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In queste pagine abbiamo visto delinearsi gradualmente l’inquietante profilo del protagonista di questa storia, di quel personaggio che per secoli è stato descritto come una figura diametralmente opposta a quella del Cristo. Vedremo pure che il merito di averla raccontata va soprattutto ai pochi che hanno saputo tramandare una immagine alternativa dell’Antimessìa. Scopriremo infine, che i due profili, grazie a una lunga serie di casuali circostanze, sono in realtà sovrapponibili e parte della stessa faccia. Un volto sofferente che si lascerà illuminare dal sorriso quando anche l’ultimo tra voi saprà fare altrettanto.
Perché si arrivi a una reale comprensione delle due personalità e del loro ruolo giocato nell’evolutivo, continuerò a seguire l’esempio suggerito da un uomo che si suppone sia realmente vissuto e risorto in Palestina. Anch’egli in un determinato periodo della sua vita, per essere compreso e legittimato, citò per i propri ascoltatori le profezie che a suo dire lo riguardavano. Così anch’io porrò sotto i vostri occhi le rivelazioni di profeti, santi e mistici di ogni religione. Questo permetterà di realizzare che la venuta del Figlio dell’Uomo, dell’Avatar, del XII° Imam e del Gran Monarca, da essi auspicata per metter fine all’umana miseria, sia da identificarsi con l’apparizione dell’Anticristo. In prima istanza consentitemi di fare una considerazione d’obbligo. È facile supporre che ogni veggente, mistico o sciamano, abbia avuto una struttura morale conforme al proprio ambiente e alla sua epoca; e proprio a causa di questo loro imperfetto metro di giudizio, le visioni descritte rivelarono di volta in volta aspetti contraddittori e, in molti casi, decisamente incredibili. Questa attitudine mentale che si manifesta durante il fenomeno visionario o chiaroveggente, non è affatto nuova poiché già Ezechiele ne intuì l’importanza e la sottolineò quando ebbe a dire:

«Guai ai profeti stolti che seguono il loro spirito e parlano di cose che non hanno veduto.»

Queste loro impressioni umane dunque influirono notevolmente sui loro resoconti e, com’è logico aspettarsi, le traduzioni e le interpretazioni che si ebbero nel corso dei secoli spesso si svilupparono ulteriormente nel senso errato. Vediamo infatti che le rivelazioni più recenti sono in accordo coi tempi, riflettono una maggiore intransigenza e lasciano intuire il desiderio della persona ispirata di partecipare al cambiamento. La realtà dunque, spesso viene male interpretata, eppure per qualche imperscrutabile ragione troviamo profezie e tradizioni che, riferendosi all’Anticristo, fanno uso di termini che stridono se attribuiti a un essere malvagio. Questa scelta di porsi al di fuori della morale del loro tempo, ci porta a pensare che alcuni veggenti abbiano fatto tesoro delle parole di Ezechiele. Un chiaro esempio di ciò lo troviamo dando uno sguardo al “Cantico del Principe Nero”, scritto probabilmente nel XV* secolo:

Quando la terra inghiottirà la terra e quando il fuoco scenderà come pioggia dal cielo; quando l’uomo si ciberà di parole e di rabbia, e i popoli saranno governati da sciacalli; quando la terra sarà un deserto avvelenato e la pestilenza dell’idra avvolgerà gli uomini; quando incontrerete le ombre dei passati che testimonieranno la resurrezione dei morti vedrete apparire tra le brume d’oriente il Principe funesto, Signore di Thanatolia. Cavalcherà un destriero colore del sangue e sarà preceduto dal simbolo regale dell’aquila decapitata e da labaro nero con quindici gocce di sangue. Apparirà sulle nubi come tempesta e scrollerà la terra. Mille città saranno trasformate in cenere; e la cenere darà solamente morte. La Legione del Principe Nero cavalcherà sui cieli di tutto il mondo, seminando un diluvio di disperazione. Città cariche di gloria e uomini di grande potere saranno trasformati in niente. Le genti si chiuderanno nelle loro case e le loro case diverranno cenere. Molti scapperanno verso le montagne e le montagne voleranno come foglie morte. La luna e il sole saranno impazziti, ma gli uomini cercheranno rifugio tra le stelle; e le stelle cadranno sulla terra come rugiada. Quando la trentesima luna sarà passata la legione dell’Anticristo scomparirà nel mare, mentre la notte tormenterà la terra. E quando la notte sarà lacerata da uno spiraglio di luce si vedrà nel cielo il volto di un uomo coperto dalla maschera di un leone. E quando solleverà la maschera salirà dalla terra un grido di sorpresa perché quell’uomo, con il segno sulla fronte, e gli occhi color del cielo, era tra i buoni della terra.

Nel suo illuminato commento il Baschera fa notare che leone è un titolo messianico usato nei testi che riprendono passi biblici. Egli rileva anche il simbolismo delle quindici gocce di sangue, che potrebbero riferirsi, a suo dire, ai quindici stati che formavano l’U. R. S. S. Per quanto riguarda l’aquila senza testa, è evidente l’allusione alla necessità di un unico capo, sia alla testa degli Stati Uniti sia degli altri Stati. Alla fine il Baschera così conclude: -C’è poi la sorpresa dell’ultimo atto: L’Anticristo che appare in cielo “era uno dei buoni della terra”.-
E qui abbiamo una conferma del mimetismo di questo personaggio così complesso, così enigmatico e così nefasto. C’è un passo in questo cantico dal quale si evince una specifica caratteristica dell’Anticristo: quella di avere gli occhi azzurri. Ed è appunto con gli occhi color del cielo che ci si raffigura solitamente una persona mite e buona. A questa consuetudine si è adeguato il veggente; però, sottolineando la bontà come una qualità che avrebbe contraddistinto l’Anticristo, egli ha forse commesso un errore?
Solo gli animi immaturi assegnano virtù più o meno nobili a chi ha trasceso il bene e il male; per capire ciò, senza annoiare i lettori con decine di pagine, andrebbero riviste alla luce della consapevolezza le parole di Swedenborg che chiudono l’introduzione.

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