Il Regno di Dio, figlio della Donna Cosmica


12-7-99 – In questa mia apparente confusione necessito di un momento di riflessione, un senso alla mia via, tornare in possesso della mia energia di essere; strumento utile allo scopo dell’esistenza. C’è troppo caos intorno, la mia vera essenza non riesce a uscire, sto sbattendo contro varie possibilità.
Sento che la mia strada è là che mi aspetta, non so quale sia, ma so che non è questa, così semplice che pare già scritta. L’unione non è possibile e lo percepisco; da qui l’insoddisfazione, la ricerca di alterazione, sento il bisogno di far capire al mondo proprio quello che più ho bisogno di imparare, niente può avere importanza se non la via. Condividere la sofferenza altrui? Nel momento in cui ero ispirata avevo rinunciato all’amore per cercare il motivo della mia esistenza, il passaggio era d’obbligo, ma la rinuncia all’estasi sembra mi abbia arrestata, forse ora è giunto il momento di proseguire il mio viaggio? Necessitano delle esperienze nuove? Tutto deve mutare.
L’abitudine è una brutta consigliera, non porta da nessuna parte, la ricerca deve continuare. Non voglio niente per me anche se posso avere bisogno degli altri e del loro amore. So che da sola, senza l’attaccamento a nessuno, per ora potrò proseguire; non so dove porterà il mio sentiero, ma dovunque esso porti, lì voglio arrivare.
Ti cerco o mia scintilla, mia vita, tutto fa credere che ti ho trovato, ma la strada è lunga e impervia, la mente furba non vuole morire, ci sono cose che danno forza, e solo su queste devo appoggiarmi. Quella che talvolta sento dentro me è la verità? O solo speranza che lo sia? Nessuna certezza certa, ma certezze non ne voglio, talvolta ne ho bisogno, tanto le rifuggo e più appaiono.
Il desiderio di essere completa cercando la completezza in un’altra persona, è lecito? Devo forse amare le mie debolezze umane? Assecondarle solo perché alle volte mi riportano in equilibrio? È illusione sperare che possa amarmi quanto io lo amo? Questa incertezza mi provoca un leggero dolore, un tormento lieve in fondo; nel subconscio l’insicurezza non è forse paura di perdere qualcosa? Io non devo aver timore di rinunciare a niente perché niente mi appartiene, sembra crudele alla razionalità, ma non è così, nulla impedisce di usare ciò che ci serve senza per questo impossessarcene. Questa lotta toglie solo energia, futile è la mia paura.-


Si abbandonò sul sedile chiudendo gli occhi e a nulla servì insistere perché si lasciasse condurre dai suoi. Fu necessario dividersi le coperte che tenevo in macchina e lei condivise la sofferenza di un emarginato.
Era un sogno, e un sogno si può frantumare anche con una carezza. All’alba la portai da sua madre e poi rintracciai Branko, un amico di Toni, il mio vicino, quello che passò davanti alla casa di Laura mentre traslavano le sue spoglie mortali. Ora potevo seguire il suggerimento di Claudio e cercare un riparo a Basovizza.
Branko era un uomo minuto che aveva varcato da tempo la soglia dei cinquanta, ma conservava intatta una carica inesauribile. Egli poteva disporre di una abitazione, abbandonata da anni, poco distante dalla chiesa del piccolo paese sull’altipiano, per cui gli chiesi di venirmi in aiuto.
Disse immediatamente di sì e non chiese nemmeno un misero compenso. La sera stessa, al lume di una candela, guardavo le ombre assieme a Daniela.
«Le vedi, paiono senza energia, sono simili ai tanti che incontri durante la giornata, solo la consapevolezza potrebbe renderle luminose.»
Il silenziò calò con gli ultimi riverberi della fiamma. Passò un tempo indefinibile, il freddo intenso era rimasto inspiegabilmente fuori da quella casa cadente. A un tratto si mise seduta, al buio, potevo solo immaginare dal tono, la sua intensa emozione.
«Giorgio… che cosa strana mi è successa, ne avevo sentito parlare ma le ritenevo esagerazioni. Conosci l’esperienza del viaggio fuori dal corpo?»
«Certo, non c’è pubblicazione esoterica che oggi non ne parli.»
«È capitata a me in questo momento, non è stato un sogno, ne sono certa, come sono certa che la sola candela che c’è nella stanza ora è spenta. Mi sono vista distesa con te accanto, stavo nel punto dove prima si scorgevano le ombre e ho visto nitida una pigna in mezzo a noi… No! Non ridere, lasciami continuare. Era del suo colore naturale, ma dopo qualche istante ha assunto il colore dell’oro, cosa significa? E perché è apparsa proprio una pigna?»
«Si potrebbe pensare che tra quelle ombre ci sia stata una col dono della consapevolezza. Ciò che hai visto, quella pigna, ha diverse interpretazioni; può essere assimilata alla perla, cioè un bene prezioso accuratamente nascosto, soprattutto in termini spirituali, ed è anche simbolo d’immortalità. Avrai notato che viene spesso posta sui cancelli. È un augurio di prosperità e la sua trasformazione significa che un’età d’oro è prossima a manifestarsi.» «E perché tra noi? Ne saremmo responsabili?»
«E perché no? Ti spaventa l’idea?»
«Però è consolante essere l’artefice di una Nuova Era per una donna che non può avere bambini. Non potrò nemmeno insegnare ai miei figli a essere fieri e orgogliosi del loro padre.»
Il tono della voce si abbassò, la sua ironia si era fatta amara; non potevo lasciarle credere di aver vissuto un incubo.
«Non puoi esserne veramente convinta, se avessi meno sonno arretrato farei alcuni calcoli e potrei dirti il giorno che rimarrai incinta.»
Quel suo sguardo perplesso e incredulo, il buio complice non mi permise di scorgerlo, fu tradita dal riflesso della luna sul vetro della finestra. Una forte raffica di vento l’aveva spalancata.
«Guarda che non sto scherzando, so che sei scettica e su questo tema non accetti di discutere, ma vedrai che non mi sbaglio e presto ti ricorderai queste parole.»
Daniela non replicò e con un sospiro di malcelata sfiducia si infilò nel mondo onirico.

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