L’inferno nel cuore


È certamente merito della persona rivelatasi in grado di riempire i fogli che, come ricorderete avevo lasciato bianchi, se si presentarono nuovi indizi che confermavano i sospetti sugli “ignoti” dediti a ostacolare il progetto che avevo in mente. Quella figura, che sarebbe passata inosservata sotto lo sguardo più attento, era destinata a divenire l’interprete femminile più importante del decimo capitolo, la matrice di quella parte decisamente più esoterica.
Fu la sola a offrirmi ospitalità quando le confidai che da alcuni anni dormivo sul ciglio di una strada.
Passò poco tempo dal nostro incontro, e già si condivideva ogni ora del giorno e della notte. Ogni istante era vissuto pienamente e ricavavo un’infinità di informazioni utili. Dovevo esser certo che potesse collaborare alla mia Opera, e a lei doveva apparire chiaro il compito che stava per assumersi. Da quando ero suo ospite a S. Giacomo, al mattino si andava a bere il caffè in bar Galleria e, come al solito, lanciavo frequentemente uno sguardo all’auto in doppia fila.
Quel giorno si rivelò particolare, altre importanti tessere si aggiunsero a quelle di cui già potevo disporre per sostenere la possibilità che l’attacco a cui ero sottoposto partisse da tre fronti.
Valutai che il primo veniva sferrato dall’interno della mia famiglia e riguardava i ruoli che l’uomo e la donna stanno scordando. Nel mio caso veniva rigettata la funzione di padre e capofamiglia; nello specifico, quel compito necessario e insostituibile, di porre dei paletti. Una attività, tra le più impegnative da svolgere all’interno di un nucleo familiare, che mira a evitare ai figli di perdersi lungo la via.
Il secondo attacco veniva sferrato dalle Autorità. Era finalizzato a distruggere chi attentava al Sistema, divulgando il progetto di una Umanità libera da ogni forma di coercizione e capace, per la prima volta nella sua lunga storia, di agire di concerto col trascendente.
Il terzo e ultimo, impossibile da arrestare senza la disponibilità di un’arma spirituale, o sincronica, era coordinato al pari degli altri due da un’Entità in grado di instaurare invisibili ma efficaci collegamenti tra gli eventi casuali e le persone propense a ostacolare il mio progetto. Essa riusciva a farlo con cronometrica precisione.
L’uomo privo di consapevolezza è inerme davanti a quella sincronicità che appare finalizzata a perseguire di volta in volta il Male; egli può solo ascoltare il suo istinto e la sua volontà che gli suggerisce di combatterla. Solo a pochi essa appare nella sua vera forma, è in realtà nient’altro che uno degli infiniti aspetti di Dio, è la stessa Energia di cui anch’io dispongo e alla quale, chiunque sia consapevole della sua esistenza, può attingere. Essa rende possibile ciò che a molti è ancora incomprensibile: il Lyla, il gioco trascendente tra il bene e il male, quello tra la gioia e il dolore, l’unico gioco che, essendo perfettamente equidistante, risulti perfetto.
Ora di questo gioco vale la pena parlarne per comprenderlo meglio. Esso è simile a uno spettacolo cinematografico, un film che può trattare la paura, l’orrore e altro. Dovremmo evitarlo, eppure, consapevoli che si tratti di finzione, ci coinvolge divertendoci. La realtà che troviamo all’esterno di una sala cinematografica, è in verità identica, qualora la stessa consapevolezza ci informi che la suddetta realtà è teorica, siamo pronti per assaporare l’estasi del nuovo spettacolo.
Come vedete quell’Uno, alle sue innumerevoli peculiarità, aggiunge quella di scindersi in due fazioni che, da tempo immemorabile, si fronteggiano per il “controllo“ della Realtà. Un controllo che a sua volta presenta caratteri opposti: il primo si espande dall’uno agli altri e si preserva con l’amore, il secondo, accentratore, va raggiunto e conservato col terrore.
Per comprendere come sia possibile che la medesima energia scateni forze così diverse, dobbiamo pensare a un astratto elemento comune a tutti gli esseri umani; si tratta del desiderio di raggiungere e mantenere la felicità. Continuamente affiora dal nostro subconscio ed è uno stimolo innato che chiameremo convenzionalmente energia; quando attraversa la mente di chi dispone di beni in abbondanza, lo porta a chiedersi come continuare a goderne il più a lungo possibile.
Lo stesso risultato si ha in chi è padrone solo della sua disperazione, egli si domanda come uscire da quella situazione, raggiungere qualche forma di felicità e gioirne continuamente. Gli Illuminati, in realtà dei pensatori eccelsi, di cui molto si è scritto, soprattutto negli ultimi due secoli riguardo il loro sogno di instaurare un Nuovo Ordine Mondiale, sono a loro volta suddivisi in due schieramenti contrapposti.
Essi operano spinti dalla stessa energia con lo scopo di realizzare un Progetto che, al suo compimento, assicuri l’appagamento totale.
I vertici delle due fazioni, consapevoli che le strade per giungere alla meta estatica divergono completamente, sanno che qualora si segua la via della mano destra, così chiamata semplicemente per distinguerla dall’altra, essa si mostra nel suo Terrificante aspetto finale. Espletando l’altro percorso, appare come il Giardino di Dio.
La differenza sostanziale tra i due schieramenti è semplicemente il tragitto e il modo per raggiungere l’obiettivo finale, per tutti l’identica estasi. Questa concezione va spiegata con cura in modo che in seguito non sorgano equivoci. Teniamo presente innanzitutto come ciò che si immagina perfetto, non risulti tale se carente di una sola qualità o di un singolo elemento. È evidente che alla meta perfetta corrisponda un percorso altrettanto impeccabile; un sentiero che preveda ogni genere di esperienza senza alcuna preclusione, altrimenti, quel percorso si rivelerebbe incompleto e dunque verrebbe considerato imperfetto.
Si può anche dire che un uomo, dalle capacità economiche notevoli, qualora intenda accrescere il suo potere e i benefici che da questo derivano, calpestando le necessità degli altri, è indubbio che possa comunque godere degli utili accumulati. L’altra via, a cui si fa riferimento, è quella che indica la condivisione, essa viene scelta dopo aver realizzato che per giungere alla meta ambita si debba calpestare con i propri piedi ambedue i sentieri.
Da quanto dichiarò la direttrice dell’asilo di Giada e dalle parole di Vera, che diede prova di possedere quella straordinaria sensibilità che è caratteristica comune degli Iniziati, vediamo che due aspetti della stessa immagine, costantemente in attrito, rivestono pur sempre dei ruoli all’interno delle istituzioni, nelle associazioni e in tutte le altre componenti più o meno organizzate della società; includendo in questa ultima anche quelle forme di socialità più primitive. Si è anche visto che i due schieramenti sono in attesa dei rispettivi leader e un esempio a tale proposito giunge da Seul in Corea. Nelle due torri acquistate per ottanta milioni di dollari dai millenaristi, allo scopo di informare per tempo i loro seguaci, è stata allestita una sezione che vaglia ogni elemento e qualunque notizia lasci intendere la presenza dell’Anticristo. È ragionevole supporre che nell’era della comunicazione globale, qualche Illuminato, al vertice di uno degli schieramenti, possa casualmente ricevere una copia del primo manoscritto o, fatto ancora più grave, una delle ultime versioni. Per certo si sa che una tra le prime arrivò in trentino, mentre un’altra fu portata a Roma nella sede di un alto funzionario ecclesiastico.
Venne a confidarmelo il buon Eugenio, lo straordinario conoscitore della natura umana che ci piace credere indicato dal Walsit con il nome di Fisherman, al suo ritorno da Trento. Egli raccontò che alcune persone, sicuramente della capitale, lo avevano avvicinato con un pretesto per porgli delle domande sull’autore del manoscritto che recava con sé. Disse che si mostrarono molto scettici quando dichiarò di conoscere chi l’aveva realizzato, e di aver pensato che lo scopo della loro incredulità fosse quello di indurlo a parlare dei particolari di cui era a conoscenza.
Credo che per poter sfuggire alla tenaglia delle due organizzazioni esoteriche, la scelta di dare un quadro dell’Antilegge confuso e controverso, attenendomi alle indicazioni vecchie di secoli, sia stata la più saggia.
«Se dunque vi dicono: “Eccolo, è nel deserto”, non andate; “eccolo, è nelle stanze segrete”, non lo credete. » (Matteo)
A quanto pare ci sono riuscito egregiamente e ho potuto continuare la mia opera grazie al timore che le due fazioni nutrono reciprocamente.
Per capire come la paura influenzi le decisioni di quelle che potremmo chiamare “unità combattenti” con un basso grado di addestramento, basta riflettere sul comportamento che di solito il singolo individuo assume quando si trova nella situazione di dover agire contro o a favore di qualcuno. Egli interroga inconsciamente il suo istinto per chiedere se dal suo operato può derivargli un contrattempo o peggio.
Nel caso che ci interessa è accaduto spesso che delle persone abbiano ritenuto poco saggio aggredirmi perché a conoscenza del fatto che sapevo destreggiarmi con le mani. Altre volte il freno alla loro irruenza è stato rappresentato dal semplice timore di complicazioni d’ordine giudiziario. Di un tale timore, non doveva esserci traccia nell’animo di chi violò la mia casa, è però possibile che, il tentativo di dare concretezza a quella figura inquietante, sia in minima parte riuscito e venga considerato potenzialmente rischioso colpirmi con più determinazione. Qualche esaltato potrebbe non gradirlo e agire di conseguenza contro chi vi ha preso parte in prima persona.
Attualmente il rischio maggiore, per chi si mostrò tanto astioso verso chi vi sta raccontando questa storia, è solo lo sdegno per il loro operato. Credo sia lecito sdegnarsi se durante una udienza in Tribunale un avvocato esordisca con queste parole: “Io non so se l’uomo che abbiamo davanti è o non è l’Anticristo, ma dobbiamo fermarlo…”. E credo lo sia anche per i tanti articoli dal contenuto fortemente denigratorio sul quotidiano locale. In uno di questi, le poche righe calunniose, involontariamente lasciavano trapelare un pizzico di timore. Una spezia per pietanze che vanno servite durante un banchetto finale. Nella cronaca della città si leggeva: «Sono l’Anticristo», ha velatamente suggerito l’autore del libro ad amici e conoscenti. Lo hanno saputo anche alcuni giudici che dovevano processare l’uomo e che prudentemente hanno rinviato l’udienza ad altra data, se dare corpo ai timori ancestrali dell’uomo pare ingiustificato e fantasioso, lo è per chi non utilizza l’intuizione, questa operazione è una sfumatura che si tinge di giallo attorno alle tessere del mosaico che sto formando; una sfumatura che ho voluto sistemare con cura perché la sua perfezione vi conquisti.

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