Il Regno di Dio, figlio della Donna Cosmica


Era da tanto tempo che non andavo oltre confine, da quel giorno tragico che non potrò mai scordare. Oggi, lui ha pensato di portarmi a Isola, quando gli raccontavo la disperazione di quei momenti terribili, capiva che mi sentivo attratta da quel posto, che doveva esserci ancora qualcosa di mio.
Arrivammo che il cielo si stava scurendo e il freddo ci spinse in uno squallido bar dove ordinammo un caffè. Davanti ai miei occhi, unica nota carina, un quadro raffigurante la cittadina di Isola. I ricordi tornavano finalmente più nitidi e rivivevo quella sera maledetta, quando lui, bello come il sole, se ne andò.
Successe tutto in un attimo, non so da quanto la morte ci osservava e non capisco perché abbia scelto lui e non me.
Mai, potrò scordare quel risveglio atroce; sentirmi soffocare da sconosciuti col maldestro proposito di rianimarmi, mentre ero certa che lui se ne era andato via per sempre.
Mi alzavo piano, ero in piedi, frastornata ma follemente lucida e lo vedevo disteso; mi feci spazio per essergli vicina.
Sirene minacciose dappertutto, polizia, ambulanze, mio Dio… non poteva essere vero… mi aggrappai a lui, non volevo più staccarmi; ricordo che gli parlavo e il suo volto emanava una pace, una serenità nella quale cercavo di farmi avvolgere per essere annullata.
Poi, uno strattone mi sciolse da quell’abbraccio, panico, confusione, lingue sconosciute, mi presero per i capelli e mi trascinarono nel buio del cellulare. Era quello l’Inferno?… Era quella la mia condanna?… Non poter vedere mai più il mio angelo?
Il tempo è passato scorrendo come l’acqua del fiume, talvolta con calma imperturbabile altre con furia devastante. Sono ancora viva, il tempo, dicono, aiuta anche a guarire, ma la mia mente si ostina a credere che niente e nessuno riuscirà a darmi quella pace che, per un istante, ho visto sul suo volto.


Lentamente ripresi il controllo della realtà, di quella realtà che non riuscivo a immaginare migliore, allungai la mano per stringere la sua e iniziai a piangere in silenzio. Lui mi riportò alla macchina e, sulla strada del ritorno, qualcosa simile all’angoscia, ma di una intensità indicibile, improvvisamente mi assalì.
Aggrappata a lui, ripresi a piangere mentre un tremore mi scuoteva violentemente. Poi, quasi stessi confessando una colpa, chinai la testa e sussurrai: «Mi sto perdendo, ma quello che mi addolora di più è che sia tu a perdermi, è una sofferenza atroce ma non riesco a oppormi, non c’è forza nell’universo che riesca a farlo.»
«Non dirlo, sono parole terribili, spaventose, e solo la Verità può esserlo a tal punto.»
Ritirai le mani gelide, l’uomo sembrava esser divenuto improvvisamente di ghiaccio.


Oggi è venuto a casa che ero ancora a letto, è stata mia sorella ad aprirgli; lui si è seduto in soggiorno e ha lasciato che continuassi a dormire, poi è entrato in camera e la sua carezza mi ha fatto aprire gli occhi.
«Ciao passerotto, buongiorno.»
«Ciao! Che ore sono? Fa freddo? C’è del caffè? Ma che sogno strano e lugubre… siedi! Voglio raccontartelo. Ricordo che ero sul punto di acquistare un appartamento dalle parti di San Vito, si trattava di una bella casa, spaziosa e arredata con gusto, ma tutto, tutto, anche l’intero quartiere, mi dava un grande senso di solitudine. Non c’era segno di vita e ogni cosa su cui posavo lo sguardo mi appariva incolore come nei film di una volta.»
Non sembra interessato, guarda al di là della finestra e infila la mano in una tasca.
«Sono quasi le dieci. Ti ho portato un foglio con delle annotazioni, si tratta di alcuni particolari dal significato ermetico che dovrei inserire nel capitolo finale. Ho voluto scrivere personalmente questi ultimi elementi, voglio che tu li legga perché possa farti una domanda. Mi auguro ti cambi la vita portandoti la fortuna di acquistare la casa che hai sognato.»
Tace mentre mi porge il foglio, si tratta di poche righe, sono inserite proprio alla fine dell’episodio drammatico accaduto a Isola. Non penso più al mio sogno opprimente, accendo la radio e subito le note di – Un diavolo in me – mi strappano un sorriso. Poi mi metto seduta e leggo:
-Ma la mia mente si ostina a credere che niente e nessuno riuscirà a darmi quella pace che, per un istante, ho visto sul tuo volto. Non penso di meritare questa sofferenza però l’accetto, si dice che le lacrime siano preziose perché fanno crescere la speranza in noi e in chi abbiamo vicino. Ciò che mi turba è l’essere immersi nell’ingiustizia e vedere attorno la sofferenza di tanti innocenti. È mai possibile che sia questo il prezzo che tutti devono pagare per raggiungere l’amore? Che si debba tutti divenire l’agnello sacrificale? Quando lui si è offerto di aiutarmi ha promesso che non avrebbe chiesto nulla in cambio per sé, e così è stato. Ora mi chiede di lasciarlo libero d’agire. Sarà la speranza che mi farà rispondere di sì? Solo Dio sa quanto vorrei credere che lui riesca dove tutti hanno fallito, che possa rendere questa terra un Eden, ma non ci riesco, e anche su questo ha ragione. Lui dice che per credergli bisogna amarlo, e io… non lo amo!-
Ho finito di leggere e le ultime righe sono quelle che mi lasciano impietrita. Lui sta camminando su e giù per la camera, sembra nervoso, poi si avvicina alle mie spalle e inizia a parlare:
«Sono stato accusato di essermi procurato delle armi perché prevedevo un pericolo per la mia famiglia e la mia casa. Ho dato prova di saper predire gli eventi anche in molte altre occasioni e, in queste pagine, è stato inserito un dato che renderà gli uomini particolarmente attenti ai segni dei tempi. Ho scritto che dal centro del mio essere, a partire dal 1997, si sprigioneranno degli eventi sincronici finali che apriranno le porte alla “Nuova Era”. È certo che questo accadrà, per quanto il sincronismo celato in alcune situazioni possa esser percepito solo da chi possiede un alto grado di consapevolezza, la sincronicità di innumerevoli altre, sarà man mano evidente agli occhi di tutti.
Per dare un’idea della natura di queste ultime, ho riportato all’inizio della mia storia le circostanze in cui è avvenuta la casuale eruzione del Tamboro. Devo aggiungere, che non è necessaria la presenza della mia forma perché ciò accada; già nella Bibbia si fa cenno alla capacità di plasmare la materia con mezzi immateriali: “Dopo che fu crocifisso vi fu un gran terremoto”.
E non è indispensabile che i valori di cui mi sento alfiere siano universalmente riconosciuti; è sufficiente agire per creare, in un modo che a pochi appare chiaro, quegli eventi più o meno apocalittici, riguardo ai quali molto si è scritto nel corso dei secoli.
In futuro si vedranno le tante analogie tra l’epoca attuale e quella in cui un uomo straordinario lasciò la sua impronta indelebile nella lontana Palestina. Si capirà che l’intuizione permette di non commettere errori quando, ciclicamente, si ripresentano le stesse circostanze, situazioni particolari che possono essere di ordine religioso, politico, scientifico o addirittura assumere, come nel nostro caso, un aspetto trascendente.
Secondo quanto ci è stato tramandato, anche a quel tempo furono pochi coloro che realizzarono di trovarsi al cospetto dell’Uomo-Dio o, più precisamente, davanti alla possibilità concreta di trascendere questa realtà per penetrare consapevolmente in una dimensione che, sarebbe improprio e riduttivo definire diversa. Va detto che non è cambiata in duemila anni nemmeno la tecnica nota come “ad hominem”. È un metodo, ben collaudato, per perpetuare il Sistema; esso viene usato, in caso di pericolo, dal nucleo centrale deputato a rappresentarlo. Questo gruppo, che gode dei privilegi previsti per chi appunto rappresenta quella Entità astratta, quando viene diffusa una verità che non piace, o procura dei fastidi o dà ordine di attaccare il messaggero invece del messaggio. Sono arcinote le accuse di bestemmia e altro, rivolte all’uomo che portava allora la buona novella. Un giorno non lontano, saranno riconosciute altrettanto pretestuose quelle usate oggi per tentare di distruggermi.»
Sembra conoscere a memoria gli altri appunti scritti sul foglio che tiene tra le mani, poiché si avvicina alla finestra e continua a parlare guardando il mare oltre la città.
«Quando si sarà diffusa una maggiore consapevolezza, diverranno evidenti le ragioni per cui si è voluto gettare il discredito sul messaggero. Allora apparirà chiaro come questo messaggio, che stando alle parole di Aivanhov assurgerà a Terzo Testamento, sia volto a impedire il perdurare dei privilegi materiali e favorire la diffusione di quelli spirituali. Questi ultimi comportano, a differenza dei primi, il desiderio di condividerli. Altra, e non meno importante finalità del messaggio, è quella di sostenere e catalizzare coloro che sceglieranno di opporsi a coloro che attentano alle nostre “case”.
Al termine del percorso iniziatico, prenderò l’arma in pugno per combattere l’ultima battaglia. Poi, provvederò ad aprire la Porta di questa Era nel modo annunciato dai veggenti, rispettando la regola del gioco che ho scelto, una norma scritta da tempo immemorabile: “Egli chiederà che il suo braccio venga lasciato libero di colpire a difesa dei puri di cuore”.
A chi se non a te, che mi porti il ricordo dei miei figli, della mia sposa, di mia madre e talvolta me stesso, posso chiedere di lasciare che la mia mano cali su chi ha distrutto la mia famiglia. L’intenzione di colpire, chi ha tramato contro il mio nucleo, oggi sembra solo desiderio di vendetta; ma domani, il modo con cui colpirò, farà comprendere la facilità con la quale si sono create le situazioni che hanno portato al Cambiamento che tanti auspicano».
Ero rimasta in silenzio e, per un istante, vidi passare davanti le immagini di tanti eroi, si offrivano con aria di sfida alla morte, il loro scopo era quello di affermare l’esistenza d’un sentimento eternamente incoercibile. Poi, con la sensazione di avere una sola possibilità, risposi alla sua drammatica domanda: «Come posso fermarti? Non credo sia giusto, se hai deciso di passare allo scontro non posso impedirlo, è tuo diritto scegliere liberamente; ma non sai quanto mi costi risponderti di sì, soprattutto se penso a quante possibilità hai di vincere chi ti ha già lasciato tante ferite.»
Forse è la delusione per la conferma implicita di non amarlo, oppure sente di aver raggiunto un genere di libertà che io non posso ancora concepire, poiché non risponde, si china a raccogliere la maglia dal pavimento e, sollecitandomi a indossarla, sussurra con un sorriso che sembra forzato: «Non c’è altro punto dove colpirmi, e quello che non uccide tempra».

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