Walsit


Provai a respirare, il cuore impazzito lo impediva; cercai di muovere le dita per avvicinarle alla salvezza, per evitare che tutto di me venisse scordato… rimasero completamente immobili. Pensai allora al sole, alla vita che si avvicendava, ai fiori, alle tante cose belle che “dovevano” esistere, ma che purtroppo non avevo mai visto. Improvvisamente uno stupore improvviso mi assalì: ma come, stavo morendo lì dentro?… Ma no!… Non era possibile! “Dov’è una penna, una matita… maledizione! Mi basterebbe… un… sì!… Anche un semplice chiodo, devo lasciare un segno, devo assolutamente scrivere. Dopo… potrò anche morire, ma avrò fatto il mio dovere fino all’ultimo”.
Quello che al momento pareva essere solo un assurdo pensiero, dovuto a quei terribili istanti, ispirò una lucida riflessione: sentivo la disperata necessità di mettermi a scrivere mentre stavo morendo… “Cosa mi sta succedendo, sono improvvisamente impazzito? –l’idea mi turbò– Ma anche pazzo, devo assolutamente uscire se voglio riuscire a scrivere”.
L’impulso irrefrenabile a farlo, sentito in quei momenti soprattutto come un dovere imprescindibile nei confronti degli altri, era rimasto sopito per anni in un angolo della mia anima senza mai affiorare; ma quel giorno, con la complicità del caso, mi era esploso nella mente. In seguito analizzai quelle sensazioni indimenticabili e conclusi che l’intento insopprimibile di vergare qualcosa sulla parete di quella condotta, non fu affatto dovuto alla volontà di perpetuare con quel gesto la mia individualità nel tempo. Ricordavo chiaramente che in quegli attimi non avevo voluto scrivere ciò che pensavo, perché nella mia mente, ormai vuota e inutile, era rimasta solo la caparbia volontà di fare in tempo a “scrivere ciò che avrei un giorno pensato”. Un’idea a me ignota che, sul confine dell’altra dimensione, per la frazione di un attimo, avevo intuito stupenda.
Dovevo averlo visto precedentemente in qualche film o letto da qualche parte: sebbene fosse giunto alla fine, l’eroe, nel momento fatale, tentava ancora la sua ultima carta, irriducibile nonostante tutto. Lo immaginai mentre si imponeva testardo di avanzare per qualche centimetro stringendo le mani sulla sabbia. Ebbene, non potevo essere da meno, dovevo tentare anch’io.
Riprovai a stringere e con gioia scoprii che, seppur di poco, stavolta le dita si erano mosse. Inconsciamente avevo ripreso in modo appena percettibile a respirare. Rendendomene conto, notai che non ne ero stato danneggiato ulteriormente; anzi, ne ero certo, l’eco del rombo che scaturiva dal mio petto, ora pareva giungere da più lontano. Mi sentivo vittorioso, ce l’avevo fatta, ero arrivato in un punto dove i vapori tossici non erano presenti. I pensieri potevano riprendere il filo interrotto. Però, che strana esperienza: come si spiegava l’impulso letterario così imperioso e l’intenso stupore seguito subito dopo? L’intima certezza di non dover morire perché legato a un obbligo da rispettare? Mi riprese lo sconforto. Non ero neppure libero di abbandonare questo mondo?… Venivo forse costretto da qualcuno a dover fare qualcosa?… Ero uno strumento nelle mani di un essere senza un briciolo di pietà?
Solo dopo molti anni fu chiaro che l’episodio appena descritto era semplicemente una delle tante tessere di un mosaico, un pezzo che si incastonava perfettamente con tutti gli altri. E il disegno che piano piano si formava non avrebbe potuto essere più straordinario.
Lentamente, molto lentamente, ripresi ad avanzare, dopo un po’ il chiarore dell’uscita fu visibile. A quel punto la mia marcia ridivenne frenetica, dovevo uscire al più presto per avvisare gli altri del pericolo che correvano i miei compagni; potevano rimanere senza via di scampo trovando fatalmente chiusa la saracinesca.
Appena fuori da quel tubo, arrancai fino al bordo dello scavo chiamando le persone che vi lavoravano attorno. Ricordo di esser rimasto stupito dall’intensità della luce che mi abbagliava ma di non aver provato altrettanto stupore quando in quelle forme, divenute più nitide, riconobbi i due che discutevano tranquillamente con altri operai.
Passò del tempo da quella brutta avventura, una decina d’anni, prima di leggere un saggio nel quale venivano riportate alcune profezie riferibili al Gran Monarca. In esso si cercava di tracciare la sua personalità e venivano riportati degli eventi che avrebbero caratterizzato le sue esperienze.
Per l’episodio descritto in precedenza e in particolare per l’attimo più drammatico, da quel testo ho scelto alcuni curiosi passaggi perché siano comparati alla luce dell’intuizione. Li presento alla vostra attenzione con le parole del ricercatore: -A essere precisi, anzi, la rivelazione del “cuore che batterà più forte negli Ultimi Tempi”… era stata ricevuta da Gertrude di Eisleben, che ebbe visioni straordinarie e morì nell’anno 1302 nel monastero di Helfta.-
Nello stesso periodo lessi dei passi biblici che parevano suggerire di coltivare la speranza in un mondo migliore: “Chi si leverà per Me contro i malvagi? Chi si presenterà per Me contro gli operatori di iniquità? Verrà il giorno che qualcuno si alzerà a parlare con le parole dei profeti”. A essi vi attribuivo il significato che può avere per molti di noi: si trattava semplicemente di una sana lettura! Ma in questo contesto, quelle domande paiono più attuali se vanto il privilegio di rispondervi così: “Se l’Eterno non fosse stato il mio aiuto a quest’ora l’anima mia abiterebbe il luogo del silenzio”.
Talvolta le circostanze spingono a rivendicare la facoltà di parlare con le parole care ai profeti. Sono stato indotto, durante i ventisette anni occorsi alla stesura di questo scritto, a superare difficoltà di ogni tipo per poterlo realizzare; ma è comprensibile che così sia stato, perché lo scopo di questa opera è appunto quello di provvedere alla costruzione di alcuni anelli mancanti o, più semplicemente, di quei gradini della scala evolutiva che l’Umanità dovrà salire. Quei tasselli che serviranno a provocare finalmente quello straordinario Evento che Northrop Frye nel suo saggio -Agghiacciante Simmetria- dedicato all’opera di William Blake, riconosce possibile: – «La vera ricerca di San Giorgio è la riconquista del Paradiso e il compimento dell’Apocalisse… Il Giudizio Universale inizierà semplicemente con un fragore improvviso, con un brivido involontario dettato dall’istinto di conservazione contro una tirannide intollerabilmente minacciosa… L’Apocalisse inizierà necessariamente con un massacro dei tiranni.»

Frye alla fine conclude riportando queste enigmatiche parole di Blake:

« –Cristo è venuto per affrancare coloro che sono sotto il giogo dei malvagi, non per liberarli, a questo ci penserà l’Anticristo!..–» (William Blake)

Se il fine ultimo di questo sforzo consiste nel realizzare i presupposti per ottenere ciò che si desume dalle ispirate parole del poeta, è giusto attendersi un oppositore, una Energia capace di assumere forme concrete e anche infiniti aspetti astratti, quali l’egoismo, la crudeltà, l’indifferenza, ecc.
È peraltro inevitabile che la stessa Energia si rivesta anche degli aspetti considerati positivi dalle menti degli uomini. Essa quindi saprà mostrarsi nelle vesti di una accresciuta consapevolezza generale, intendendo con questo, l’imminente superamento della Soglia da parte della specie umana. È fondamentale ribadire che il lato oscuro dell’Energia eternamente luminosa, emana da sempre l’Oppositore e i suoi seguaci, da loro ci si dovrà aspettare che non accettino passivamente una realtà diversa da quella che hanno creato, ed è questo il senso delle parole che seguono:

«E ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che vi sovrastano! Le vostre ricchezze sono imputridite, l’oro e l’argento vostro è arrugginito; la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli “Ultimi Giorni”! Ecco, il salario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre grida; e queste grida sono giunte agli orecchi del Signore degli Eserciti. Siete vissuti banchettando sulla terra, e vi siete saziati di piaceri, vi siete ingrassati per il giorno della strage. Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore.» (Giacomo: 5/1-2)

La stessa possibilità si intuisce anche dalle parole attribuite al Cristo:

«Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la “loro ora”, ricordiate che ve ne ho parlato… manderò a voi il Consolatore che vi convincerà riguardo alla giustizia e al giudizio.» (Giovanni: 16/4-8 )

Se analizziamo senza aprioristiche convinzioni i tanti indizi già trovati, ci troveremo davanti a una ipotesi suggestiva e inquietante? È possibile che l’ora indicata dai veggenti sia alle porte? In questo caso e solo a questa condizione, si presenterebbe la necessità di risolvere un quesito molto scottante. Si tratta di una domanda che può esser posta in molti modi: chi deve essere colpito e da chi? In questa fase del processo evolutivo ci sarà una drammatica selezione naturale? È possibile che l’inconscio di molti esseri umani sia il solo responsabile di ogni squilibrio esistente? Dobbiamo credere che delle anime possano usare consapevolmente la loro straordinaria energia? Che decidano di creare le coincidenze capaci di allontanare temporaneamente chi rappresenta un fardello non più necessario alla loro evoluzione?
Se auspicassi che venga abbattuto chiunque si opponga all’uomo che mistici e profeti, sebbene sotto spoglie diverse, hanno visto determinare il cambiamento, mostrerei di possedere la sapienza di un Dio minore, una divinità che solo le menti infantili si raffigurano. Abbiamo visto che nelle epoche precedenti molti seguirono la via di quel Dio minore che si erano dati. Lo hanno fatto commettendo un massacro ogni volta che esportarono la loro fede in lui, quando lo applaudirono e quando lo ignorarono… ma indubbiamente seguirono la volontà di quel Dio minore anche quando i massacri non li impedirono.
Credo di dover aggiungere che nemmeno gli eletti né i veggenti hanno saputo svelare completamente il mistero escatologico, vocabolo che può servire a indicare letteralmente il “piano segreto di guerra di Dio”; un Dio che donerà prossimamente la percezione di alcuni impensabili aspetti di Sé.
Limitiamoci ora a osservare uno di questi aspetti insospettabili. Esso è rappresentato dal timore inconscio del castigo, una paura che può assalire l’uomo dal cuore più saldo e fargli sostenere con pervicacia l’immaterialità di chiunque partecipi a una battaglia apocalittica. Si cade in questo errore di valutazione semplicemente perché si teme una punizione materiale e, contrariamente a quanto spesso si afferma, si crede solo a ciò che si vede, e si paventa soprattutto quello che solo gli occhi riescono a percepire. Così, per allontanare l’ombra della minaccia e illudere se stessi, si cerca di rendere quel pericolo il più astratto possibile. Ebbene, su una delle infinite sfaccettature del diamante più puro, o se vogliamo, nella valle del regno delle infinite possibilità, si vedono effettivamente degli angeli che rispondono alla chiamata e alle preghiere di coloro che stanno tribolando. Essi accorrono per combattere al nostro fianco e alla testa di quanti la consapevolezza ha reso liberi di agire senza generare effetti karmici. Una irripetibile domanda va posta a coloro che non sono riusciti a raggiungere quella consapevolezza. La risposta la diede Isaia migliaia d’anni prima che vi si presentasse questa domanda: chi… chi può affermare come, quando e perché, debbano esser fatti i miei angeli?

«La mano dell’Eterno si farà conoscere per mezzo dei suoi Servi!»

Domande e risposte in realtà non sono soggette alla temporalità, però possono produrre consapevolezza in chi non ne ha sufficienza!

Pagine: 1 2 3 4 5 6 7