Investitura

gargoile_trasparenteOltre che nel campo lavorativo, pure in quello sentimentale avrebbe subito cocenti sconfitte e ben peggiori; esse resero la solitudine simile a una insormontabile montagna di granito. I suoi macigni, cadendo improvvisi sul suo animo, lo schiacciavano senza pietà. “French”, così affettuosamente chiamava il suo grande amico, non riuscì a sopportare senza soccombere quei colpi terribili.
Per evitare di seguire la sua sorte, decise di dedicarsi più assiduamente alla ricerca della vera causa del dolore e perché si manifestasse nelle circostanze più inaspettate.
Pensava che la ragione della sofferenza potesse venir identificata, descritta e perfettamente soppesata, riteneva nella sua ingenuità che si sarebbe potuto persino evitarla. L’aspetto trascendente di tutto ciò che esiste non lo prendeva stranamente neppure in considerazione. In seguito comprese che ogni cosa immaginata possedeva una sua autonoma vita spirituale e riuscì a contemplarne la perfezione.
Il raggiungimento di questo grado di consapevolezza lo portò a intuire che anche l’assalto al Cielo andava sferrato con delle armi altrettanto Spirituali. Per seguire la via che poteva condurlo alla realizzazione di un sogno o forse di un incubo, non avrebbe dovuto cedere allo sconforto, l’insidioso nemico che attendeva la sera, per disputare alla solitudine, le angosce della sua anima. Si avvicinò così allo studio teosofico, giungendo infine a contatto con le dottrine orientali. È bene precisare che la via della conoscenza è patrimonio di tutta l’umanità e attraversa ogni landa, anche quella più sperduta e quindi, non la si può circoscrivere all’Oriente o a una singola nazione, per mezzo di una frontiera, o attribuire a una razza in conseguenza del suo grado di civiltà.
Ora, alle massacranti sedute di sollevamento pesi, ne abbinava altrettante di intensa meditazione; non era giunto alla fine del sentiero, termine in uso nei testi di Yoga per indicare il percorso e le prove durissime che, gli aspiranti alla trascendenza, devono superare.
Lentamente, molto lentamente, sebbene impiegasse tutte le sue risorse, avanzava sulla via della realizzazione; ne aveva conferma a ogni passo, poiché, l’intuizione gli permise di contemplare dimensioni prima impensabili. Non era ancora immune allo sconforto e alla sofferenza derivati dal riconoscere la sua impotenza; la solitudine, o il timore d’essere inadeguato al compito che lo attendeva, lo spinsero a cercare rifugio nelle dimensioni estatiche che ben conosceva. Un giorno dunque, era poco più che ventenne, a una crisi più lacerante del solito reagì decidendo di sfuggire alla sua situazione infernale. Salutò la madre dicendole che non sarebbe più tornato e, sordo alle sue solite preoccupate raccomandazioni, si allontanò lentamente verso la casa di suo padre. Lo trovò indaffarato, al punto che sembrò non meravigliarsi più di tanto, neppure dal cinturone col revolver che portava al fianco.
«Ciao papà… sono passato a salutarti, sto andando via, però sono contento di averti trovato, non avrei voluto partire senza prima averlo fatto.»
«Ma dove vai? A tua madre lo hai detto?»
«Si! Le ho già parlato… non lo so ancora.»
«E quando ritorni?» «Credo mai più».
Rimase a fissarlo silenzioso e immobile, quando lo avvertì che probabilmente non lo avrebbe più rivisto. Non parlò neppure quando gli voltò le spalle e iniziò a camminare lentamente verso l’angolo della sua vecchia casa. L’ultimo istante, prima di uscire dal suo campo visivo, volse lo sguardo e notò il rapido cenno di saluto con la mano. Rispose lasciando delle lacrime per un lungo tratto di strada, una via che fino a quel giorno aveva percorso senza di lui. Lui non poteva sentire che il suo cuore gridava, che voleva un papà che lo prendesse in braccio, di poter posare la testa sul suo petto e sentirlo dire di aspettare assieme a lui che il dolore andasse lontano per non tornare più.
Prima di dirigersi verso il centro, incrociò due carabinieri in via di Servola; procedevano lentamente sul lato opposto della via, se avessero notato la fondina che sbucava per metà, da sotto il giaccone, sarebbero certamente intervenuti, così li seguì con lo sguardo per capirne le mosse. Non avrebbe accettato più alcun ordine, alcuna imposizione, alla sua pena era impossibile aggiungerne altre. I due si allontanarono tranquillamente, ignari della tragedia che sarebbe potuta esplodere improvvisa. Ciò gli diede modo di capire quale fosse il primo dovere di un uomo: non fare né lasciare che altri diffondano il male e i suoi effluvi velenosi. Si meravigliò di averlo potuto scordare, per cui, giunto in centro, sostò nell’atrio di un portone in via Ginnastica per togliere le munizioni al revolver. Nel caso di uno scontro a fuoco, non poteva sbagliare, non avrebbe colpito chi probabilmente non lo meritava.
La complessità della situazione continuava a farsi sentire; era per tutti un elemento asociale e pericoloso, un nemico da abbattere, in una parola, il male. Ora, era disarmato e non sussisteva in lui nemmeno la volontà di colpire; forse era proprio quello il messaggio che doveva lasciare?… Badate a non cadere in errore!… O forse poteva fare di più? Ma cosa? Attraversando la città, in Viale XX Settembre, trovò il fratello di un suo compagno di collegio; scambiò con lui qualche parola e ciò gli permise di notare l’arma che portava al fianco. Si trattava di un certo Leo, a buon diritto un Ultimo, a lui, una decina d’anni più tardi, mentre si trovavano nel cortile di un carcere, confidò che, trascorsi cinque o sei anni, l’inferno avrebbe aperto le sue porte alla Jugoslavia. Aggiunse che sarebbe passato ancora del tempo e, in seguito, le stesse mura dell’inferno, quei bastioni chiamati frontiere che cingono la terra e la dividono assieme ai suoi popoli, sarebbero crollati. “Se per Gerico si ricordano le trombe, per le mura-frontiere di oggi verrà ricordato questo Libro“. – Concluse con convinzione – prima di fargli la promessa che, al momento giusto, avrebbe potuto rendersi utile. Il momento adatto è questo, egli può dire ciò che ha sentito quel giorno e quanto apprese, riguardo al futuro, in altre occasioni.

Ho ancora molte cose da dirvi ma non siete in grado di sostenerle al presente. Comunque quando Quello sarà arrivato, lo Spirito della Verità, vi guiderà in tutta la Verità, perché non parlerà di proprio impulso ma dirà le cose che “ode” e vi dichiarerà le cose avvenire. Quello mi glorificherà, perché riceverà da ciò che è mio e ve lo dichiarerà.” (Giovanni, 16/12-13-14)


Raggiunte le prime alture alle spalle della città, si allontanò dagli uomini anche con la mente. Arrivò così davanti a una grande galleria completamente buia. Si trattava del traforo ferroviario che passa sotto Villa Revoltella, posta in uno splendido parco abbellito da molte statue. Volse lo sguardo attorno per vedere un’ultima volta, il mondo che stava lasciando e non era riuscito a rendere simile all’Eden che aveva potuto contemplare; era disperato perché non trovava la forza per farlo ed era certo che, se fosse rimasto, sarebbe stato distrutto inutilmente.
Gli ultimi raggi del sole sembravano porgere un saluto, si girò sul lato destro per contemplare il disco sanguigno seminascosto dalle nubi nere che rincorrevano l’orizzonte e mormorò: “Va’ a riposare, te ne sono grato, almeno tu sei riuscito a illuminarli”. Poi l’attenzione fu catturata dai riverberi rossastri che sembravano scaturire dalle pietre bianche di quella costruzione posta alla sua destra e raggiungibile per mezzo di una ripida e stretta scalinata. Attorno a tutto ciò, i colori spenti di un bosco, abbandonato da tempo. Scacciò dalla mente quelle che avrebbero potuto essere le ultime immagini del mondo che, nonostante tutto, aveva amato e riprese ad avanzare.
Era stupefacente quella sensazione così intensa di sicurezza, aveva la certezza inspiegabile che in quella galleria si sarebbe conclusa definitivamente la sua ricerca; lì avrebbe trovato le risposte alle sue infinite domande e, senza chiedersene la ragione, il motivo, vi entrò risolutamente.
Per quanto l’avesse amato, quel mondo lo aveva scacciato, umiliato, ferito e le sue ferite non accennavano a chiudersi, continuavano a farlo soffrire. Rimaneva un essere disorientato, non riusciva, nonostante tutto, a capire perché tante sofferenze e tante inquietudini, si abbattessero così spesso sul suo animo.
Avrebbe dovuto prestare, maggiore attenzione, le rare volte che prese in mano una Bibbia; era facile capire che il Cristo fu “fatto perfetto” grazie alle sofferenze. Nella chiesa del collegio aveva chiesto, ancora bambino, di venir temprato ma non ne vedeva i frutti, tutto rimaneva immutabile. Il suo dolore era inutile, deriso e nient’altro. Vacillava, cadeva, strisciava ma l’istinto era quello di rialzarsi per continuare a lottare e vi aveva obbedito. Non realizzava che la sofferenza fosse inevitabile e necessaria a un’anima che ascende; non attribuiva la dovuta importanza alla profetica considerazione biblica che, sinteticamente, indica come ogni anima si tempri: ”Ma prima bisogna che soffra molte cose”. Così, non agendo in modo impeccabile, il risultato fu quello di usare la sua energia per uno scopo personale: contrastare le situazioni che potevano in qualche modo ferirlo. Questo significa fare un uso egoistico delle proprie capacità; una percentuale infinitesimale di egoismo, d’accordo ma, nonostante tutto, sempre di quel genere di spinta si trattava. Coltivando l’azione impeccabile, si diventa coscienti che il rifiuto legittimo del dolore, è quello riguardante la sofferenza degli altri.
I passi profetici tramandati dal Walsit; sono rivelazioni ricevute da un discepolo, che partecipava alle cerimonie notturne della setta dell’Oregon, in onore dell’Anticristo. Le riunioni avvenivano in particolari occasioni, durante le quali furono ottenuti altri messaggi che vennero attribuiti, sempre alla stessa setta e risalenti al medesimo periodo. Da quest’ultimi, si possono individuare agevolmente, le tante analogie che permettono di svelare la trama occulta, di una storia, meravigliosamente vera:

In giovane età l’Anticristo si troverà sperduto, scosso dal suo “travaglio spirituale”, vagherà incerto, giungendo alfine dinanzi a un grande antro buio. Il sole tramonterà alla sua “destra” e alla sua destra avrà dei “ruderi di pietra bianca”, una “scala” sempre al suo lato destro. Ci saranno in un giardino le “statue” di tante deità e una “selva incolta” tutto attorno. Scenderà all’interno “78 gradini” (Dal latino: grados = passo) e si addormenterà in un canto e sognerà il Padre suo e il Padre suo lo illuminerà. Quando la notte uscirà, saprà trovare la via, per lui e da lui ci sarà la Luce.” (Setta del Great Sunset)

5-gran-galleria

È possibile si sia trattato di una semplice coincidenza se, perpendicolarmente, dall’entrata della galleria, alla prima nicchia dove sostò, siano state poste esattamente 78 traversine? O piuttosto si potrebbe pensare a un evento sincronico voluto da qualcuno o qualcosa che ci appare solo a certe condizioni? Rappresenta un indizio inquietante l’aver posato il piede, su di esse, per 78 volte al fine di raggiungere quella nicchia? È il caso a volere che tale distanza di 666 millimetri tra le traversine sia stata provvidenzialmente stabilita dal regolamento ferroviario? Quanto si è visto fin’ora, riuscirà ad accendere la curiosità di ogni lettore attento e preparato. Affinché ciò che è stato pazientemente acceso non si spenga, si continuerà a parlare della leggenda dell’Investitura, comune alla maggior parte delle confraternite dell’Anticristo e, della quale, sono pervenute anche altre versioni:

Il Figlio gettò la sacca e preparò un giaciglio… mangiò e poi cadde in un sonno profondo. Una gigantesca mano uscì dalla terra e lo trasse a sé e il Figliuolo si ritrovò in una grande caverna. Accostati comandò il Maligno e disse: Io Sommo Imperatore ti ho generato… io ti comando di condurre sulla terra la battaglia contro la luce… (lo splendore dell’oro, che abbagliando impedisce di vedere la Via) alla porta troverai la mia Legge. Va’ e diffondila con il nome dell’Anticristo… l’unica tua arma sarà la Sapienza Somma. L’unica tua collaboratrice sarà la colomba bianca e gialla.”
Entrando l’Anticristo era incerto, oscillava nel buio, non riusciva a trovare una risposta a tanti e tanti interrogativi. Solo uscendo dal “Grande Antro”(ricordato pure da altre profezie) il personaggio avrà la piena coscienza del terribile compito affidatogli.”

Pagine: 1 2