pensare che il caso, qualcosa sorto dal nulla, sia un effetto nato da due Realtà che si fondono. Fu sempre il caso, una cosa inesistente, che permise di notare, tra le pagine di quel testo, un disegno che suggerisce la soluzione a tanti quesiti.
Tra le poche linee tracciate, appare un numero, trovando la giusta interpretazione, quando giungerete alla fine dello scritto, ai vostri occhi apparirà il grande Disegno di Dio. Lì, dentro quel progetto senza fine, troverete la risposta a ogni domanda.
Sarebbe opportuno che il vostro animo inizi a chiedersi se c’è un nesso tra i fatti che scopriamo assieme e ciò che fu predetto; c’è forse un filo occulto che lega individui passati alla storia perché venerati come profeti e l’autore di questo scritto? E se questo filo esiste a cosa mai servirà?
Proseguiremo nel racconto dopo la presentazione di un breve passaggio tratto da un antico testo orientale, esso lascia intuire come il caso suggerisca la risposta a domande impensabili come quella posta già dalle prime pagine: esiste forse un nesso tra l’attuale decadenza dei valori e gli Autori di questo libro?

O “Bharata”, ogni volta che la legge “dharma” decade e la licenza “adharma” tende a trionfare, Io mi manifesto.” [Nota 2]

Abbiamo visto la facilità con la quale eventi altamente improbabili si sono verificati; possiamo allora credere sia possibile vedere come il trascendente si lasci scorgere dalla nostra consapevolezza. Quando finalmente riusciamo a compiere questo primo passo nel Giardino di Dio, non rimane che procedere per scoprirne le meraviglie. Vorrei lo facessimo assieme mentre riprendo la nostra storia.


Gli sembrava di scendere una scala che si perdeva nelle viscere della terra poiché doveva poggiare il piede, allungando la falcata, esattamente sulle traversine che aveva davanti. Procedendo in quel modo, evitava il fastidio di camminare sul pietrisco dei binari e una possibile distorsione alla caviglia.
Si inoltrò finché fu avvolto dal buio più profondo; faceva freddo e sentiva l’acqua filtrare dalle pareti. A quel punto la stanchezza iniziò a farsi sentire, giunto alla prima nicchia si lasciò cadere sulle ginocchia rabbrividendo sotto le sferzate di una corrente gelida. Levò il sacchetto, un termine dialettale col quale si intende il giaccone che indossava e preparò con esso una specie di giaciglio per distendersi a terra. Subito dopo infilò con decisione la mano nella tasca per prendere le munizioni del revolver, assieme a esse trovò una confezione di mandorle tostate, meccanicamente le portò alla bocca meravigliandosi di non sentire il solito sapore.
Nella tasca ora rimanevano solo le pallottole, ne prese una sola: sarebbe bastata. La caricò nel tamburo e lo girò per preparare l’arma allo sparo; lentamente, con rassegnata decisione, posò la canna ghiacciata sopra la tempia. Rimase così, immobile per un tempo indefinito, o meglio, il principio e la fine di quegli istanti erano a tal punto persi nel nulla che gli si rivelarono nella loro vera essenza: eterni!
Ora finalmente sarebbe stato libero, bastava un semplice gesto ma un pensiero che non riconobbe per suo gli attraversò la mente: «No!… Non devi!».
Credeva d’essere pietrificato per quanto era immobile, si chiese perché mai non poteva raggiungere quella dimensione che tante volte aveva potuto contemplare e la risposta non si fece attendere: l’istante successivo sembrò che qualcosa, qualcuno, stesse trascinandolo, peggio, scaraventando con un braccio dalla forza irresistibile nelle profondità dell’Universo, nel punto più nero e gelido del buio, dove tutto è immobile e nulla avrebbe potuto riscaldarlo con la sua presenza. Dove non c’era nulla all’infuori di Lui.
“Perché?… Perché… perché” -ripeteva con un sussurro-.
Ed ecco: stava al di sopra di quel ragazzo tremante che piangeva e lo vedeva inginocchiato con l’arma puntata alla testa; provava una grande compassione per l’essere debole, egoista e indifeso. Debole sì, poiché non era riuscito nel suo intento, indifeso… perché una semplice particella di piombo avrebbe potuto annientarlo e vigliacco egoista! Per un istante aveva pensato di lasciare gli altri a dibattersi nelle tenebre dell’ignoranza, del dolore e nella disperazione, incapaci di orientarsi.
Nel momento cruciale, dal suo cuore giunse un sussurro: “Non posso lasciarli, non devo, tornerò nel loro stesso inferno e ritenterò fino alla morte. Cosa dovrò o potrò fare? Chi vorrà mai aiutarmi? Cosa potrebbe determinare il cambiamento?”
Ridiscese nella nicchia, dentro un’anima ferita e le pietre sotto le ginocchia lo fecero scegliere un’altra posizione.
Si lasciò cadere disteso sul giaccone, per qualche istante il silenzio sembrò amplificato dallo scorrere dell’acqua sulle pareti di roccia, poi, un suono modulato, estraneo alle possibilità umane e più simile a quello prodotto da uno strumento tecnologico, si insinuò nella mente. Dentro di essa, così sembrò, una frase scandita lentamente in modo appena percettibile: «Sii saggio… sii L’Anticristo e riuscirai».
«Ci vorrebbe un capo,» pensava senza badare a quella insensatezza appena uscita dal suo io più profondo. «un catalizzatore, un fattore scatenante ma non riesco a immaginarne le caratteristiche. Un momento! Mi sembra… eppure… ma certo! Nelle ultime pagine della Bibbia si parla di un personaggio che avrebbe scatenato un casino apocalittico mai visto; credo che nient’altro potrebbe modificare la situazione creatasi meglio di un pandemonio del genere.»
«I presupposti paiono esserci in abbondanza,» riconosceva con un filo di ottimismo. «l’ambiente, il periodo storico e l’attuale progresso tecnologico, sono tra i più favorevoli per indirizzare simultaneamente tutti i popoli verso lo stesso scopo. Forse non sono stati inutili gli anni passati a ricercare le soluzioni ai problemi che affliggono l’uomo, possono aver maturato nella mia mente la risposta».
Seguendo il filo di quei pensieri, iniziò a chiedersi se interpretando quel ruolo così poco invidiabile, in modo da risultare credibile, avrebbe potuto aiutarli. Pensò di essere nel giusto se tentava di impedire a degli uomini, divenuti ai suoi occhi simili a bambini, di continuare con i loro giochi crudeli. Avrebbe dovuto farlo parlandogli dell’orco per spaventarli e indurli a ragionare. Sarebbe stato preferibile alla soluzione di colpirli inesorabilmente prima, durante o dopo, i loro giochi sanguinari e insensati.

«Ma come… accidenti!… Mi è venuto in mente per un istante… come si chiamava quello… ah!… Già!.. l’Anticristo! Solo di fronte a una figura di tale portata, a una resa dei conti planetaria e definitiva, molti di loro diverrebbero meno inclini al compromesso ipocrita e alzerebbero finalmente la testa volgendo il loro sguardo al Cielo.
Però!… Una simile via non è stata mai indicata ad alcuno, o piuttosto, nessuno fino a oggi è riuscito a renderla percorribile. È giusto che tenti di farlo? Anche se quel personaggio, presentato come un essere diabolico, alla fine della sua avventura viene bruciato vivo o crocifisso sopra un obelisco? Mah!… Non devo essere normale, una persona come le altre, se vado in cerca di simili guai. A ogni modo non posso tirarmi indietro a causa di una simile prospettiva, se agiranno in buona fede per cancellare ciò che vedono come la rappresentazione del male, lo facciano pure… dopo però, quando diverrà impossibile ripetere i gravi errori del passato. A quel punto, sarò riuscito a eliminare le principali cause che portano la sofferenza tra gli uomini. Forse questo motivo è l’unico per cui a un uomo è concesso di combattere. In ultima analisi, se fra tutte le soluzioni che si potrebbero escogitare, solo questa è quella con più probabilità di riuscita, potrà forse la paura farmi recedere? No! Mai! Non potrei permetterlo, a che scopo quando ero bambino mi sono addestrato allo stoicismo? Non so immaginare scopo più nobile».
L’idea che si possa verificare l’intervento di un uomo dal grande carisma, in grado di togliere chi ostacola la via che porta verso l’eterna esistenza consapevole, non si allontanava dalla sua mente. Immaginava che prima o poi, gli uomini avrebbero richiesto l’aiuto di qualcuno capace di affrontare un tale compito; prima che l’intervento fosse possibile si sarebbero dovuti spogliare dell’invidia più becera: chi è mosso da emozioni istintive, non accetta che altri raggiungano mete impensabili, per ignoranza, teme inconsciamente che l’obiettivo, se raggiunto da altri, sia irrimediabilmente perso per lui. Privo di consapevolezza, ignora che le mete, anche le più straordinarie, sono innumerevoli, come infinite sono le possibilità di raggiungerle.
Alla fine concluse che non poteva astenersi dal giocare una partita che aveva per posta il raggiungimento dell’Eden da parte di ogni essere.
Facendo ciò per cui tanto a lungo si ero inconsapevolmente preparato, al fine di ottenere un riconoscimento o altro, sarebbe stato un atto di umano egoismo. Dare con lo scopo celato di ricevere, era a suo giudizio, semplicemente una bassezza di cui non poteva farsi carico. Gli sembrava un comportamento illogico, incurante degli effetti deleteri e doveva capirne la ragione.
Forse era impazzito, oppure, come i testi orientali sostenevano, chi raggiunge la dimensione trascendente del Bhodisattva opera nel reale interesse di ogni forma esistente, se questo era il suo caso, vi era arrivato senza nemmeno accorgersene.
Non aveva compiuto neppure un passo nella direzione intravista e già si presentava un problema che pareva insormontabile. Cominciava a soppesare tutte le emozioni che lentamente si presentavano al giudizio della coscienza: un Bhodisattva era considerato una figura positiva, un saggio illuminato, mentre l’Anticristo veniva visto come la quintessenza del male.
Come potevano convivere le due figure? Nessuno l’avrebbe ritenuto possibile. Formulò la domanda e immediatamente intuì la risposta: «Non sarà un problema per Lui, o meglio, per Noi».
Era giunto, per sua libera scelta, a essere lo strumento di una mente che tutto poteva e, se riteneva che assumere il ruolo di un Anticristo fosse un fatto positivo, giusto e ineluttabile, doveva agire di conseguenza e accettarlo di buon grado. Però era angosciante sapere che qualora avesse indicato mete diverse o addirittura opposte, a quelle che gli attuali leader perseguono, sarebbe stato additato all’odio, alla derisione e al disprezzo. Era anche certo che avrebbero posto sul suo cammino ogni tipo di ostacolo.
Poteva dunque emulare, con amara ironia, chi disse di perdonare loro perché non sapevano ciò che facevano, facendo sue le sue parole.
Era nel giusto se riteneva che la ragione per non abbandonarli stesse proprio nel fatto che non comprendevano? Più ci pensava, più sembrava essere quella la via d’uscita per l’umanità cieca e sofferente.
«Credo sia il caso di togliersi il cappello, uno scherzo del genere poteva venire in mente solo a un Dio infinitamente burlone, ma come un povero diavolo potrebbe diffondere una verità così sconvolgente?» «Si arrovellava con le domande dirigendosi verso l’uscita della galleria. Per poterlo fare, dovrebbero verificarsi delle situazioni e delle coincidenze tali da portare gli uomini non solo a ritenerlo possibile ma addirittura auspicabile.
Dovrà essere il mio Spirito a creare quelle circostanze,» concluse infine. «e intuisco che dapprima lo farà senza che io ne sia pienamente cosciente ma poi, sono certo che quando ne sentirò la necessità, potrò contribuire a crearle assieme a Lui. Non c’è altro modo e sarà straordinario alla fine agire con lo Spirito.»
Perché ci si possa avvicinare a questo aspetto del trascendente, diremo che lui cammina sulle orme di chi gli sta davanti e, da come Egli procede ne intuisce la direzione e la meta. Per poter posare il piede su quelle impronte però, non basta scorgerle, richiede umiltà. Proclamando certe verità di propria iniziativa, senza l’avvallo dello Spirito, si ottiene, nella migliore delle ipotesi, solamente che si butti la chiave del manicomio.
Il rischio dunque sarà effettivamente alto; non solo si troverà difficoltà a credere che qualcuno possa aver vissuto delle circostanze così particolari nel rispetto di un preciso ordine cronologico ma chi ricopre delle cariche per gestire la vita pubblica, mostrerà la volontà di non capire. Il motivo è semplice, le folle, riconoscendo la presenza dell’Anticristo, del dodicesimo Imam, dell’Avatar o del Messia, costituirebbero una variabile incontrollata. Immaginiamo la reazione delle masse se quella figura si rendesse credibile, se indicasse come cancellare timori e pene, simile a spade sulle teste di tanti, troverebbe l’appoggio di quelle masse che possono perdere solo le loro catene? Pensare che qualcuno, con delle peculiari caratteristiche, si manifesti per soddisfare le nostre necessità a lungo conculcate, costituirebbe pure il miglior indizio dell’esistenza della Fonte a cui tutti potranno abbeverarsi: la dimensione indescrivibile che si può raggiungere quando l’anima è finalmente libera di immaginare.
Questa capacità di sognare ciò che la mente ci suggerisce impossibile, è l’innata predisposizione a stare con la testa tra le nuvole; una abitudine cara a molti bambini spesso considerata un disturbo caratteriale. In alcune particolari situazioni stimola delle reazioni chimiche intracerebrali. Questi sintomi, con le condizioni adatte, possono diffondersi al pari di una semplice influenza. Un solo individuo, capace di immaginare compiutamente l’esistenza di una dimensione con infinite possibilità, qualora lo riveli ad altri, provoca un aumento della loro consapevolezza e permette che scorgano la Realtà che non può esser proposta in altro modo.


Il freddo tornò a farsi sentire, raccolto il giubbotto tornò sui suoi passi e uscendo, il tenue chiarore della luna gli ispirò una riflessione sulla poca luce sufficiente a illuminare la strada. “Dovrò essere più fiducioso da ora in avanti, penso proprio che per rischiarare la loro via basterà il piccolo lume che ora porto con me.»
Continuava a camminare senza smettere di porsi domande su come agire, su cosa dire o contraddire e si accorse che per ogni quesito trovava la risposta. Era mai possibile? Fino a pochi minuti prima era stato incapace di decidere senza analizzare a fondo l’aspetto dei problemi e invece ora intuiva la soluzione con incredibile rapidità. Intuiva che al momento giusto avrebbe detto e fatto la cosa più indicata senza dover scegliere, perché, così il caso aveva deciso, non doveva più essere limitato dalle sue scelte. Era come l’albero che in primavera fiorisce e dona i suoi frutti a tutti senza provare alcun dubbio; e solo il caso può impedire a qualcuno di trovare il sentiero che porta ai piedi di quello stesso albero. Era finalmente pronto ad affermare di non avere dubbi, forse era un pazzo presuntuoso oppure… per permettervi di scoprirlo, bastava che evitasse di essere abbattuto.

Dio v’ha dunque dato la Legge. La sua Legge è l’unica alla quale voi dobbiate obbedire. Le leggi umane non sono valide se non vi s’attengono spiegandola e applicandola. È non solamente vostro diritto, ma vostro dovere disobbedire e abolirle. Chi meglio spiega e applica ai casi umani la Legge di Dio, è vostro capo legittimo: amatelo e seguitelo.” -Giuseppe Mazzini-

Nella “Gran Galleria” trovò il coraggio di deporre la spada e in cambio si trovò tra le mani un’arma invincibile per la quale non si è ancora coniato il nome. L’energia emessa da quest’arma crea la consapevolezza, i fenomeni sincronici e fa sperimentare le peculiarità di altre dimensioni. Essa è dotata di un sistema ottico e acustico che permette di scorgere a grande distanza l’avvicinarsi di eventi catastrofici, di straordinari mutamenti epocali e di udire i passi di chi sopraggiunge per aprire l’ultima porta. Con una simile arma avrebbe vinto qualora avesse voluto combattere e, se altri volevano impugnarla, potevano farlo senza pericolo se a guidarli era l’amore.
Per non generare perplessità inutili, va detto che le azioni compiute in risposta a una aggressione, producono solo effetti devastanti mentre l’arma che consente di “creare le circostanze sincroniche che plasmano gli eventi a cui tutti assistiamo” non presenta alcuna controindicazione.

L’uomo agisce in risposta ai risultati prodotti dalle sue stesse azioni, il superuomo crea effetti diversi pur compiendo i medesimi atti. Essendo una manifestazione della fede, intesa come consapevolezza di sé, i suoi gesti sono espressione di quella energia straordinariamente libera da ogni vincolo, sia esso fisico, chimico o altro. L’espansione della coscienza, che nasce dallo sperimentare il radicale mutamento di tante certezze, fa scoprire gli aspetti celestiani dell’Universo e contemporaneamente le straordinarie possibilità di un nuovo modo di agire all’interno di ogni dimensione.
Il gradino successivo, vedremo come si scopre-crea uno degli infiniti Eden in tutta la sua realtà, una realtà che a buon diritto può dirsi celestiale.
Pensiamo non sia sfuggito quanto detto riguardo la volontà di non voler capire né di permettere ad altri di aumentare la propria consapevolezza. La ragione è semplice e possiamo figurarcela descrivendo una situazione immaginaria.
Siamo con dei compagni in una valle circondata da alte montagne; viviamo sottoposti alla volontà dei nostri leader che promettono di far tornare verde quella valle divenuta sterile a causa di tante scelte sbagliate, ma non ci riescono e lo stato di degrado è ormai irreversibile.
Poniamo che un giorno qualcuno raggiunga per caso la cima più alta e impervia, immaginiamo che scopra al di là una terra incontaminata. Immaginate che costui riunisca attorno a sé chi lavora e vive in base alle disposizioni delle autorità, per condurli in quel posto dove le pesanti restrizioni divengano solo un brutto ricordo, come reagirebbero quelle stesse autorità? È certo che le figure privilegiate escogiterebbero ogni espediente per impedirlo e questo esclusivamente per non perdere gli effimeri vantaggi di ordine materiale derivanti dalla loro posizione.
Immaginiamo che invece di una valle venga proposta una dimensione trascendente, è altrettanto certo che vedremmo i più materialisti, timorosi di perdere quel poco con cui riescono a rapportarsi, reagire in modo terribile. Consideriamo l’ipotesi che qualcuno sia riuscito a vedere al di là dei consueti orizzonti, e che sussista la possibilità di poterlo dimostrare, è chiaro che dovrà aspettarsi reazioni, anche feroci, qualora decidesse di incamminarsi assieme ad altri verso le grandi praterie.
Ricorderete pure che si è parlato del rischio di essere annientato, è necessario sapere che chiunque intraprenda il sentiero che conduce alla completa realizzazione spirituale, si trova in costante pericolo di compiere un passo falso. Per gli avventurieri dello Spirito che raggiungono il confine della nostra dimensione, l’annientamento non è la conseguenza diretta dell’opera di terzi, a nessuno infatti è concesso di abbatterli; la loro caduta è solamente un mezzo per condurre altri in altre dimensioni. Nel caso che l’iniziato sia ancora sulla via e lasci il suo strumento fisico libero di agire guidato solo dalle pulsioni dell’istinto, compie il fatidico passo falso che ne determina la caduta.

Uno di questi errori, il designato, lo commise poco prima di vivere l’esperienza della Gran Galleria, quando cercò di dimostrare la sua fede incrollabile in quella Dimensione. Durante una accesa discussione in merito alla sopravvivenza della coscienza alla morte del corpo fisico, mise stupidamente in gioco la vita per dimostrare la sua assoluta certezza riguardo quella Realtà tante volte percepita. Non servì a niente e a nessuno aver accettato la sfida che gli era stata rivolta e assumere quella minuscola pastiglia che fu spacciata per potente veleno.
In quella occasione mostrò fermezza nel perseguire un fine; andando poi tranquillamente a mangiare con la sfidante e un certo Giordano, quella che credeva essere l’ultima pizza, pensava di non avere altri obblighi verso di voi… e quello era l’errore più grave.
Imitando l’esempio dell’indiano Kalanos, che mostrò il suo disprezzo della vita ad Alessandro Magno lasciandosi bruciare vivo, aveva percorso la via del sacrificio inconcludente e solo in seguito, l’intuito gli suggerì di riservare a un’opera ben più importante la stessa stoica determinazione. Con quel gesto, in effetti, aveva semplicemente peccato di egoismo, prendendo quella decisione avrebbe finito di lottare contro i mulini a vento e, mettendo in gioco la vita, forse risvegliava l’animo di un altro individuo ma era forse un risultato apprezzabile? E gli altri? Dopo tanti riferimenti a quella dimensione, è naturale veder sorgere il desiderio di conoscere altri particolari o, meglio ancora, contemplarla. Per poterlo fare bisogna fermare un attimo la rappresentazione dei propri pensieri e provare ad ascoltare una musica con il cuore o, più semplicemente, attendere di sentirla vibrare e diffondersi dal vostro petto a tutto l’esistente. Vi avvolgerebbe allora una felicità indescrivibile, una beatitudine di natura superiore e se la ricerca parte dalla vostra anima, riuscirete a contemplare qualcosa che descrivere equivale a limitare e offuscare. Nel caso si riveli più facile, potreste guardare il volto della persona che amate e dalla quale sperate di essere corrisposti, forse vedrete ciò che gli fu inesplicabilmente mostrato quando era adolescente.
Lei si chiamava Barbara e quel giorno, al di là dei suoi occhi neri, intuì la silenziosa presenza della purezza e contemplò la sola bellezza che pervade ogni cosa. Scoprire improvvisamente la diversa realtà di quei meravigliosi occhi neri gli donò la beatitudine. Fu un’esplosione di gioia assoluta che privò il centro del suo essere di ogni limite… mentre l’Universo… diveniva lui!
In seguito anche un semplice prato, un fiore, un tramonto, gli oggetti più impensati rivelarono la loro vera essenza; era sufficiente per lui non dare ascolto alla mente, alle sue “intelligenti” constatazioni e alle sue deprimenti certezze.
Chi vive tali esperienze e sono più di quanti ci si potrebbe aspettare, può tranquillamente ironizzare sulla tesi dello psichiatra francese Yanet, il quale le addebita a una “manifestazione psicastenica conseguente all’isteria”.
Chi lo avesse informato di ciò lo avrebbe sinceramente ringraziato.  Non servivano anni e anni di sofferta ricerca di una correlazione tra lui, voi, ogni altra cosa immaginata e un possibile Dio. Dal suo alto piedistallo di saggezza, il Yanet infatti, al tempo affermava: «Non esiste correlazione tra Lui e alcuna cosa concreta o astratta che sia». Perdonate il suo modo caustico di ribattere a simili dichiarazioni ma se rinunciasse alla sua mente, ora come sempre, voi, e per voi si intende esclusivamente coloro che si limitano a percepire le Realtà solo con la razionalità, dovreste rinunciare a noi, a tre distinte entità che attraverso il suo fragile involucro lanciano l’invito a iniziare un gioco eterno.

Quel giorno se ne sarebbe andato in silenzio, perché non si riteneva in grado di fare ciò che si era prefissato: convincere, con la forza delle idee e della ragione, e determinare un miglioramento concreto in tutti i campi.
Aveva perso ogni entusiasmo, riconosceva lo sbaglio di credere che di fronte a un esteso aumento del benessere, risultato di un modus vivendi meno istintivo, si sarebbero arresi anche i più ottusi conservatori. Pareva accettare la sconfitta per non aver saputo prevedere come affrontare gli individui che venivano considerati gretti e malvagi; coloro che per ignoranza ma non solo, esultavano della sofferenza che riuscivano a infliggere. Deve quindi ringraziare il caso se non fu effettivamente del veleno quello che gli venne consegnato durante quella sfida in Viale, al bar Voltolina, ed era probabilmente un bene. Forse quello era un segno per farlo in seguito desistere dall’errore, dall’irreparabile errore di arrendersi per davvero. Con la sola presenza sul palcoscenico della vita, avrebbe forse convinto il mondo intero e, se effettivamente i suoi passi erano guidati da quella Intelligenza che si cela in ogni dove, non c’era da stupirsi che potesse farlo.
Contemplando il Disegno Intelligente, le coincidenze apparivano ora come la norma che detta la prospettiva in ogni disegno, anche il più insignificante come quello della sua forma. Sempre quella energia Intelligente avrebbe creato le circostanze fortuite necessarie a illuminare le menti dei più Umili e dei più Giusti tra voi.
Aveva così trovato il suo posto nella Natura: era la foglia leggera che cade senza dover scegliere la propria traiettoria. Era ferro e fuoco per forgiare “uomini nuovi e immortali”.
Capitava spesso che si immaginasse come l’albero più alto della foresta: ciò che ora lo stupiva, fu lo scoprire che non ne era assolutamente orgoglioso, anzi, si sentivo debitore. Che merito in definitiva poteva vantare per esser germogliato nel punto più fertile, più soleggiato e più riparato dalla tempesta? Nessuno! All’orgoglio che aveva finalmente perduto, era subentrata per un istante, la gioia di sapere che, dalla pianta più grande e più forte, si ottengono i prodotti migliori e più gratificanti. Poteva affermare in piena consapevolezza senza tema di smentita: «Io sono quello che sono e posso essere tutto ciò che È.»

Siamo certi che il lettore attento non lo consideri un presuntuoso convinto di aver accumulato dei meriti, in realtà inesistenti ma saprà intuire che ogni cosa immaginata, diventa reale grazie a quella energia che muove la sua mano e quella di ognuno di noi. Ha voluto sostenere, nel modo descritto da alcuni veggenti, ciò che sotto altra forma, già si trova nei testi sacri di tutte le religioni.
Infatti in tutti si legge lo stesso concetto: gli uomini indistintamente, sono in definitiva il risultato della loro massima aspirazione concepibile e delle azioni intraprese allo scopo di perseguirla. A sostegno di tale assunto basti la saggezza racchiusa nel testo biblico: «Ognuno riceverà secondo le proprie opere.»
Dunque, grazie a quegli illustri predecessori, troviamo che quando una persona desidera ottenere, essere o compiere qualcosa, in rapporto alla effettiva intensità del suo proposito e del suo operato, ogni cosa diviene possibile. Non è insensato peccare di ottimismo e affermare che più grande è il compito che ci prefiggeremo, più saranno straordinari gli strumenti di cui potremo disporre.
Meditare su queste ultime righe, sulla possibilità che si prospetta, permette alla mente di assimilare tutti i dati necessari a realizzare che non si tratti solo d’una semplice ipotesi ma di realtà incontestabile. Merita attenzione anche la circostanza che ogni credo, spesso ritenuto dai propri seguaci il solo depositario della verità, venga spiegato in modo ben diverso dalle altre fedi. Chi appartiene a certe correnti di pensiero, crede che alcuni eventi siano ascrivibili a fenomeni trascendentali possibili solo in seguito al raggiungimento d’un elevato grado di sviluppo spirituale. Gli stessi fatti, per altri sono miracolosi e, gli episodi inspiegabili, attribuiti alla fede ò al provvidenziale intervento di una Entità che essi immaginano a loro discrezione. Per i guerrieri dello spirito poi, la sola differenza tra le varie religioni consiste nei termini usati, il significato è lo stesso e chi ha ritrovato l’animo di un bambino, può scorgerlo nel consiglio di avere fede, una parola che solo a pochi indica l’impatto con l’esperienza trascendente. Dopo si potrà dire a un monte di spostarsi da qui a là, perché esso si sposti e niente vi sia impossibile. Cerchiamo la realtà ultima e troveremo il miracolo o, per usare un vocabolo più scolastico, il balzo quantico. Esso è visto come una realtà possibile e accettata da tutte le confessioni religiose. Tutte indicano lo stesso fenomeno, forse il più interessante in natura, con parole, allegorie e motivazioni diverse.
Considerato quanto sopra, possiamo dire che un uomo, spiritualmente evoluto, non desideri l’impossibile, qualora aspiri alla massima responsabilità per sostituire, con una via luminosa, il sentiero distorto che porta alla palude.
Su questo punto c’è un articolo stupendo della Costituzione Americana; esso auspica proprio lo sviluppo ideale dell’uomo e indica concisamente il modo per ottenere il progresso materiale in simbiosi con quello spirituale. Nel villaggio globale, sopratutto l’occidente rinnega la via indicata in quel documento così importante e ignora che le antiche dottrine orientali insegnino il medesimo percorso. Generalmente gli uomini politici trovano mille giustificazioni alla loro volontà di ricoprire ruoli pubblici importanti. Probabilmente non conoscono quello che ogni Avatar e ogni Bodhisattva sa… se l’insoddisfazione latente dell’animo ci porta a intraprendere una attività a noi congeniale, per quanto questa possa sembrare altruistica, essa è e rimane solo un mezzo per placare il nostro egoismo; non costituisce eccezione l’opera del politico raffinato né quella di chi persegue un nobile ideale per tutta la vita.
Si desume così che un uomo non sia giunto a realizzarsi quando è costretto a soddisfare continuamente il suo ego; nemmeno se si tratta di un personaggio pubblico che goda della fama e del plauso delle masse.
È un essere realizzato solamente chi è libero da qualsiasi dovere e da qualunque desiderio.
Una chiara similitudine di ciò la troviamo nelle leggi fisiche: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e, l’identica situazione, si verifica dopo l’appagamento di uno stimolo voluttuario. Alla soddisfazione subentra, presto o tardi e senza alcun rapporto apparente, un dolore direttamente proporzionale. Per uscire da questa tremenda situazione si deve agire in tal modo: si concludono le opere iniziate senza badare al plauso che potrà derivarne mantenendo il distacco emotivo; al pari di una mela che, cadendo dall’albero, non sceglie la propria direzione pur essendo perfettamente inserita nell’ambiente.
L’azione dunque, normalmente viene compiuta per placare la nostra insoddisfazione; e questo stimolo egoistico, nel momento in cui venisse a mancare improvvisamente, sprigionerebbe a quel punto una forza di tipo inerziale; quindi, sebbene in realtà non mirassimo più a perseguire alcuno scopo, verremmo portati, appunto per inerzia, a completare quello già intrapreso. In altre parole, l’intuizione deve dirigere le nostre azioni, che a quel punto sfuggono al razionale giudizio di positive o negative ma si inquadrano in un Giusto Disegno. Spetta a noi trovare posto per quei tasselli e collocarli nel punto dove possano risplendere al pari degli altri.
È l’antica procedura dell’agire senza agire, un concetto che viene riportato in diversi testi Orientali; è spesso seguito da esaurienti commenti ma si direbbe poco conosciuto dai politici occidentali, dai filosofi e dai liberi pensatori.


Mancava poco alle ventidue, era uscito dalla galleria e stava lentamente scendendo in città. Sostò davanti al portone laterale della Ginnastica Triestina, un centro sportivo frequentato da un amico d’allora. Ad attenderlo c’era come al solito la sua compagna, una mora simpatica e silenziosa.
Il gradino non era certamente il massimo per riposare ma dopo aver vagato per tante ore sembrò un confortevole divano. Attese pazientemente che uscisse e, quando arrivò, scambiò solo poche parole. Aveva di sicuro notato il suo stato d’animo ma non chiese nulla in proposito. Brevemente disse che aveva cercato di farla finita perché sconvolto da dubbi e delusioni, però stranamente, non parlò dell’esperienza avuta nel tunnel e nemmeno della decisione irrevocabile che aveva preso uscendo da quella galleria. L’unico amico che frequentava a quel tempo rimase all’oscuro di tutto. Non rivelò nulla, il caso volle che la sua confidenza venisse raccolta solo molto tempo dopo da un individuo di nome Giovanni.
Quella sera, al termine del loro breve colloquio, mostrò preoccupazione per ciò che sua madre poteva aver fatto nel frattempo, così a malincuore prese una decisione: sfilò il revolver e, tenendolo per la canna, lo ridusse a una ferraglia inutilizzabile sbattendolo con forza sul gradino. Era ancora completamente ignaro della profezia riguardante la sola arma che, secondo alcuni veggenti, l’Antilegge avrebbe dovuto usare. Il rifiuto di impiegare un’arma tradizionale può sembrare una semplice coincidenza, per cui c’è da chiedersi cosa può aver usato, alcuni anni dopo, nel “prevedere” la morte di un politico locale e del complice di chi violò la sua casa per compiere uno strano furto. Sarebbe il caso di domandarsi di cosa in realtà si sia servito per predire la caduta del Muro di Berlino e, per stupire alcuni, anticipando la fine atroce di chi testimoniò il falso contro di lui, di chi saldò delle sbarre per impedire che entrasse nella casa di sua madre e prevedendo altri eventi riportati da stampa e tv di tutto il mondo.

L’unica sua arma sarà la Sapienza Somma.” -Setta del Great Sunset-

“Rudolf Steiner era convinto che la Profezia fosse una delle più alte forme di Sapienza.” -Le grandi profezie- pag. 169-

In quel periodo, l’inizio degli anni settanta, i testi che trattavano di profezie e di veggenti lo lasciavano indifferente. I libri o le riviste che destavano il suo interesse erano di altro genere e fu merito del caso se, trascorso qualche anno da quella solitaria esperienza iniziò a dirigere la sua attenzione verso quelle particolari letture. Passò molto tempo dalla particolare esperienza nel tunnel, il ricordo era stato quasi cancellato e non influiva minimamente sulle scelte che prendeva nello svolgere le sue abituali attività.
Questo va detto affinché sia evidente che fu proprio una circostanza fortuita a mettergli tra le mani quel libro che trattava dell’Antilegge.
Lo strano racconto che quel giorno destò la sua curiosità si trovava in un capitolo riguardante le sette che veneravano l’Anticristo. Una di queste tramandava la leggenda dell’investitura di quel personaggio ed erano stati descritti in modo esauriente e chiaro l’ambiente, il periodo e addirittura il motivo del suo travaglio spirituale.
Dal ritratto che infine ne derivava, scopriva che da quei adepti egli veniva osannato alla pari di un liberatore lungamente atteso. Vi era pure la descrizione di alcune sue peculiari caratteristiche che, dopo un attento esame autocritico, riconobbe con divertito stupore, di rispecchiare pienamente.
Si trovò così a fare le prime considerazioni sul ruolo che avrebbe potuto interpretare: «Accidenti! Pare proprio che alcuni aspetti del Piano intuito la sera che per un pelo non mi sparai, stiano efficacemente realizzandosi. Vengono finalmente alla luce i primi indizi concreti del fantastico Progetto che ho contemplato dopo l’esperienza in quella buia galleria; affinché un domani possa servirmene dovrò ricordarmi di annotare ogni evento significativo e qualunque cosa possa rivelarsi utile per supportare l’esistenza di quel Piano. Affermando che esiste qualche probabilità di essere il 666 senza uno straccio di indizio è come sostenere che l’embrione racchiuso in un uovo d’uccello voli solo perché deposto da una specie provvista di ali. A lui accade con gradualità che si libri in aria, come io lentamente troverò il sostegno di indizi eccezionali e soprattutto verificabili.
Per prima cosa controllerò, sperando sia possibile, quanti furono i passi compiuti dentro quella galleria, se fossero esattamente settantotto si tratterà di una coincidenza alquanto singolare e, se scriverò l’accaduto, si penserà che evidentemente qualcuno debba aver visto, quasi due secoli prima, i momenti particolari vissuti nella galleria».
Quel giorno, proseguendo nella lettura, apprese che l’inquietante personaggio sarebbe stato più abile con la verga (intesa come penna) che con la parola e che era destinato a dover scrivere; un brivido salì lungo la schiena e si infilò nella mente. Per un attimo gli sembrò di rivivere la tremenda esperienza di alcuni anni prima e rammentò l’idea assurda di trovare un chiodo nella tubatura per poter incidere parole destinate ad altri.
Smise di leggere, posò il libro e rimase a lungo pensieroso; sembrava di scorgere un metodo da seguire in quelle pagine; le situazioni riportate in quel volume e le sue esperienze erano praticamente sovrapponibili. Se le correlava a quel impulso vago e indefinibile che spesso lo assaliva anche da bambino, esse avrebbero potuto far riflettere anche le pietre. Al momento però si trattava solo di pochi eventi indovinati per un caso più unico che raro; Andava fatta una ricerca specifica su tali temi e, se simili coincidenze si fossero rivelate straordinariamente numerose, se le avesse riportate esattamente con rigorosa cronologia e la loro manipolazione fosse stata impossibile, solo allora avrebbe potuto sostenere, senza sminuire l’intelligenza altrui, che su tali eventi valeva la pena dibattere senza pregiudizi. Così ognuno avrebbe avuto la possibilità di cercare una risposta alla provocatoria domanda formulata da Einstein: “Quando le coincidenze sono troppe come dobbiamo chiamarle?”
Riteniamo che questa sia una sfida affascinante per chiunque e che tutti possano accettarla e vincerla.
Al primo libro ne seguirono altri, gli episodi letti e che poteva associare al suo vissuto, senza ovviamente dover ricorrere a delle interpretazioni tirate per i capelli, si contavano oramai a decine. Infine, se ci concedete un minimo di credibilità, diremo che molti passi, reperibili nei testi considerati sacri dalle tre grandi Religioni, “paiono” riferirsi a quella umile forma che sta scrivendo per voi. Non li riportiamo per non apparire pedanti a chi già ci vede nelle vesti di stravaganti presuntuosi. Rivelarsi noiosi, impedirebbe ai lettori ancora scettici di giungere al termine del racconto.
La ricerca che in seguito portò avanti venne condotta senza alcun accanimento; si svolgeva prevalentemente quando per caso gli capitava tra le mani qualche testo sulle profezie. In quel periodo era più attento a correlare gli eventi politici che accadevano nel suo paese con ciò che avveniva a livello internazionale. Talvolta ricercava la causa prima dell’effetto farfalla e il collegamento occulto degli eventi. Era convinto di ciò che altri avrebbero in seguito espresso: «Se una farfalla batte le ali a Tokio oggi, può causare un uragano in Brasile fra un mese». -Cohen Jack, Steward Jan, op. cit., pp. 191.- Trovare quel collegamento forse avrebbe portato a capire se qualcuno tirava le fila da dietro le quinte e chi fosse quel qualcuno.
Leggendo gli scritti di veggenti capaci di formulare delle previsioni sorprendentemente esatte, rimaneva piacevolmente sorpreso potendone constatare la precisione cronologica. Essi, citando i loro predecessori affermavano che, dopo accaduto quanto dai primi previsto, si sarebbero verificate le loro profezie.
Però quella ricerca improvvisata lasciava nell’animo più dubbi che certezze poiché, proprio la grande disponibilità di riscontri, pareva determinare l’effetto opposto. La saturazione faceva ritenere possibile tutto e il contrario di tutto. Il dubbio, dunque, era la probabile conseguenza. Doveva poterlo escludere ma come fare? Non era certo cosa da poco. Bene, ci avrebbe pensato nel momento in cui metteva per iscritto le profezie che scopriva calzanti pienamente col suo vissuto ed eventualmente con quello di altri. Come al solito il lato umano tendeva sempre a riaffiorare; avrebbe voluto darvi la certezza con una dimostrazione matematica, magari ricorrendo alla legge dei grandi numeri ma non è questo il suo compito. È sempre valido il concetto che siano beati coloro che credono senza aver veduto, perché, come in questo caso, è il loro animo a credere, non la loro mente soggetta all’inganno. È evidente che le affermazioni, anche le più logiche, possono venir contestate con mille argomenti. L’unico a non poter esser contestato è chi accetta tutto e il contrario di tutto; egli sa che il dubbio può essere sconfitto anche adottando un atteggiamento di fiducia in qualcosa o qualcuno. Riguardo alla fiducia cieca, o fede, ci sarebbero da precisare alcune cose; va detto che la capacità di vivere con coerenza la propria fede, soprattutto quando essa comporti dei sacrifici personali, è un elemento che dimostra un buon grado evolutivo. Tanta dedizione però, è lecita fino a un certo punto, superato il quale, si precipita nel fanatismo. La seconda osservazione, meno banale della prima, riguarda sempre l’atto di fede, ossia la possibilità di credere in qualcosa che non possa essere dimostrata scientificamente, come appunto nel primo caso ma, a differenza di quella situazione paradossale, si compie l’esperienza concreta della validità del proprio credo e, a quel punto, tutto è compiuto. Diviene vero, reale e concreto al pari del nostro, ogni altra fede. Diventa logica, eternamente dimostrabile scientificamente, l’esattezza di ogni ipotesi, poiché i dati presi in esame, dimostrano l’esattezza di ogni altro dato e di ogni possibile ipotesi. Tutto ciò è semplicemente stupendo e siamo certi che le menti più profonde, quelle dei ricercatori in ogni campo dello scibile umano, servendosi dell’intuizione, sottoscriveranno che ogni cosa immaginata esiste realmente facendo propria questa verità che nulla può scalfire, non può farlo il tempo né lo spazio né la conoscenza.
Percorrendo un sentiero irto di pericoli, è utile credere a l’esistenza di qualcosa che possa aiutarci nel momento critico, è un importantissimo sostegno psicologico, astratto quanto si voglia ma dagli effetti tangibili, concreti. Pertanto l’unico sforzo richiesto è quello di raggiungere la consapevolezza di ricevere al momento opportuno l’aiuto necessario. Importante è crederlo fino a quando non potrete formulare due pensieri diversi nel medesimo istante: allora avrete la prova del vostro primo contatto consapevole con lo Spirito, o se vogliamo, con l’Energia Intelligente. In seguito a tale contatto, lascerete le redini della vostra mente e quelle dell’anima allo Spirito e accadrà che diverrete coscienti di essere eternamente sostenuti e pervasi dalla stessa Energia che sostiene anche i mondi più lontani.
Le vostre azioni diverranno così la sua espressione e nessuno potrà permettersi di condannarle.