Walsit

gargoile_trasparenteIl bagaglio di esperienze nel campo lavorativo non era composto solo da episodi incresciosi come quello descritto nel capitolo precedente ma anche da alcuni insoliti incidenti e, si ritiene opportuno, ricordare il più significativo.
Al tempo della costruzione dell’acquedotto di via Rossetti, aveva compiuto da poco 17 anni e svolgeva le mansioni di manovale presso la ditta appaltatrice. Un giorno lo chiamarono per eseguire un trattamento protettivo sulle saldature con un prodotto bituminoso particolarmente tossico. Con due operai più esperti entrò all’interno della grossa tubatura, procedendo sulle ginocchia per circa cinquecento metri, fino al punto indicato dal capocantiere.
Iniziò la seconda fase del lavoro che consisteva nel ricoprire con un prodotto bituminoso maleodorante i giunti saldati. Passarono un paio d’ore, finalmente si sarebbe smessa quella scomoda posizione. Prima di uscire si pensò di fare una sosta e uno dei due iniziò con delle battute. Dopo qualche minuto le sue parole divennero incomprensibili. L’altro ascoltava senza dare a vedere di essersene accorto; il più giovane dei tre lo fece notare di proposito e, contrariamente a quanto si aspettava, si mostrarono seccati e lo invitarono a tacere. Ancor più allarmato dalla loro apatia, attribuì l’evidente malessere alle esalazioni tossiche della vernice e decise di uscire immediatamente.
«Ragazzi, se volete rimanere qui dentro, fatelo pure ma io esco, mi sembra ci sia qualcosa nell’aria che vi fa perdere il buonsenso e prima di mettermi a sragionare come voi torno indietro».
A quel punto sembrarono ritrovare una maggiore lucidità; li sentì parlottare ma non intendeva perdere attimi che potevano rivelarsi preziosi.
«Da che parte è l’uscita più vicina, quale direzione va presa? Cosa conviene, tornare là da dove sono entrato o continuo verso la prima saracinesca?» chiese spazientito.
Masticando le parole rispose per primo quello che stava più vicino: «Se continui, la trovi subito.»
L’altro intervenne col risultato di confondergli ancor più le idee: «Però può essere chiusa, non ho visto che la aprivano… no! Forse no!»
Parlavano ostentando molta sicurezza riguardo la distanza, un po’ meno sulla possibilità di uscire rapidamente da quella che, per lui, cominciava ad assumere i contorni di una trappola mortale. Continuarono a biascicare che avevano provveduto personalmente alla posa in opera della saracinesca e che non potevano sbagliare. Uno dei due, alla fine, vedendolo ancora indeciso, aggiunse che, da quando era stata applicata, quella grossa valvola non veniva chiusa proprio per permettere il passaggio in caso di necessità.
L’istinto gli suggerì di non dar peso alle loro ripetute assicurazioni e mise la vita, almeno così credeva in quel momento, nelle mani del suo intuito. Decise pertanto di uscire percorrendo la strada molto probabilmente più lunga ma che già conosceva.
Fece un respiro profondo, doveva essere l’ultimo in quella tubatura; «Se non voglio cedere ai micidiali miasmi,» pensò convinto «non devo più inalare quella sostanza tossica.» Si lanciò così verso l’uscita; procedeva incurante delle mani, della testa e delle ginocchia che si laceravano contro le pareti di quella che temeva sarebbe divenuta la sua bara. Aveva percorso pochi metri appena che gettò la pila di cui era munito, impediva di avanzare più velocemente.

«Se non mi arrendo all’idea di percorrere quattrocento metri in queste condizioni impossibili, a ogni passo verso la salvezza, sarò più meritevole di vivere.»
Quel pensiero servì a dargli forza. Passarono dei momenti che sembrarono interminabili; credeva di aver fatto almeno la metà del percorso, eppure non riusciva a scorgere nemmeno il minimo barlume. Al buio più completo continuò così la sua corsa verso la vita. A un certo punto, sembrò che il cuore stesse prendendolo a calci… pareva volergli scoppiare nel petto.
Si arrestò e vi posò la mano… per un istante aveva creduto di averlo nel palmo; poi, senza trarre nemmeno un respiro, riprese a correre carponi. Ora non sentiva più il martellare delle tempie; adesso le sue pulsazioni erano simili a un cupo ronzio. Un suono che, come un tuono lontano, sembrò far vibrare anche le pareti metalliche della condotta. Era troppo per qualunque essere umano: le braccia cedettero di schianto e crollò disteso. Per un tempo indefinibile rimase fermo come una pietra dimenticata da tutti, senza percepire altro che il gelo di quella pietra.

Egli sarà atterrato come lo fu San Paolo.” (S. Francesco di Paola)


Provò a respirare, il cuore impazzito lo impediva; cercò di muovere le dita per avvicinarle alla salvezza, per evitare che tutto di lui venisse scordato… rimasero completamente immobili. Pensò allora al sole, alla vita che si avvicendava, ai fiori, alle tante cose belle che “dovevano” esistere ma che purtroppo non aveva mai visto. E uno stupore improvviso lo assalì: «Ma come, sto morendo qui dentro?… Ma no!… Non è possibile! Come trovo una penna, una matita… maledizione! Mi basterebbe… un… sì!… Anche un semplice chiodo, devo lasciare un segno, devo assolutamente scrivere. Dopo… potrò anche morire, ma avrò fatto il mio dovere fino alla fine.»
Quello che al momento pareva essere solo un assurdo pensiero, dovuto a quei terribili istanti, ispirò una lucida riflessione: sentiva la disperata necessità di mettersi a scrivere mentre stava morendo… «Cosa mi sta succedendo, sono improvvisamente impazzito?» l’idea lo turbò. Ma anche pazzo, devo assolutamente uscire se voglio poter scrivere.
L’impulso irrefrenabile a farlo, sentito in quei momenti soprattutto come un dovere imprescindibile nei confronti degli altri, rimase sopito per anni in un angolo della sua anima senza mai affiorare. Un giorno, con la complicità del caso, gli sarebbe tornato alla mente. In seguito analizzò quelle sensazioni indimenticabili e concluse che l’intento insopprimibile di vergare qualcosa sulla parete di quella condotta, non fu affatto dovuto alla volontà di perpetuare con quel gesto la sua individualità nel tempo. Ricordava chiaramente che in quegli attimi non aveva voluto scrivere ciò che pensava, perché nella sua mente, ormai vuota e inutile, era rimasta solo la caparbia volontà di fare in tempo a “scrivere ciò che avrebbe un giorno pensato”. Un’idea a lui ignota che, sul confine dell’altra dimensione, per la frazione di un attimo, aveva intuito stupenda.
Doveva averlo visto precedentemente in qualche film o letto da qualche parte: sebbene fosse giunto alla fine, l’eroe, nel momento fatale, tentava ancora la sua ultima carta, irriducibile nonostante tutto. Lo immaginò mentre si imponeva testardo di avanzare per qualche centimetro stringendo le mani sulla sabbia. Ebbene, non poteva essere da meno, doveva tentare anche lui.
Riprovò a stringere e con gioia scoprì che, seppur di poco, stavolta le dita si erano mosse. Inconsciamente aveva ripreso in modo appena percettibile a respirare. Rendendosene conto, notò che non ne era stato danneggiato ulteriormente; anzi, ne era certo, l’eco del rombo che scaturiva dal suo petto, ora pareva giungere da più lontano. Si sentiva vittorioso, ce l’aveva fatta, era arrivato in un punto dove i vapori tossici non erano presenti. I pensieri potevano riprendere il filo interrotto. Però, che strana esperienza: come si spiegava l’impulso letterario così imperioso e l’intenso stupore seguito subito dopo? L’intima certezza di non dover morire perché legato a un obbligo da rispettare? Divenne preda dello sconforto. Non era neppure libero di abbandonare questo mondo?… Veniva forse costretto da qualcuno a dover fare qualcosa?… Era uno strumento nelle mani di un essere senza un briciolo di pietà?
Solo dopo molti anni fu chiaro che l’episodio appena descritto era semplicemente una delle tante tessere di un mosaico, un pezzo che si incastonava perfettamente con tutti gli altri. E il disegno che piano piano si formava non avrebbe potuto essere più straordinario.
Lentamente, molto lentamente, riprese ad avanzare, dopo un po’ il chiarore dell’uscita fu visibile. A quel punto la sua marcia ridivenne frenetica, doveva uscire al più presto per avvisare gli altri del pericolo che correvano i suoi compagni; potevano rimanere senza via di scampo trovando fatalmente chiusa la saracinesca.
Appena fuori da quel tubo, arrancò fino al bordo dello scavo chiamando le persone che vi lavoravano attorno. Rimase stupito dalla luminosità che lo abbagliava ma non provò altrettanto stupore quando in quelle forme, divenute più nitide, riconobbe i compagni della sua drammatica avventura che discutevano tranquillamente con gli altri operai.
Passò del tempo da quella brutta esperienza, una decina d’anni, prima di leggere un saggio nel quale venivano riportate alcune profezie riferibili al Gran Monarca. In esso si cercava di tracciare la sua personalità e venivano riportati degli eventi che avrebbero caratterizzato le sue esperienze.
Per l’episodio descritto in precedenza e in particolare per l’attimo più drammatico, da quel testo sono stati scelti alcuni curiosi passaggi perché siano comparati alla luce dell’intuizione. Vengono presentati alla vostra attenzione con le parole del ricercatore: “A essere precisi, anzi, la rivelazione del cuore che batterà più forte negli Ultimi Tempi… era stata ricevuta da Gertrude di Eisleben, che ebbe visioni straordinarie e morì l’anno 1302 nel monastero di Helfta.”
Nello stesso periodo furono individuati dei passi biblici che suggerivano di coltivare la speranza in un mondo migliore: “Chi si leverà per Me contro i malvagi? Chi si presenterà per Me contro gli operatori di iniquità? Verrà il giorno che qualcuno si alzerà a parlare con le parole dei profeti”. A essi veniva attribuito il significato che molti condividono: si trattava semplicemente di una sana lettura! In questo contesto, oggi quelle domande trovano l’inquietante risposta del nostro protagonista: “Se l’Eterno non fosse stato il mio aiuto a quest’ora l’anima mia abiterebbe il luogo del silenzio”.
Talvolta le circostanze spingono a rivendicare la facoltà di parlare con le parole care ai profeti. Si può essere indotti, durante i ventisette anni occorsi alla stesura di questo scritto, a superare difficoltà di ogni tipo per poterlo realizzare; è comprensibile che così sia stato, perché lo scopo di questo sforzo letterario è appunto quello di provvedere alla costruzione di alcuni anelli mancanti o, più semplicemente, di quei gradini della scala evolutiva che l’Umanità dovrà salire. Quei tasselli che serviranno a provocare finalmente quello straordinario Evento che Northrop Frye nel suo saggio “Agghiacciante Simmetria” dedicato alla lungimiranza di William Blake, riconosce possibile: “La vera ricerca di San Giorgio è la riconquista del Paradiso e il compimento dell’Apocalisse… Il Giudizio Universale inizierà semplicemente con un fragore improvviso, con un brivido involontario dettato da l’istinto di conservazione contro una tirannide intollerabilmente minacciosa… L’Apocalisse inizierà necessariamente con un massacro dei tiranni”.

Frye alla fine conclude riportando queste enigmatiche parole di Blake:

 “Cristo è venuto per affrancare coloro che sono sotto il giogo dei malvagi, non per liberarli, a questo ci penserà l’Anticristo!” (William Blake)

Se il fine ultimo di questo sforzo consiste nel realizzare i presupposti per ottenere ciò che si desume dalle ispirate parole del poeta, è giusto attendersi un oppositore, una Energia capace di assumere forme concrete e anche infiniti aspetti astratti, quali l’egoismo, la crudeltà, l’indifferenza, ecc.
È peraltro inevitabile che la stessa Energia si rivesta anche degli aspetti considerati positivi dalle menti degli uomini. Essa quindi saprà mostrarsi nelle vesti di una accresciuta consapevolezza generale, intendendo con questo, l’imminente superamento della Soglia da parte della specie umana. È fondamentale ribadire che il lato oscuro dell’Energia eternamente luminosa, emana da sempre l’Oppositore e i suoi seguaci, da loro ci si dovrà aspettare che non accettino passivamente una realtà diversa da quella che hanno creato, ed è questo il senso delle parole che seguono:

E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, l’oro e l’argento vostro è arrugginito; la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli “Ultimi Giorni”! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e queste grida sono giunte agli orecchi del Signore degli Eserciti. Siete vissuti banchettando sulla terra, e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore.” (Giacomo: 5/1-2)

La stessa possibilità si intuisce anche dalle parole attribuite al Cristo:

Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la “loro ora”, ricordiate che ve ne ho parlato… manderò a voi il Consolatore che vi convincerà riguardo alla giustizia e al giudizio.” (Giovanni: 16/4-8 )

Analizzando senza aprioristiche convinzioni i tanti indizi già trovati, ci si trova davanti a una ipotesi suggestiva e inquietante? È possibile che l’ora indicata dai veggenti sia alle porte? In questo caso e solo a questa condizione, si presenterebbe la necessità di risolvere un quesito molto scottante. Si tratta di una domanda che può esser posta in molti modi: Chi deve essere colpito e da chi? In questa fase del processo evolutivo ci sarà una drammatica selezione naturale? È possibile che l’inconscio di molti esseri umani sia il solo responsabile di ogni squilibrio esistente? Dobbiamo credere che delle anime possano usare consapevolmente la loro straordinaria energia? Che decidano di creare le coincidenze capaci di allontanare temporaneamente chi rappresenta un fardello non più necessario alla loro evoluzione?
Chiunque auspicasse che venga abbattuto chi si oppone a l’uomo che mistici e profeti, sebbene sotto spoglie diverse, hanno visto determinare il cambiamento, mostrerebbe di possedere la sapienza di un Dio minore, una divinità che solo le menti infantili si raffigurano. Abbiamo visto che nelle epoche precedenti molti seguirono la via di quel Dio minore che si erano dati. Lo hanno fatto commettendo un massacro ogni volta che esportarono la loro fede in lui, quando lo applaudirono e quando lo ignorarono… ma indubbiamente seguirono la volontà di quel Dio minore anche quando i massacri non li impedirono.
Va aggiunto che nemmeno gli eletti né i veggenti hanno saputo svelare completamente il mistero escatologico, vocabolo che può servire a indicare letteralmente il “Piano segreto di guerra di Dio”; un Dio che donerà prossimamente la percezione di alcuni impensabili aspetti di Sé.
Limitiamoci ora a osservare uno di questi aspetti insospettabili. Esso è rappresentato dal timore inconscio del castigo, una paura che può assalire l’uomo dal cuore più saldo e fargli sostenere con pervicacia l’immaterialità di chiunque partecipi a una battaglia apocalittica. Si cade in questo errore di valutazione semplicemente perché si teme una punizione materiale e, contrariamente a quanto spesso si afferma, si crede solo a ciò che si vede, e si paventa soprattutto quello che solo gli occhi riescono a percepire. Così, per allontanare l’ombra della minaccia e illudere se stessi, si cerca di rendere quel pericolo il più astratto possibile. Ebbene, su una delle infinite sfaccettature del diamante più puro o, se vogliamo, nella valle del regno delle infinite possibilità, si vedono effettivamente degli angeli che rispondono alla chiamata e alle preghiere di coloro che stanno tribolando. Essi accorrono per combattere al loro fianco e alla testa di quanti la consapevolezza ha reso liberi di agire senza generare effetti karmici. Una domanda però va posta a chi quella consapevolezza non è riuscito a raggiungerla: Chi… chi può affermare come, quando e perché debbano esser fatti i nostri angeli?.. Noi rispondiamo con le parole del grande Isaia:

“La mano dell’Eterno si farà conoscere per mezzo dei suoi Servi!”

Domande e risposte in realtà non sono soggette alla temporalità però possono produrre consapevolezza in chi non ne ha sufficienza.


In queste pagine abbiamo visto delinearsi gradualmente l’inquietante profilo del protagonista di questa storia, di quel personaggio che per secoli è stato descritto come una figura diametralmente opposta a quella del Cristo. Vedremo pure che il merito di poterla raccontare va soprattutto ai pochi che hanno saputo tramandare una immagine alternativa dell’Anticristo. Scopriremo infine che i due profili, grazie a una lunga serie di straordinarie coincidenze, sono in realtà sovrapponibili e parte della stessa faccia. Un volto sofferente che si lascerà illuminare dal sorriso quando anche l’ultimo tra voi potrà fare altrettanto.
Perché si arrivi a una reale comprensione delle due personalità e del loro ruolo giocato in questo punto del percorso evolutivo, si continuerà a seguire l’esempio suggerito da un uomo che si suppone sia realmente vissuto e risorto in Palestina. Anche lui in un determinato periodo della sua vita, per esser compreso e legittimato, citò per i propri ascoltatori le profezie che a suo dire lo riguardavano. Allo stesso modo verranno poste sotto i vostri occhi le rivelazioni di profeti, santi e mistici di ogni religione. Questo permetterà di realizzare che la venuta del Figlio dell’Uomo, dell’Avatar, del XII° Imam e del Gran Monarca, da essi auspicata per metter fine alla miseria umana, sia da identificarsi con l’apparizione dell’Anticristo. In prima istanza consentiteci di fare una considerazione d’obbligo. È facile supporre che ogni veggente, mistico o sciamano, abbia avuto una struttura morale conforme al proprio ambiente e alla sua epoca; proprio a causa di questo imperfetto metro di giudizio, le visioni descritte rivelarono di volta in volta aspetti contraddittori e, in molti casi, decisamente incredibili. Questa attitudine mentale che si manifesta all’atto del fenomeno visionario o chiaroveggente, non è affatto nuova poiché già Ezechiele ne intuì l’importanza e la sottolineò quando ebbe a dire:

Guai ai profeti stolti che seguono il loro spirito e parlano di cose che non hanno veduto.”

Queste loro impressioni umane influirono notevolmente sui loro resoconti e, come è logico aspettarsi, le traduzioni e le interpretazioni che si ebbero nel corso dei secoli spesso si svilupparono ulteriormente nel senso errato. Vediamo infatti che le rivelazioni più recenti sono in accordo coi tempi, riflettono una maggiore intransigenza e lasciano intuire il desiderio della persona ispirata di partecipare al cambiamento. La realtà dunque, spesso viene male interpretata eppure, per qualche imperscrutabile ragione, troviamo profezie e tradizioni che, riferendosi all’Antilegge, fanno uso di termini che stridono se attribuiti a un essere malvagio. Questa scelta di porsi al di fuori della morale del loro tempo, fa pensare che alcuni veggenti abbiano fatto tesoro delle parole di Ezechiele. Un chiaro esempio lo troviamo dando uno sguardo al “Cantico del Principe Nero”, scritto probabilmente nel XV° secolo:

Quando la terra inghiottirà la terra e quando il fuoco scenderà come pioggia dal cielo; quando l’uomo si ciberà di parole e di rabbia, e i popoli saranno governati da sciacalli; quando la terra sarà un deserto avvelenato e la pestilenza dell’idra avvolgerà gli uomini; quando incontrerete le ombre dei passati che testimonieranno la resurrezione dei morti vedrete apparire tra le brume d’oriente il Principe funesto, Signore di Thanatolia. Cavalcherà un destriero colore del sangue e sarà preceduto dal simbolo regale dell’aquila decapitata e da labaro nero con quindici gocce di sangue. Apparirà sulle nubi come tempesta e scrollerà la terra. Mille città saranno trasformate in cenere; e la cenere darà solamente morte. La Legione del Principe Nero cavalcherà sui cieli di tutto il mondo, seminando un diluvio di disperazione. Città cariche di gloria e uomini di grande potere saranno trasformati in niente. Le genti si chiuderanno nelle loro case e le loro case diverranno cenere. Molti scapperanno verso le montagne e le montagne voleranno come foglie morte. La luna e il sole saranno impazziti, ma gli uomini cercheranno rifugio tra le stelle; e le stelle cadranno sulla terra come rugiada. Quando la trentesima luna sarà passata la legione dell’Anticristo scomparirà nel mare, mentre la notte tormenterà la terra. E quando la notte sarà lacerata da uno spiraglio di luce si vedrà nel cielo il volto di un uomo coperto dalla maschera di un leone. E quando solleverà la maschera salirà dalla terra un grido di sorpresa perché quel uomo, con il segno sulla fronte e gli occhi color del cielo, era tra i buoni della terra”.

Nel suo illuminato commento il Baschera fa notare che leone è un titolo messianico usato nei testi che riprendono passi biblici. Egli rileva anche il simbolismo delle quindici gocce di sangue, che potrebbero riferirsi, a suo dire, ai quindici stati che formavano l’U. R. S. S. Per quanto riguarda l’aquila senza testa, è evidente l’allusione alla necessità di un unico capo, sia alla testa degli Stati Uniti sia degli altri Stati. Alla fine il Baschera così conclude: “C’è poi la sorpresa dell’ultimo atto: L’Anticristo che appare in cielo “era uno dei buoni della terra”.
E qui abbiamo una conferma del mimetismo di questo personaggio così complesso, così enigmatico e così nefasto. C’è un passo in questo cantico dal quale si evince una specifica caratteristica dell’Anticristo: quella di avere gli occhi azzurri. Ed è appunto con gli occhi color del cielo che ci si raffigura solitamente una persona mite e buona. A questa consuetudine si è adeguato il veggente, sottolineando la bontà come una qualità che avrebbe contraddistinto l’Anticristo, egli ha forse commesso un errore? Solo gli animi immaturi assegnano virtù più o meno nobili a chi ha trasceso il bene e il male; per capire ciò, senza annoiare i lettori con decine di pagine, andrebbero riviste alla luce della consapevolezza le parole di Swedenborg che chiudono l’introduzione.


Nel XII° secolo sorse una setta i cui seguaci ponevano l’Anticristo al di sopra di tutte le divinità. Essi conoscevano la metempsicosi (reincarnazione) e lo consideravano come:

Colui che viene a spezzare le catene che vincolano l’uomo alla sua punizione occulta: la “condanna” del perdono!”

Sono venuto per aprire gli occhi ad Abele. Non credano gli stolti che le mie apparizioni possano venir condizionate da alcun modello!.. Esse sono sottoposte solo a ciò che la vostra Fede e il vostro Amore ritengono necessario.” (666)

L’Anticristo, per i seguaci di quella setta, aveva l’aspetto di un angelo e talvolta, nei molti dipinti, veniva presentato con una chiave enorme, simbolo ovviamente delle molte porte che devono essere aperte per giungere al “Regno della Libertà”. Volendo parlare di quanto fosse tenuta in considerazione la figura dell’Antilegge da alcune confraternite in quei secoli bui, si potrebbe continuare molto a lungo ma ci limiteremo a dire che, dopo l’anno Mille, in tutte le chiese egli veniva posto accanto al Cristo sullo stesso altare.

Interrompiamo di continuo il racconto con delle disquisizioni di carattere morale o filosofico; è dovuto al desiderio di stupirvi e affascinarvi perché nel farlo ci sembra di ripetere il gioco di un serpente. Di quello stesso serpente nella cui tana i bimbi di domani potranno infilare la mano.
Attirando la vostra attenzione sulla prima parte di una profezia, allucinante per la sua concordanza tra i fatti annunciati e quelli accaduti oltre due secoli dopo esser stata formulata, ci aspettiamo di vedervi ammaliati dal fascino che gli eventi, dovuti al caso, emanano per voi. Si riportano pertanto senza nulla togliere né aggiungere agli scritti tramandati da un certo Walsit, appartenuto agli inizi del milleottocento, alla Great Sunset dell’Oregon di cui si è già parlato:

Il nostro scopo non è quello di adorare la luna e nemmeno le stelle, ma di preparare la strada e di rendere omaggio a… chi dovrà venire per raddrizzare le strade tracciate dal Cristo. L’Anticristo verrà per dire che la strada percorsa porta a una palude, bisogna distruggerla senza pietà in modo che altri non possano intraprenderla.”

E qui appunto, in queste ispirate e inusitate parole, grazie a quei mistici, vediamo che l’aspetto apocalittico dell’Anticristo comincia ad assumere colori del tutto imprevedibili; così da permetterci di notare la perfetta analogia del suo Piano con lo sconvolgente programma di Dio che traspare dalle parole di Giovanni in Apocalisse:

“È giunta l’ora della tua ira e di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome e di annientare coloro che distruggono la terra.”

A causa dello stesso sanguinoso piano, degli ipocriti che si dicono cattolici, si sentono legittimati a definire orribile bestia chiunque sostenga la necessità di operare in direzione di un tale obiettivo. La loro obiezione è sempre la solita: “È solo Dio che potrà decidere chi colpire”. Essi scordano volutamente ciò che è scritto:

La sua mano si farà conoscere per mezzo dei suoi servi.”

E noi immediatamente dobbiamo aggiungere: “Sarà il caso a stabilire la barricata che inevitabilmente si sceglierà.”
La “Bestia”, sinonimo col quale l’inquietante figura dell’Anticristo venne bollata da molti veggenti, merita alcune considerazioni. Ogni individuo, indifferente ai massacri di schiere interminabili di esseri umani, meriterebbe un tale appellativo; sia chiaro che a essi non viene richiesto di farsi martirizzare per impedirlo, semplicemente si consiglia di non continuare a voltare la testa altrove; poiché l’indifferenza è, contrariamente a quello che si crede, tra le prime cause di quei massacri.
I più lesti nel assegnare ad altri soprannomi inaccettabili, saranno proprio coloro che si trincerano dietro quel colpevole muro d’insensibilità per dedicarsi a custodire privilegi iniqui e l’ingannevole benessere materiale che ne deriva.
Un esempio di tale cinismo si ha osservando gli assurdi alibi morali, addotti per giustificare la loro completa estraneità allo sterminio di milioni di esseri per fame, malattie e repressioni, volte a conservare lo status quo. Per intenderci, alibi del tipo: “Per loro disgrazia quegli uomini hanno scelto di vivere (se di scelta di vita si potesse parlare) in modo diverso dal nostro; noi purtroppo abbiamo già i nostri impegni di carattere vitale, dobbiamo pensare al nostro domani e a educare le generazioni future”. Problemi che, nella gran parte dei casi, si risolvono con l’acquisto dell’ultimo modello d’auto o di abiti ricercati per apparire senza essere. Infine, assillano i loro figli con impegni di ogni tipo, è un modo per impedir loro di fare le domande che solo i bimbi osano fare.
Non c’è tempo per cercare risposte, per nessuno, basta sfoggiare un’invidiabile cultura mostrando di conoscere le abitudini dei personaggi… vip. «E poi via, giungono a dire quando i loro alibi non reggono più, cerchiamo di essere realisti, se un individuo ha voglia di lavorare non muore certo di fame!»
Forse è per questo motivo che tanti bambini muoiono, dovremmo ribattere sfiduciati a costoro, effettivamente essi sono degli esseri umani senza alcuna voglia di produrre oggetti inutili e dannosi. Questa purtroppo è la parte che, nel teatrino dell’assurdo, la mente di molti uomini recita per autodifesa, affinché il senso di colpa non affiori e non determini la loro autodistruzione. «Noi,» aggiungono, «fortunatamente viviamo in un sistema democratico e, delegando altri a provvedere, siamo in pace con la coscienza e assolti da ogni altro dovere. Ci pensino i nostri rappresentanti a spedire qualche container di viveri e medicinali scaduti, noi siamo liberi di credere che il nostro impegno elettorale ci consente di rivendicare il diritto di prelazione sul Paradiso.»
Sulla logica di questo “magnifico sistema”, è inevitabile che debba sopraggiungere la condanna del solo Giudice che usi misericordia. La pena, dovrà esser vista come una fase di attesa, simile al periodo invernale che scende sulla foresta… tutto appare immobile… morto… non è altro che l’attesa di nuova vita. Anche le più terribili esperienze si rivelano utili ad accrescere il grado di consapevolezza in tutti gli esseri umani, lo possiamo scoprire grazie a questo paragrafo trovato in un volumetto:
“Apprendiamo che vi può essere un uso democratico della tecnologia dello sterminio consona alla politica, purché sia un parlamento democraticamente eletto a deciderlo o a stabilire che vi è “licenza di uccidere” fino a una data scadenza, come nel caso dei bombardamenti in Cambogia. Vi è dunque una tendenza di continuità fra il passato e il presente, nel cui solco rifluisce e dilaga l’aggressione e il terrore, quale ne sia il suo travestimento politico.” -Dallo squadrismo fascista alle stragi della Risiera- pag. 152-154)
C’è da dire infine che molti sostengono pure la necessità di trattare i problemi vitali con competenza e in un clima di pace sociale. Bisogna chiedersi quale competenza può vantare chi permette la costruzione incessante di armi terribili? Essi propugnano la suddetta pace per una ragione ben precisa; consente loro di svolgere in completa tranquillità commerci infami, produrre un’infinità di oggetti dannosi o, nella migliore delle ipotesi, completamente inutili ma, bisogna ammetterlo, estremamente redditizi. Tutto questo avvelenando l’aria, l’acqua e la terra, proprietà di tutto il genere umano e non di chi le compera o, peggio ancora, le conquista. Sta però arrivando il giorno tanto atteso dai giusti e dagli oppressi? Crediamo che molti vorrebbero vedere il momento in cui un uomo come loro si leverà per dire basta! Per far cessare questa pace fondata su malvagità e ipocrisia. La realizzazione di questa utopica possibilità viene descritta nei testi sacri di ogni religione e, tra i tanti passi esplicativi, questo è particolarmente indicato:

E viene il tempo per ogni cosa, viene il tempo dell’aratro, viene il tempo della semina, ma viene anche il tempo della falce.”


Spesso chi ricopre cariche importanti, sfoggia la massima tolleranza, lo scopo è quello di trarne vantaggio ma, quando viene invocata la necessità di un cambiamento radicale, non disdegna di ricorrere alla violenza più efferata. Molti leader ostacolano di proposito le aspirazioni delle masse solo per mantenere inalterata la loro posizione privilegiata.
Essi sostengono astutamente che gli ambiti traguardi sono imprescindibili da una lenta… lentissima evoluzione della coscienza e, coerentemente col loro egoistico piano, si prodigano per rallentare l’espandersi della consapevolezza. Fingono di ignorare che il processo evolutivo si arresta senza l’esperienza ma, tra poco sperimenteranno che quelle spiacevoli, saranno riservate soprattutto a chiunque freni quel processo.
Riconoscere che non può esserci alcun progresso, senza l’esperienza, suggerisce la posizione intelligente da assumere nei confronti degli eventi. La più saggia è quella di aprirsi con gratitudine a ogni situazione, sia la terribile che quella desiderabile e quando la saggezza ci consentirà di farlo con naturalezza e convinzione, saremo giunti a un passo dal filo. Questo atteggiamento di natura spirituale non esonera però dal ricercare le cause delle esperienze negative e procedere alla loro trasformazione. Nel perseguire questo compito si manterrà lo stato d’animo necessario a percorrere un sentiero tra due precipizi. Non elimineremo gli ostacoli, posti sulla via, spinti dall’odio, sono indispensabili al raggiungimento della meta; senza di essi, non ci sarebbe nemmeno il sentiero.
E il sentiero, quando riuscirete a dominare la sincronicità, sarete voi a trasformarlo, se necessario lo renderete pericoloso sia per chi vi ama che per gli altri; potrete conferirgli un aspetto addirittura infernale, poiché la Via può assumere ogni aspetto che desiderate.
Lo scopo di queste pagine è appunto quello di rendere consapevole di questa possibilità ogni individuo. Con questo scritto, a dispetto della consuetudine, faremo apparire l’essere più nefasto e satanico, l’Anticristo, come un uomo vulnerabile che, abbandonato dalla sua famiglia, distrutto dalla disperazione per aver perduto quanto di più caro possedeva, depone un giglio sulla tomba di Laura, una ragazza che tutti credono irrimediabilmente perduta.
Quella fanciulla, uno degli infiniti Tasselli del mosaico di Dio, lasciata in disparte verrebbe vista come un elemento insignificante e inutile, inserita in questa storia, si rivela in realtà una creatura meravigliosa, assume e conferisce al capitolo che le è dedicato i colori del Paradiso, del Nirvana o, se vogliamo essere più esaurienti, quello stato inalterato di libertà, consapevolezza e beatitudine, proprie del realizzato.
Infine, al lettore appariranno i possibili aspetti dell’Apocalisse; si potrà quindi scegliere quello più distruttivo e spaventoso provocato da l’odio o quello consapevole e meraviglioso generato da l’amore.
Ora, poniamo attenzione alla parola eliminare; nel riprendere il termine per usarlo con oculatezza in questo contesto, è necessario un esempio riguardo al fatto che anche le azioni più concrete e ovvie, rientrino in realtà in un ordine ancora tutto da scoprire: una sincronicità che contempla pure le possibilità più astratte.
Bene, cerchiamo di visualizzare l’operazione di appendere un quadro, semplice vero? Continuiamo col pensare che, nel farlo, ci fracassiamo un pollice a causa della nostra sbadataggine, un difetto comune a molti e, dopo questa brutta esperienza decidiamo di eliminare quel difetto senza pietà, diverremmo forse dei criminali? Prendiamo quindi il caso di un uomo che si dedichi al male, è giusto subire la sua violenza solo perché non ci appare come un’entità astratta ma si manifesta sotto forma di peli, ossa, cartilagini, escrementi e altro? No! Egli va e-li-mi-na-to, ma, badate bene, in assoluto rapporto alla sua effettiva pericolosità. Affinché non si fraintenda deve essere chiaro che si allude alla legittima difesa; essa è legittima anche se rivolta verso gli appartenenti  ad apparati statali che tutelano ingiusti privilegi. Lo strumento per verificare l’effettiva ingiustizia lo si trova nelle ispirate parole vergate in altra parte del Libro le quali costituiscono le fondamenta di Pangea: “Si ha DIRITTO a tutto quello che si può dare a tutti”. Non accettare ma soprattutto contrastare questo principio basilare, significa nuocere agli altri più o meno gravemente. Senza questo obiettivo sullo stendardo, qualunque lotta sarà una inutile corsa verso il potere personale e sfrutterà la più efferata violenza. Ciò che è stato detto non vale ovviamente per tutti né per ogni epoca; è solo uno dei lati del diamante che rappresenta la verità.
Ogni lato di quel diamante può esser visto da chi possiede la volontà di lottare, come un impegno scaturito dal desiderio di stabilire un ordinamento mondiale che permetta a chiunque di raggiungere il punto di partenza verso le mete più impensabili. L’epoca in cui nessuno debba più combattere contro le avversità di natura materiale, difficoltà che tutti ben conoscono. Per la figura del martire e solo per lui, un elemento che in questa dimensione talvolta è richiesto dalla massa, vale l’immutabile regola che gli impone di abbandonarsi al totale perdono e a immolarsi.
Riguardo le difficoltà ambientali, desideriamo tornarci brevemente ed esporre in altro modo la nostra prevedibile posizione perché crediamo varrà la pena condividerla al momento opportuno. La Mére, una donna vissuta al fianco del Maestro Aurobindo per molti anni, scrisse che dalla sua esperienza ricavò la convinzione che, privando degli ostacoli l’ambiente circostante, non si ottiene affatto un maggior impegno sul lato spirituale da parte degli individui.
Da un certo punto di vista si può essere d’accordo ma, riteniamo che, se alcuni impedimenti non sono più necessari, il compito da svolgere sia proprio quello che ci siamo prefisso: essere coerenti e toglierli. Per raggiungere questo scopo, sembra inevitabile che si debba lottare per il potere, siate certi che non intendiamo farlo.
Da sempre sosteniamo che i più famosi condottieri, quando si azzannarono per ottenerlo, commisero un errore madornale e le conseguenze di un tale sbaglio furono ancor più evidenti quando giunsero a sfiorare il potere assoluto. Si rivelarono degli incapaci perché non se ne servirono per realizzare gli ideali utopici e realmente rivoluzionari in rapporto a questa fase dell’evoluzione umana. Non riuscirono a imporre l’abolizione delle armi, né del denaro né quella delle frontiere. Non scrissero nemmeno la parola fine alla storia delle monarchie, non provocarono alcuna crepa nelle mura erette dalle dittature e, cosa altrettanto grave, consolidarono con caparbia ostinazione le fondamenta della democrazia. È questa una delle più subdole e ipocrite forme di governo, perché, a dispetto dei suoi proclami, al pari delle altre, non permette a nessuno di porla in discussione. Questo ultimo obiettivo viene raggiunto con delle leggi volte a impedire che si possa sperimentare un sistema effettivamente alternativo. Altro effetto spiacevole delle leggi inique, deriva proprio dal fatto di osservarle, un adeguamento imposto spesso con la violenza. Riconoscendole ingiuste, molti si ammalano perché il loro sistema immunitario si debilita per la paura e a causa del senso di colpa perché si è acquiescenti e altre complici, di una cultura asservita al potere; un sistema che spaccia per libertà ciò che usa per creare le sbarre delle vostre prigioni.
Il Piano in atto, di cui solo pochi intuiscono l’esistenza, è d’una lungimiranza diabolica: vi vengono tolti gradualmente sotto gli occhi tutti i punti di riferimento e, se riconoscete di essere divenuti incapaci d’immaginare un sistema migliore dell’attuale, vedrete pure la ragione di tale operato. Ciò che deve rendervi ottimisti è il fatto che le Istituzioni sono marce e su di esse può fiorire rigogliosa una Nuova Era… basta sotterrarle! Gli ideali utopici furono da sempre indicati e visti come pericoli tremendi per l’ordine sociale, un ordine che da troppo tempo fa pagare a miliardi di esseri le conseguenze dei suoi errori. Le rivolte non hanno mai portato a una società ideale perché i loro promotori non erano ancora giunti a essere degli uomini ideali.
Se cominciamo a costruire su fondamenta posate dove non c’è egoismo, vedremo che l’uomo potrà posare il piede sul gradino dal quale gli sarà possibile spiccare il volo verso mete impensabili.
A memoria d’uomo non si è mai instaurato un sistema dalla struttura piramidale simile a quello che verrà descritto sommariamente nei capitoli successivi. Non era possibile, scarseggiavano gli elementi necessari a innalzare una simile società piramidale. Il caso non aveva ancora provveduto a creare i presupposti sufficienti. Oggi invece vengono posate le pietre per erigere quella costruzione e chi non prenderà parte al progetto deve aspettarsi di non potervi entrare. Il veto posto dallo Spirito è inappellabile e, dobbiamo ricordarlo, sa mantenere questa e ogni altra promessa. Egli suggerisce di raccogliere pazientemente quello che il caso pone ai vostri piedi e lo fa, perché dotato della straordinaria capacità di mutare in bene ogni cosa.
In queste pagine avrete certamente trovato degli episodi che vanno visti come atti di un’anima pienamente consapevole; essi servono da indizi concreti solo a chi cerca di vedere. Altri li scoprirete più avanti, quando racconteremo perché si determinarono quelle incredibili coincidenze sincroniche, eventi che si sono verificati grazie a una straordinaria energia poco conosciuta e ancor meno utilizzata: una energia che possiamo identificare con la capacità dell’uomo di realizzare le sue visioni.
A supporto dell’ipotesi che i fenomeni sincronici siano gestibili, oltre ai tanti indizi già forniti, vedremo ora anche le singolari previsioni di un eremita riportate dal settimanale -Cronaca Vera- che, secondo l’opinione dello stesso redattore, occupandosi di attualità e costume, rientra tra le riviste di stampo nazional popolare. Fatta doverosa precisazione, passiamo a scoprire che quella datata 13/02/96, trattava di leggende, tradizioni e profezie attinenti l’Apocalisse. L’inserto riportava un messaggio profetico, tratto da un antico testo, dove troviamo una interessante descrizione dei collaboratori dell’Anticristo. In esso si sosteneva che avrebbero formato una piramide con la base composta dai più materialisti. Per maggior chiarezza, anche in considerazione del fatto che in altre predizioni si fa cenno a 12 discepoli, accostando le dodici sezioni di forma piramidale si ottiene un cerchio con al centro il punto che rappresenta l’astrazione dalla materia più totale.
Nello stesso numero si indica al lettore una caratteristica particolare che, secondo il veggente, avrebbe contraddistinto il loro leader e permesso di riconoscerlo. È merito del caso se ve lo presentiamo con le stesse parole dell’articolo:

In un messaggio che viene attribuito a l’eremita Pietro, che morì in odore di santità nel XVI° secolo, si dice che l’Anticristo, la creatura che personifica il male e la distruzione, avrà sulla fronte un segno che lo distinguerà da tutte le altre creature:

Tra le linee della fronte si potrà scorgere una croce rovesciata… una piccola croce che lo indicherà a tutti.”

Osserviamo da una prospettiva diversa e con sufficiente grado di consapevolezza, vedremo come sia possibile l’atto di creare le coincidenze. Ricorderete che si è parlato di un giovane che inspiegabilmente chiese un segno. Per caso, il giorno successivo a quella strana richiesta, un tale, che ritroveremo in seguito mentre rivela spontaneamente dei particolari che non avrebbe potuto conoscere, si presentò con una copia di -Cronaca Vera-. Si scoprì così che Pietro l’eremita indicò in una croce rovesciata segnata sulla fronte, uno degli indizi che avrebbero permesso di riconoscere l’Anticristo.
Chi sa dirigere in ogni possibile direzione il proprio destino, intuibile per chi è consapevole, viene posto davanti a delle incredibili coincidenze; agli altri il fatto di conoscerle, li fa progredire spiritualmente soprattutto se riconoscono l’occulto legame col segno che gli fu richiesto.
Durante il periodo del collegio, il caso intervenne per l’ennesima volta negli eventi. Un giorno, partecipando a uno stupido gioco, il nostro ragazzo si procurò una profonda ferita e, a ricordo dell’incidente, rimase una cicatrice sulla sua fronte simile a una piccola croce rovesciata. Fu il desiderio del giovane di ricevere un segno che lo portò a scoprire nel febbraio 96 il curioso indizio ora descritto?
Il giovane che abbiamo seguito si era fatto uomo e, quel pomeriggio, letto l’articolo, portò meccanicamente la mano alla fronte, la sfiorò più volte alla ricerca della piccola cicatrice. C’era ancora? Era possibile che avesse la forma di una croce? Andò lentamente verso lo specchio d’entrata conoscendo già la risposta. Guardando con attenzione si vedeva la piccola croce rovesciata.
Supponiamo per un istante che egli possa essere la biblica cuspide finale della tredicesima piramide: come potrebbe dimenticare chi si impegna a sostenerlo? Guardate dentro voi stessi, adesso e alla fine di queste pagine, quando vi presenteremo in altra forma le stesse domande. Pensate che lui rivendichi il merito esclusivo di esser posto al vertice? Trovate giusto che si possa farlo?… E per ricavarne cosa?… Maggior potere?… Il potere lo ripugna… maggior gloria?… La gloria lo rende melanconico, perché lo allontana dalle anime semplici… una felicità più intensa? La sua parte di felicità è da tanto che ha scelto di donarla agli altri.
Quando si percorre il sentiero che lui ha intrapreso non si può portare con sé nemmeno chi si ama. Pensate possa scordare perché ha lottato giorno dopo giorno? Perché ha pianto e perché ha sperato ciò che ben pochi hanno creduto possibile? Non si scorda perché si rinuncia a essere amato ma non ad amare. Credete sia così facile rinnegare l’Opera? No! Non può farlo! L’ama e se fosse certo di esserle d’ostacolo non esiterebbe a dissolversi.
È stato scritto che sarebbe giunto il Grande Ingannatore, a questo punto dovremmo fargli i complimenti, sentendosi rivolgere le parole che lui ha usato con voi, si verrebbe di sicuro ammaliati ma, felici di esserlo, amereste chi vi inganna, perché da lui accettereste tutto. Agli ipercritici questo parrà narcisismo o peggio, in verità si tratta solo di conoscere che da nessuna forma, segretamente rivestita e permeata d’amore, in realtà alcun male può sprigionarsi e ferirvi.
Si è fatto cenno a un sistema gerarchico piramidale; il significato occulto del simbolo di una organizzazione sociale che possa essere rappresentata servendosi appunto di una simbolica piramide, è intrinseco alla sua forma. Scendendo verso la base, troviamo un numero più alto e quindi un volume maggiore delle pietre che la compongono (dunque un aumento dei beni materiali) in direzione opposta, verso la sommità, si giunge a un austero ascetismo. Poter ascendere in un simile sistema per consigliare gli altri è intimamente legato alla capacità di rinuncia del singolo individuo. Non sarà possibile simulare tale virtù e non sarà nemmeno conveniente per chi non la possiede: basterà rimanere o scendere per acquisire più elementi materiali di appagamento. Questo progetto non comporta alcuna difficoltà per essere realizzato e, per farlo apprezzare in proporzione alla sua semplicità, basti pensare ai lutti e agli scandali di cui sono piene le pagine dei giornali; un caos provocato da uomini incompetenti inseriti nelle caste legiferanti e nei nuclei dirigenziali ed esecutivi degli Stati attuali.
A proposito del benessere materiale crediamo si debba spendere ancora qualche parola. Poter sperperare le risorse economiche del pianeta è, per molti, condizione irrinunciabile della libertà. Per altri, invece, assistere senza intervenire dal palco dei paesi civili alla sofferenza e allo spegnersi dei propri fratelli non è pura e semplice violenza, viene considerata conseguenza di uno sfavorevole destino e possono in tal modo fingere di non portarne la colpa.

Oggi ai tanti Abele dovremo dire: sono molte le paure che attanagliano la mente dell’uomo, e uno degli effetti dell’Apocalisse sarà appunto quello di liberarli dal timore che nasce dal bisogno. Alcuni, vedendo dissolversi quel timore, per conservare il sistema che li rende dei privilegiati, tenteranno di impedirlo ma saranno travolti dagli imprevedibili effetti dell’Apocalisse.
Materializzare l’Eden o, più esattamente, penetrare nella dimensione che lo esprime, è sotto tutti gli aspetti un’utopia, dobbiamo ricordare però, che molte utopie del passato si rivelarono in seguito realtà concrete. Nessuno può sperare, né pretendere, di raggiungere l’Eden più alto senza il rispetto delle leggi naturali di questa e dell’altra dimensione. La specie umana dovrà compiere dei sacrifici e il premio per ogni giusta lotta è e sarà il suo innalzamento spirituale. Questa è la norma da migliaia d’anni, l’insegnamento che prescinda da ogni esperienza dolorosa sarà possibile quando si entrerà in quella dimensione.
Attualmente le correzioni a livello individuale possono limitarsi allo schiaffo o a uno sguardo furente mentre quelle impartite in un contesto planetario si rivelano straordinariamente terribili. La saggezza dei popoli ci ricorda che può esserci più amore in uno schiaffo che in mille baci… la saggezza del figlio di Dio si esprime suggerendoci che, dopo aver vissuto l’esperienza apocalittica, l’umanità potrà ricevere i consigli dettati alle sue nuove guide, quelle indicazioni che il progressivo aumento di fiducia negli altri consentirà di seguire. Chi lo vedrà un reo presuntuoso o peggio, per essersi forgiato a strumento di Dio al fine di impartire tale insegnamento? Solo gli ipocriti, i pazzi e chi può vantare virtù e saggezza superiori alle mie. Per i primi è vitale e conveniente far credere che attraverso il ricorso al dialogo e solo a quello sia possibile ottenere uno stato di non belligeranza.
Ciò è impensabile semplicemente perché in realtà non lo vogliono; beninteso non è la dialettica a essere rifiutata, è il costo del temuto compromesso. Per chi fosse più saggio di noi, abbiamo solo una preghiera: se cadrà, non lasciate che sia caduto invano, poiché sarà l’opera incompiuta a dilaniargli l’anima, non la caduta. Seguite questo consiglio: cercate di prendere coscienza della stupenda opportunità offerta dallo Spirito al comando e vedrete come gli amici, i parenti e chi vi è più vicino, su questo punto si divideranno. Siate forti, pronti, non ci sarà solo divisione, si vorrà annientarvi. E allora, con stupore, prima dello scontro scoprirete di non conoscerli veramente.
Va preso atto che lo Spirito non è coercitivo, non obbliga nessuno, non interviene nemmeno sulla materia in prima persona. Noi invece, agendo come uomini coscienti di una realtà trascendente possiamo farlo e, operando con consapevolezza, rendere attuali quelle parole tracciate da tempo immemorabile: “La mano dell’Eterno si farà conoscere per mezzo dei suoi Servi.”
Vi è la radicata abitudine a vedere la maggioranza numerica, più o meno silenziosa, quale sicura garanzia contro gli errori, questo permette a molti di lavarsi le mani davanti ai problemi che quotidianamente dovrebbero risolvere. Un atteggiamento mentale che è quantomeno indice di immaturità; infatti è infantile sostenere che sette miliardi di menti siano nel giusto, perché appunto sette miliardi, è solo un indizio, importante ma non decisivo.
Questo modo di porsi davanti ai problemi ostacola chi effettivamente risiede più in alto e, con l’ausilio dell’intuizione, riesce a scorgere gli orizzonti posti al di là del tempo e dello spazio. Una predisposizione che accomuna questi esseri, scelti dal caso, è quella di saper scrutare profondamente negli animi. Da sempre la strada dell’Umanità è stata tracciata in completa solitudine da tali uomini e ciò che ha dato loro la forza di avanzare, è l’impulso per il quale è inutile cercare parole atte a descriverlo.
Troppe volte, per non aver lasciato profonde cicatrici nel suo animo, al Messaggero è stato risposto: “Ciò che tu proponi è impossibile, la malafede delle persone lo impedisce”. Avrebbe dovuto arrendersi e concludere che non c’è alternativa alla rassegnazione; che dobbiamo sottostare ai capricci di chi specula sulle soluzioni applicate alle tematiche sociali. Si pensi alle riunioni, esami di situazioni, votazioni e agli altri mille modi di perdere tempo.
Queste attività, spesso inconcludenti, comportano dei costi elevati e, chi agisce così, certamente non sa come si comporta il detentore della vera saggezza. Chiunque raggiunga un così elevato grado di sviluppo spirituale opera immediatamente e può farlo poiché in nessun caso deve elaborare mentalmente una infinità di dati per trovare la soluzione migliore. Come l’istinto suggerisce con immediatezza alla specie animale i suoi comportamenti vitali, altrettanto farà l’intuizione con coloro che sapranno ottenerla.
Questa storica Era, si distinguerà perché molti uomini vorranno cooperare con gli esseri scelti dal caso, per dare inizio alla costruzione di una civiltà Solare, essi ne seguiranno i consigli pienamente consapevoli di una avvenuta evoluzione del metodo di comando e dunque in completa libertà.
Verrà utile un esempio su ciò; un uomo di provata saggezza propone delle soluzioni ai problemi che affliggono dei giovane inesperti; è importante che chi è tenuto a seguirne le indicazioni sia consapevole che, se ignora il consiglio ricevuto, non sarà il maestro in quanto tale a infliggergli sanzioni ma, con infinite sfumature, capita la situazione di quando un bimbo sfugge alla mano del padre e può cadere. Oggi c’è la inderogabile necessità di rivalutare la figura paterna, la sua importanza è nota dalla notte dei tempi ma, da qualche decennio, molti fattori hanno contribuito a minarla gravemente.

Spesso ci ricordano che Dio è come un padre, agli ispiratori delle correnti di pensiero che portarono alla nascita di nazioni si è attribuito l’appellativo di padri della Patria; Piccolo Padre era lo Czar di tutte le Russie e, per alcune di quelle figure passate alla storia, nessun termine fu più indicato. Ora, è tempo di affermare che ogni padre è il legittimo rappresentante di Dio. Gli specifici attributi, l’operato a cui sono chiamati, vanno finalmente riconosciuti e apprezzati. Questo può e deve avvenire, lasciar guidare i propri figli dallo Stato rappresenta una sconfitta, fallire nel compito più importante e mancare al nostro principale dovere. Per i bimbi è necessaria una figura di riferimento tangibile, hanno bisogno delle sue parole, delle sue carezze e del suo amore. Allo Stato questo non è possibile e, allora, invece di rimodellare l’uomo a immagine e somiglianza di un creatore, toglie a tanti padri la possibilità di condurre per mano le loro creature. Per essere più chiari diremo che per mille motivi, vuoi problemi economici, carenze affettive e altri, molti non scoprono ciò che la figura del padre rappresenta. La responsabilità maggiore è di quella astratta Entità, poiché a volte permette, altre agevola, quelle difficoltà di cui si è parlato. La massima del dividi e impera, qualora sia applicata a padri e figli, rappresenta la più subdola espressione dello scopo distorto di quella Istituzione.
Fondare oggi una società i cui consiglieri abbiano per gli altri l’affetto di un padre e siano prodighi di ogni attenzione nei loro confronti, non deve più esser considerata una utopia; va vista come una meta raggiungibile e quanto di meglio la mente umana possa concepire in rapporto alla nostra epoca. Per realizzarla basta che la massa critica, un nucleo di individui molto meno ampio di quanto ci si immagina, inizi a servirsi della “sindrome della centesima scimmia” e intenda raggiungere quel obiettivo; essi hanno la capacità di rimpiazzare ogni attuale sistema, sia esso democratico, dittatoriale, plutocratico o altro con la Patercrazia.

Essa non prevede che milioni di individui passino la loro vita a riscuotere tasse e balzelli di ogni tipo facendo credere che lo scopo sia quello di innalzare il tenore di vita. L’impiego di quel metodo obsoleto comporta il tragico effetto opposto. La Patercrazia può far raggiungere traguardi impensabili semplicemente con l’Intento. Tale predisposizione dell’animo, alla quale tutti possono fare appello, permette di evitare le difficoltà attuali, le contrattazioni di lavoro, le vertenze, le contrapposizioni per salvaguardare inconfessabili interessi relativi all’esecuzione di opere di pubblica utilità e ogni altro aspetto del quotidiano. All’Intento diffuso, segue per caso, appunto il caso; la coincidenza fortuita che cambia non solo la nostra visione della vita ma le condizioni di vita stesse.

Ci sono a disposizione oltre sette miliardi di esseri e la tecnologia attuale consente di raggiungere e unire l’esiguo numero di persone che possa costituire quella massa critica quel nucleo indispensabile. Essi sapranno coniugare al sentimento fraterno il senso di profonda responsabilità che distingue padri eccezionali. Individui, costoro, in grado di sentirsi padri responsabili dei bimbi che non hanno mai visto, bimbi che soccombono alla fame, alla sete e alle malattie. Simili consiglieri, è certo, saprebbero trovare soluzioni diverse e migliori di quelle attualmente adottate, come inviare vagoni di viveri e farmaci scaduti allo scopo malcelato di trarne un futuro vantaggio economico e politico. Riuscirebbero certamente a proibire, essendo animati da un genuino sentimento paterno, che siano costruite e mantenute efficienti, armi spaventose. Impedirebbero che sui bisogni di chi non ha un tetto si arricchisca chi di tetti ne ha tanti.
Patercrazia, sembra una cosa divertente…, deve esserlo, la famiglia umana ha bisogno di un padre, si sottolinea uno, nessuno al mondo può vantarne due, non è previsto dalla natura. Nessuno ha mai scritto che qualcuno o qualcosa disponga di due teste a cui spetti la decisione ultima; chiaramente è impossibile e un ordinamento sociale non può fare eccezione, se il rapporto d’affetto tra i suoi componenti è sincero si progredisce in modo impensabile.

I padri che possiedono la consapevolezza amano ogni singolo famigliare con la stessa intensità e a tutti sanno indicare il giusto sentiero; per tutti vogliono la felicità. Ciò che chiedono è di lasciarli agire e, nel caso non ci riescano, di portare il peso della responsabilità da soli. Essi non accettano che i loro figli vengano rinchiusi in carcere o internati in un lager psichiatrico, sono capaci di giudicarli e aiutarli meglio di qualunque Stato perché quando un figlio è triste non può esserci gioia per loro. Chi detiene il potere non accetta di venir esautorato da tali figure e le priva della consapevolezza necessaria ad agire in sintonia col ruolo straordinario che ricoprono. Sentirsi il Padre di tutti consente di giudicare e consigliare con misericordia, non attribuire colpa alcuna e continuare ad amare.
Ciascuno stato di questo pianeta sempre più difficile e inumano è, se ci pensate bene, proprio come una famiglia: “la diligenza del buon padre di famiglia”, è il vero criterio-guida da prendere come punto di riferimento. (I segreti del debito pubblico pag. 12-13)
Chiudiamo questo breve appunto certi della inarrestabile metamorfosi del metodo di comando che, nella sua semplicità, fu vista solo dai credenti ed espressa dai più emarginati. Questa possibilità non fu mai presa in considerazione da politologi o da leader politici a causa del loro timore inconscio di divenire vittime degli sconvolgimenti che necessariamente precederanno l’affermarsi di un simile utopico Sistema.

Il tempo degli scompigli non durerà più di tre mesi… o anni… e la crisi, in cui i buoni trionferanno, non sarà che di un momento. Quando gli iniqui avranno sparso molti libri scellerati, questi avvenimenti saranno prossimi. Dopo accaduti, tutto rientrerà nel ordine e tutte le ingiustizie riparate. Ciò sarà agevole essendo la maggior parte dei “rei” perita nella zuffa, e i sopravvissuti, spaventati dalla punizione degli altri, riconoscendovi il dito di Dio, vivranno in pace. Io ho veduto cose così belle intorno a questo, che mi mancano le parole per esprimerle.” (Religiosa 1793)


Il fascicolo redatto con lo scopo di partecipare al concorso letterario di Muggia, era intriso di sintetici accenni alle passate esperienze che lo avevano maggiormente segnato; quegli appunti, era certo, sarebbero stati molto utili in seguito.
Tra quei fogli, sommariamente rilegati, si trova la storia di un uomo attinta dal libro -Sesso e Amore- di Frank Caprio, essendo per certi aspetti, simile a quella che abbiamo vergato per voi, non ci dilungheremo a raccontarla. La differenza determinante che si desidera sottolineare si trova al termine del breve racconto ed è, a nostro giudizio, la parte che merita maggior riflessione. Chi ebbe occasione di leggerlo ricorderà che il personaggio cessò la sua lotta, contro le più varie forme di ingiustizia, avendo riconosciuto le sue aspirazioni ridicole e impossibili. La conclusione fu che solo nel momento che decise di rinunciare, egli fallì. Contrariamente allo sconosciuto citato nel racconto del Caprio il nostro prescelto non si arrese nemmeno dopo aver intuito quale sarebbe stato il premio per l’opera compiuta: la morte! Non ha quindi rinnegato la sua opera e ha scelto di continuarla fino alle estreme conseguenze. Ciò fatto, la ferma intenzione si mutò in assoluta certezza nella sua riuscita. Questo convincimento potrà pur essere il risultato di un semplice processo biochimico nella scatola cranica ma è stata una reazione che portò con sé un più alto grado di consapevolezza, al punto che il caso volle determinare un fatto che trascende la comprensione: Non aveva la certezza di dedicarsi a un progetto immane, era la mente, la certezza e il Piano. Il personaggio di Caprio invece, sono parole sue, confessa che dopo la sua rinuncia, poté cominciare a divertirsi e a rilassarsi. Peccato per lui, continuando su quella strada avrebbe scoperto lo splendido effetto che si ha quando l’impegno sovrumano si muta in gioco trascendente.
Ebbene, quella decisione di abbandonare la lotta, rimandarla o addolcirla, viene presa da innumerevoli individui, per questo motivo non vi è una inflazione di quelle figure dalla mistica aureola che, nel lontano Oriente si chiamano Bhodisattva mentre in Occidente, più prosaicamente, utopisti. Per compiere l’opera, la si persegue senza secondi fini, ci si consacra a essa e si vive solo per lei. Comunque le persone che si riconoscono impotenti a risolvere i problemi di carattere planetario, danno vita a movimenti sempre più determinanti nelle svariate funzioni del tessuto sociale. Tali associazioni si prefiggono il raggiungimento di una vita migliore, di un’esistenza inserita con la prospettiva di un conseguente progresso spirituale, fonte di per sé di indescrivibili possibilità. Ciò che ne ha frenato la possente spinta iniziale è stato soprattutto il fatto di aver assimilato solo parzialmente l’insegnamento degli Avatara. Questi esseri rappresentano un principio divino o, se preferiamo, naturale e, quando accade che per la vita sia necessaria una nuova fase evolutiva, l’Avatar discende per iniziare la sua opera. Questa può apparire estremamente varia ma, in sintesi, si prefigge la creazione o il superamento di una possente corrente di pensiero. Un simile obiettivo può esser raggiunto da l’Avatar-Salvatore anche con lo strumento più semplice e impensato quale appunto può esserlo un libro. Va detto che uomini riconosciuti tra i più saggi, hanno affermato che tali Incarnazioni assumono talvolta atteggiamenti incomprensibili ai più; indecifrabili per chi, con limitato potere immaginativo, si propone un Dio dagli specifici attributi. Attributi che, si noti, devono assumere un ruolo positivo soprattutto nei confronti dell’ideatore del Dio. Torniamo dunque a esaminare con maggior umiltà i profondi insegnamenti contenuti negli antichi testi risplendenti di saggezza. In essi si dice che gli Ksatriya (guerrieri) e chiunque condivida in linea di principio l’atto eroico e lo considera un importante attributo specifico dell’uomo, deve impiegare la propria energia per eliminare i despoti e tutti coloro che si oppongono alla volontà di Krsna. Apparirà chiaro come qualora questa volontà divina si manifesti, essa miri a ricondurre la Vita verso la Perfezione.

Essi inoltre, diversamente da quanto è prescritto per gli uomini giunti a un diverso grado di sviluppo spirituale, non devono mai aspirare per il timore inconscio d’una reazione, alla non violenza e intraprendere così la via che porta alle regioni infernali. Il concetto di una unione mondiale può concretizzarsi solo quando accettiamo di “sottometterci” a una autorità infallibile. Nessun uomo, sempre imperfetto può offrire un’ideologia veramente universale. Soltanto un essere perfetto e infallibile può proporre un programma applicabile ovunque e da tutti.”

L’insegnamento sopra riportato è tratto dal -Sirimad-Bhagavatam- ciò che lo ha ispirato lo troviamo anche nella Bibbia, nel Corano e in molte delle opere dei più grandi pensatori dell’umanità.

Si avvicina per gli uomini la loro resa dei conti; però essi non meditano su ciò. Non giunge mai a essi un nuovo avvertimento da parte del Signore, che non lo ascoltino burlandosene. Prima di te furono già derisi altri miei Apostoli; però il castigo di cui quelli ridevano, avvolse coloro che si beffavano di essi. Permesso è stato dato di reagire a quelli che vengono attaccati e che sono scacciati dalle loro dimore, e se Dio non respingesse la violenza di alcuni uomini a mezzo di altri, tutto ciò che di più nobile fu costruito, verrebbe distrutto. Siate inoltre zelanti nel “combattere” per la causa di Dio.” -Corano-

Il progetto Erieder, al quale tutti sono chiamati a collaborare consapevolmente, è funzionale per tutti e, incredibile ma vero, di semplice realizzazione; va aggiunto che i numeri non sono vincolanti, è il significato profondo che va recepito. Per attuare il Piano verrà coinvolta nel Gioco tutta l’Umanità: la si coinvolgerà rivolgendosi ai dodici Signori, visti da San Francesco di Paola, per consigliarli di agire al fine di essere riconosciuti dai 144.000 eletti, a questi ultimi, si porrà lo stesso invito, agire con sincera dedizione affinché si ottenga il riconoscimento dei popoli oppressi. Alla umanità dolente, spetterà di chiedere al Padre che faccia scendere la sua Giustizia tramite colui che si è presentato in suo Nome contro gli operatori di iniquità. Se la sofferenza attenua la fede, basti credere che, ciò che non accade in mille anni, può succedere in un minuto. Se per secoli e secoli le vostre preghiere sono sembrate inascoltate non si può escludere che oggi siano state udite di chi può. Ai rimanenti verrà consigliato di riconoscere e rammaricarsi per le prevaricazioni commesse.

Ogni azione genera delle realtà che imprigionano l’autore delle stesse nel universo materiale. Solo agendo agli ordini del Signore, questa catena si spezza e l’Anima inizia il suo volo nel Trascendente. Perciò, i Pandava combattendo ai suoi ordini non si resero colpevoli di alcun peccato, ma coloro che provocano guerre per soddisfare i loro interessi personali ne subiranno l’intera responsabilità.” -Bhagavad-Gita-

Come possiamo vedere, tutte le religioni hanno descritto e atteso la venuta dello Spirito, usando termini come Mahdi o dodicesimo Imam, Avatar, Messia e molti altri secondo il credo professato alle varie latitudini. I Maestri di tutte le fedi, predicano che il loro Dio talvolta si manifesta e sostengono che la sua discesa tra gli uomini viene compiuta allo scopo di richiamare a sé i suoi devoti e annientare gli elementi perturbatori della società.
Tra questi ultimi troviamo gli uomini politici, monarchi ecc che mancano al loro principale dovere: rendere percorribile ai popoli, col solo ausilio della saggezza, la strada della felicità. Dovere che, come si ricorda in altra parte dello scritto, è chiaramente evidenziato in un punto fondamentale della Costituzione Americana. Agendo in contrasto con la loro missione e questo è sotto gli occhi di tutti, essi hanno reso il vostro sentiero simile a un viale allucinante pavimentato di cadaveri. Non è raro che i sommi sacerdoti di quelle religioni abbiano scomunicato, emarginato e ucciso chi osava ricordare alle masse quali fossero in realtà i loro diritti-doveri. Per una tale colpa Mazzini pagò con la scomunica. Lo scriba di questi fogli, che mai potranno essere riscritti, vede sanguinare la propria anima sotto i colpi spietati dei meri esecutori di un Piano di cui sono completamente ignari.

“L’Universo è il suo Tempio e ogni profanazione “non combattuta” del Tempio di Dio, ricade su tutti quanti i credenti. Poco importa che voi possiate dirvi puri: quand’anche poteste, isolandovi rimanervi tali, se avete a due passi la corruzione e non cercate di combatterla tradite i vostri doveri. Poco importa che adoriate nell’Anima vostra la Verità, se l’Errore governa i vostri fratelli in un altro angolo della terra e voi non desiderate e non tentate, per quanto le forze vostre concedono, rovesciarlo, tradite i vostri doveri. A milioni di Uomini simili a voi, Dio ha affidato l’adempimento concorde del suo Disegno, se rimarrete inerti, potrete ancora chiamarvi credenti?” (Vanno intesi chi segue la parte di sé incapace di mentire). -Giuseppe Mazzini-

Si può dunque chiamare blasfemo chi desideri catalizzare la forza, la volontà e la speranza di coloro che sognano un mondo più giusto? Se non si accede a un maggior livello di intuizione il marchio invisibile rimane tale. Ciò sta scritto in Apocalisse ed è un marchio impresso a fuoco nell’animo e sulla carne di chi ha contemplato quel Disegno… il meraviglioso Disegno dell’Indefinibile dinanzi al quale, gli spietati esecutori che fecero sanguinare la sua anima, si inchineranno.
In questo capitolo è stato inserito un dato che crediamo importante: quello di aver annotato per anni e anni, senza curarsi di esserne pienamente consapevoli, degli elementi che potessero rivelarsi utili qualora fossero stati inseriti in un’opera che aiutasse ad affrontare e vincere, le sfide drammatiche del nostro tempo. In seguito fu effettuata una disamina del materiale raccolto e, come ai lontani tempi del collegio, quando quel gioco inconsueto con le note dodecafoniche riuscì a stupire quel bimbo che gode della nostra protezione, ci ritrovammo in mano delle coincidenze che portavano a un’unica stupefacente ipotesi. Grazie a quegli appunti, siamo riusciti a trasmettervi fedelmente molti degli eventi vissuti e potuto vergare su questi fogli anche le tenui sfumature che li caratterizzano e li arricchiscono.
Nel corso di lunghi anni, scrupolosamente furono annotati fatti che apparivano insignificanti ai pochi messi a parte del Piano  mentre, a chi ne prendeva nota, ogni coincidenza si mostrò fugacemente nel suo aspetto celestiano. Perdonate il virtuosismo ma c’è la necessità di coniare un termine nuovo e farvi trovare, alla fine di questo capitolo, un esempio sulla applicazione del neonato vocabolo.
A proposito di vocaboli, molti sono stati usati durante il corso dei secoli per indicare l’Anticristo e uno sembra particolarmente indovinato: l’Antilegge. Spontaneamente c’è da chiedersi: “Ma a quale legge si riferivano i veggenti?” A tutte!… Tutte le leggi scritte, siano esse racchiuse in un libro, immesse dentro i computer, nelle Gazzette Ufficiali o scolpite su tavole di pietra. Ciò che le farà apparire “ingiuste” nel prossimo futuro, è questa loro immobilità inanimata, mentre gli eventi, in continua evoluzione, rispecchiano il pulsare di una Forma di vita immanente a cui tutto l’esistente si adegua.
Definire una situazione e, limitarsi alla conoscenza di una parte della realtà per poterla giudicare equamente, è un’assurda pretesa, un compito impossibile a chiunque. La complessità delle infinite ripercussioni di un solo gesto, sia esso una semplice carezza o un poderoso pugno, sfuggono alla comprensione della mente umana. È solamente un presuntuoso chi afferma di comprendere la vera causa del gesto più insignificante e, su questo, le menti più aperte avrebbero molto da meditare. Va quindi detto che per ogni funzione serve lo strumento adatto e, per comprendere l’esistente, bisogna servirsi della mente che non conferisce limiti al possibile.
Solo l’intelligenza dello Spirito, qualora sia chiamato a farlo, può formulare un Giudizio. L’infinita complessità può esser compresa e giudicata solamente dal Dio che dorme in voi. Risvegliatelo e non avrete più bisogno di costruirvi prigioni né di sottostare alle leggi fisiche e biochimiche, enunciate nei trattati di medicina e dalle quali traete l’errata ma solo in quanto provvisoria, giustificazione del miracoloso evento chiamato morte.
Oggi le troppe leggi emanate dai parlamenti democratici o dagli organi dittatoriali, necessitano con frequenza sempre maggiore di correzioni, provocano insoddisfazione e spesso meritano di essere aspramente combattute.
Sia il singolo detentore del potere che i quattro gatti eletti dalla maggioranza, ironia della sorte, sanciscono per legge di comportarsi in modo errato; ciò accade perché chi le promulga non riconosce l’essenza di ogni cosa e l’impossibilità di porre un limite, che non sia puramente convenzionale e illusorio, alla realtà che sperimenta. Alle masse spetta inchinarsi alle ingiuste leggi e, se rifiutano di farlo, si vedono infliggere più o meno severe sanzioni penali. Noi portiamo una verità conosciuta da sempre e opposta a quella degli Stati, è determinante optare per la legge che sola è una col trascendente e che sia applicata dopo che il Dio assopito in noi l’abbia accettata. Il superamento della Soglia evita che si arresti l’ascesa della collettività. Questa fase va vista come la volontà di manifestarsi di quella indescrivibile essenza che ci pervade; una energia che consente, a chiunque usi l’intuito, di interpretare correttamente le sue infinite indicazioni.
Riconosciamo che udire un simile canto fuori dal coro possa lasciarvi perplessi ma la melodia di una legge che sancisca a priori la vostra innocenza è senza dubbio celestiale. Siate sereni, voi sarete finalmente esenti da colpe e potrete così aspirare al compimento della promessa biblica, di quella coranica e dell’identica promessa che trovate nelle altre Fedi. Il sogno non è fare o distruggere le vostre leggi ma riuscire a realizzare un progetto apocalittico.
Quante rivelazioni sono importanti quanto quella che ci fa scoprire e giocare con uno strumento eterno? Quale degli infiniti aspetti di quella energia celata in noi vogliamo utilizzare? Ciecamente le impedite di esprimersi, perché? In ogni tempo, figure che lasciarono la loro gigantesca impronta sul percorso seguito da l’uomo, hanno affermato che basta il rispetto di un’unica norma per ottenere la vita eterna; chiaramente, i ricercatori dello spirito non si accontentano di sapere cosa avviene seguendola, vogliono venga rivelato come e quando quel miracolo accada per ammirarlo.
Se a molti certi consigli continuano a essere negati, non lo è per caso, essi non sono fisicamente idonei e la spiegazione di tale assunto va affidata al vostro intuito; esercitandolo lo si tempra, questo permette di spingerci più in profondità nel Reale. Va detto che l’aumento di consapevolezza comporta maggiori responsabilità e, se otterrete la risposta che cercate, sarete pronti a ricevere infinitamente di più e a condividerlo.
È bene rispettare una sola legge, quella scritta nel cuore e dell’uomo, farlo è semplice e si può iniziare da subito. Solo gli ipocriti sostengono di leggere cose diverse da noi, però osservate ciò che essi reputano giusto: per lo più quello che, soprattutto nel breve termine, conviene e gratifica il loro ego. Seguendo la Legge che stiamo indicando, si diventa coscienti di agire in sintonia con lo Spirito allo scopo di creare effetti positivi. Il nostro benessere interiore ma non solo, verrà dalle persone che, via via più numerose, sperimenteranno quegli effetti che avremo prodotto. Con l’aumento progressivo di chi si atterrà alla Legge e di quanti riceveranno vantaggi dal loro operato, si otterrà inevitabilmente una diffusione esponenziale della gratificazione. Non si chiede di sperare che accada un sì grande mutamento nelle relazioni interpersonali, si invita a considerare che da sempre l’uomo ricerca la felicità; non si può escludere dunque che, tra non molto, essa sia perseguita nel modo che consigliamo.
Quando gli individui saranno mossi da quel nobile intento, qualora procurassero sofferenza ad altri, sarebbero esenti da ogni colpa e qualunque punizione si rivelerebbe inopportuna e immeritata. Fossilizzarsi nel nefasto ricorso alla repressione, significa cercare di impedire il compimento di un’antica speranza: “Come in cielo così in terra”. Tutti voi potreste far scendere il cielo sulla terra usando un metodo semplice, parsimonioso e fulmineo. Per raggiungere quello scopo, si può scegliere di presentarsi come un individuo che si sente investito del compito di determinare l’amalgamarsi graduale e il più possibile incruento dei due Universi, quello che quotidianamente ci troviamo sotto gli occhi con quello postulato da Yung e dal fisico Pauli; la dimensione in cui vorremmo vedervi sconfinare quando attraverserete queste pagine. Abbiamo ritenuto opportuno rivestire i panni di chi non chiede nulla in cambio del proprio impegno; è talmente elevato il fine dell’opera che ci ritroviamo estatici semplicemente accettando consapevolmente di farne parte.

Ora, per illustrare con maggior chiarezza la parte del Piano che si genera da sé, va ricordata la possibilità di impedire le gravi azioni che si vorrebbero non fossero mai commesse da un essere umano, il prodotto finale di una serie di pensieri che, come un fiume, scorrono nella stessa direzione. Come un fiume essi possiedono degli argini, questi sono rappresentati dall’inconscio collettivo e, quando l’individuo, a causa del rapido susseguirsi di concetti, emozioni, desideri ecc, li travolge, si verifica il comportamento disastroso.
Mai a memoria d’uomo ci siamo trovati inseriti a tal punto in quello che è definito villaggio globale e, a causa di ciò, la stessa sciagurata conclusione che sovrasta la mente e la coscienza del singolo, pende sopra l’umanità intera. È straordinaria l’accelerazione che ha investito il mondo delle comunicazioni, l’interscambio di dati a livello planetario sta raggiungendo la fibrillazione. Non si sono mai visti gli impulsi di certi stati caratteriali della mente, quali la volontà precisa di prevaricare e le manifestazioni di indolenza, egoismo e imprevidenza, raggiungere e determinare il loro spaventoso effetto in così breve tempo nel punto più sperduto della terra.

Questo legame, tra l’atteggiamento psichico e le catastrofi nel senso più generale del termine, è chiamato da Goodman bio-relatività. Il lettore che vorrà approfondire l’argomento troverà alla fine del testo le indicazioni necessarie. In ogni modo, nel contesto attuale, non è sufficiente evitare l’apparire di tali risposte-pensieri nei computer-mente umani per impedire eventi indesiderabili. È indispensabile determinare l’automatico affioramento di altri stati di consapevolezza. Se guardiamo alle menti degli esseri umano, vediamo che venendo sottoposte a certi stimoli di base quali la paura, reagiscono in modo prevalentemente identico. Ciò che varia e di molto, è solo la rapidità e l’intensità; esse sono simili a dei meravigliosi, romantici, diabolici computer programmati per rifiutare la sofferenza e ricercare tutto quanto possa favorirli e appagarli.
Quanto sopra non va frainteso, non si intende prospettare un controllo totale simile a quello ipotizzato da Orwell ma piuttosto la libertà di volersi riprogrammare, togliendo dei dati e inserendone degli altri affinché, come risultato di ogni futura operazione mentale, si ottenga la gioia.
Suggeriamo di togliere alcuni dati alle menti; questo è un argomento che merita di essere approfondito. La forma più pericolosa dei sentimenti di egoismo e di avidità scaturisce da un oggetto molto comune, una semplice banconota di carta. L’esistenza di questo dato concreto e delle implicazioni che esso comporta, è analizzata dai vari computer-mente e il risultato è quello che sappiamo. Per un attimo cerchiamo di immaginare che l’umanità decida di rinunciare a quei valori di carta: credete sia possibile ripristinare l’uso del baratto? Assolutamente no! Perché la consapevolezza, necessaria a compiere quella scelta, è la stessa che permette di instaurare nel medesimo istante rapporti interpersonali basati su elementi che sostituiscono egregiamente proprio quei “valori”. È facilmente intuibile che le relazioni tra razze e popoli diversi, qualora si ispirino ai rapporti tra famigliari, possono portare alla provvidenziale rinuncia dei “valori” di carta per mediare.
In una società costruita su questa base utopica, i suoi componenti sono individui consapevoli della necessità di instaurare i rapporti su elementi astratti. Così finalmente la volontà di nuocere del singolo e del gruppo si dissolverebbe del tutto, poiché simili impulsi non avrebbero diritto di cittadinanza nel nuovo sistema. I computer-mente, cancelleranno i dati-pensiero connessi agli elementi quali denaro, potere e simili, ricavano soprattutto effetti spiacevoli quali insicurezza, avidità ecc. Privati di quei dati, quelle stesse menti saranno libere dal virus dell’avidità, dell’odio e di quello che ne consegue.

Gli animi meno progrediti, non potendo agire in ogni circostanza con perfetto equilibrio, solleciteranno l’aiuto delle loro guide per evolvere ulteriormente. Essi, continuando con questo intento il loro cammino, renderanno le loro azioni sempre più oculate, capaci di produrre gradualmente effetti positivi per una percentuale sempre maggiore di esseri.
Agli scettici va detto che il livello di consapevolezza di cui abbiamo parlato è già attivo. Pur rare, ci sono già state sentenze assolutorie nei confronti di individui, coinvolti in episodi simili a quello immaginario che presento: poniamo un uomo a bordo d’una vettura; assieme alla sua famiglia, sta percorrendo una strada costeggiata da profondi precipizi; a causa d’uno sbaglio, che il consorzio civile di domani capirà ammettendone il diritto a esistere, ne deriva la morte dei suoi cari. Egli ha usato leggerezza e avrà commesso mille altri errori in quanto essere ancora imperfetto; ma chi accetta l’unica legge già oggi è consapevole del fatto che l’uomo ha automaticamente generato l’intenso dolore (la sola “punizione” che possa essergli inflitta) che gli consentirà successivamente di progredire fino al punto di non determinare più alcuna sofferenza negli altri e conseguentemente nemmeno a se stesso.
Domani non ci si stupirà davanti a chi, a testa alta nella Casa della Giustizia, ascolterà il giudizio-consiglio di uomini che, contrariamente agli attuali Magistrati, non si esprimeranno come entità onnipotenti legittimate a infliggere pene allo scopo di far espiare colpe inesistenti. In futuro nessuno si sentirà più tenuto a osservare le innumerevoli, contraddittorie e pretestuose leggi odierne; si scoprirà, grazie a queste pagine, che è mera follia credere di poter astenersi dal rispettare quella Legge di Natura che ci intima di avanzare lungo la via che porta alla meta comune e alla quale tutti aspirano, senza commettere quegli atti che creano sofferenza. In quei giorni, si saprà di aver diritto a un giudizio ben più illuminato di oggi… poiché sorretto dalle colonne della Misericordia. Per fare nostro questo concetto bisogna inoltrarsi sulla via della tolleranza. La lungimiranza di alcuni giudici già ai giorni nostri manda assolti uomini coinvolti in simili casi ma va ribadito che si deve ampliare il senso di comprensione-consapevolezza; se lo faremo, domani, quando una persona commetterà un gesto che la nostra cecità ha considerato reato per secoli, quella comprensione-consapevolezza gli indicherà quale sia il suo interesse e quello della società… quello di alleviare, nel limite dell’umana possibilità, il disagio e la sofferenza da lui provocati.
Ora, pensiamo al tipo d’emozione che suscita in voi un uomo che, commessa una grave colpa, si impegni autonomamente per ricreare le condizioni più vicine a quelle preesistenti al suo gesto. Permetteteci di indovinare: ammirazione… per un “criminale”; meritate dei complimenti, siete sulla buona strada per amare un domani i vostri nemici.
Vediamo dunque che un modo incredibilmente semplice per instaurare un sistema che non necessiti di carceri, Magistrati, forze dell’Ordine ecc… sia appunto quello che auspichiamo: divenire “credenti”, credere in quella parte di noi incapace di mentirci per poter scoprire che tutto ci è possibile. Può sembrare banale e scontato tutto questo e inizialmente si rimarrà perplessi davanti alla necessità di aprire le porte delle carceri per ottenere la riabilitazione che non può essere ottenuta rapidamente in altro modo. Nell’attuale livello di consapevolezza è così, c’è scetticismo perché non si considera una possibilità importante: per salire i gradini della consapevolezza vi sono molti modi, uno di questi è sostituire le priorità e poi mantenerle sulla scala dei valori nel punto che abbiamo loro assegnato.
Una tecnica efficace per ottenere un risultato tangibile è la ripetizione; è inteso che tale tecnica va applicata a ogni aspetto del quotidiano. Si dovrebbe iniziare col semplice atto di sostituire con costanza e sempre più spesso, la fuggente gratificazione dell’avere, con la gratificazione perenne del fare, chi un sorriso, chi un gesto nobile come quello di non lasciar cadere una mano tesa. Applicando questo metodo, si diviene rapidamente coscienti che la creazione di un tale sistema alternativo, permetterà a ogni individuo di giungere a quelle mete che ora nemmeno immagina.
Per realizzare un tale modus vivendi e dunque l’affermarsi di un pensiero inconscio che condizioni sempre più a lungo e in modo ferreo il nostro operato; è necessario che quando viene commesso un crimine, la “massa critica”, la punta di diamante dell’umanità, sia capace di vedere la persona che ne è responsabile, ciò che in realtà è: nient’altro che un bambino e, nel caso di un crimine efferato, un individuo gravemente malato. Intendo con ciò che essi sappiano mostrare nei confronti dell’eventuale reo la comprensione e la misericordia che spetta a un bambino incosciente e si sappia indirizzarlo con saggezza verso un consapevole atto di riconciliazione.
Questo è l’atteggiamento mentale che il “nucleo dei 144.000” dovrà assumere perché, nell’animo dell’individuo che ha provocato un danno di qualche tipo, si generi in modo automatico l’incoercibile impulso a eliminare o, se impossibile, attenuare le conseguenze del suo errore.
Non è superfluo ricordare lo spreco di tempo, denaro e vite umane, derivato dal fatto di isolare in un carcere individui di ogni razza e credo per evitare che reagiscano ancora più ferocemente alle ingiustizie subite. Pensiamo che a questi si debbano aggiungere i tanti che vengono cresciuti cancellando colpevolmente dal loro animo i valori più nobili. Abbiamo detto che le pene vengono comminate in questi casi da leggi superflue, che giustificano la loro esistenza e tutto ciò che ne consegue, inoculando la colpa dove in realtà alcuna colpa può esserci.
La direttiva non scritta nelle gazzette ufficiali che si auspica è vista dalla saggezza dei popoli come l’arcinoto ma insufficientemente apprezzato buonsenso dell’intuito. Questa predisposizione innata è destinata a evolversi e perfezionarsi durante la prossima Era; non sarà più l’intelligenza a fornire il supporto necessario a stabilire le regole dei rapporti tra gli individui ma l’intuizione.
Della nuova concezione di moralità, di cui annunciamo la nascita da qualche tempo, in silenzio ma con decisione, alcune delle persone con un più alto grado di maturità spirituale, stanno già iniziando ad amarne gli aspetti. Essi a loro volta ne diffondono la conoscenza. Quale motivo più valido e attuale per essere trascinati dinanzi a giudici e governatori se non quello di riconoscere e rispettare una unica Legge? Quale ragione migliore, vedendo accadere quanto sta accadendo, per rialzare la testa? Infine, quale pretesto trovare per colpire il catalizzatore delle speranze di miliardi di esseri? E si riuscirà a trovarlo quel pretesto, prima che quegli uomini facciano riconoscere la mano dell’Eterno schierandosi invincibili sotto i vessilli di colui che si sentì chiamato da sempre a un apocalittico destino?

Maledetto sia colui che trattiene la sua spada dal sangue e compie l’Opera dell’Eterno fiaccamente.” -Isaia-

Molto è stato detto e molto si è scritto riguardo l’ultimo secolo del secondo millennio; tra tutti questi messaggi è possibile riportarne uno particolarmente interessante: si tratta della cosiddetta “Profezia del codice spagnolo”, rintracciata, sembra, alla fine dell’Ottocento. La parte più significativa del messaggio è la seguente:

Quando il sole entrerà nel primo quarto della sommità i servi saliranno sulle barricate contro i padroni. E sangue scorrerà sulla bianca città. (La città Bianca attorno al Cremlino) Quando il sole entrerà nel ultimo quarto, saranno i padroni a salire sulle barricate contro i servi, nella terra dei vitelli. (si intende l’Italia e va ricordata “la marcia dei quarantamila”) Intanto molti servi saranno divenuti padroni, e molti padroni saranno rosicchiati al punto da diventare servi…. Sangue scorrerà, come mai rivoluzione non ha visto, dai tempi di Caino. L’ovile sarà allora un lupanare di ladri, malfattori e idioti dottorati, scelti da un popolo senza cervello. Guardatevi allora da chi dice di difendere la casa e il lavoro. Guardatevi dai bianchi, dai rossi e dai neri perché provengono dalla stessa magna latrocinia. Dalle barricate sorgerà un uomo saggio che darà mazzate a destra e a sinistra, che porterà giustizia e mozzerà molte lingue.” -don Bosco-


Anche la Beata Taigi predisse sanguinosi accadimenti a Roma. Ella disse pure che il Signore avrebbe fatto portare alla luce la zizzania per pensarci da sé. La Beata aggiunse che le cose si sarebbero messe in un modo tale che l’uomo non sarebbe stato più capace di ordinarle ma il suo braccio onnipotente avrebbe tutto rimediato.
Vanno ricordati a questo proposito il susseguirsi interminabile di scandali: Oil for food, Watergate, P2, Tangentopoli, Parmalat, Telecom ecc… sembrano dar ragione alla Beata se pensiamo a ciò che si è creduto in certi ambienti giornalistici: si è parlato di un filo che, partendo da Trieste, collegava un episodio di corruzione avvenuto in questa provincia ad altri dello stesso tipo successi a Milano. Fu in seguito a ciò che l’illegalità, commessa nella città giuliana, spinse alcuni magistrati lombardi a indagare sulla piaga delle tangenti.
Gli ambiziosi specialisti in cavilli, incapaci di leggere tra le righe, penseranno che si cerchi di millantare il merito di aver fatto portare alla luce la zizzania e, in questo scritto, cercheranno i più piccoli errori. Diciamo che sono stati inseriti per impedire ai corruttori di anime, che si credono al di sopra di ogni critica, di accorgersi che è giunto il momento di renderli innocui togliendo loro ogni credibilità.
Avverrà con una situazione simile a quella di un naufragio, dove chi lo provoca, difficilmente viene accettato sulla scialuppa e annega. Nel nostro caso, qualora il fato li risparmi, lo farà perché servano di monito ad altri.

Essendo la maggior parte dei “rei” perita nella zuffa, e i sopravvissuti, spaventati dalla punizione degli altri, riconoscendovi il dito di Dio, vivranno in pace.” -Religiosa, 1793-

A questo punto vorremmo riprendere quanto già esposto precedentemente tra le righe: dentro al processo evolutivo, comprendente ogni forma di vita e ogni elemento inanimato, vi è una successione di cause ed effetti. Come fotogrammi che un regista occulto ha prodotto, essi permettono agli spettatori che guardano con consapevolezza quegli eventi, di assistere contemporaneamente alla manifestazione di una energia che spinge anche il singolo individuo a evolversi. Usando l’intuizione dopo aver abbandonato la zavorra dei pregiudizi, ci leviamo al di sopra delle spiegazioni usuali e scorgiamo quella ineffabile. Assistiamo così alla storia di certi esseri che, dentro questo processo e a seconda della necessità del momento, raggiungono, pur nel rispetto della realtà manifesta ma comunque velata agli altri, la perfezione trascendente.
L’atteggiamento che l’umanità tutta, salvo pochi chiaroveggenti, assunse nel corso della storia, fu proprio quello di non prenderne atto; non avrebbe potuto scegliere altrimenti: il grado di evoluzione raggiunto era inferiore a quello necessario. Il periodo storico destinato a ospitare un mutamento radicale di questa posizione è però finalmente giunto. Perché riceviate l’autorevole conferma dal vostro intuito, suggeriamo di spingervi oltre al significato palese delle nostre parole e di scordare la vostra parziale visione della realtà per il tempo necessario alla lettura del testo. Potrete così giungere alla contemplazione della Realtà Totale.