L’inferno nel cuore


La sentenza nella causa di separazione mi condannava al rilascio dell’alloggio e dava mandato alle autorità competenti di “internare” mia madre, senza che ne avesse fatto richiesta, nell’ospizio per anziani del comune. Il libro era stato pubblicato da poco e Vera, la direttrice della casa di riposo, ne era venuta a conoscenza. Verso la fine di maggio passai a ritirare alcune copie presso l’editore e le consegnai una.
Quasi quotidianamente andavo a trovare mia madre e il quattordici giugno non fece eccezione. Percorrevo l’ampio corridoio dell’istituto e pensavo al posto che avrei raggiunto in auto per abbandonarmi al sonno dopo essermi accertato delle sue condizioni.
Dalle grandi vetrate ad arco vedevo uno scorcio del piazzale, dove da bambino, in quello stesso istituto, mettevo da parte ogni tristezza per abbandonarmi al gioco. Stavo per cedere ai ricordi quando la voce di Vera mi riportò alla realtà: «Buongiorno, come va con la mamma?»
«Oh! Ciao Vera, abbastanza bene… grazie, continua a lamentarsi che le resta poco da vivere e questo è un ottimo segno, lo fa da quarant’anni per cui mi auguro che continui a farlo.»
«Sai, con tutti gli impegni credevo proprio di non riuscire a leggerlo quel libro, fortunatamente il fine settimana è stato meno caotico e ho potuto finirlo d’un fiato, so che ci tenevi a sentire la mia opinione.»
«Già, sono curioso di sapere cosa ne pensi.»
«Devo dirti sinceramente la mia impressione, quello che ritengo tu abbia voluto far trovare in quelle pagine… credo che al di là del velo d’orrore che quella immagine evoca -la donna si riferiva alla poco rassicurante copertina del libro, vi era raffigurato un gargoil che stringeva tra gli artigli uno spacciatore e una siringa col suo letale veleno- ci sia l’infinita bellezza e l’infinita bontà.»
«Ti ringrazio, mai encomio è stato così gradito né giunto così opportuno e vorrei sdebitarmi, posso offrirti un caffè?»
«Non c’è alcun merito a dire la verità, è piacevole farlo, tutto qui! Per quanto riguarda il caffè consideralo accettato, ma sto andando in ufficio e sono in già in ritardo.»
«Allora arrivederci.» «Ciao e grazie per il libro.»
Accanto a questo episodio, che ci ricorda proprio le parole di Padre Bartolomeo da Saluzzo, vi è uno altrettanto singolare che merita di essere riportato. Esso mostra la sensibilità raggiunta dalla dirigente della casa di riposo per anziani che ospitò mia madre.
Si tratta del primo incontro con Vera, avvenne casualmente prima di una rappresentazione teatrale all’interno dell’ospizio. Fu uno scambio di opinioni relative allo spettacolo che diede la stura ad altre considerazioni, subito seguite da una apertura totale dalle due parti. Venti minuti più tardi, al termine del nostro colloquio, Vera mi sorprese con la sua commozione.
Sul volto, che ora celava l’austera bellezza di un tempo, alcune lacrime erano apparse: «Cosa succede? Che ho fatto? Ho forse detto qualche cazzata?» Chiesi con disappunto.
«No! No! Sono felice, sono straordinariamente felice di parlare con chi può capire, di sentire le parole che ho finalmente sentito.»
«Posso dire altrettanto -mormorai sollevato- e devo aggiungere che ne avevo bisogno. Veder apprezzare certe cose ti fa ritrovare la fiducia nell’essere umano.»
L’abbraccio di commiato legittimò le nostre impressioni e per lungo tempo trassi forza dal modo col quale aveva manifestato il suo apprezzamento per la mia opera.
Ho voluto ricordare un casuale incontro prima di porre alla vostra attenzione alcune considerazioni. Il libro ha ricevuto, in quella e in tante altre occasioni, un plauso sincero ma non proprio inaspettato; come vedremo più avanti, le autorità civili e religiose invece, lo hanno subdolamente boicottato. Dobbiamo poi considerare che ufficialmente il bene e la legalità, sono prerogativa dei poteri costituiti, e la categoria di Ospitalieri piissimi dunque, indicati da S. Francesco di Paola, dovrebbero trovarsi dalla parte delle istituzioni. Al contrario, quelle figure profondamente altruiste, divengono promotrici di organizzazioni non governative.
Da ultimo, voglio indicare i segni che molti accoglieranno con un ghigno di scherno: gli oppressi che impugnano le armi e si immolano, gli scrittori tipo David Icke che, fa rilevare il Prof. Paolo De Bernardi, (vedi http://www.disinformazione.it 9-aprile-08)grazie a degli errori permettono un uso reazionario delle loro Opere e le anime pie che sostengono i diseredati del mondo, rappresentano semplicemente la falce che sto affilando. Uno strumento che non ha alcuna colpa della traiettoria compiuta per recidere, né volontà di nuocere nella sua lama affilata, appunto perché la mano che l’impugna lo fa con amore.

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