Investitura


Mancava poco alle ventidue, ero uscito dalla galleria e stavo lentamente scendendo in città. Sostai davanti al portone laterale della Ginnastica Triestina, un centro sportivo frequentato da un amico d’allora. Ad attenderlo c’era come al solito la sua compagna, una mora dall’aspetto prorompente.
Il gradino non era certamente il massimo per riposare, ma dopo aver vagato per tante ore sembrò un confortevole divano. Attesi pazientemente che uscisse e, quando arrivò, scambiai solo poche parole. Aveva di sicuro notato il mio stato d’animo ma non chiese nulla in proposito. Brevemente dissi che avevo cercato di farla finita perché sconvolto da dubbi e delusioni, però stranamente, non parlai dell’esperienza avuta nel tunnel e nemmeno della decisione irrevocabile che avevo preso prima di uscire da quella galleria. L’unico amico che frequentavo a quel tempo rimase all’oscuro di tutto. Non rivelai nulla, il caso volle che la mia confidenza venisse raccolta solo molto tempo dopo da un individuo di nome Giovanni.
Quella sera, al termine del nostro breve colloquio, mostrai preoccupazione per ciò che mia madre poteva aver fatto nel frattempo, così a malincuore presi una decisione: sfilai il revolver e, tenendolo per la canna, lo ridussi a una ferraglia inutilizzabile sbattendolo con forza sul gradino. Ero ancora completamente ignaro della profezia riguardante la sola arma che, secondo alcuni veggenti, l’Antilegge avrebbe dovuto usare. Il rifiuto di impiegare un’arma tradizionale può sembrare una semplice coincidenza, per cui c’è da chiedersi cosa posso aver usato, alcuni anni dopo, nel “prevedere” la morte di un politico locale e del complice di chi violò la mia casa per compiere uno strano furto. Sarebbe il caso di domandarsi di cosa in realtà mi sia servito per predire la caduta del Muro di Berlino e, per stupire alcuni, anticipando la fine atroce di chi testimoniò il falso contro di me, di chi saldò delle sbarre per impedire che entrassi nella casa di mia madre e prevedendo altri eventi riportati da stampa e tv.

«L’unica sua arma sarà la Sapienza Somma.» (Setta del Great Sunset) «–Rudolf Steiner era convinto che la Profezia fosse una delle più alte forme di Sapienza…-»( Da -Le grandi profezie- pag. 169)

In quel periodo, l’inizio degli anni settanta, i testi che trattavano di profezie e di veggenti mi lasciavano indifferente. I libri o le riviste che destavano il mio interesse erano di tutt’altro genere e fu merito del caso se, trascorso qualche anno da quella solitaria esperienza iniziai a dirigere la mia attenzione verso quelle particolari letture. Passò molto tempo dall’episodio del tunnel, il ricordo era stato quasi cancellato e non influiva minimamente sulle scelte che prendevo nello svolgere le mie abituali attività.
Questo va detto affinché sia evidente che fu proprio una circostanza fortuita a mettermi tra le mani quel libro che trattava dell’Antilegge.
Lo strano racconto che quel giorno destò la mia curiosità si trovava in un capitolo riguardante le sette che veneravano l’Anticristo. Una di queste ci tramandava la leggenda dell’investitura di quel personaggio ed erano stati descritti in modo esauriente e chiaro l’ambiente, il periodo e addirittura il motivo del suo travaglio spirituale.
Dal ritratto che infine ne derivava, scoprivo che da quei adepti egli veniva osannato alla pari di un liberatore lungamente atteso. Vi era pure la descrizione di alcune sue peculiari caratteristiche, che dopo un attento esame autocritico, riconobbi con divertito stupore, di rispecchiare pienamente.
Mi trovai così a fare le prime divertenti considerazioni sul ruolo che avrei potuto interpretare: «Accidenti! Pare proprio che alcuni aspetti del piano intuito la sera che per un pelo non mi sparai, stiano efficacemente realizzandosi. Vengono finalmente alla luce i primi indizi concreti del fantastico Progetto che ho contemplato in quella buia galleria; affinché un domani possa servirmene dovrò ricordarmi di annotare ogni evento e qualunque cosa possa rivelarsi utile per supportare l’esistenza di quel Piano. Affermando che esiste qualche probabilità di essere il 666 senza uno straccio di indizio è come sostenere che l’embrione racchiuso nell’uovo di un uccello voli solo perché deposto da una specie provvista di ali. A lui accade con gradualità che si libri nell’aria, come io lentamente troverò il sostegno di indizi eccezionali e soprattutto verificabili.
Per prima cosa controllerò, sperando sia possibile, quanti furono i passi compiuti all’interno di quella galleria, se fossero esattamente settantotto si tratterà di una coincidenza alquanto singolare e, se scriverò l’accaduto, si penserà che evidentemente qualcuno debba aver visto, più di un secolo prima, i momenti particolari che ho vissuto nella galleria».
Quel giorno, proseguendo nella lettura, appresi che l’inquietante personaggio sarebbe stato più abile con la verga ( intesa come penna ) che con la parola e che era destinato a dover scrivere; un brivido salì lungo la schiena e si infilò nella mente. Per un attimo mi sembrò di rivivere la tremenda esperienza di alcuni anni prima e la ricerca, affannosa quanto assurda, del chiodo all’interno della tubatura per poter incidere parole destinate ad altri.
Smisi di leggere, posai il libro e rimasi a lungo pensieroso, sembrava di scorgere un metodo da seguire in quelle pagine; le situazioni riportate in quel volume e le mie esperienze erano praticamente sovrapponibili. Se le correlavo all’impegno vago e indefinibile che mi ero assunto già da bambino, esse avrebbero potuto far riflettere anche le pietre. Al momento però si trattava solo di pochi eventi indovinati per un caso più unico che raro; avrei dovuto fare una ricerca specifica su tali temi.
Solamente se simili coincidenze si fossero rivelate straordinariamente numerose, se le avessi riportate esattamente con rigorosa cronologia e la loro interpretazione fosse stata impossibile da manipolare, solo allora avrei potuto sostenere, senza far torto all’intelligenza altrui, che su tali eventi valeva la pena dibattere senza preconcetti. Così ognuno avrebbe avuto la possibilità di cercare una risposta all’interessante domanda formulata da Einstein: “Quando le coincidenze sono troppe com’è che dobbiamo chiamarle?”
Ritengo che questa sia una sfida affascinante per chiunque, e che tutti possano accettarla e vincerla.
Al primo libro ne seguirono altri, gli episodi letti e che potevo associare al mio vissuto, senza ovviamente dover ricorrere a delle interpretazioni tirate per i capelli, si contavano oramai a decine. Infine, se concedete un minimo di credibilità a questa figura di paziente ricercatore, si dirà che molti passi, reperibili nei testi considerati sacri dalle tre grandi Religioni, “paiono” riferirsi a questa umile forma che sta scrivendo per voi. Non li riporto per non apparire pedante a chi già mi vede nelle vesti di un pazzo presuntuoso. Rivelarmi noioso, impedirebbe ai lettori più scettici di giungere all’ultima pagina.
La ricerca che in seguito portai avanti venne condotta senza alcun accanimento; si svolgeva prevalentemente quando per caso mi capitava tra le mani qualche testo sulle profezie. In quel periodo ero più attento a correlare gli eventi politici che accadevano nel nostro paese con ciò che avveniva a livello internazionale. Talvolta ricercavo la causa prima dell’effetto farfalla e il collegamento occulto degli eventi. Ero convinto di ciò che altri avrebbero in seguito espresso: «Se una farfalla batte le ali a Tokio oggi, può causare un uragano in Brasile fra un mese».(Cohen Jack, Steward Jan, op. cit., pp. 191.) Trovare quel collegamento avrebbe portato inevitabilmente a capire se davvero qualcuno tirava le fila da dietro le quinte.
Leggendo gli scritti di veggenti capaci di formulare delle previsioni sorprendentemente esatte, rimanevo piacevolmente sorpreso potendone constatare la precisione cronologica. Essi, citando i loro predecessori affermavano che, dopo accaduto quanto dai primi previsto, si sarebbero verificate le loro profezie.
Però quella ricerca improvvisata lasciava nell’animo più dubbi che certezze poiché, proprio la grande disponibilità di riscontri, pareva determinare l’effetto opposto. La saturazione faceva ritenere possibile tutto e il contrario di tutto. Il dubbio, dunque, era un’eventualità tutt’altro che remota. Dovevo poterlo escludere, ma come fare? Non era certo cosa da poco. Bene, ci avrei pensato nel momento in cui avrei messo per iscritto le profezie che scoprivo esatte. Come al solito il lato umano tendeva sempre a riaffiorare; avrei voluto darvi la certezza con una dimostrazione matematica, magari ricorrendo alla legge dei grandi numeri, ma non è questo il mio compito. È sempre valido il concetto che siano beati coloro che credono senza aver veduto, perché, come in questo caso, è il loro animo a credere, non la loro mente soggetta all’inganno. È evidente che ogni affermazione, anche la più logica, possa venir contestata con mille argomenti. L’unico a non poter esser contestato è chi accetta tutto e il contrario di tutto; egli sa che il dubbio può essere sconfitto anche adottando un atteggiamento di fiducia in qualcosa. Riguardo alla fiducia cieca, o fede, ci sarebbero da precisare alcune cose; in primo luogo va detto che la capacità di vivere con coerenza la propria fede, soprattutto quando essa comporti dei sacrifici personali, è un elemento che dimostra un elevato grado evolutivo. Tanta fiduciosa dedizione però, è lecita fino a un certo punto, superato il quale, si precipita nel fanatismo. La seconda osservazione, sicuramente meno banale della prima, riguarda sempre l’atto di fede, ossia la possibilità di credere in qualcosa che non possa essere dimostrata scientificamente, come appunto nel primo caso, ma a differenza di quella situazione paradossale, si compie l’esperienza concreta della validità del proprio credo e, a quel punto, tutto è compiuto, diviene vero, reale e concreto al pari del nostro, ogni altro dogma di fede e ogni altro credo. Diventa logica, eternamente dimostrabile scientificamente, l’esattezza della nostra ipotesi, poiché ogni dato preso in esame, dimostra l’esattezza di ogni altro dato e di ogni possibile ipotesi. Tutto ciò, permettetemi di dirlo, è semplicemente stupendo, e sono certo che le menti più profonde, quelle dei ricercatori in ogni campo dello scibile umano, servendosi dell’intuizione, lo sottoscriveranno facendo propria questa verità che nulla può scalfire, non potrà farlo il tempo né lo spazio, né la conoscenza.
Percorrendo un sentiero irto di pericoli, è utile credere a l’esistenza di qualcosa che possa aiutarci nel momento critico, è un importantissimo sostegno psicologico, astratto quanto si voglia, ma dagli effetti tangibili, concreti. Pertanto l’unico sforzo richiesto è quello di raggiungere la consapevolezza di ricevere al momento opportuno l’aiuto necessario. Importante è crederlo fino a quando non potrete formulare due pensieri diversi nel medesimo istante: allora avrete la prova del vostro primo contatto consapevole con lo Spirito, o se vogliamo, con l’Energia Intelligente. In seguito a tale contatto, lascerete le redini della vostra mente e quelle dell’anima allo Spirito e accadrà che diverrete coscienti di essere eternamente sostenuti e pervasi dalla stessa Energia che sostiene anche i mondi più lontani.
Le vostre azioni diverranno così la sua espressione e nessuno potrà permettersi di condannarle.

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