Walsit


Nel XII° secolo sorse una setta i cui seguaci ponevano l’Anticristo al di sopra di tutte le divinità. Essi conoscevano la metempsicosi (reincarnazione) e lo consideravano come:

«Colui che viene a spezzare le catene che vincolano l’uomo alla sua punizione occulta: la “condanna” del perdono!»

«Sono venuto per aprire gli occhi ad Abele. Non credano gli stolti che le mie apparizioni possano venir condizionate da alcun modello!.. Esse sono sottoposte solo a ciò che la vostra Fede e il vostro Amore ritengono necessario.» (666)

L’Anticristo, per i seguaci di quella setta, aveva l’aspetto di un angelo e talvolta, nei molti dipinti, veniva presentato con una chiave enorme, simbolo ovviamente delle molte porte che devono essere aperte per giungere al “Regno della Libertà”. Vorrei parlarvi di quanto fosse tenuta in considerazione la figura dell’Antilegge da alcune confraternite in quei secoli bui, e potrei continuare molto a lungo, ma mi limiterò a dire che, dopo l’anno Mille, in tutte le chiese egli veniva posto accanto al Cristo sullo stesso altare.

Chiedo venia se interrompo di continuo il mio racconto con delle disquisizioni di carattere morale o filosofico; è dovuto al desiderio di stupirvi e affascinarvi perché nel farlo mi sembra di ripetere il gioco di un serpente. Di quello stesso serpente nella cui tana i bimbi di domani potranno infilare la mano.
Attirando la vostra attenzione sulla prima parte di una profezia, allucinante per la sua concordanza tra i fatti annunciati e quelli accaduti oltre due secoli dopo esser stata formulata, mi aspetto di vedervi ammaliati dal fascino che gli eventi, dovuti al caso, emanano per voi. Riporto pertanto senza nulla togliere né aggiungere agli scritti tramandati da un certo Walsit, appartenente, agli inizi del milleottocento, alla Great Sunset dell’Oregon di cui si è già parlato:

«Il nostro scopo non è quello di adorare la luna e nemmeno le stelle, ma di preparare la strada e di rendere omaggio a… chi dovrà venire per raddrizzare le strade tracciate dal Cristo. L’Anticristo verrà per dire che la strada percorsa porta a una palude, bisogna distruggerla senza pietà in modo che altri non possano intraprenderla.»

E qui appunto, in queste ispirate e inusitate parole, grazie a quei mistici, vediamo che l’aspetto apocalittico dell’Anticristo comincia ad assumere colori del tutto imprevedibili; così da permetterci di notare la perfetta analogia del suo progetto con lo sconvolgente programma di Dio che traspare dalle parole di Giovanni in Apocalisse:

«… è giunta l’ora della tua ira e di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome e di annientare coloro che distruggono la terra.»

A causa dello stesso sanguinoso piano, degli ipocriti che si dicono cattolici, si sentono legittimati a definire orribile bestia chiunque sostenga la necessità di operare in direzione di un tale obiettivo. La loro obiezione è sempre la solita: “È solo Dio che potrà decidere chi colpire”. Essi scordano volutamente ciò che è scritto:

«La sua mano si farà conoscere per mezzo dei suoi servi.»

E noi immediatamente dobbiamo aggiungere: “Sarà il caso a stabilire la barricata che inevitabilmente si sceglierà.”
La “Bestia”, sinonimo col quale l’inquietante figura dell’Anticristo venne bollata da molti veggenti, merita alcune considerazioni. Ogni individuo, indifferente ai massacri di schiere interminabili di esseri umani, meriterebbe un tale appellativo; sia chiaro che a essi non viene richiesto di farsi martirizzare per impedirlo, semplicemente si consiglia di non continuare a voltare la testa altrove; poiché l’indifferenza è, contrariamente a quello che si crede, la causa prima di quei massacri.
I più lesti nell’assegnare soprannomi inaccettabili, saranno proprio coloro che si trincerano dietro quel colpevole muro d’insensibilità per dedicarsi a custodire privilegi iniqui e l’ingannevole benessere materiale che ne deriva.
Abbiamo un esempio di tale operato osservando gli assurdi alibi morali, addotti per giustificare la loro completa estraneità allo sterminio di milioni di esseri per fame, malattie e repressioni, volte a conservare lo status quo. Per intenderci, alibi del tipo: “Per loro disgrazia quegli uomini hanno scelto di vivere (se di scelta di vita si potesse parlare) in modo diverso dal nostro; noi purtroppo abbiamo già i nostri impegni di carattere vitale, dobbiamo pensare al nostro domani e a educare le generazioni future”. Problemi che, nella gran parte dei casi, si risolvono con l’acquisto dell’ultimo modello d’auto o di abiti ricercati per apparire senza essere. Infine, assillano i loro figli con impegni di ogni tipo, è un modo per impedir loro di fare le domande che solo i bimbi osano fare.
Non c’è tempo per cercare risposte, per nessuno, basta sfoggiare un’invidiabile cultura mostrando di conoscere le abitudini dei personaggi… vip. “E poi via, –giungono a dire quando i loro alibi non reggono più– cerchiamo di essere realisti, se un individuo ha voglia di lavorare non muore certo di fame!”
Forse è per questo motivo che tanti bambini muoiono –dovrei ribattere sfiduciato a costoro– effettivamente essi sono degli esseri umani senza alcuna voglia di produrre. È questa purtroppo la parte che, nel teatrino dell’assurdo, la mente di molti uomini recita per autodifesa, affinché il senso di colpa non affiori e non determini la loro autodistruzione. “Noi –aggiungono– fortunatamente viviamo in un sistema democratico e, delegando altri a provvedere, siamo in pace con la coscienza e assolti da ogni altro dovere. Ci pensino i nostri rappresentanti a spedire qualche container di viveri andato a male, noi siamo liberi di credere che il nostro impegno elettorale ci consente di rivendicare il diritto di prelazione sul Paradiso”.
Ma sulla logica di questo “magnifico sistema”, è inevitabile che debba sopraggiungere la condanna del solo Giudice che usi misericordia. La pena, dovrà esser vista come una fase di attesa, simile al periodo invernale che scende sulla foresta… tutto appare immobile… morto… non è altro che l’attesa di nuova vita. Anche le più terribili esperienze si rivelano utili ad accrescere il grado di consapevolezza in tutti gli esseri umani, lo possiamo scoprire grazie a questo passaggio trovato in un volumetto:
«–Apprendiamo che vi può essere un uso democratico della tecnologia dello sterminio consona alla politica, purché sia un parlamento democraticamente eletto a deciderlo o a stabilire che vi è “licenza di uccidere” fino a una data scadenza, come nel caso dei bombardamenti in Cambogia. Vi è dunque una tendenza di continuità fra il passato e il presente, nel cui solco rifluisce e dilaga l’aggressione e il terrore, quale ne sia il suo travestimento politico.–» (-Dallo squadrismo fascista alle stragi della Risiera – pagg. 152-154)
C’è da dire infine che molti sostengono pure la necessità di trattare i problemi vitali con competenza e in un clima di pace sociale. Bisogna chiedersi quale competenza può vantare chi permette la costruzione incessante di armi terribili? Essi propugnano la suddetta pace per una ragione ben precisa. Consente loro di svolgere in completa tranquillità commerci infami, produrre un’infinità di oggetti dannosi o, nella migliore delle ipotesi, completamente inutili ma, bisogna ammetterlo, estremamente redditizi. Tutto questo avvelenando l’aria, l’acqua e la terra, proprietà di tutto il genere umano e non di chi le compera o, peggio ancora, le conquista. Sta però arrivando il giorno tanto atteso dai giusti e dagli oppressi? Credo che molti vorrebbero vedere il momento in cui un uomo come loro si leverà per dire –basta!– Per far cessare questa pace fondata su malvagità e ipocrisia. La realizzazione di questa utopica possibilità viene descritta nei testi sacri di ogni religione e, tra i tanti passi esplicativi, questo è particolarmente indicato:

«E viene il tempo per ogni cosa, viene il tempo dell’aratro, viene il tempo della semina, ma viene anche il tempo della “falce”.»

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