Introduzione


Nel mese di febbraio del 1996, Laura, o forse solo il ricordo che aveva lasciato di sé, tornò da un’altra dimensione per comunicare con una giovane; Raffaella, una povera sventurata con la quale aveva condiviso, circa un anno prima, la stanza di una misera pensione del centro. Giliola, una delle tessere del mosaico che sto costruendo, insignificante se presa singolarmente, ma con un ruolo altrettanto importante se inserita in questo contesto, il giorno che la accompagnai a ritirare la sua valigia in quella stessa locanda mi riferì che proprio lì le due ragazze si erano conosciute. Vide la Raffaella sbucare dal portone, sparire rapidamente dietro l’angolo del caseggiato e questo le rammentò la circostanza.
Dopo pochi giorni notai nuovamente la giovane in una via del centro; il suo modo sfacciatamente marcato di truccarsi non poteva passare inosservato.
Infine, qualche tempo dopo, mi imbattei in lei per la terza volta. Stavo tornando a Borgo per una strada periferica poco frequentata e la notai mentre era in attesa dell’autobus.
Forse c’era un motivo se quella giovane appariva così spesso, dovevo capire quale. Feci una rapida inversione di marcia e mi arrestai alla fermata.
«Scusi, mi sembra che lei sia stata un’amica di Laura o sbaglio?»
C’erano delle altre persone sul posto, e l’aver compiuto una manovra avventata e posto quella domanda a una ragazza con l’aspetto di una lucciola, mi fece senza dubbio apparire simile agli individui che profittano delle creature più sventurate; ma dovevo sapere se anche stavolta l’intuito mi aveva ben consigliato.
«Lei si riferisce a quella Laura che è morta?… Quella che…» «Sì!» –la interruppi– Proprio a lei, sto scrivendo un libro e un capitolo le è stato interamente dedicato».
L’idea che quelle domande potessero apparire una scusa per avvicinarla mi metteva a disagio ma continuai.
«Desideravo sapere se ci fosse qualche particolare, qualcosa di lei che potesse tornarmi utile per descriverla meglio.»
«Siamo state assieme per un paio di mesi nella stessa stanza in una locanda in città, ma sinceramente non saprei cosa dirle, cosa possa interessarla. Non ci si frequentava, quindi non abbiamo avuto modo di conoscerci a fondo, lei è suo parente oppure un amico?»
«Diciamo che sono stato un suo grande amico; non le viene in mente nulla che possa aiutarmi? Qualcosa d’insolito che le sia capitato in quel periodo?»
Non fu la mia insistenza a turbarla ma il ricordo che quelle parole avevano fatto affiorare.
«Se a lei fosse capitato qualcosa non lo so, ma so che a me è successo un fatto che mi ha quasi sconvolto.»
Il tono della mia voce si abbassò e divenne quasi metallico: «Questo fatto riguarda anche lei?»
«Sì!… È stato un sogno, ho sognato che…». Si arrestò titubante, per cui le rivolsi uno sguardo di incoraggiamento prima di proseguire: «Ti dispiace parlarmene? Forse posso trovare degli elementi utili da inserire nel racconto.»
«No! No!… assolutamente!… Ma ora proprio non posso, sono assieme a una persona e devo recarmi in un posto, potremmo sentirci nel pomeriggio se vuole.»
«Puoi almeno accennarmi di che si tratta?»
La mia curiosità fu premiata poiché riprese: «Nel sogno ci trovavamo nell’atrio della locanda, lei mi indicava col dito uno a uno i quadri esposti, poi, con un gesto circolare della mano fece capire chiaramente che in quel posto tutto sarebbe cambiato. Ricordo che alla porta, prima che se ne andasse, le chiesi: “Ma non te dovessi esser morta?” E lei con un sorriso, dandomi una pacca sulla spalla, rispose: “Si! Si! Non preoccuparte, se vedemo presto”. Potrà immaginare come mi sia sentita udendo quelle parole, il giorno dopo sono stata addirittura da un prete per chiedergli se i defunti potevano condurci nell’oltretomba.»
Rimasi impassibile per permetterle di continuare: «Quello che mi ha colpito del sogno, è il fatto che pareva desiderare intensamente che dessi la massima importanza ai suoi avvertimenti. Aveva ragione! Ciò che mi disse in quella circostanza, è realmente accaduto! Mario, il titolare, credo sia tornato a Modena e tutti quei quadri sono stati tolti.»
Ero soddisfatto da quanto sentito, avevo trovato la persona che poteva raccontare quella esperienza, potevo ringraziare il caso e la ragazza; la salutai con un cenno e mi allontanai pensando che sarei riuscito a rendere quel capitolo ancora più interessante.
Il destino aveva posto sulla mia strada quella giovane piena di contraddizioni con uno scopo ben preciso, dovevo innanzitutto prenderne atto e servirmi di quel suo inconsapevole contributo alla realizzazione del Progetto. Avrei riportato pure le diverse occasioni in cui Laura mostrò l’innata capacità di sondare una diversa dimensione spazio temporale per ricordare ai miei lettori che altri individui, nel corso dei secoli, avevano posseduto quel dono. Vedremo che questa operazione e le parole di Swedemborg, poste a chiusura dell’introduzione, faranno percepire una realtà insospettata alla fine della nostra avventura.
Alcuni di quegli individui hanno scritto o tramandato oralmente, innumerevoli profezie; molte di queste sono senza dubbio incredibili, di altre la realizzazione pare improbabile, ma una delle ragioni che portò diversi veggenti a descrivere luoghi, circostanze e personaggi in modo irreale e attribuire a essi caratteristiche stupefacenti, fu il desiderio inconscio di raggiungere una maggior forza persuasiva, provocare turbamento negli uomini facilitando così il compimento della loro profezia.
In questo testo, troverete dei vaticini che il buon senso fa ritenere credibili e auspicabili che, come delle perle di saggezza, sono stati infilati nella trama del racconto e posti accanto agli eventi realmente accaduti in modo da poter essere comparati più agevolmente.
Ci si chiederà perché tanto impegno nel raccontare degli episodi insignificanti, delle coincidenze che paiono dire nulla. In realtà tutta questa storia è basata su fatti normali, su fortuite coincidenze che, suggerendo una verità inaspettata, permettono a chi la recepisce, di trascendere l’attuale concetto di realtà.
Il mio racconto, ha tra i suoi scopi quello di favorire la comprensione del balzo quantico, un fenomeno che, osserva Deepak Chopra in -Le coincidenze- a pagina 55, interessa il comportamento di un elettrone quando assorbe dell’energia e quando invece la cede: un cambiamento di stato che avviene senza passare per condizioni intermedie. Deepak scrive che le ultime ricerche nel campo della fisica ci presentano l’attraversamento di un’altra dimensione da parte di un elettrone e, lascia intendere, che il comportamento a livello subatomico di un singolo elettrone si può estendere a tutto ciò che percepiamo nella dimensione da noi conosciuta. Per riassumere il concetto, senza dover usare delle complicate e asettiche formule matematiche, si può dire che forse è imminente il balzo quantico nel Regno.
Mi auguro che la costanza profusa nel raccontare questa singolare vicenda sia stata sufficiente, perché in tal caso raggiungerò uno dei primi obiettivi: quello di farvi credere affinché condividiate la beatitudine di “chi crede senza aver veduto perché suo sarà il Regno”. Alla fine della nostra avventura potremo vedere se l’intento rispecchia pienamente l’affermazione di Swedenborg:

«Dio diventa quale noi siamo, perché noi possiamo essere quale Egli è

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