Investitura


Il freddo tornò a farsi sentire, raccolto il giubbotto tornai sui miei passi; all’uscita, il tenue chiarore della luna mi ispirò una riflessione sulla poca luce sufficiente a illuminare la strada. “Dovrò essere più fiducioso da ora in avanti, penso proprio che per rischiarare la loro via basterà il piccolo Lume che ora porto con me”.
Continuavo a camminare senza smettere di pormi domande su come agire, su cosa dire o contraddire e mi accorsi che per ogni quesito trovavo la risposta. Era mai possibile? Fino a pochi minuti prima ero stato incapace di decidere senza analizzare a fondo l’aspetto dei problemi e invece ora intuivo la soluzione con incredibile rapidità. Intuivo che al momento giusto avrei detto e fatto la cosa più indicata senza dover scegliere perché, così il caso aveva deciso, non dovevo più essere limitato dalle mie scelte. Ero come l’albero che in primavera fiorisce e dona i suoi frutti a tutti senza provare alcun dubbio; e solo il caso può impedire a qualcuno di trovare il sentiero che porta ai piedi di quello stesso albero. Ero finalmente pronto ad affermare di non avere dubbi, forse ero un pazzo presuntuoso oppure … per permettervi di scoprirlo, bastava che evitassi di essere abbattuto.

«Dio v’ha dunque dato la Legge. La sua Legge è l’unica alla quale voi dobbiate obbedire. Le leggi umane non sono valide se non vi s’attengono spiegandola e applicandola. È non solamente vostro diritto, ma vostro dovere disobbedire e abolirle. Chi meglio spiega e applica ai casi umani la Legge di Dio, è vostro capo legittimo: amatelo e seguitelo.» (Giuseppe Mazzini)

In quell’antro trovai il coraggio di deporre la spada e Lui in cambio mi donò un’arma invincibile per la quale non si è ancora coniato il nome. L’energia emessa da quest’arma crea la consapevolezza, i fenomeni sincronici e fa sperimentare le peculiarità di altre dimensioni. Essa è dotata di un sistema ottico e acustico che permette di scorgere a grande distanza l’avvicinarsi di eventi catastrofici, di straordinari mutamenti epocali e di udire i passi di chi sopraggiunge per aprire l’ultima porta. Con una simile arma avrei vinto qualora avessi voluto combattere e, se altri volevano impugnarla, potevano farlo senza pericolo se a guidarli era l’amore.
Per non generare perplessità inutili, va detto che le azioni compiute in risposta a una aggressione, producono solo effetti devastanti, mentre quell’arma, apprendendone l’uso, consente di “creare le circostanze sincroniche che plasmano gli eventi a cui tutti assistiamo.” L’uomo agisce in risposta ai risultati prodotti dalle sue stesse azioni, il superuomo crea effetti diversi pur compiendo i medesimi atti. Essendo una manifestazione della fede, intesa come consapevolezza di sé, i suoi gesti sono espressione di quella energia straordinariamente libera da ogni vincolo, sia esso fisico, chimico o altro. L’espansione della coscienza, che nasce dallo sperimentare il radicale mutamento di tante certezze, fa scoprire gli aspetti celestiani dell’Universo e contemporaneamente le straordinarie possibilità di un nuovo modo di agire all’interno di ogni dimensione.
Il gradino successivo, vedremo come si scopre-crea uno degli infiniti Eden in tutta la sua realtà, una realtà che a buon diritto può dirsi celestiale.
Spero non sia sfuggito quanto detto riguardo la volontà di non voler capire né di permettere ad altri di aumentare la propria consapevolezza. La ragione è semplice e possiamo figurarcela descrivendo una situazione immaginaria.
Siamo con dei compagni in una valle circondata da alte montagne; viviamo sottoposti alla volontà dei nostri leader che promettono di far tornare verde quella valle divenuta sterile a causa di tante scelte sbagliate, ma non ci riescono, e lo stato di degrado è ormai irreversibile.
Poniamo che un giorno qualcuno raggiunga per caso la cima più alta e impervia, immaginiamo che scopra al di là una terra incontaminata. Pensate se costui riunisse attorno a sé chi lavora e vive in base alle disposizioni delle autorità, per condurli in quel posto dove le pesanti restrizioni divengano solo un brutto ricordo, come reagirebbero quelle stesse autorità? È certo che le figure privilegiate escogiterebbero ogni espediente per impedirlo, e questo esclusivamente per non perdere gli effimeri vantaggi di ordine materiale derivanti dalla loro posizione.
Immaginiamo che invece di una valle venga proposta una dimensione trascendente, è altrettanto certo che vedremmo i più materialisti, timorosi di perdere quel poco con cui riescono a rapportarsi, reagire in modo terribile. Consideriamo l’ipotesi che io sia riuscito a vedere al di là dei consueti orizzonti, e che sussista la possibilità di poterlo dimostrare, è chiaro che dovrò aspettarmi reazioni, anche feroci, qualora decidessimo di incamminarci assieme verso le grandi praterie.
Ricorderete pure che ho parlato del rischio di essere annientato, è necessario sapere che chiunque intraprenda il sentiero che conduce alla completa realizzazione spirituale, si trova in costante pericolo di compiere un passo falso. Per gli avventurieri dello Spirito che raggiungono il confine della nostra dimensione, l’annientamento non è la conseguenza diretta dell’opera di terzi, a nessuno infatti è concesso di abbatterli; la loro caduta è solamente un mezzo per condurre altri in altre dimensioni. Nel caso che l’iniziato sia ancora sulla via e lasci il suo strumento fisico libero di agire guidato solo dalle pulsioni dell’istinto, compie il fatidico passo falso che ne determina la caduta.

Uno di questi errori lo commisi poco prima di vivere l’esperienza della Gran Galleria, quando cercai di dimostrare la mia fede incrollabile in quella Dimensione. Durante una accesa discussione in merito alla sopravvivenza della coscienza alla morte del corpo fisico, misi stupidamente in gioco la vita per dimostrare la mia assoluta certezza riguardo quella Realtà tante volte percepita. Non servì a niente e a nessuno aver accettato la sfida che mi era stata rivolta e assumere quella minuscola pastiglia che fu spacciata per potente veleno.
Nell’occasione mostrai fermezza nel perseguire un fine; andando poi tranquillamente a mangiare con la sfidante e un certo Giordano, quella che credevo essere l’ultima pizza, pensavo di non avere altri obblighi verso di voi… e quello era l’errore più grave.
Imitando l’esempio dell’indiano Kalanos, che mostrò il suo disprezzo della vita ad Alessandro Magno lasciandosi bruciare vivo, avevo percorso la via del sacrificio inconcludente, e solo in seguito, l’intuito mi suggerì di riservare a un’opera ben più importante la stessa stoica determinazione. Con quel gesto, in effetti, avevo semplicemente peccato di egoismo, prendendo quella decisione avrei finito di lottare contro i mulini a vento e, mettendo in gioco la vita, forse risvegliavo l’animo di un altro individuo, ma era forse un risultato apprezzabile? E gli altri? Dopo tanti riferimenti a quella dimensione, è naturale veder sorgere il desiderio di conoscere altri particolari o, meglio ancora, contemplarla. Per poterlo fare bisogna fermare un attimo la rappresentazione dei propri pensieri e provare ad ascoltare una musica con il cuore o, più semplicemente, attendere di sentirla vibrare e diffondersi dal vostro petto a tutto l’esistente. Vi avvolgerebbe allora una felicità indescrivibile, una beatitudine di natura superiore e se la ricerca parte dalla vostra anima, riuscirete a contemplare qualcosa che descrivere equivale a limitare e offuscare. Nel caso si riveli più facile, potreste guardare il volto della persona che amate e dalla quale sperate di essere corrisposti, forse vedrete ciò che mi fu inesplicabilmente mostrato quando ero adolescente.
Lei si chiamava Barbara e quel giorno, al di là dei suoi occhi neri, intuii la silenziosa presenza della purezza e contemplai la sola bellezza che pervade ogni cosa. Scoprire improvvisamente la diversa realtà di quei meravigliosi occhi neri mi donò la beatitudine. Fu un’esplosione di gioia assoluta che privò il centro del mio essere di ogni limite… mentre l’Universo… diveniva me!
In seguito anche un semplice prato, un fiore, un tramonto, gli oggetti più impensati rivelarono la loro vera essenza; era sufficiente per me non dare ascolto alla mente, alle sue “intelligenti” constatazioni e alle sue deprimenti certezze.
Chi vive tali esperienze, e sono più di quanti ci si potrebbe aspettare, può tranquillamente ironizzare sulla tesi dello psichiatra francese Yanet, il quale le addebita a una “manifestazione psicastenica conseguente all’isteria”.
Chi mi avesse informato di ciò lo avrei sinceramente ringraziato.  Non servivano anni e anni di sofferta ricerca di una correlazione tra me, voi, ogni altra cosa immaginata e Dio. Dal suo alto piedistallo di saggezza, il Yanet infatti, al tempo affermava: «Non esiste correlazione tra Lui e alcuna cosa concreta o astratta che sia». Perdonate il modo caustico di ribattere a simili dichiarazioni, ma se rinunciassi alla mia mente, ora come sempre, voi, e per voi intendo esclusivamente coloro che si limitano a percepire le Realtà solo con la razionalità, dovreste rinunciare a noi, a tre distinte entità che attraverso il mio fragile involucro lanciano l’invito a iniziare un gioco eterno.

Quel giorno me ne sarei andato in silenzio, poiché non mi ritenevo più all’altezza di ciò che mi ero prefissato: convincere con la sola forza delle idee e della ragione allo scopo di determinare un miglioramento concreto in tutti i campi.
Avevo perso ogni entusiasmo, riconoscevo lo sbaglio di credere che di fronte a un esteso aumento del benessere, risultato di un modus vivendi meno istintivo, si sarebbero arresi anche i più ottusi conservatori. Accettavo la sconfitta per non aver saputo prevedere come affrontare gli individui che venivano considerati gretti e malvagi; coloro che per ignoranza, ma non solo, esultavano della sofferenza che riuscivano a infliggere. Devo quindi ringraziare il caso se non fu effettivamente del veleno quello che mi venne consegnato durante quella sfida in Viale, al bar Voltolina, ed era probabilmente un bene. Forse quello era un segno per farmi in seguito desistere dall’errore, dall’irreparabile errore di arrendermi per davvero. Con la sola presenza sul palcoscenico della vita, avrei forse convinto il mondo intero e, se effettivamente i miei passi erano guidati da quella Intelligenza che si cela in ogni dove, non c’era da stupirsi che potessi farlo.
Contemplando il Disegno Intelligente, le coincidenze apparivano ora come la norma che detta la prospettiva in ogni disegno, anche il più insignificante come quello della mia forma. Sempre quella energia Intelligente avrebbe creato le circostanze fortuite necessarie a illuminare le menti dei più Umili e dei più Giusti tra voi.
Avevo così trovato il mio posto nella Natura: ero la foglia leggera che cade senza dover scegliere la propria traiettoria. Ero ferro e fuoco per forgiare “uomini nuovi e immortali”.
Capitava spesso che mi immaginassi come l’albero più alto della foresta: ciò che ora mi stupiva, fu lo scoprire che non ne ero assolutamente orgoglioso, anzi, mi sentivo debitore. Che merito in definitiva potevo vantare per esser germogliato nel punto più fertile, più soleggiato e più riparato dai turbini? Nessuno! All’orgoglio che avevo finalmente perduto, era subentrata per un istante la gioia di sapere che dalla pianta più grande e più forte si ottengono i prodotti migliori e più gratificanti. Potevo affermare in piena consapevolezza senza tema di smentita: «Io sono quello che sono e posso essere tutto ciò che È.»

Sono certo che il lettore attento non mi consideri un presuntuoso convinto di aver accumulato dei meriti, in realtà inesistenti, ma saprà intuire che ogni cosa immaginata, diventa reale grazie a quella energia che muove la mia mano e quella di ognuno di noi. Da parte mia ho voluto sostenere, nel modo descritto da alcuni veggenti, ciò che sotto altra forma, già si trova nei testi sacri di tutte le religioni.
Infatti in tutti si legge lo stesso concetto: gli uomini indistintamente, sono in definitiva il risultato della loro massima aspirazione concepibile e delle azioni intraprese allo scopo di perseguirla. A sostegno di tale assunto basti la saggezza racchiusa nel testo biblico: «Ognuno riceverà secondo le proprie opere.»
Dunque, grazie a quegli illustri predecessori, troviamo che quando una persona desidera ottenere, essere o compiere qualcosa, in rapporto alla effettiva intensità del suo proposito e del suo operato, ogni cosa diviene possibile. Non è insensato peccare di ottimismo e affermare che più grande è il compito che ci prefiggeremo, più saranno straordinari gli strumenti di cui potremo disporre.
Meditare su queste ultime righe, sulla possibilità che si prospetta, permette alla mente di assimilare tutti i dati necessari a realizzare che non si tratti solo d’una semplice ipotesi ma di realtà incontestabile. Merita attenzione anche la circostanza che ogni credo, spesso ritenuto dai propri seguaci il solo depositario della verità, venga spiegato in modo ben diverso dalle altre fedi. Chi appartiene a certe correnti di pensiero, crede che alcuni eventi siano ascrivibili a fenomeni trascendentali possibili solo in seguito al raggiungimento d’un elevato grado di sviluppo spirituale. Gli stessi fatti, per altri sono indubbiamente miracolosi e, gli episodi inspiegabili, attribuiti alla fede e al provvidenziale intervento di una Entità che essi immaginano a loro discrezione. Per i guerrieri dello spirito poi, la sola differenza tra le varie religioni consiste nei termini usati, il significato è lo stesso e chi ha ritrovato l’animo di un bambino, può scorgerlo nel consiglio di avere fede, una parola che solo a pochi indica l’impatto con l’esperienza trascendente. Dopo si potrà dire a un monte di spostarsi da qui a là, perché esso si sposti e niente vi sia impossibile. Cerchiamo la realtà ultima e troveremo il miracolo o, per usare un vocabolo più scolastico, il balzo quantico. Esso è visto come una realtà possibile e accettata da tutte le confessioni religiose. Tutte indicano lo stesso fenomeno, forse il più interessante in natura, con parole, allegorie e motivazioni diverse.
Considerato quanto sopra, possiamo dire che un uomo, spiritualmente evoluto, non desideri l’impossibile, qualora aspiri alla massima responsabilità per sostituire, con una via luminosa, il sentiero distorto che porta alla palude.
Su questo punto c’è un articolo stupendo della Costituzione Americana; esso auspica proprio lo sviluppo ideale dell’uomo e indica concisamente il modo per ottenere il progresso materiale in simbiosi con quello spirituale. Nel villaggio globale, sopratutto l’occidente rinnega la via indicata in quel documento così importante e ignora che le antiche dottrine orientali insegnino il medesimo percorso. Generalmente gli uomini politici trovano mille giustificazioni alla loro volontà di ricoprire ruoli pubblici importanti. Probabilmente non conoscono quello che ogni Avatar e ogni Bodhisattva sa… se l’insoddisfazione latente dell’animo ci porta a intraprendere una attività a noi congeniale, per quanto questa possa sembrare altruistica, essa è e rimane solo un mezzo per placare il nostro egoismo; non costituisce eccezione l’opera del politico raffinato né quella di chi persegue un nobile ideale per tutta la vita.
Si desume così che un uomo non sia giunto a realizzarsi quand’è costretto a soddisfare continuamente il suo ego; nemmeno se si tratta di un personaggio pubblico che goda della fama e del plauso delle masse.
È un essere realizzato solamente chi è libero da qualsiasi dovere e da qualunque desiderio.
Una chiara similitudine di ciò la troviamo nelle leggi fisiche: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e, l’identica situazione, si verifica dopo l’appagamento di uno stimolo voluttuario. Alla soddisfazione subentra, presto o tardi e senza alcun rapporto apparente, un dolore direttamente proporzionale. Per uscire da questa tremenda situazione si deve agire in tal modo: si concludono le opere iniziate senza badare al plauso che potrà derivarne mantenendo il distacco emotivo; al pari di una mela che, cadendo dall’albero, non sceglie la propria direzione pur essendo perfettamente inserita nell’ambiente.
L’azione dunque, normalmente viene compiuta per placare la nostra insoddisfazione; e questo stimolo egoistico, nel momento in cui venisse a mancare improvvisamente, sprigionerebbe a quel punto una forza di tipo inerziale; quindi, sebbene in realtà non mirassimo più a perseguire alcuno scopo, verremmo portati, appunto per inerzia, a completare quello già intrapreso. In altre parole, l’intuizione deve dirigere le nostre azioni, che a quel punto sfuggono al razionale giudizio di positive o negative ma si inquadrano in un Giusto Disegno. Spetta a noi trovare posto per quei tasselli e collocarli nel punto dove possano risplendere al pari degli altri.
È l’antica procedura dell’agire senza agire, un concetto che viene riportato in diversi testi Orientali; è spesso seguito da esaurienti commenti ma si direbbe poco conosciuto dai politici occidentali, dai filosofi e dai liberi pensatori.

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