L’inferno nel cuore

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Dagli elementi che ho inserito nel racconto, credo possa apparire chiaro il piano perseguito dagli Illuminati: creare le condizioni favorevoli per l’inizio di una Nuova Era, aprendo un varco che permetta l’ingresso in quella nuova dimensione. Questo progetto viene contrastato da più parti, una di queste viene spinta a farlo dal timore dell’ignoto, che induce molti a negare l’esistenza di una dimensione diversa. In ultima analisi è la paura che ostacola l’affermarsi di un grado più alto di civiltà; è insensato temere quella dimensione, quel punto senza confini dove si procede consapevoli di dirigersi verso mete difficili da concepire.
Il pericolo maggiore è però rappresentato dai potentati economici e dai loro referenti politici che di proposito bloccano gli schemi evolutivi. Per raggiungere questo diabolico fine si attuano vari metodi, uno di questi è la manipolazione genetica; questa, al di là dei danni più o meno temibili, causa l’arresto del progresso spirituale degli esseri viventi. Un tale obiettivo viene perseguito perché, dalle persone spiritualmente evolute, solo con difficoltà, si può trarre profitto.
Sarà di conforto sapere che nonostante i loro sforzi, stanno lentamente venendo alla luce i segni lasciati durante la millenaria costruzione del varco; il solo che permetta di entrare in quella dimensione.
Inevitabilmente inizia ad apparire agli occhi dei lettori quell’apertura che può assumere infinite forme, anche quelle più imprevedibili… nel mio caso quella di un buio tunnel, per altri, una inquietudine che penetra fino al cuore di una cultura finalmente capace di far proprie le parole, pronunciate da Lord Arnold Toynbee, già nel lontano 1974: -“Si è sofferto per aver venduto l’anima allo scopo di rincorrere un obiettivo moralmente sbagliato e praticamente irraggiungibile… il continuo aumento della ricchezza materiale”-.
La volontà, che non ha eguali in termini di dedizione, di contribuire alla costruzione di quel Varco, traspare con evidenza dai segni, lasciati sotto forma di scritti, come quelli che ci sono pervenuti da parte del Walsit:
«Il nostro scopo non è quello di adorare la luna e nemmeno le stelle, ma di preparare la strada e rendere omaggio a chi dovrà venire per raddrizzare le strade tracciate dal Cristo. L’Anticristo verrà per dire che la strada percorsa porta a una palude e dovrà esser distrutta senza pietà in modo che altri non possano intraprenderla.»

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Altre volte l’operato dei veggenti presenta aspetti che paiono contraddittori, ma su questo tema mi sono già espresso in precedenza. C’è da aggiungere che il progetto Erieder, un tassello da inserire nel processo evolutivo, è iniziato nella notte dei tempi; è stato portato avanti dai saggi più Illuminati e dalle categorie più umili di esseri viventi, ognuno con il suo ruolo e tutti ugualmente degni di essere ricordati per avervi partecipato. C’è da dire che talvolta lo scopo reale delle loro iniziative è stato volutamente celato. Solo agli occhi di quegli uomini che è piacevole immaginare quali figli di Dio, di coloro che ottengono la consapevolezza, esso appare chiaro. Un limpido esempio di ciò sta nella costruzione dei maestosi luoghi di culto. Vengono impiegati tempi e valori considerevoli per trascorrervi solo poche ore durante la vita. Tale operazione sembra illogica, ma la spiegazione di questo operato potremmo trovarla nelle parole attribuite al Cristo: “Se anche questo Tempio fosse demolito io lo ricostruirei in tre giorni”. Questo non è un metodo per millantare in modo meschino una straordinaria abilità, ma sembra piuttosto voler sottolineare che tutti i luoghi di culto dovevano esser pronti per il giorno dell’Eterno; quel momento di transizione profondo, che già a quel tempo, si poteva intuire.
Per giorno, evidentemente viene inteso il periodo storico propizio a un sostanziale mutamento delle istituzioni. Una di queste, tra le più importanti in assoluto, è quella della Giustizia e la sede più opportuna non può che essere la costruzione considerata talmente preziosa da doversi ricostruire in tre giorni. In realtà lo scopo dei Templi, in ogni angolo del mondo, è quello di amministrarvi un giorno la Giustizia consigliando gli uomini, solo così sarà ispirata dalla Misericordia e verrà accettata. Questa componente essenziale, come sappiamo, non viene contemplata negli attuali ordinamenti giudiziari, dimostrando così tutti i limiti delle presenti strutture basate solo sulla razionalità. Ciò non deve stupire, poiché è conforme con quanto annunciato da Isaia ed è perfettamente in sintonia con alcuni scritti profetici e con i propositi che l’autore manifesta. Per apprezzare pienamente questa ipotesi dobbiamo dunque ricordare le parole di Isaia: “Egli non verrà meno e non verrà abbattuto finché abbia stabilito la Giustizia sulla terra – Io ho messo il mio Spirito su di lui ed egli insegnerà la Giustizia secondo verità alle Nazioni – Sacerdote e profeta tentennano rendendo Giustizia”.
Abbiamo visto come quelle carismatiche personalità del Cristo e di Isaia, ritengano luogo di elezione dove insegnare la Giustizia proprio quei Templi dove i sacerdoti sono usati da secoli per osannare le organizzazioni politiche o militari che conquistano di volta in volta il potere. Accettando questa interpretazione, si potrà pensare che certe consuetudini, come la costruzione di edifici sacri e la loro frequentazione, vengano radicate di proposito nelle masse da una cerchia illuminata, senza fornire le reali motivazioni, fino a quando la coscienza collettiva non sia in grado di accettarle.
È auspicabile che, al fine di estinguere i reati, si passi ad applicare una Giustizia capace di utilizzare l’intuizione. Si tratta in effetti di una soluzione obbligata, come il fatto che per vedere sia necessaria la giusta quantità di luce; vuoi infrarossa, ultravioletta ecc.
Lo scopo di queste pagine è quello di farvi scorgere l’azione di una volontà tesa a svelare un Mistero, ma non sarà certamente un uomo, a cui sembra pesare un fucile, a farlo. L’intuito di chi scrive suggerisce solamente una diversa interpretazione del mistero escatologico racchiuso in queste pagine: piano segreto di guerra di Dio, il quale porta all’apocalisse, con cui si torna all’atto di rivelare.
Lasciamo quindi sia il caso, quella energia che tutti possono gestire, a farci trovare la risposta agli interrogativi che questo libro porrà. Sarà lui che riuscirà a farvela contemplare nella sua semplicità; lo Spirito, di cui l’intuizione è figlia, vi farà poi scoprire l’analogia tra le esperienze di crescita spirituale di un fragile individuo e i travagli attraversati dall’umanità sul proprio percorso.
Spetterà pure a voi gioire quando otterrete la vittoria sul nemico più abile e astuto: il Dubbio. Memore delle sofferenze patite, so che le mie stesse terribili prove andranno vissute anche a livello collettivo; lo dico perché la vostra determinazione non vacilli e perché è giusto e inevitabile che ciò accada.
Gertrude di Eisleben profetizzò che qualcuno avrebbe condiviso con voi i pericoli e gli ostacoli che avreste trovato «facendo pulsare il suo cuore più forte negli ultimi tempi!»
Questo e gli altri indizi disseminati fra questi fogli, basteranno agli eletti per riconoscere chi aspira da sempre a togliere ogni ostacolo posto sul cammino dei propri simili? L’Umanità dunque, come accadde a chi ha scritto questa storia, ricercherà freneticamente un modus vivendi più gratificante. L’incapacità di riuscirci, in un’epoca di grandi mutamenti, provocherà una crisi interiore. Fuggendo da quella situazione, si giungerà dinanzi alla inderogabile necessità d’una scelta all’interno del buio Antro che, per tutti gli esseri umani, rappresenta il materialismo che avvolge e, più spesso di quanto si creda, travolge. Seguendo il corso della vostra vita, come fosse l’interno dell’Antro, potrete scegliere se continuare a inoltrarvi in una egoistica ma fatale felicità, o tornare sui vostri passi per realizzare quel Giardino meraviglioso da destinare a ogni essere futuro. In questo caso, troverete la Luce che guida, la stessa Luce che guidò i miei passi quando, al sopraggiungere della notte per l’anima, tornai da quell’Antro.
Ci sarebbero ancora tante cose da dire, avrei tanti, troppi dolori da condividere con voi, ma non chiedo di lenire i miei, non potreste farlo da soli, è al di là delle vostre forze. Dovrete ascoltare il vostro Spirito e, se vorrete rivedere il sorriso sul mio volto, seguirne il consiglio: asciugare le lacrime dei più piccoli tra voi.
Potrei stimolarvi a farlo, ricordando quanto già detto: la mia sofferenza è per sua natura contagiosa; se non farete nulla per debellarla ne sarete colpiti implacabilmente. Cadrete così preda di pestilenze, angosce e dolori di cui non avete memoria. Fortunatamente, come molti di voi credono nel Padre, così anch’io confido nei suoi Figli, e credo pertanto che saprete rendervi più utili degli strumenti di cui mi sono servito fino a oggi.
Infatti, uno strumento tecnologico mi ha posto un grosso problema, ha reso le pagine compilate al computer, quelle dove descrivo il periodo più importante e drammatico della mia vita, completamente bianche, immacolate ma inutili. Sono certo però che voi non farete altrettanto, non renderete la mia opera vana. Intuisco che quanto dovevo a ogni costo scrivere deve limitarsi a queste pochi fogli, riconosco che anche se possedessi l’intelligenza più acuta, non riuscirei a convincere uno solo di voi, penso che solo lo Spirito, facendo udire il pianto di chi ha perso ciò che di più caro aveva, possa farlo. Credo pure che solo l’intuito permetta di capire quando l’amore e la devozione sono degni di essere ascoltati.
Quando nel buio di quella condotta metallica guardai la morte negli occhi, e sentii quel travolgente impulso di scrivere qualcosa per voi, in realtà non mi arresi solo per merito dell’intima certezza che prima o poi, a qualunque prezzo, sarei riuscito a creare qualcosa di unico.
Molti anni sono trascorsi dal momento che accettai di uscire da quell’antro portando sulle spalle il peso di una responsabilità che avrebbe potuto schiacciarmi a ogni passo. A quel tempo nessuno immaginava che avrei scritto un racconto tanto incredibile quanto vero. Questa, come avete preso atto, è una storia unica, irripetibile, e avrebbe tratto indubbiamente maggior vantaggio se fosse stata proposta da un Nobel della letteratura. Purtroppo le lezioni che mi sono state impartite, durante tutta una vita costellata di esperienze particolari, non prevedevano momenti di scrittura creativa. A voi chiedo di perdonare la mia impreparazione letteraria, al caso preferisco rivolgere la richiesta di realizzare quella profezia che vuole l’Anticristo più abile con la verga che con la parola.
Vedete, sta giungendo la notte, finalmente ci avviciniamo alla fine del mio racconto, forse dovrò lasciarvi, ma se a voi sembrerà trattarsi in verità di una favola stupenda, vorrà dire che avete l’Animo di un bimbo e, come tutti i bimbi della nuova dimensione, la potrete sognare.
Avrete così diritto, come ogni creatura che riscopre la sua innocenza, o come spesso si sente dire: rinasce nello Spirito, a una vita che si esprime nei termini di un sogno meraviglioso. Il mio sforzo dunque sta finendo, e ho fatto leggere ad alcuni scelti a caso, il capitolo che potrà esser visto come il più bello: – La Vergine Nera – il solo che possa illuminare l’infido tratto di strada su cui ora si posano i piedi della mia sposa. La loro critica mi ha però rattristato, mi hanno ferito rimproverandomi di non esser stato sufficientemente chiaro nell’illustrare il sentimento che prevalse nel nostro rapporto. Mi chiedo quando, quando, imparerete a riconoscere l’amore nella sua espressione più pura? E in tutte le sue Forme?

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