Investitura

«–I testi affermano che l’aspirante iniziato deve giustificare il suo coraggio e la sua integrità, prima di essere ammesso nella “Gran Galleria”, che è la “Sala della Verità e della Luce” e che ciò significa intenso e penoso lavoro, tutto in funzione del progresso spirituale.–»
«–Il comportamento dell’iniziato all’interno di quell’angusto percorso sotterraneo, deve essere conforme a quello prescritto–»

Grazie a quei terribili istanti, vissuti nella tubatura interrata di via Rossetti, mi risultò facile immaginare perché gli antichi egizi attribuissero estrema importanza al comportamento tenuto dagli iniziati negli attimi decisivi dentro l’angusto percorso sotterraneo. Appresi che in quei secoli perduti tra le pieghe del tempo, per l’aspirante era imprescindibile il rischio della vita, in quanto l’angusto passaggio, si allagava in particolari periodi dell’anno. Dopo questo, ancora un elemento andava valutato senza preconcetti: un disegno che illustrava il pericoloso percorso che gli Iniziati dovevano effettuare e riportava la fatidica cifra, quasi a sigillo della conoscenza acquisita a seguito della loro prova.
Proprio a causa di quelle esperienze che mi hanno segnato profondamente, sono portato a escludere, quali semplici coincidenze e quindi non determinate da una volontà creativa, anche la circostanza che si presentò, subito dopo aver percepito, quel forte impulso a fornirvi altri indizi. Con insuperabile abilità, il caso, mi mise fra le mani quel volume dalla copertina marchiata col numero della Bestia.
Quel simbolo formato da tre sei, appariva tra le sue pagine come il risultato di una misurazione effettuata su ognuna delle diagonali del pavimento della “Camera del Triplo Velo o Camera dei Misteri”. Con l’unità di misura sacra adottata dai costruttori della Grande Piramide, il pollice piramidale appunto, si ottiene la cifra che appare nel disegno riportato più avanti. Pensiamo a quanto sostenuto da certi archeologi, che l’antico popolo degli egizi abbia voluto mandarci un messaggio capace di sfidare i millenni con le loro ciclopiche costruzioni, dovremmo convenire che, nel nostro caso, ci siano pienamente riusciti. A questo punto vorrei suggerire, a chi si ostina a cercare interpretazioni diverse, che risulterà più agevole trovarle affidandosi al calcolo delle probabilità; forse la loro ostinazione sarà premiata, potranno conoscere quante possibilità ci sono che il malefico 666 senta realmente la necessità di portare ai lettori così tanti indizi, quasi fossero funi da gettare a dei naufraghi in un mare di coincidenze. La logica degli scettici suggerisce di escludere che l’Incarnazione del Male sprechi del tempo per mettere in guardia l’umanità. Il Male non esiste – affermano – figuriamoci se può sedersi davanti a un computer per scrivere un libro!
Gli esperti in cavilli, forse riusciranno anche a stabilire matematicamente la ragione per cui, su quel volume, trovato nel momento che lo sentii necessario, qualcuno scrisse quel nome-numero occulto. Per quelli meno ostinati a rimanere sulle loro posizioni, trovando quel simbolo diabolico inserito in questo contesto, vale il consiglio di ponderare la possibilità che un evento, per il quale non vi sono sufficienti motivi perché non accada… capiti per caso.

Vedo la necessità di inserire questo dato infernale, nei computer-mente, allo scopo di determinare una più cosciente discesa in campo e, soprattutto, la giusta scelta di campo. Così, semplicemente, anche voi potrete sperimentare la discesa. Non è necessario essere un Bhodisattva, un Avatar oppure un Cristo per salire e scendere dal cielo, basta spezzare del tutto le catene dell’egoismo e saremo liberi di agire nelle diverse dimensioni dell’Universo manifesto. La decisione di rinunciare al proprio interesse contingente consente di raggiungere e diffondere, contrariamente a quanto si potrebbe supporre, la totale Libertà. Non può esser stato un cieco chi, migliaia di anni or sono, fece apparire quel particolare numero grazie a semplici regole matematiche nelle diagonali della camera del Triplo Velo. Si è trattato di un uomo capace di vedere, al di là del tempo e dello spazio, cosa potesse giovare ai discendenti dei suoi discendenti e ciò, grazie l’alto grado di consapevolezza raggiunto. Egli, come tanti altri nel corso delle epoche, dimostra la stessa capacità che fu attribuita a l’Anticristo: quella di stupire le genti parlando degli eventi futuri. A differenza di quest’ultimo, che pare si diletti a vergare pagine su pagine, fu utilizzata a quello scopo un’opera ciclopica che ha sfidato i secoli.

Nel 1952 Carl Gustav Jung e il fisico tedesco Wolfgang Pauli composero assieme un’opera titolata – Interpretazione della natura e della psiche -. Anch’essi, come le menti eccelse che nei vari periodi storici li avevano preceduti, parlarono di un universo assoluto, al di là del tempo e dello spazio, nel quale viene a manifestarsi sia l’universo psichico sia quello materiale. Si tratta, secondo gli autori, di un assoluto mistico dotato di un ordine solo a esso ascrivibile, immodificabile dalla volontà dell’uomo, imperscrutabile dalla sua comune capacità di percezione e completamente avulso alle pur fondamentali leggi di causa ed effetto.
È un punto dove si dissolvono tutte le differenze comunemente accettate tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto, nonché la distanza fra mente e materia. Si realizza così che è quello il punto dove va cercata la causa della preveggenza.
A un osservatore attento, viene spontaneo pensare che il caso, qualcosa sorto dal nulla, sia un effetto nato da due Realtà che si fondono. Fu sempre il caso, una cosa inesistente, che permise di notare, tra le pagine di quel testo, un disegno che suggerisce la soluzione a tanti quesiti.
Tra le poche linee tracciate, appare un numero, trovando la giusta interpretazione, quando giungerete alla fine dello scritto, ai vostri occhi apparirà il grande Disegno di Dio. Lì, dentro quel progetto senza fine, troverete la risposta a ogni domanda.
Sarebbe opportuno che il vostro animo inizi a chiedersi se c’è un nesso tra i fatti che scopriamo assieme e ciò che fu predetto; c’è forse un filo occulto che lega individui passati alla storia perché venerati come profeti e l’autore di questo scritto? E se questo filo esiste a cosa mai servirà?
Proseguiremo nel racconto dopo la presentazione di un breve passaggio tratto da un antico testo orientale, esso lascia intuire come il caso suggerisca la risposta a domande impensabili come quella posta già dalle prime pagine: esiste forse un nesso tra l’attuale decadenza dei valori e l’autore di questo libro?

«O “Bharata”, ogni volta che la legge “dharma” decade e la licenza “adharma” tende a trionfare, Io mi manifesto.» [Nota 2]

Abbiamo visto la facilità con la quale eventi altamente improbabili si sono verificati; possiamo allora credere sia possibile vedere come il trascendente si lasci scorgere dalla nostra consapevolezza. Quando finalmente riusciamo a compiere questo primo passo nel Giardino di Dio, non rimane che procedere per scoprirne le meraviglie. Vorrei lo facessimo assieme mentre riprendo la nostra storia.

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