Introduzione


Forse l’obiettivo di questo sforzo letterario è proprio questo, farvi avvicinare per un istante al diabolico “666”. In queste pagine egli viene presentato, concordemente a quanto affermano i profeti, proprio come una figura in possesso di poteri sovrumani. Quale sarà dunque lo scopo? Varrà la pena tentare di scoprirlo? Sarà utile approfondire se ciò che scrisse nella sua opera – Sciviat – santa Ildegarda, fondatrice nel XII secolo del monastero di Bingen in Germania, coincide con gli eventi attuali? Si sarà trattato di una semplice coincidenza o ci troviamo davanti a qualcosa di talmente straordinario che, se reale, si rivela meraviglioso?

« Quando sul trono di Pietro siederà un Papa che assumerà i nomi di due apostoli di Gesù, l’Anticristo scenderà tra gli uomini. L’Anticristo sarà l’angelo della ribellione e farà piovere dal cielo scintille di fuoco. » (S. Ildegarda)


Pochi giorni dopo passai per Ponterosso e mi fermai a salutare la sorella e la madre di Laura, quella ragazza che per merito del caso divenne la splendida protagonista di una parte del racconto. Quel capitolo tanto sofferto che mi fu suggerito di titolare – La Vergine Nera – al fine di sottolinearne l’importanza. Scambiai con loro solo poche parole, ma poi, mentre ero sul punto di andarmene, sentii imperioso il desiderio di far conoscere il pensiero di Laura, di far sapere che lei, prima fra tutti, aveva avuto fede nelle parole semplici con cui le svelavo quanto straordinarie fossero le sue infinite possibilità.
Mi girai verso la ragazza.
«Credimi se ti dico che tua sorella non è morta veramente e credi pure che lei lo sapeva, lei aveva intuito di essere eterna, che solo la sua forma sarebbe sfuggita al vostro sguardo. Il suo animo, negli ultimi giorni della sua breve vita, aveva scelto di restare in quello squallido mondo preparatole al terzo piano di un sordido caseggiato, non certo per gioire, ma per lottare e soffrire fino alla fine.
Solo in seguito a sacrifici estremi lo Spirito ci indica la via per varcare la soglia e giungere al giardino che ospita i giochi da cui eternamente si trae diletto. Lei poteva mostrare una via che pochi intraprendono, quella della rinuncia alla propria felicità, ma non solo; per vincere in quel gioco non avrebbe esitato a puntare la sua stessa vita. Solo così il suo animo poteva ottenere ciò di cui sentiva il disperato bisogno, un elemento ancora più necessario dell’aria che respirava: l’amore. La sua lotta, come la mia –aggiunsi come se parlassi a me stesso– alla fine è divenuta un gioco: il Lyla divino (con questo termine, in sanscrito, si indica l’attività di un Dio quando questa appare come un gioco trascendente) il Lyla eterno e immutabile. Senz’altro questo tu non puoi capirlo e le mie parole ti sembreranno quelle di un uomo impazzito per il dolore, ma di un’altra cosa ancora aveva certezza, credimi, era convinta di aver trovato chi potesse indicare agli altri la via più adatta per ciascuno.»
Alla fine avevo usato un tono un po’ brusco e, sinceramente, mi aspettavo annuisse con commiserazione. Al contrario, la ragazza si espresse con disarmante semplicità:
«Ci credo, Laura era una ragazza a volte impossibile ma di una sensibilità veramente eccezionale.»
La sua risposta e il suo modo di fare mi lasciarono perplesso, non sembrava essersi affatto stupita nell’udire quelle insolite parole. Poi continuò con dolcezza: «Pensa che strano, non mi è mai accaduto di sognarla, giovedì ho portato dei fiori sulla sua tomba e quella stessa notte m’è capitato di vederla; ma non è stato un sogno normale sai, è stato diverso.
Lei era vestita di bianco, si avvicinava alla porta della mia camera e sorrideva; capivo dal suo sguardo che mi voleva rassicurare, comunicava intensamente con me in un modo straordinario e senza servirsi delle parole. Poi, lentamente, continuando a sorridermi, Laura è venuta fino ai piedi del mio letto. Sembrava fatta di beatitudine… scusami… non riesco a spiegarmi meglio, credo non esistano neppure le parole per farlo, ma mi ha dato una pace e una gioia straordinarie, che sono durate dopo il mio risveglio per tutta la giornata seguente.»
«Quando incontrerete le ombre dei trapassati che testimonieranno la resurrezione dei morti, vedrete apparire l’Anticristo.»
Trattenni a stento un sorriso, gli altri dovevano vedere sul volto solo la sofferenza per la scomparsa della mia Consolatrice.
Mentre m’allontanavo lentamente, ripensai al significato di alcune parole del – Cantico del Principe Nero – scritto nel XV secolo e letto, guarda caso, proprio la sera prima:

«Quando incontrerete le ombre dei trapassati… vedrete apparire l’Anticristo.»

La monotona cadenza dei passi senza una meta serviva a rimuovere il dolore che mi lacerava la mente. Ora potevo rivolgere a Laura un muto ringraziamento. Le nostre anime immortali capivano quanto fosse importante il suo gesto: quella notte era tornata a testimoniare la sua presenza ed essermi così testimone affinché potessi affermarlo in questi fogli.

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