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Spesso chi ricopre cariche importanti, sfoggia la massima tolleranza, lo scopo è quello di trarne vantaggio, ma quando viene invocata la necessità di un cambiamento radicale non disdegna di ricorrere alla violenza più efferata. Molti leader ostacolano di proposito le aspirazioni delle masse solo per mantenere inalterata la loro posizione privilegiata.
Essi sostengono astutamente che gli ambiti traguardi sono imprescindibili da una lenta… lentissima evoluzione della coscienza e, coerentemente col loro egoistico progetto, si prodigano per rallentare l’espandersi della consapevolezza. Fingono di ignorare che il processo evolutivo si fonda sull’esperienza ma, tra poco lo sperimenteranno, anche su quelle spiacevoli, riservate soprattutto a chiunque freni quel processo.
Riconoscere che non può esserci alcun progresso, senza l’esperienza, ci suggerisce la posizione intelligente da assumere nei confronti degli eventi. La posizione più saggia è quella di aprirsi con gratitudine a ogni situazione, sia la terribile che quella desiderabile e quando la saggezza ci consentirà di farlo con naturalezza e convinzione, saremo giunti a un passo dal filo. Questo atteggiamento di natura spirituale non esonera però dal ricercare le cause delle esperienze negative e procedere alla loro trasformazione. Nel perseguire questo compito si manterrà lo stato d’animo necessario a percorrere un sentiero tra due precipizi. Non elimineremo gli ostacoli, posti sulla via dall’odio, sono indispensabili al raggiungimento della meta; senza di essi, non ci sarebbe nemmeno il sentiero.
E il sentiero, quando riuscirete a dominare la sincronicità, sarete voi a trasformarlo, se necessario lo renderete pericoloso sia per chi vi ama che per gli altri; potrete conferirgli un aspetto addirittura infernale, poiché la via può assumere ogni aspetto che desiderate.
Lo scopo di questa opera è appunto quello di rendervi consapevoli di questa possibilità. Con il mio scritto, a dispetto della consuetudine, farò apparire l’essere più nefasto e satanico, l’Anticristo, come un uomo dall’animo vulnerabile, che, abbandonato dalla sua famiglia, distrutto dalla disperazione per aver perduto quanto di più caro possedeva, depone un giglio sulla tomba di Laura, una ragazza che tutti credono irrimediabilmente perduta.
Quella fanciulla, uno degli infiniti Tasselli del mosaico di Dio, lasciata in disparte verrebbe vista come un essere insignificante e inutile, inserita nella mia storia, si rivela in realtà una creatura meravigliosa, assume e conferisce al capitolo che le è dedicato i colori del Paradiso, del Nirvana o, se vogliamo essere più esaurienti, quello stato inalterato di libertà, consapevolezza e beatitudine, proprie del realizzato.
Infine, al lettore appariranno i possibili aspetti dell’Apocalisse; si potrà quindi scegliere quello più distruttivo e spaventoso provocato dall’odio o quello consapevole e meraviglioso generato dall’amore.
Ora, poniamo attenzione alla parola eliminare; nel riprendere il termine per usarlo con oculatezza in questo contesto, è necessario un esempio riguardo al fatto che anche le azioni più concrete e ovvie, rientrino in realtà in un ordine ancora tutto da scoprire: una sincronicità che contempla pure le possibilità più astratte.
Bene, cerchiamo di visualizzare l’operazione di appendere un quadro; semplice vero? Continuiamo col pensare che, nel farlo, ci fracassiamo un pollice a causa della nostra sbadataggine, un difetto comune a molti e, dopo questa brutta esperienza decidiamo di eliminare quel difetto senza pietà, diverremmo forse dei criminali? Prendiamo quindi il caso di un uomo che si dedichi al male, è giusto subire la sua violenza solo perché non ci appare come un’entità astratta ma si manifesta sotto forma di peli, ossa, cartilagini, escrementi e altro? No! Egli va e-li-mi-na-to, ma, badate bene, in assoluto rapporto alla sua effettiva pericolosità. Pertanto, è nostro imprescindibile dovere permettergli preventivamente di scegliere liberamente di non nuocere. Altrimenti, ci tengo a precisarlo, la vostra lotta sarebbe una inutile corsa verso il potere personale e scaturirebbe dalla più efferata violenza inconscia. Ciò che è stato detto non vale ovviamente per tutti né per ogni epoca; è solo uno dei lati del diamante che rappresenta la verità.
Ogni lato di quel diamante può esser visto da chi possiede la volontà di lottare, un impegno scaturito dal desiderio di stabilire un ordinamento mondiale che permetta a chiunque di raggiungere e contemplare la perfezione. Essi desiderano, non pienamente consapevoli, instaurare finalmente la nuova Era, il punto di partenza verso le mete più impensabili. Un’epoca in cui nessuno debba più combattere contro le avversità di natura materiale, difficoltà che tutti ben conosciamo. Per la figura del martire, e solo per lui, un elemento che l’umanità talvolta richiede con forza, vale l’immutabile regola che gli impone di abbandonarsi al totale perdono e, sovente, a immolarsi.
Riguardo le difficoltà ambientali, desidero tornarci brevemente ed esporre in altro modo la mia prevedibile posizione perché, credo ne valga la pena, sia condivisa al momento opportuno. La Mére, una donna vissuta al fianco del Maestro Aurobindo per molti anni, scrisse che dalla sua esperienza ricavò la convinzione che, privando degli ostacoli l’ambiente circostante all’individuo, non si ottiene affatto un maggior impegno sul lato spirituale da parte dello stesso.
Da un certo punto di vista si può essere d’accordo ma, ritengo che se alcuni impedimenti non sono più necessari, il compito da svolgere sia proprio quello che mi sono prefisso: essere coerente e toglierli. Per raggiungere questo scopo, sembra inevitabile che si debba lottare per il potere, siate certi che non intendo farlo.
Ho sempre sostenuto che i più famosi condottieri, quando si azzannarono per ottenerlo, commisero un errore madornale e le conseguenze di un tale sbaglio furono ancor più evidenti quando giunsero a sfiorare il potere assoluto. Si rivelarono degli incapaci perché non se ne servirono per realizzare gli ideali utopici e realmente rivoluzionari in rapporto a questa fase dell’evoluzione umana. Non riuscirono a imporre l’abolizione delle armi, né del denaro né quella delle frontiere. Non scrissero nemmeno la parola fine alla storia delle monarchie, non provocarono alcuna crepa nelle mura erette dalle dittature e, cosa altrettanto grave, consolidarono con caparbia ostinazione le fondamenta della democrazia. È questa una delle più subdole e ipocrite forme di governo, perché, a dispetto dei suoi proclami, al pari delle altre, non permette a nessuno di porla in discussione. Questo ultimo obiettivo viene raggiunto con delle leggi volte a impedire che si possa sperimentare un sistema effettivamente alternativo. Altro effetto spiacevole delle leggi inique deriva proprio dal fatto di osservarle, un adeguamento imposto spesso con la violenza. Riconoscendole ingiuste, molti si ammalano perché il loro sistema immunitario si debilita per la paura e a causa del senso di colpa derivante appunto dall’essere talvolta acquiescenti, altre complici, di una cultura asservita al potere; un sistema che spaccia per libertà ciò che usa per creare le sbarre delle nostre prigioni.
Il progetto in atto, di cui solo pochi intuiscono l’esistenza, è d’una lungimiranza diabolica; ci vengono tolti gradualmente sotto i nostri occhi tutti i punti di riferimento e, se riconosciamo di essere divenuti incapaci d’immaginare un sistema migliore dell’attuale, vediamo pure la ragione di tale operato. Ciò che deve renderci ottimisti è il fatto che le Istituzioni sono marce e su di esse può fiorire rigogliosa una Nuova Era… basta sotterrarle! Gli ideali utopici furono da sempre indicati e visti come pericoli tremendi per l’ordine sociale, un ordine che da troppo tempo fa pagare a miliardi di esseri le conseguenze dei suoi errori. Le rivolte non hanno mai portato a una società ideale perché i loro promotori non erano ancora giunti a essere degli uomini ideali.
Se cominciamo a costruire su fondamenta posate dove non c’è egoismo, vedremo che l’uomo potrà posare il piede sul gradino dal quale gli sarà possibile spiccare il volo verso mete impensabili.
A memoria d’uomo non si è mai instaurato un sistema dalla struttura piramidale simile a quello che verrà descritto sommariamente nei capitoli successivi. Non era possibile, scarseggiavano gli elementi necessari a innalzare una simile società piramidale. Il caso non aveva ancora provveduto a creare i presupposti sufficienti. Oggi invece vengono posate le pietre per erigere quella costruzione e chi non prenderà parte al progetto deve aspettarsi di non potervi entrare. Il veto posto dallo Spirito è inappellabile e, dobbiamo ricordarlo, sa mantenere questa e ogni altra promessa. Egli suggerisce all’anima di raccogliere pazientemente quello che il caso pone ai suoi piedi, e lo fa, perché dotato della straordinaria capacità di mutare in bene ogni cosa.
Già in queste prime pagine si trovano degli episodi che possono esser visti come atti di un’anima pienamente consapevole; essi servono da indizi concreti solo a chi cerca di vedere. Altri li scopriremo più avanti, quando racconterò perché avrei determinato quelle incredibili coincidenze sincroniche, eventi che si sono verificati grazie a una straordinaria energia poco conosciuta e ancor meno utilizzata: una energia che possiamo identificare con la capacità dell’uomo di realizzare le sue visioni.
A supporto dell’ipotesi che i fenomeni sincronici siano gestibili, oltre ai tanti indizi già forniti, vedremo ora anche le singolari previsioni di un eremita riportate dal settimanale – Cronaca Vera – che, secondo l’opinione dello stesso redattore, occupandosi di attualità e costume, rientra tra le riviste di stampo nazional popolare. Fatta doverosa precisazione, passiamo a scoprire che quella datata 13/02/96, trattava di leggende, tradizioni e profezie attinenti l’Apocalisse. L’inserto riportava un messaggio profetico, scelto da un antico testo, dove troviamo una interessante descrizione dei collaboratori dell’Anticristo. In esso si sosteneva che avrebbero formato una piramide con la base composta dai più materialisti. Per maggior chiarezza, anche in considerazione del fatto che in altre predizioni si fa cenno a 12 discepoli, accostando le dodici sezioni di forma piramidale si ottiene un cerchio con al centro il punto che rappresenta l’astrazione dalla materia più totale.
Nello stesso numero, si pone all’attenzione del lettore una caratteristica particolare che, secondo il veggente, avrebbe contraddistinto il loro leader e permesso di riconoscerlo. Oggi è merito del caso se si possono presentare le stesse parole usate nell’articolo: In un messaggio che viene attribuito all’eremita Pietro, che morì in odore di santità nel XVI° secolo, si dice che l’Anticristo, la creatura che personifica il male e la distruzione, avrà sulla fronte un segno che lo distinguerà da tutte le altre creature:

«Tra le linee della fronte si potrà scorgere una croce rovesciata… una piccola croce che lo indicherà a tutti.»

Osserviamo da una prospettiva diversa e con sufficiente grado di consapevolezza, vedremo come sia possibile l’atto di creare le coincidenze. Ricorderete che all’inizio si parlò di un giovane che inspiegabilmente mi chiese un segno. Per caso, il giorno successivo a quella strana richiesta, un tale, che ritroveremo in seguito mentre rivela spontaneamente dei particolari che non avrebbe potuto conoscere, mi prestò una copia di – Cronaca Vera -. Scoprii così che Pietro l’eremita indicava che una croce rovesciata segnata sulla fronte sarebbe stato uno degli indizi che avrebbero permesso di riconoscere l’Anticristo.
Saper dirigere in ogni possibile direzione il proprio destino, non più imperscrutabile per chi detiene la capacità di vedere, consente di raccontare delle irripetibili coincidenze; conoscere i fatti farà progredire spiritualmente chiunque vi riconosca l’occulto legame col segno che mi fu richiesto.
Durante il periodo del collegio, il caso intervenne per l’ennesima volta negli eventi. Un giorno, partecipando a uno stupido gioco, mi procurai una profonda ferita e, a ricordo dell’incidente, rimase un segno sulla fronte simile a una piccola croce rovesciata. Fu il desiderio del giovane di ricevere un segno che mi portò a scoprire nel febbraio 96 l’interessante indizio ora descritto? Un particolare che senza un’attenta osservazione era impossibile notare.
Quel pomeriggio, letto l’articolo, portai meccanicamente la mano alla fronte, la sfiorai più volte alla ricerca della piccola cicatrice. C’era ancora? Era possibile che avesse la forma di una croce? Andai lentamente verso lo specchio all’entrata conoscendo già la risposta. Guardando con attenzione si vedeva la piccola croce rovesciata.
Proviamo ora a supporre per un istante ch’io possa essere la biblica cuspide finale delle dodici piramidi: come potrei dimenticare chi si impegna a sostenermi? Guardate dentro voi stessi, adesso e alla fine di questa opera, quando vi presenterò in altra forma le stesse domande. Pensate che io rivendichi il merito esclusivo di esser posto al vertice? Trovate giusto che si possa farlo?… E per ricavarne cosa?… Maggior potere?… Il potere mi ripugna… maggior gloria?… La gloria mi rende melanconico, perché mi allontana dalle anime semplici… una felicità più intensa? La mia parte di felicità è da tanto che ho scelto di donarla agli altri.
Quando si percorre il sentiero che io ho intrapreso non si può portare con sé nemmeno chi si ama. Pensate si possa scordare perché ho lottato giorno dopo giorno? Perché ho pianto e perché ho sperato ciò che pochi credono possibile? Non si scorda perché si rinuncia a essere amato ma non ad amare. Credete sia così facile rinnegare l’Opera? No! Non posso farlo! Io l’amo, e se fossi certo di esserle d’ostacolo non esiterei a dissolvermi.
È stato scritto che sarebbe giunto il Grande Ingannatore: a questo punto dovrei farmi i complimenti, se sentissi rivolgermi le parole che io ho usato con voi, ne verrei di sicuro ammaliato; ma sarei felice di esserlo e amerei chi mi inganna, perché da lui accetterei tutto. Agli ipercritici questo parrà narcisismo o peggio, in verità si tratta solo di conoscere che da nessuna forma, segretamente rivestita e permeata dall’amore, in realtà alcun male può sprigionarsi e ferirci.
Si è fatto cenno a un sistema gerarchico piramidale; il significato occulto del simbolo di una organizzazione sociale che possa essere rappresentata servendosi appunto di una simbolica piramide, è intrinseco alla sua forma. Scendendo verso la base, troviamo in numero più alto e volume maggiore le pietre che la compongono ( dunque un aumento dei beni materiali ) in direzione opposta, verso la sommità, si giunge a un austero ascetismo. Poter ascendere in un simile sistema per consigliare gli altri è intimamente legato alla capacità di rinuncia del singolo individuo. Non sarà possibile simulare tale virtù e non sarà nemmeno conveniente per chi non la possiede: basterà rimanere o scendere per acquisire più elementi materiali di appagamento. Questo progetto non comporta alcuna difficoltà per essere realizzato e, per farlo apprezzare in proporzione alla sua semplicità, basti pensare ai lutti e agli scandali di cui sono piene le pagine dei giornali; un caos provocato da uomini incompetenti inseriti nelle caste legiferanti e nei nuclei dirigenziali ed esecutivi degli Stati attuali.
A proposito del benessere materiale credo si debba spendere ancora qualche parola. Poter sperperare le risorse economiche del pianeta è, per molti, condizione irrinunciabile della libertà. Per altri, invece, assistere senza intervenire dal palco dei paesi civili alla sofferenza e allo spegnersi dei propri fratelli non è pura e semplice violenza, viene considerata conseguenza di uno sfavorevole destino e possono in tal modo fingere di non portarne la colpa.

Oggi ai tanti Abele dovremo dire: sono molte le paure che attanagliano la mente dell’uomo, e uno degli effetti dell’Apocalisse sarà appunto quello di liberarli dal timore che nasce dal bisogno o dall’imprevisto. Vedendo dissolversi quel timore, alcuni, per perpetuare il sistema che li rende dei privilegiati, vorranno impedirlo, ma saranno travolti dagli imprevedibili effetti dell’Apocalisse.
Materializzare l’Eden o, più esattamente, penetrare nella dimensione che lo esprime, è sotto tutti gli aspetti un’utopia, dobbiamo ricordare però, che molte utopie del passato si rivelarono in seguito realtà concrete. Nessuno può sperare, né pretendere, di raggiungere l’Eden più alto senza il rispetto delle leggi naturali di questa e dell’altra dimensione. La specie umana dovrà compiere dei sacrifici e il premio per ogni giusta lotta è e sarà il suo innalzamento spirituale. Questa è la norma da migliaia d’anni, l’insegnamento che prescinda da ogni esperienza dolorosa sarà possibile quando si entrerà in quella dimensione.
Attualmente le correzioni a livello individuale possono limitarsi allo schiaffo o a uno sguardo furente mentre quelle impartite in un contesto planetario si rivelano straordinariamente terribili. La saggezza dei popoli ci ricorda che può esserci più amore in uno schiaffo che in mille baci… la saggezza del figlio di Dio si esprime suggerendoci che, dopo aver vissuto l’esperienza apocalittica, l’umanità potrà ricevere i consigli dettati alle sue nuove guide, quelle indicazioni che il progressivo aumento di fiducia nell’altro consentirà di seguire. Chi mi vedrà un reo presuntuoso o peggio, per essermi forgiato a strumento di Dio al fine di impartire tale insegnamento? Solo gli ipocriti, i pazzi e chi può vantare virtù e saggezza superiori alle mie. Per i primi è vitale e conveniente far credere che attraverso il ricorso al dialogo e solo a quello sia possibile ottenere uno stato di non belligeranza.
Ciò è impensabile semplicemente perché in realtà non lo vogliono; beninteso non è la dialettica a essere rifiutata, è il costo del temuto compromesso. Per chi fosse più saggio di me, ho solo una preghiera: se cadrò, non lasci che io sia caduto invano, poiché sarà l’opera incompiuta a dilaniarmi l’anima, non la caduta. Ascoltate il consiglio che ho per voi: cercate di prendere coscienza della stupenda opportunità offerta dallo Spirito al comando; vedrete come gli amici, i parenti e chi vi è più vicino, su questo punto si divideranno. Siate forti, pronti, non ci sarà solo divisione, si vorrà annientarvi. E allora, con stupore, prima dello scontro scoprirete di non conoscerli veramente.
Va preso atto che lo Spirito non è coercitivo, non obbliga nessuno, non interviene nemmeno sulla materia in prima persona. Noi invece, agendo come uomini coscienti di una realtà trascendente possiamo farlo e, operando con consapevolezza, rendere attuali quelle parole tracciate da tempo immemorabile: «La mano dell’Eterno si farà conoscere per mezzo dei suoi Servi.»
Vi è la radicata abitudine a vedere la maggioranza numerica, più o meno silenziosa, quale sicura garanzia contro gli errori, questo permette a molti di lavarsi le mani davanti ai problemi che quotidianamente dovrebbero risolvere. Un atteggiamento mentale che è quantomeno indice di immaturità; infatti è infantile sostenere che sei miliardi di menti siano nel giusto, perché appunto sei miliardi, è solo un indizio, importante ma non decisivo.
Questo modo di porsi davanti ai problemi ostacola chi effettivamente risiede più in alto e, con l’ausilio dell’intuizione, riesce a scorgere gli orizzonti posti al di là del tempo e dello spazio. Una predisposizione che accomuna questi esseri, scelti dal caso, è quella di saper scrutare profondamente negli animi. Da sempre la strada dell’Umanità è stata tracciata in completa solitudine da tali uomini e ciò che ha dato loro la forza di avanzare, è l’impulso per il quale è inutile cercare parole atte a descriverlo.
Troppe volte, per non aver lasciato profonde cicatrici nell’animo, mi è stato risposto: “Ciò che tu proponi è impossibile, la malafede delle persone lo impedisce”. Avrei dovuto arrendermi e concludere che non c’è alternativa alla rassegnazione; dobbiamo sottostare ai capricci di chi specula sulle soluzioni applicate alle tematiche sociali. Si pensi alle riunioni, esami di situazioni, votazioni e agli altri mille modi di perdere tempo.
Queste attività, spesso inconcludenti, comportano dei costi elevati e chi agisce così, certamente non sa come si comporta il detentore della vera saggezza. Chiunque raggiunga un così elevato grado di sviluppo spirituale opera all’istante, e può farlo poiché in nessun caso deve elaborare mentalmente una infinità di dati per trovare la soluzione migliore. Come l’istinto suggerisce con immediatezza alla specie animale i suoi comportamenti vitali, altrettanto farà l’intuizione con coloro che sapranno ottenerla.
Questa storica Era verrà ricordata perché gli uomini che desiderano cooperare con gli esseri scelti dal caso per dare inizio alla costruzione di una civiltà Solare, ne seguiranno i consigli pienamente consapevoli di una avvenuta evoluzione del metodo di comando e dunque in completa libertà.
Verrà utile un esempio su ciò che è stato detto. Un uomo di provata saggezza propone le soluzioni ai problemi che affliggono dei giovane inesperti; è importante che chi è tenuto a seguirne le indicazioni sia consapevole che, se ignora il consiglio ricevuto, non sarà il maestro in quanto tale a punirlo ma si verifica, con infinite sfumature, la situazione ben nota che si presenta quando un bimbo sfugge alla mano del padre: può venir travolto. Oggi c’è la inderogabile necessità di rivalutare la figura paterna, la sua importanza è nota dalla notte dei tempi ma, da qualche decennio, molti fattori hanno contribuito a minarla gravemente.

Spesso ci ricordano che Dio è come un padre, agli ispiratori delle correnti di pensiero che portarono alla nascita di nazioni si è attribuito l’appellativo di padri della Patria; Piccolo Padre era lo Czar di tutte le Russie e, per alcune di quelle figure passate alla storia, nessun termine fu più indicato. Ora, è tempo di affermare che ogni padre è il legittimo rappresentante di Dio. Gli specifici attributi, l’operato a cui sono chiamati, vanno finalmente riconosciuti e apprezzati. Questo può e deve avvenire, lasciar guidare i nostri figli dallo Stato rappresenta una sconfitta, fallire nel compito più importante e mancare al nostro principale dovere. Per i bimbi è necessaria una figura di riferimento tangibile, hanno bisogno delle sue parole, delle sue carezze e del suo amore. Allo Stato questo non è possibile e, allora, invece di rimodellare l’uomo a immagine e somiglianza di un creatore, toglie a tanti padri la possibilità di condurre per mano le loro creature. Per essere più chiaro dirò che per mille motivi, vuoi problemi economici, carenze affettive e altri, molti non scoprono ciò che la figura del padre rappresenta. La responsabilità maggiore è di quella astratta Entità, poiché a volte permette, altre agevola, quelle difficoltà di cui si è parlato. La massima del dividi e impera, qualora sia applicata a padri e figli, rappresenta la più subdola espressione dello scopo distorto di quella Istituzione.
Fondare oggi una società i cui consiglieri abbiano per gli altri l’affetto di un padre e siano prodighi di ogni attenzione nei loro confronti, non deve più esser considerata una utopia; va vista come una meta raggiungibile e quanto di meglio la mente umana possa concepire in rapporto alla nostra epoca. Per realizzarla basta che la massa critica, un nucleo di individui meno ampio di quanto si immagina, inizi a servirsi della “sindrome della centesima scimmia” e intenda raggiungere quella meta; essi hanno la capacità di rimpiazzare ogni attuale sistema, sia esso democratico, dittatoriale, plutocratico o altro con la Patercrazia. Ci sono a disposizione oltre sette miliardi di esseri e la tecnologia attuale consente di raggiungere e unire l’esiguo numero di persone che possa costituire quel nucleo. Essi sapranno coniugare al sentimento fraterno il senso di profonda responsabilità che distingue padri eccezionali. Individui, costoro, in grado di sentirsi padri responsabili dei bimbi che non hanno mai visto, bimbi che soccombono alla fame, alla sete e alle malattie. Simili consiglieri, è certo, saprebbero trovare soluzioni diverse e migliori di quelle attualmente adottate, a esempio l’invio di vagoni e navi con merce scaduta allo scopo malcelato di trarne un futuro vantaggio economico e politico. Riuscirebbero certamente a proibire, essendo animati da un genuino sentimento paterno, che siano costruite e mantenute efficienti, armi spaventose. Saprebbero senz’altro impedire che sui bisogni di chi non ha un tetto si arricchisca chi di tetti ne ha tanti.
Patercrazia, sembra una cosa divertente…, deve esserlo, la famiglia umana ha bisogno di un padre, lo ripeto uno, nessuno al mondo può vantarne due, non è previsto dalla natura. nessuno ha mai scritto che qualcuno o qualcosa disponga di due teste a cui spetti la decisione ultima; ciò appare a tutti impossibile e un ordinamento sociale non può fare l’eccezione, se il rapporto d’affetto tra i suoi componenti è sincero si progredisce in modo impensabile.

I padri che possiedono la consapevolezza amano i loro famigliari con la stessa intensità e a tutti sanno indicare il giusto sentiero; per tutti vogliono la felicità. Ciò che chiedono è di lasciarli agire e, nel caso non ci riescano, di portare il peso della responsabilità da soli. Quei padri non accettano che i loro figli vengano rinchiusi in carcere o internati in un lager psichiatrico, loro saprebbero giudicarli e aiutarli meglio di qualunque Stato perché quando un figlio è triste non può esserci gioia per loro. Chi detiene il potere non accetta di venir esautorato da tali figure e le priva della consapevolezza necessaria ad agire in sintonia col ruolo straordinario che ricoprono. Sentirsi il Padre di tutti consente di giudicare e consigliare con misericordia, non attribuire colpa alcuna e continuare ad amare.
Ciascuno stato di questo pianeta sempre più difficile e inumano è, se ci pensate bene, proprio come una famiglia: “la diligenza del buon padre di famiglia”, è il vero criterio-guida da prendere come punto di riferimento. (I segreti del debito pubblico pagg. 12-13)
Chiudo questo breve appunto certo della inarrestabile metamorfosi del metodo di comando che, nella sua semplicità, fu visto solo dai credenti ed espressa dai più emarginati. Questa possibilità non fu mai presa in considerazione da politologi o da leader politici a causa del loro timore inconscio di divenire vittime degli sconvolgimenti che necessariamente precederanno l’affermarsi di un simile utopico Sistema.

«Il tempo degli scompigli non durerà più di tre mesi… o anni… e la crisi, in cui i buoni trionferanno, non sarà che di un momento. Quando gli iniqui avranno sparso molti libri scellerati, questi avvenimenti saranno prossimi. Dopo accaduti, tutto rientrerà nell’ordine e tutte le ingiustizie riparate. Ciò sarà agevole essendo la maggior parte dei “rei” perita nella zuffa, e i sopravvissuti, spaventati dalla punizione degli altri, riconoscendovi il dito di Dio, vivranno in pace. Io ho veduto cose così belle intorno a questo, che mi mancano le parole per esprimerle.»(Religiosa 1793)

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