Il seme del Maligno

gargoile_trasparenteSeppur lentamente, avevo ripreso a camminare senza l’aiuto delle stampelle e, per caso, un mattino passando per il centro, notai sul portale di pietra d’un edificio dall’aspetto austero una grossa croce. Stupiva il punto e il modo col quale era stata lasciata: era a una altezza tale che sarebbe stato scomodo per chiunque praticarla. Non era segnata col gesso, pertanto si doveva escludere fosse stata fatta dai pubblicitari, e poi, chi l’aveva procurata, aveva più volte graffiato la dura pietra del portale col proposito di conferire una maggior visibilità aumentandone spessore e profondità dell’incisione.
Quel disegno lasciato in quel modo insolito incuriosiva; istintivamente mi girai verso l’altro lato della strada, che strano… sul portone di fronte, stava graffito lo stesso simbolo. Un’idea poco probabile balenò nella mente e subito cercai di allontanarla: “No! Non può essere, cosa vado a pensare, è stato qualche spilungone che ha portato dei volantini pubblicitari e, sprovvisto di gesso, affinché non venissero consegnati altri sempre nello stesso stabile, s’è segnato in quel modo la zona già completata”.
Eppure quella spiegazione non mi convinceva; il tempo necessario per lasciare quel simbolo era decisamente troppo lungo. Nessun operatore pubblicitario poteva permettersi di effettuare la consegna dei volantini sprecando tutto quel tempo.
Lentamente scesi lungo via Mazzini, il portale seguente e quello all’incrocio avevano lo stesso segno. Continuai a scrutare tutti i portoni mano a mano che procedevo e, vedendo che nessuno era esente da quel fregio, la mia curiosità aumentò. Scartai testardamente l’idea che ormai ribolliva nella mente, dovevo prima verificare in altre zone della città.
Ripresi la marcia in modo sostenuto; quanto lo consentiva la caviglia dolorante e, meno di un’ora dopo mi trovai ben lontano ma il segno sembrava seguirmi; su ogni portale, forse fatto dalla stessa mano, era presente. “È mai possibile che il seme sparso da poco inizi già a germogliare?” In realtà erano passati degli anni dal giorno che il mio primo manoscritto aveva cominciato a circolare. “Forse sì! Forse si sta formando anche a queste latitudini quel movimento che la mia mente spera, la mia anima asseconda e che fu predetto da tanti mistici: un esercito di Spade di Dio pronte a esser temprate dal fuoco e disposte al Martirio.

«–Affermare o volere l’esistenza di qualcosa equivale a crearla; non volere l’esistenza di qualcosa significa distruggerla-» (Eliphas Lévi)


Passò del tempo da allora e altri fatti dall’oscuro significato accaddero. Si verificarono quando confidai, a delle persone scelte con cura, che la direttrice dell’asilo frequentato da Giada, una donna gentile e riservata, era a conoscenza del vero autore di quel manoscritto, del quale conosciamo già la vera storia e che era stato realizzato con l’insolito titolo –Io l’Anticristo-. L’avevo suggerito, depistando in realtà i miei interlocutori, con lo scopo di studiarne gli effetti collaterali. Da dietro le quinte avrei assistito indisturbato a ciò che certe notizie potevano provocare e, come prevedevo, circa tre mesi dopo aver diffuso queste informazioni, si recarono da lei tre uomini di media età, distinti e dall’aspetto deciso. Secondo la descrizione fornita dalla direttrice, denotavano una profonda cultura ed erano alla ricerca dell’autore dell’opera in questione. Senza alcuno sforzo avevo indotto “qualcuno” a cercare l’autore di un libercolo che parlava dell’Apocalisse ma dal titolo diverso.
Il personaggio che stavano cercando non era l’autore del manoscritto dal titolo insolito, l’uomo però, dai ricercatori esoterici più qualificati della città, era ritenuto nientemeno che l’Anticristo.
Fu la donna che dirigeva l’asilo di Giada a raccontarmi questo ultimo particolare, una notizia che riportai, con qualche opportuno aggiustamento, alle persone che reputavo idonee ad avvertire “tre uomini di media età, distinti e dall’aspetto deciso”.
Parlare di circoli esoterici qualificati, dediti al culto del demonio in una città come Trieste, potrebbe far sorridere se i loro affiliati, come precisò spontaneamente quella funzionaria del Comune, non fossero divenuti dei baroni universitari, degli industriali, dei magistrati e personalità di rilievo in vari settori.
Lei, dunque, ai suoi visitatori indicò la località dove quel personaggio si era da poco trasferito dopo aver abbandonato il suo impiego presso un importante istituto di ricerca. Essendo a sua volta interessata a mantenere una qualche forma di contatto con lui, chiese che una volta rintracciato, fosse messa al corrente degli sviluppi.
I tre lo promisero e si accomiatarono. «Nel farlo –riferì la direttrice– uno di loro sentenziò con serietà: Non è giunto ancora il momento che questa storia sia resa pubblica.»
Dopo quella visita, se la memoria non mi inganna, trascorsero circa sei mesi e il caso fece giungere dall’Argentina i parenti di uno dei fondatori del Centro Antitumori di via Pietà. Due di questi, durante la loro permanenza a Trieste, si recarono proprio da lei per poter raggiungere assieme il misterioso personaggio in questione.
Il loro viaggio fu perfettamente inutile: l’Anticristo era sparito da tempo senza lasciare la benché minima traccia. In seguito, rimasi saltuariamente in contatto con la signora poiché si offrì di impartire gratuitamente a Giada delle lezioni di sostegno. Arrivai così a conoscere gli effetti che le mie indicazioni, opportunamente aggiustate, avevano successivamente provocato; il più evidente era il suo turbamento, dovuto al fatto che i “soliti ignoti” si erano mostrati minacciosi affinché si astenesse dal divulgare il loro interesse per chi si divertiva a farsi credere l’Anticristo.
«Pensi a fare la maestrina e ricordi che ha una figlia e una nipote.»
La mia insistenza per ottenere qualche elemento in più su quei tre uomini, fu pertanto pienamente giustificata. Durante uno dei nostri ultimi colloqui si lasciò sfuggire un commento che, detto nel contesto formatosi in seguito alle mie suggestive confidenze, permetteva di intuire come stesse sviluppandosi il piano per ostacolare la mia Opera.
Dopo aver escluso trattarsi di semplici tutori dell’ordine, disse testualmente: … «Sono delle persone… ma per favore non mi chieda di esser più precisa… capaci di determinare le svolte politiche in Italia… e forse non solo in Italia.»
Poi, allungò il braccio consegnandomi il libro preso sulla scrivania: «Questo è – Il Pendolo di Foucault – lo legga con attenzione, così capirà di che pericolo si tratta. Si arrestò guardando preoccupata in direzione della porta socchiusa e dopo qualche attimo riprese: «Lei scrive di un piano di conquista del mondo e, nel racconto di Umberto Eco, anche uno dei suoi protagonisti lo fa; inventa un complotto per poi confidarlo ad altri, ma il suo progetto viene creduto realizzabile e, per impedirgli di rivelare la verità, lo uccidono.»

«-E il pensiero religioso dorme, aspettando sviluppo, nel nostro popolo: chi saprà suscitarlo, avrà più fatto per la Nazione, che non venti sette politiche.–» (G. Mazzini)

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