Investitura


Mi sembrava di scendere una scala che si perdeva nelle viscere della terra poiché dovevo poggiare il piede, allungando la falcata, esattamente sulle traversine che avevo davanti. Procedendo in quel modo, evitavo il fastidio di camminare sul pietrisco dei binari e una possibile distorsione alla caviglia.
Mi inoltrai finché fui avvolto dal buio più profondo; faceva freddo e sentivo l’acqua filtrare dalle pareti. A quel punto la stanchezza iniziò a farsi sentire, giunto alla prima nicchia mi lasciai cadere sulle ginocchia rabbrividendo sotto le sferzate di una corrente gelida. Levai il sacchetto, un termine dialettale col quale da noi si intende il giaccone che indossavo e preparai con esso una specie di giaciglio per distendermi a terra. Subito dopo infilai con decisione la mano nella tasca per prendere le munizioni del revolver, assieme a esse trovai una confezione di mandorle tostate, meccanicamente le portai alla bocca meravigliandomi di non sentire il solito sapore.
Nella tasca ora rimanevano solo le pallottole, ne presi una sola: sarebbe bastata. La caricai nel tamburo e lo girai per preparare l’arma allo sparo; lentamente, con rassegnata decisione, posai la canna ghiacciata sopra la tempia. Rimasi così, immobile per un tempo indefinito, o meglio, il principio e la fine di quegli istanti erano a tal punto persi nel nulla che mi si rivelarono nella loro vera essenza: eterni!
Ora finalmente sarei stato libero, sarebbe bastato un semplice gesto, ma un pensiero che non riconobbi per mio mi attraversò la mente: «No!… Non devi!».
Credevo d’essere pietrificato per quanto ero immobile, mi chiesi perché mai non potevo raggiungere quella dimensione che tante volte avevo potuto contemplare, e la risposta non si fece attendere a lungo: l’istante successivo sembrò che qualcosa stesse trascinandomi, peggio, scaraventando con un braccio dalla forza irresistibile nelle profondità dell’Universo, nel punto più nero e gelido del buio, dove tutto è immobile e nulla avrebbe potuto riscaldarmi con la sua presenza. Dove non c’era nulla all’infuori di me.
«Perché?… Perché… perché» – ripetevo con un sussurro -.
Ed ecco: stavo al di sopra di quel ragazzo tremante che piangeva e lo vedevo inginocchiato con l’arma puntata alla testa; provavo una grande compassione per l’essere debole, egoista e indifeso. Debole sì, poiché non era riuscito nel suo intento, indifeso… perché una semplice particella di piombo avrebbe potuto annientarlo, e vigliacco egoista! Per un istante aveva pensato di lasciare gli altri a dibattersi nelle tenebre dell’ignoranza, del dolore e nella disperazione, incapaci di orientarsi.
Nel momento cruciale, dal suo cuore giunse un sussurro: «Non posso lasciarli, non devo, tornerò nel loro stesso inferno e ritenterò fino alla morte. Cosa dovrò o potrò fare? Chi vorrà mai aiutarmi? Cosa potrebbe determinare il cambiamento?»
Ridiscesi nella nicchia, dentro un’anima ferita, e le pietre sotto le ginocchia la fecero scegliere un’altra posizione.
Mi lasciai cadere disteso sul giaccone; per qualche istante il silenzio sembrò amplificato dallo scorrere dell’acqua sulle pareti di roccia, poi, un suono modulato, estraneo alle possibilità umane e più simile a quello prodotto da uno strumento tecnologico, si insinuò nella mente. All’interno di essa, così sembrò, una frase scandita lentamente in modo appena percettibile: «Sii saggio… sii L’Anticristo e riuscirai».
“Ci vorrebbe un capo –pensavo senza badare a quella insensatezza appena uscita dal mio io più profondo– un catalizzatore, un fattore scatenante, ma non riesco a immaginarne le caratteristiche. Un momento! Mi sembra… eppure… ma certo! Nelle ultime pagine della Bibbia si parla di un personaggio che avrebbe scatenato un casino apocalittico mai visto; credo che nient’altro potrebbe modificare la situazione creatasi meglio di un pandemonio del genere.
I presupposti paiono esserci in abbondanza, -riconoscevo con un filo di ottimismo- l’ambiente, il periodo storico e l’attuale progresso tecnologico, sono tra i più favorevoli per indirizzare simultaneamente tutti i popoli verso lo stesso scopo. Forse non sono stati inutili gli anni passati a ricercare le soluzioni ai problemi che affliggono l’uomo, possono aver maturato nella mia mente la risposta”.
Seguendo il filo di quei pensieri, iniziai a chiedermi se interpretando quel ruolo così poco invidiabile, in modo da risultare credibile, avrei potuto aiutarli. Pensai di essere nel giusto se tentavo di impedire a degli uomini, divenuti ai miei occhi simili a bambini, di continuare con i loro giochi crudeli. Avrei dovuto farlo parlandogli dell’orco per spaventarli e indurli a ragionare. Sarebbe stato preferibile alla soluzione di colpirli inesorabilmente prima, durante o dopo, i loro giochi sanguinari e insensati. “Ma come… accidenti!… Mi è venuto in mente per un istante… come si chiamava quello… ah!… Già!.. l’Anticristo!
Solo di fronte a una figura di tale portata, a una resa dei conti planetaria e definitiva, molti di loro diverrebbero meno inclini al compromesso ipocrita e alzerebbero finalmente la testa volgendo il loro sguardo al Cielo.
Però!… Una simile via non è stata mai indicata ad alcuno, o piuttosto, nessuno fino a oggi è riuscito a renderla percorribile. È giusto che tenti di farlo? Anche se quel personaggio, presentato come un essere diabolico, alla fine della sua avventura viene bruciato vivo o crocifisso sopra un obelisco? Mah!… Non devo essere normale, una persona come le altre, se vado in cerca di simili guai. A ogni modo non posso tirarmi indietro a causa di una simile prospettiva, se agiranno in buona fede per cancellare ciò che vedono come la rappresentazione del male, lo facciano pure… dopo però, quando diverrà impossibile ripetere i gravi errori del passato. A quel punto, sarò riuscito a eliminare le principali cause che portano la sofferenza tra gli uomini.
Credo che questo motivo sia l’unico per cui a un uomo è concesso di combattere. In ultima analisi, se fra tutte le soluzioni che si potrebbero escogitare, solo questa è quella con più probabilità di riuscita, potrà forse la paura farmi recedere? No! Mai! Non potrei permetterlo; a che scopo quando ero bambino mi sono addestrato allo stoicismo? Non so immaginare scopo più nobile.”
L’idea che si possa verificare l’intervento di un uomo dal grande carisma, in grado di togliere chi ostacola la via che porta verso l’eterna esistenza consapevole, non si allontanava dalla mente. Immaginavo che prima o poi, gli uomini avrebbero richiesto il soccorso di qualcuno all’altezza di un tale compito; prima che l’intervento fosse possibile si sarebbero dovuti spogliare dell’invidia più becera: chi è mosso da emozioni istintive, non accetta che altri raggiungano mete impensabili, per ignoranza, teme inconsciamente che l’obiettivo, se raggiunto da altri, sia irrimediabilmente perso per lui. Privo di consapevolezza, ignora che le mete, anche le più straordinarie, sono innumerevoli, come infinite sono le possibilità di raggiungerle.
Alla fine conclusi che non potevo astenermi dal giocare una partita che aveva per posta il raggiungimento dell’Eden da parte di ogni essere.
Facendo ciò per cui tanto a lungo mi ero inconsapevolmente preparato, al fine di ottenere un riconoscimento o altro, sarebbe stato un atto di umano egoismo. Dare con lo scopo celato di ricevere, era a mio giudizio, semplicemente una bassezza di cui non potevo farmi carico. Mi sembrava un comportamento illogico, incurante degli effetti deleteri e dovevo capirne la ragione.
Forse ero impazzito, oppure, come i testi orientali sostenevano, chi raggiunge la dimensione trascendente del Bhodisattva opera nel reale interesse di ogni forma esistente, se questo era il mio caso, vi ero arrivato senza nemmeno accorgermene.
Non avevo compiuto neppure un passo nella direzione intravista e già si presentava un problema che pareva insormontabile. Cominciavo a soppesare tutte le emozioni che lentamente si presentavano al giudizio della coscienza: un Bhodisattva era considerato una figura positiva, un saggio illuminato, mentre l’Anticristo veniva visto come la quintessenza del male.
Come potevano convivere le due figure? Nessuno l’avrebbe ritenuto possibile. Formulai la domanda e immediatamente intuii la risposta: «Non sarà un problema per Lui, o meglio, per Noi.»
Ero giunto, per mia libera scelta, a essere lo strumento di una mente che tutto poteva e, se ritenevo che assumere il ruolo di un Anticristo fosse un fatto positivo, giusto e ineluttabile, dovevo agire di conseguenza e accettarlo di buon grado. Però era angosciante sapere che qualora avessi indicato mete diverse o addirittura opposte, a quelle che gli attuali leader perseguono, sarei stato additato all’odio, alla derisione e al disprezzo. Era anche certo che avrebbero posto sul mio cammino ogni tipo di ostacolo.
Potevo dunque emulare, con amara ironia, chi disse di perdonare loro perché non sapevano ciò che facevano, facendo mie le sue parole.
Ero nel giusto se ritenevo che la ragione per non abbandonarli stesse proprio nel fatto che non comprendevano? Più ci pensavo, più sembrava essere quella la via d’uscita per l’umanità cieca e sofferente.
“Credo sia il caso di togliersi il cappello, uno scherzo del genere poteva venire in mente solo a un dio infinitamente burlone, ma come un povero diavolo potrebbe diffondere una verità così sconvolgente? –mi arrovellavo con le domande dirigendomi verso l’uscita della galleria– per poterlo fare, dovrebbero verificarsi delle situazioni e delle coincidenze tali da portare gli uomini non solo a ritenerlo possibile, ma addirittura auspicabile.
Dovrà essere il mio Spirito a creare quelle circostanze –conclusi infine– e intuisco che all’inizio lo farà senza che io ne sia pienamente cosciente, ma poi, sono certo che quando ne sentirò la necessità, potrò contribuire a crearle assieme a Lui.
Non c’è altro modo, e sarà straordinario alla fine agire tutt’uno con lo Spirito.
Perché ci si possa avvicinare a questo aspetto del trascendente, dirò che io sono come colui che cammina sulle orme di chi gli sta davanti e, da come Egli procede, ne intuisce la direzione e la meta. Per poter posare il piede su quelle impronte non basta scorgerle, richiede umiltà, se di mia iniziativa e senza l’avvallo dello Spirito descrivessi le Verità raggiunte, la chiave del manicomio la butterebbero allegramente questa volta.”
Il rischio dunque sarà effettivamente alto; non solo si troverà difficoltà a credere che qualcuno possa aver vissuto delle circostanze così particolari nel rispetto di un preciso ordine cronologico, ma chi ricopre delle cariche per gestire la vita pubblica, mostrerà la volontà di non capire. Il motivo è semplice, le folle, riconoscendo la presenza dell’Anticristo, del dodicesimo Imam, dell’Avatar o del Messia, costituirebbero una variabile incontrollata. Immaginiamo la reazione della massa se quella figura si rendesse credibile, se indicasse come cancellare timori e pene, simile a spade sulle teste di tanti, troverebbe l’appoggio di quelle masse che possono perdere solo le loro catene? Pensare che qualcuno, con delle peculiari caratteristiche, si manifesti per soddisfare le nostre necessità a lungo conculcate, costituirebbe pure il miglior indizio dell’esistenza della Fonte a cui tutti potranno abbeverarsi: la dimensione indescrivibile che si può raggiungere quando l’anima è finalmente libera di immaginare.
Questa capacità di sognare ciò che la mente ci suggerisce impossibile, è l’innata predisposizione a stare con la testa tra le nuvole; una abitudine cara a molti bambini spesso considerata un disturbo caratteriale. In alcune particolari situazioni stimola delle reazioni chimiche intracerebrali. Questi sintomi, con le condizioni adatte, possono diffondersi al pari di una semplice influenza. Un solo individuo, capace di immaginare compiutamente l’esistenza di una dimensione con infinite possibilità, qualora lo riveli ad altri, provoca un aumento della loro consapevolezza e permette che scorgano la Realtà che non può esser proposta in altro modo.

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